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Comunità di pratica e tecnologie

20 gennaio 2006 | Martina Paciaroni, Università di Macerata
Analizzando il contributo delle tecnologie all’evoluzione e al mantenimento delle comunità di pratica, si evidenzia un rapporto di reciproca influenza: da una parte, la tecnologia permette il superamento delle distanze spazio-temporali fra i membri così come il delinearsi di una loro partecipazione maggiormente ricca e significativa rispetto al passato; dall’altra, la differenti tipologie di comunità e le diverse modalità d’uso delle tecnologie all’interno delle stesse fanno sì che i membri rappresentino veri e propri vettori per la disseminazione e l’evoluzione tecnologiche. Ne consegue una circolarità virtuosa fra la progressiva evoluzione delle comunità – che passa attraverso i nuovi utilizzi delle tecnologie – e la nuova dimensione delle tecnologie, che si mettono al servizio della comunità.
L’intersezione fra tecnologie e comunità di pratica, tuttavia, evidenzia (senza risolverle) alcune tensioni fra la comunità ed i suoi membri, tensioni che permettono di assegnare un ruolo critico alle tecnologie: in primo luogo, nel predisporre nuove risorse per la comunità orientandole ad un’esperienza di appartenenza e condivisione oltre i vincoli spazio-temporali; in secondo luogo, alla luce delle sempre più frequenti situazioni di multimembership dovute all’appartenenza a più comunità contemporaneamente, affinché si garantisca ai membri una partecipazione significativa che ne preservi allo stesso tempo l’identità, viene auspicata una prospettiva di technology-mediated togetherness, di condivisione mediata da tecnologia: in quanto progettata per la comunità ma sperimentata da individui, la tecnologia si pone come veicolo di una maggiore partecipazione individuale.
La crescente disponibilità di strumenti e dispositivi utilizzati secondo curvature personalizzate rende necessaria la comprensione delle modalità in cui le nuove tecnologie possano costituire una risorsa innovativa che orienti in modo creativo la risoluzione della tensione fra individuo e comunità.
La soluzione proposta da Wenger in tal senso consiste nell’adottare la prospettiva della comunità (e non del singolo individuo, sia egli un utente o un tecnologo), in quanto si dimostra come la più indicata per affrontare l’interazione fra il ruolo critico delle tecnologie e l’evoluzione della comunità che le utilizzano.
La scelta di una tecnologia adatta ad una comunità si sviluppa in tre fasi, legate tra loro da una circolarità virtuosa, che dimostrano creatività da parte della comunità nell’approccio alle tecnologie:
a) il mercato della tecnologia;
b) la selezione della tecnologia adatta alla comunità;
c) la promozione dell’uso della tecnologia (2).
Comprendere il mercato della tecnologia significa capire come la sua evoluzione ed esplosione possa risultare determinante per l’individuazione di nuove risorse all’interno della comunità. Due sono le tendenze del mercato attuale, secondo Wenger: da un parte, il notevole cambiamento dei tool verificatosi negli ultimi anni ha condotto alla formazione di piattaforme che combinano più funzionalità all’interno di un unico ambiente (LMS); dall’altra, l’enorme e rapida diffusione delle tecnologie ha favorito e favorisce la nascita di strumenti ibridi che permettono agli utenti di accedere a diverse tipologie di attività (figura 1).

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Fig. 1 Gli strumenti della comunità visti all’interno di un complesso panorama di attività

Le due tendenze, tuttavia, tendono a convergere in una, in virtù della circolarità fra tecnologia e creatività della comunità, in ottica di complessità e di evoluzione.

Il passo successivo consiste nel predisporre le tecnologie, cioè leggere il mercato dalla prospettiva della comunità, scegliendo strumenti e dispositivi che si adattino a specifiche attività ed esperienze. “Una buona tecnologia in se stessa non genera una comunità, ma una cattiva tecnologia di sicuro rende la vita della comunità abbastanza difficile da rovinarla” (3).
Una buona progettazione che consideri il punto di vista della comunità dovrà facilitare l’uso e l’apprendimento delle tecnologie, orientarsi all’evoluzione della comunità e delle sue pratiche, ma soprattutto bilanciare le esigenze collettive con quelle degli individui che sperimentano le innovazioni.
Quattro sono le fasi attraverso le quali si può modellare una tecnologia finalizzandola alle esigenze della comunità: configurazione (che segue il processo di evoluzione della comunità), strumenti (le varie attività a supporto dell’apprendimento della comunità), caratteristiche (nell’ambito dell’usabilità), piattaforme (che vanno intese come prodotti da acquisire, distribuire ed utilizzare).
L’interazione sincrona ed asincrona fra i membri – in ed oltre lo spazio ed il tempo – e la pubblicazione, come creazione di repositori comuni ai quali i membri possono accedere con facilità, sono le modalità principali attraverso cui le comunità sostengono oggi l’introduzione di tecnologie, contribuendo in tal modo al proprio mantenimento e alla condivisione reciproca delle pratiche (link: terza giornata, settima parte, da 0:05:20.000).
Tutto ciò presuppone, tuttavia, una collaborazione fra i membri della comunità e chi procura gli strumenti tecnologici: il punto di incontro fra le due esigenze è rappresentato dai technology stewards: il termine indica non solo gli amministratori della tecnologia, ma anche tutto l’insieme dei supporti tecnologici che permettono alla comunità di funzionare e di evolversi, in funzione della multimembership.
Anche attraverso l’uso innovativo di risorse tecnologiche, la comunità evolve inglobando nel processo la stessa evoluzione dei nuovi usi della tecnologia: sostenere l’adozione di tali strumenti anche in considerazione delle crescenti abilità dei membri nell’uso delle tecnologie stesse (link: terza giornata, settima parte, 0:00:00.000 – 0.05:00.000), significa focalizzare l’attenzione sulle potenzialità inventive messe in atto dalla comunità rispetto agli strumenti.
Il ruolo dei community technical stewards – oggi messo in discussione della competenze tecnologiche sempre più diffuse e distribuite negli utenti – non si limita alla distribuzione di una configurazione tecnologica a servizio della comunità, ma prosegue di pari passo con l’evoluzione del mercato, delle competenze dei membri, dell’accettazione o rifiuto che una certa strumentazione provoca all’interno del gruppo; i technology stewards sono coloro che traducono la capacità di improvvisazione di una comunità in creatività vera e propria.

Note(1) Il contributo tiene conto in particolar modo del capitolo 5 del documento Work, Learning and Networked. Guide to the implementation and leadership of intentional communities of practices, CEFRIO, Montreal 2005, segnalato dallo stesso Wenger durante il seminario come guida alla trattazione. Il documento è reperibile all’indirizzo: http://www.cefrio.qc.ca/english/pdf/Guide_Final_ANGLAIS.pdf.
(2) Wenger parla di inventiveness of the technology market, inventiveness of serving the community perspective, inventiveness of use, mettendo in evidenza l’agire creativo della comunità rispetto alle tecnologie, attraverso il quale essa si predispone all’uso e alla personalizzazione delle risorse disponibili sul mercato orientandole ai propri bisogni.
(3) http://www.cefrio.qc.ca/english/pdf/Guide_Final_ANGLAIS.pdf (p. 81).

Webgrafia http://www.ewenger.com/
http://technologyforcommunities.com/
http://www.cefrio.qc.ca/english/pdf/Guide_Final_ANGLAIS.pdf


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