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Collaborare in rete nella scuola primaria. Un quinquennio di esperienze.

20 giugno 2006 | di Giuseppe Campanella (*)

Premessa

L’utilizzo della rete per collaborare è divenuto un obiettivo della scuola in generale e della scuola primaria in particolare solo da alcuni anni. Numerosi progetti “collaborativi” hanno cercato di definire forme e modalità specifiche di questa nuova pratica didattica, senza peraltro riuscire a rispondere in maniera esaustiva e soddisfacente alle domande: PERCHÉ? e COME?
In alcuni casi le esperienze sono state guidate dall’alto, coordinate da centri di ricerca ed università; in altri, come nel mio caso, partono dal basso ed esprimono un’istanza presente tra molti insegnanti.
C’è da dire che l’enfasi sulla trasferibilità dei percorsi sperimentati ha forse fatto perder di vista l’importanza delle molte micro-pratiche sperimentali messe in atto nelle scuole durante questi anni, alla luce dell’incertezza delle scelte e della scarsità di riferimenti.
Infatti nulla è semplicemente trasferibile, per quanto ben documentato, mentre sembra necessaria esperienza e pratica sul campo, da parte di docenti che, in mancanza di queste, difficilmente investirebbero le tante energie e risorse necessarie, senza garanzie di realizzare un effettivo e consistente miglioramento degli apprendimenti.
Ma facciamo un passo indietro. Nell’anno scolastico 2000-2001 parte il primo progetto formativo all’uso delle tecnologie multimediali (1), destinato al personale delle scuole di tutta Italia.
Il progetto PSTD (1997-2000) infatti, aveva potenziato la dotazione tecnologica-infrastrutturale di un gran numero di istituti, affidando però la formazione all’iniziativa individuale, mentre la sperimentazione era concentrata in un ristretto numero di Progetti Pilota, che trovavano le solite e note difficoltà alla disseminazione delle esperienze.
Durante il corso Multimedi@scuola molti docenti ebbero un primo approccio all’uso di strumenti come il forum di discussione. Anche io tra questi, ed è in questo contesto che maturarono i primi contatti in rete e le prime ipotesi di collaborazione tra scuole.
Credo che l’ esigenza primaria fosse quella di sperimentare la possibilità reale d’interagire con i potenti strumenti della CMC; infatti l’appello di un collega di Acquaviva delle Fonti (BA), che accodò il suo messaggio ad un thread in cui ero intervenuto, e replicò poi la proposta a me personalmente per posta elettronica, era del seguente tenore: “Cerco scuole disponibili a comunicare con nermeering!!”
Nacque così l’idea del nostro progetto collaborativo, avviato l’anno successivo, a cui demmo il nome di “Comunicare con internet”.
La scommessa era di riuscire a realizzare un’esperienza collaborativa nella normale scuola, anche in assenza di partner e di “coperture” istituzionali, per rispondere insieme alle domande: “sarà mai possibile?” e “di cosa c’è bisogno per cambiare le prassi didattiche consolidate e rassicuranti?”

