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Diciannove collegi per due fiumi: l’e-learning all’Università di Pavia

21 ottobre 2006 | di Elena Caldirola* elena.caldirola@unipv.it

Da alcuni anni lavoro con convinzione sui temi dell’e-learning. All’inizio ci sono state alcune collaborazioni, poi dall’interesse generico il sentimento si è trasformato in passione grazie a un memorabile convegno organizzato nel 2002 all’Università Statale di Milano. Da allora mi sono domandata come l’e-learning avrebbe potuto essere inserito nel contesto didattico dell’Università di Pavia, che si caratterizza come una sede universitaria propensa ad una utenza residente e alla didattica frontale grazie all’elevato numero di collegi e di convitti per studenti, da una parte, e da un favorevole rapporto numero-studenti/docente dall’altra. Sono partita da questa riflessione per l’elaborazione di uno scenario e-learning per l’Università di Pavia. Ho iniziato a raccogliere elementi e indicazioni, partecipando al progetto denominato C.I.M. 4you (Computer Integrated Model), che vedeva coinvolti gli studenti del Corso di Laurea di Comunicazione nei corsi di Inglese I e II.
Il tasso di successo all’esame fino ad allora si attestava al 30% circa: un dispendio di energie intollerabile da parte di docenti, studenti e esperti madrelingua.
L’introduzione di strumenti di apprendimento, autovalutazione formativa e tutoraggio on line consentì, nel giro di pochi mesi, di ottenere un tasso di successo all’esame del 75%. Studenti e docenti furono molto soddisfatti dei risultati conseguiti e, anche sulla base di indagini parallele che stavo effettuando, venni a maturare due convinzioni:
1) Stringere joint-venture con aziende di settore (come ha fatto qualche anno fa l’Università di Pavia) senza un piano formativo precedentemente concordato e una strategia di intervento nella didattica tradizionale non porta alcun risultato;
2) la storia dell’Ateneo, la sua immagine così come percepita dal suo governo, la linea con cui Pavia intende differenziarsi sia dagli Atenei metropolitani limitrofi (Genova, Milano e Torino) sia da quelli periferici di recente costituzione, tutto insomma, lascia pensare che l’e-learning, inteso solo come didattica a distanza, non avrà mai futuro a Pavia.
L’indagine svolta su dati europei e nazionali confortava il mio convincimento. Studi recenti evidenziano come il modello che si afferma con maggiore successo è quello degli Atenei che integrano l’azione formativa classica con strumenti offerti dalle nuove tecnologie e come la sviluppo di Atenei virtuali è fortemente penalizzato dalle crisi finanziarie e da difficoltà di gestione.
Così iniziai a cercare nel mix tra presenza e distanza una soluzione possibile, dove per presenza si intende la lezione frontale tradizionale e per distanza lo sviluppo di una suite di attività integrative, di approfondimento e di personalizzazione, tali da rendere l’offerta didattica dell’Ateneo più aperta, flessibile e distribuita.
Ho focalizzato la mia ricerca su tre direttrici, tracciando per ciascuna di esse uno scenario fatto di concetti e parole chiave in relazione fra loro.
Infine ho analizzato il quadro generale ricavato con una analisi formulata secondo il modello SWOT.

1) Quale tipo di e-learning realizzare
La seguente mappa concettuale illustra in sintesi quanto elaborato nel modello, mettendo in evidenza una peculiarità dell’Ateneo pavese: i forti legami internazionali con rapporti scientifici intrattenuti con sedi universitarie di tutto il mondo. Per questo aspetto, l’introduzione di sistemi di e-learning andrebbe a creare un settore tutto nuovo di sviluppo, in linea con la tradizione dell’Ateneo stesso.