Un progetto pionieristico – dal basso
Attenti soprattutto alle dinamiche comunicative e relazionali, scegliemmo di far lavorare insieme due gruppi di alunni di quinta classe, con discreta conoscenza e capacità d’uso del pc, attraverso gli strumenti del web, della posta elettronica e di NetMeeting (audio-video).
Non fu facile individuare un gruppo siffatto perché, in realtà, constatammo che la presenza del computer nelle famiglie e la pratica dell’uso domestico del pc per ricerche e comunicazione non erano così diffusi come ci si poteva aspettare.
Alla luce della nostra embrionale esperienza di comunicazione a distanza e consapevoli di quanto fosse importante ricostruire elementi spaziali e di contesto che vengon meno rispetto alla normale comunicazione in presenza, iniziammo scambiandoci per posta elettronica le foto scattate con la webcam e successivamente lavorando all’elaborazione di pagine web, che pubblicammo dopo aver acquisito uno spazio gratuito. Continuammo poi a strutturare l’ambiente in cui avremmo approfondito la conoscenza e la comunicazione; alla fine di ogni incontro scattava il collegamento in videoconferenza, della durata media di 15 minuti, nel corso del quale un alunno a turno per ogni scuola relazionava sull’attività svolta in precedenza, condividendo entusiasmi e difficoltà e dando un senso preciso al proprio impegno.
Nel corso del lavoro ordinario gli alunni erano chiamati primariamente a presentarsi, descrivendosi nell’aspetto fisico, nel carattere, nei gusti e nelle amicizie, per realizzare delle semplici pagine web. Nella seconda parte dell’anno gli incontri tramite Netmeeting diventarono più lunghi e frequenti, nonostante le tecnologie a disposizione fossero tutt’altro che professionali. Si pensi che le sessioni di chat e videoconferenza furono realizzate con una semplice webcam, microfono, Netmeeting ed una connessione dial-up a 56K!!!
Per animare gli incontri gli alunni prepararono scenette ed indovinelli che, uniti alla curiosità spontanea (ma anche alla ritrosia caratteriale di alcuni, che solo alla fine del corso superarono timidezza ed inibizione), resero le sessioni di video-audio-chat oltremodo dense ed interessanti. Si era in pratica ricreata una comunicazione “quasi” in presenza e gli alunni usavano in maniera spontanea e naturale nello stesso tempo microfono, video, chat testuale e lavagna.
Oltre all’utilizzo della posta elettronica e alla pubblicazione delle pagine, per consentire un feed-back anche asincrono, fu inserito nel sito un GuestBook, dove alunni e docenti, con qualche sparuta incursione di uno o due genitori, interagirono durante il percorso, durato un anno intero. Successivamente elaborammo alcune pagine di un giornale on line che permise di portare alla conoscenza dei rispettivi partner alcuni aspetti della propria realtà territoriale.
La relativa distanza tra le due scuole ci consentì infine di progettare due scambi di visite, da realizzarsi a fine percorso, per de-virtualizzare un po’ il tutto.
Inutile dire che quest’ultima fase del progetto fu molto apprezzata dagli alunni e diede maggior visibilità a tutto il lavoro precedente, espandendo la pur frequentata nicchia virtuale all’attenzione e alla considerazione di tanti altri soggetti, dai genitori, ai dirigenti scolastici, agli altri insegnanti.
Il carattere pionieristico di questa esperienza non deve farci scordare però alcuni punti chiave intorno a cui si sviluppò: il fatto, ad esempio, di non poter contare su ambienti tecnologici sofisticati come gli attuali CMS (eravamo ai primi approcci e pubblicammo per la prima volta autonomamente le nostre pagine web), ci spinse ad imparare ad usare un programma come Front Page Express, per certi aspetti molto simile ad un word processor, con il quale si cimentarono proficuamente anche gli alunni; la necessità d’imparare, quasi insieme agli alunni le modalità d’interazione e comunicazione nel web, il bisogno di trovare soluzione ai problemi legati alla privacy, soddisfatto attraverso la richiesta di una liberatoria (che alcuni genitori non rilasciarono, per cui sostituimmo i disegni alle foto), l’esigenza di legare contenuti ed attività alle quotidiane esperienze scolastiche, che ci spinse alla realizzazione di un giornalino on line. Sono tutti aspetti che hanno influito sulla nostra motivazione alla riuscita, quasi una sfida ai nostri miseri mezzi.
I materiali prodotti in questa sperimentazione sono ancora quasi tutti disponibili a partire dall’ indirizzo http://digilander.libero.it/acquamartin (home page del sito).
A livello di primo approccio, dunque, cosa spinge gli insegnanti della scuola primaria ad impegnarsi in progetti collaborativi (PERCHE?)?
Certamente curiosità e desiderio di acquisire competenze tecniche e comunicative che si pensa possano essere spese proficuamente sia a livello personale che nel lavoro in classe. Secondariamente, la possibilità di sperimentare nuove possibilità di lavoro di gruppo, impegnandosi al rispetto delle scadenze e delle modalità di lavoro concordate con i partner remoti, cioè alla pratica della negoziazione, che solo se assunta responsabilmente può consentire l’ottimizzazione del workflow (collaborazione e cooperazione); un solo esempio, ma significativo: la stesura cartacea del progetto è stata curata dal sottoscritto ed inviata per posta ad inizio anno.
In tempi relativamente rapidi sono arrivate le correzioni e migliorie dei partner, unitamente al calendario dei rientri (15 incontri pomeridiani) proposti. Successivamente, e quasi contemporaneamente, il progetto è stato ratificato dai due collegi dei Docenti ed è stato possibile dare il via alle attività.
In questa esperienza sia i bambini che gli insegnanti furono protagonisti attivi, in quanto le modalità di comunicazione e collaborazione che si andarono a sperimentare furono vissute come una entusiasmante scoperta da ambedue i soggetti. Alla mediazione docente furono riservati in esclusiva soprattutto aspetti organizzativi o meramente tecnici, quali concordare le date degli incontri, pubblicare le pagine, inviarsi indirizzi Ip per posta elettronica o per telefonino, in modo da poter attivare la connessione NetMeeting punto a punto.
Resta il ricordo esaltante di un’esperienza pionieristica, condotta in porto brillantemente grazie alla volontà e all’entusiasmo di quattro docenti (il sottoscritto e l’ins. Pina Chirulli per la scuola G. Marconi di Martina Franca -TA, i colleghi Giuseppe Nettis e Maria Leogrande per la scuola primaria “Collodi” di Acquaviva delle Fonti -BA).

L’esperienza collaborativa con la rete kidlink (2)
Le esperienze pionieristiche, anche se orientate dal basso e dagli entusiasmi personali dei docenti, spesso si esauriscono proprio per cause e motivi legati agli stessi soggetti che le hanno promosse.
Così l’anno successivo, col ritorno in prima classe dei colleghi Nettis e Chirulli, con il cambio di sede di un Dirigente scolastico, nonostante il buon esito delle attività, il progetto non venne riproposto.
Iniziò però l’esperienza collaborativa con la rete Kidlink, che vantava in tal campo un’attività più che decennale. Anche questa comunità, nata agli inizi degli anni ‘90 su iniziativa di un gruppo di docenti e genitori sparsi in tutto il mondo, con finalità prettamente educative, rappresenta a mio parere un modello di esperienza “dal basso” che si è estesa ed è cresciuta nel tempo, contando solo su scarsi e saltuari finanziamenti e soprattutto sulla partecipazione volontaria di tanti docenti e studenti.

Perché abbiamo scelto di convergere sulla proposta di Kidlink?
Innanzitutto per una sorta di condivisione dei valori di fondo, dichiarati esplicitamente dalla community, e a cui erano chiamati ad aderire virtualmente tutti i partecipanti attraverso le risposte alle famose 4 domande del programma WAI (Chi sono io?).
Poi anche perché Kidlink metteva a disposizione un ambiente più avanzato, Kidspace, che favoriva la comunicazione e la collaborazione semplificando al contempo i problemi legati alla pubblicazione dei materiali ed offrendo l’occasione di un’interazione libera ed immediata tra i ragazzi, con la modalità dell’attach comment.
Un altro fattore importante era l’attenzione alla continuità con il lavoro didattico quotidiano. Basti osservare la mole di materiali e spunti per le attività e la conversazione in classe messi a disposizione a contorno dei diversi moduli del programma WAI, sempre pienamente integrabili all’interno dei curriculum locali e che favoriscono l’acquisizione di basic life skills.
In sostanza non si trattava solo di collaborare, bensì di aiutare soprattutto i docenti a conoscere gli usi didattici della rete, le opportunità di reperimento di informazioni, insomma a familiarizzare utilmente con Internet. Significava mostrare, a chi ne fosse ancora digiuno, nonostante i molti corsi di formazione, che la rete può essere utile ed indispensabile supporto alle attività di tutti i giorni, e quindi cominciare a cambiare gradualmente quel modo di far scuola normale, partendo però da ciò che gli insegnanti sanno far meglio e da tempo: conversare con i ragazzi, guidarli nella ricerca, facilitarli in certi compiti.
Ancora, ci hanno entusiasmato le potenzialità collaborative individuate nel progetto “Io mi descrivo, tu mi disegni” di cui si trovano maggiori e più esplicite indicazioni in altri articoli di questa News Letter. Infine, ma non ultimo, il potenziale comunicativo, conoscitivo ed interattivo messo a disposizione della community, con la possibilità per gli alunni di confrontare i propri modi di vita con quelli di alunni abitanti in altri luoghi e portatori di altre culture.
Anche in questo caso primi destinatari dell’esperienza collaborativa sono stati un gruppo di alunni di quinta classe (due sezioni nell’A.S. 2002/2003), mentre un altro gruppo si è limitato ad utilizzare le pagine Kidspace per la pubblicazione diretta di materiali e disegni prodotti all’interno dei moduli Chi sono io? Il posto dove vivo, Amicizia e famiglia del programma WAI.
Un gruppo ancora ha lavorato agli stessi moduli del progetto WAI, ma in lingua inglese.
Molte sarebbero le pagine da segnalare e pertanto mi limito ad indicare le pagine riassuntive delle attività svolte negli anni 2002/2004, 2003/2004 e 2004/2005:
http://digilander.libero.it/marconimartina/kid_page_2002.htm http://digilander.libero.it/marconimartina/kid_page_2003.htm http://digilander.libero.it/ivancam/kid/kid_link.htm