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2) Come si intende realizzarlo La seconda mappa concettuale mette in luce gli aspetti connessi alla pianificazione hardware e software e alla organizzazione strutturale dell’Ateneo pavese, specialmente il ruolo dei collegi universitari, le cui possibilità di accoglienza e di supporto alla didattica sono notevoli e forse uniche in Italia. Il Campus universitario già interamente connesso con un sistema wireless, il cablaggio in fibra ottica, le 900 postazioni di lavoro in aule didattiche informatizzate, il milione di notizie bibliografiche a disposizione sulla rete internet, l’impiego di lavagne interattive durante la didattica frontale sono solo alcuni degli elementi su quali porre basi solide per lo sviluppo di un sistema integrato di e-learning di altissima qualità.

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3) Quali sono gli attori coinvolti
In linea con le indagini finora portate a compimento sul sistema universitario italiano, ritengo sia indispensabile lavorare alla costituzione di un gruppo di lavoro che abbia competenza in tema pedagogico, tecnologico e organizzativo, al fine di sostenere l’opera dell’e-learning a livello centralizzato e di funzionare come punto di irradiazione e riferimento per le iniziative che volessero svilupparsi a livello periferico. Gli obiettivi da conseguire sono:

• la razionalizzazione dei costi, l’innovazione e la piena libertà tecnologica grazie all’uso di software OpenSource;
• la padronanza organizzativa, con la stesura di protocolli d’intesa con le unità didattiche e i competenti reparti amministrativi;
• il primato degli aspetti pedagogici e di progettazione didattica che dovranno orientare e informare di sé le scelte tecnologiche,
• la capacità di produzione scientifica sul tema e di diffusione didattica degli argomenti connessi all’e-learning;
• l’assistenza tecnica e di consulenza nelle scelta delle strategie didattiche verso i docenti;
• l’opera di formazione di figure professionali connesse all’assistenza dell’utenza (es. i tutor online).

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Infine, riassumendo in una mappa unica le parole e i concetti illustrati, è possibile ipotizzare degli assi di congiunzione:
1) (chi-come) – Lo staff di e-learning di Ateneo opera come motore di innovazione, utilizzando la ricerca in campo pedagogico e di progettazione didattica come volano per l’innovazione tecnologica; 2/3) (come-quale) – L’internazionalizzazione diventa il campo privilegiato di applicazione, sotto la spinta dell’asse 1, il luogo dove progettare ambienti comuni di apprendimento, di ricerca e scambio scientifico, tramite la realizzazione di piani didattici comuni a Università consorziate e a iniziative di ricerca europee; 4) (chi-quale) – La ricerca sulla ipotesi di progettazione didattica comune in chiave internazionale porta a determinare percorsi di apprendimento condivisi tra studenti pavesi e altri studenti di università europee, che potranno dialogare e interagire guidati da tutor comuni. Su queste esperienze dovranno inserirsi i collegi universitari pavesi per consentire scambio e circolazione dei saperi tra studenti, docenti e giovani ricercatori.

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Bibliografia

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Calvani A (2005), Rete, comunità e conoscenza. Costruire e gestire dinamiche collaborative, Trento, Erickson
Calvani A. (2006), E-learning nell’Università di Firenze:il modello didattico, Seminario sull’ e-Learning d’Ateneo Firenze http://www.ateneofuturo.it/elearning.php
E-lue -E-learning and university education – (2006), L’università verso l’e-learning: Finlandia, Francia e Italia a confronto, Roma, http://www.fondazionecrui.it/ict/link/?ID=3144
Khan B. H. (2004), E-learning: progettazione e gestione, Trento, Erickson
Ranieri M. (2005), E-learning: modelli e strategie didattiche, Trento, Erickson
Rotta M e Ranieri M. (2005), E-tutor: identità e competenze – Un profilo professionale per l’e-learning, Trento, Erickson
Trinchero R (2006), Valutare l’apprendimento nell’e-learning. Dalle abilità alle competenze, Trento, Erickson

* Elena Caldirola Laureata in Scienze Politiche, dal 1990 lavoro presso l’Università di Pavia dove sono attualmente responsabile dello sviluppo del sito Web di Ateneo. In ambito accademico ho svolto attività presso l’Istituto Universitario di Studi Superiori con pubblicazioni su temi correlati alle applicazioni ICT.


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