Descrivo/disegno
Qui la mediazione docente ha potuto organizzarsi all’interno della community di Kidlink, moderata e al contempo vivacizzata dalla referente nazionale Pia Avolio De Martino.
Mailing List e chat sono state usate sia dagli alunni, sotto la guida dei rispettivi docenti, sia soprattutto dagli insegnanti, per concordare le chat stesse e per confrontarsi su problematiche varie emergenti nel corso delle attività collaborative.
L’impegno a negoziare scadenze e modalità operative ha caratterizzato le fasi più impegnative del progetto. Modalità originali di comunicazione testuale sono scaturite dall’esigenza d’intensificare il dialogo tra gli alunni nella fase clou, quella della realizzazione dei disegni.
A titolo di esempio, i particolari mancanti nelle descrizioni venivano richiesti dai partner impegnati nel lavoro grafico tramite l’attach comment alla pagina dell’alunno, e questi doveva rispondere tempestivamente inserendo il testo, marcato con un colore diverso, nella stessa pagina, a completamento della descrizione.
Chiaramente con il tempo e l’esperienza queste modalità sono state assimilate al meglio da alunni ed insegnanti e la qualità complessiva del lavoro è migliorata. In fondo anche lottare contro difficoltà tecniche ed imprevisti ha rilevanza formativa.
Agli alunni è mancato in questa occasione il contatto diretto dell’esperienza “Comunicare con Internet”; pur tuttavia l’integrazione di strumenti sincroni, come chat testuale e vocale, ha consentito di vivere altri momenti altamente formativi, come nell’occasione di una chat in lingua inglese animata da una docente americana di Kidlink con la partecipazione di nostri alunni e coetanei statunitensi.

Dall’esperienza di kidlink al blog didattico
La collaborazione con Kidlink e con le scuole della rete è continuata nei due anni successivi e continua ancora, seppure in maniera più limitata. Nel frattempo ho sperimentato con il gruppo dei miei (ormai) ex alunni di quinta classe le potenzialità didattiche del weblog.
Anche in questo caso è stato indispensabile l’appoggio della comunità dei blogdidattici costituitasi in rete negli ultimi anni grazie all’impegno di molti docenti, tra cui Maria Teresa Bianchi (3), da cui ho tratto spunto e ricevuto consigli ed incoraggiamenti.
Destinatari, come detto, sempre alunni di quinta, ma in questo caso ciò che mi ha spinto a tentare un uso delle tecnologie di rete più continuato e direttamente calato nel quotidiano, è stata la possibilità di utilizzare i computer in aula, mediante un carrello attrezzato ed il cablaggio di alcuni locali, avvenuto nel frattempo grazie ai finanziamenti ministeriali delle C.M. 152 e 114.
Nell’anno scolastico passato (2004/2005) abbiamo aperto pertanto un blog didattico, muovendo dall’esigenza primaria di documentare le attività degli alunni e di stimolare le loro abilità di scrittori, dopo l’esperienza di Descrivo/disegno e del giornalino scolastico, a cui avevano partecipato durante l’anno precedente. Ben presto però sono emerse chiaramente altre finalità, come quelle di socializzare, collaborare, ricercare e riflettere criticamente sulle informazioni.
Il diario che ne è scaturito (http://maestrogiuseppe.splinder.com) traccia la vita quotidiana e le esperienze di questo gruppo di alunni. Attraverso i post ed i commenti trovano spazio gli entusiasmi e gli sfoghi (dopo la gara persa nel Giocalibro), le esperienze scolastiche più coinvolgenti, la ricerca in rete di notizie e curiosità, la presa di posizione critica verso alcuni fatti (dall’elezione del nuovo Papa alla commercializzazione di una lavatrice per i cani).
Uno spazio collaborativo, denominato “Sportello continuità”, è stato aperto all’interno del blog grazie alla disponibilità di un collega operante nella scuola media, conosciuto nell’ambito dei progetti della rete Kidlink, ed alla possibilità tecnica, offerta dalla piattaforma Splinder, di aggregare al blog più collaboratori.
In pratica tra gli alunni della nostra scuola e quelli della scuola media di Pralboino (Brescia) si è aperto un confronto, con domande e risposte, sull’esperienza del passaggio alla scuola media.
Ma il valore aggiunto di questa esperienza sta soprattutto, a mio parere, nel forte stimolo alla produzione testuale offerto dalla possibilità di pubblicare direttamente in rete i propri lavori.
Una nota dolente, invece, viene dal cosiddetto ambiente esterno alla scuola, quello in cui gli alunni passano la maggior parte del loro tempo e che tanto ne orienta interessi e costumi.
La collaborazione con l’ambiente famigliare è uno dei punti poco indagati e curati sia dalla letteratura che dalle istituzioni. Anche qui le tecnologie potrebbero molto, visti i dati che attestano la presenza di Internet e telefonini ormai nella stragrande maggioranza delle famiglie. Ed il blog è stato usato, in alcuni casi documentati, come strumento per potenziare la comunicazione a distanza ed estenderla anche a quella sfera temporale in cui l’alunno vive lontano da scuola.
In realtà ben poco si riesce a realizzare, per quel che so, non solo nella scuola primaria, fuori dalla mediazione e dallo stimolo diretto ed in presenza del docente.
Siamo lontani anni luce dalla distopia che preconizza la fine della scuola (nel 2015) (4) e il docente sostituito dal computer!

Conclusione
A cosa tutto ciò allora? Gli studi più recenti sottolineano come la percezione corretta di Internet non sia quella “mitologica”, (5) (veicolata dai mass media, ma anche dal sapere metodologico e tecnologico), di uno spazio geografico altro dal reale, il virtuale, dove predominano l’approccio sregolato ed i timori della perdita e della frantumazione delle identità, bensì quella che vede Internet come uno scenario d’azione, come un luogo sociale dove le pratiche messe in atto (nel nostro caso produrre sapere, collaborare, creare spazi d’interazione e confronto critico) possano guidare gli alunni a riflettere sul mondo complesso in cui vivono per guadagnarne una migliore comprensione e per imparare ad intervenire al meglio dentro di esso.

Sitografia

Progetto Comunicare con Internet, a.s. 2001-2002 http://digilander.libero.it/acquamartin/didacollaborativa.htm (il progetto) http://digilander.libero.it/acquamartin/DEFAULT.htm (pagine alunni Martina) http://digilander.libero.it/acquamartin/home_news.html (giornale on line Martina)

Progetti Kidlink http://www.ecolenet.nl/best/forms_projects/project_form_kidlink_descrivo.htm http://kidspace.kidlink.org/kidspace/start.cfm?HoldNode=7370&languageCode=6
2002/2003
http:// idspace.kidlink.org/kidspace/start.cfm?HoldNode=17724&HoldNav=15999 2004/2005

(*) Giuseppe Campanella – postmaster@reteuropaistruzione.net
Insegna nella scuola primaria “G. Marconi” di Martina Franca (TA), dove è funzione strumentale per l’area tecnologica, promuovendo anche attività di formazione e di autoformazione (in presenza e a distanza).
Note
(1) Si tratta di Multimedi@scuola, progetto formativo realizzato in collaborazione con il canale satellitare RaiEducational
(2) Il sito di Kidlink è accessibile all’indirizzo www.kidlink.org
(3) Il sito Blogdidattici è un vero e proprio aggregatore di blog con finalità didattiche; coordinato dalla prof. Maria Teresa Bianchi, è raggiungibile all’indirizzo http://blogdidattici.splinder.com
(4)”2015 Fine della scuola?” è la provocazione intellettuale lanciata in un convegno organizzato a Genova da Tuttoscuola circa un anno fa: ABCD – Scuola, Formazione, Ricerca e Impresa. Maggiori informazioni sui contenuti del dibattito in http://www.aetnanet.org/catania-scuola-notizie-3518.html
(5)Vedi P.C. Rivoltella in “Costruttivismo e pragmatica della comunicazione on line” Erickson 2003


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