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Digital divide in Africa. Indagine esplorativa sulla formazione tecnologica degli insegnanti nella provincia dei Gwassi – Kenya

21 ottobre 2006 | di Chiara Pozzi*

Quali ingredienti hanno stimolato una riflessione su questo argomento? Il contatto con una onlus italiana che da tempo porta avanti progetti di sviluppo in un’area rurale del Kenya, l’attivazione nell’area di una connessione internet a banda larga via satellite, l’interesse ad attuare un primo intervento di formazione degli insegnanti con le nuove tecnologie per consentire l’uso del PC e della rete a fini didattici e formativi e, non ultimo, il coinvolgimento di un gruppo di colleghi di master al progetto. Questi gli elementi più importanti che mi hanno spinta a riflettere in modo strutturato sulla progettazione di un intervento pilota nell’area, elaborando un contributo che qui presento sinteticamente.
Il lavoro analizza il contesto del caso di studio procedendo da una dimensione globale, fino alla ricostruzione dello scenario locale in cui si colloca il progetto pilota.
Si è seguita una logica di tipo esplorativa integrando analisi quantitativa e qualitativa. In particolare ci si è avvalsi di dati secondari di organismi internazionali (OCSE, WISIS, UNESCO, World Bank) e di ricerche scientifiche (1), a cui sono stati affiancate alcune interviste non strutturate a soggetti significativi e la somministrazione di un questionario ad una decina di insegnanti kenioti.
Il continente africano si caratterizza per una forte esclusione dalla rivoluzione della tecnologia informatica, ma alcuni importanti cambiamenti stanno prendendo forma. La crescita dell’uso di internet nel periodo che va dal 2000 al 2006 è stimata del 625,8%, più del triplo rispetto a quella mondiale e quasi sei volte superiore a quella nord americana; anche gli abbonamenti alla telefonia mobile mostrano come si stia verificando un’importante penetrazione delle nuove tecnologie nel continente. Nel contesto locale questi dati, che su una dimensione globale assumono un’importanza relativa, portano con sé la potenza di una rivoluzione.

Fig. 1 – Sottoscrizioni abbonamenti telefonia fissa e mobile per 100 abitanti in Africa

E’ importante che la popolazione africana sappia non solo utilizzare le nuove tecnologie ma anche promuoverle, orientarle e governarle, in quanto le ICT hanno conseguenze significative nelle vite degli individui e importanti ricadute sulle pratiche comunitarie e sulla cultura locale.

La seconda parte del lavoro entra nel merito del caso di studio. Per affrontare la progettazione di un intervento di formazione tecnologica degli insegnanti si è fatto riferimento sia alla riflessione sulla macroprogettazione e-learning (Calvani A., Ranieri M., Khan B.H.) sia alla tradizione della progettazione per lo sviluppo (Sen A., Tendler J.) per proporne una integrazione. All’analisi di obiettivi, contenuti, infrastruttura tecnologia e utenti, elementi che aiutano a mettere a fuoco i “vincoli di ingresso” della macroprogettazione didattica, si affiancano la dimensione culturale e il coinvolgimento del settore pubblico.

Fig. 2 – Progettazione per lo sviluppo e progettazione e-learning

Cultura, individuo e tecnologia entrano in stretta relazione. Nel continente africano la dimensione comunitaria, per esempio, risulta essere un elemento di particolare rilievo per il successo del progetto, perchè propria delle pratiche di vita e del mantenimento del sapere locale. Nella definizione del progetto è importante dare rilievo strategico alla tradizione, ai significati degli usi, dei ruoli, dei tempi locali. Il progettista deve sapersi immergere nel contesto, partecipare al processo, essere uno degli attori del progetto e dotarsi di alcuni strumenti utili a prevenire insuccessi dettati dalla conoscenza parziale della cultura e del contesto locale. Tra questi: l’osservazione partecipata; l’analisi dei bisogni, delle aspettative e delle percezioni; la costituzione di un team di progetto locale con competenze differenti, che lavori in stretto rapporto con quello italiano; un costante monitoraggio.
In secondo luogo si è osservato come le organizzazioni private (ONG, onlus, ecc.) possano avviare progetti più innovativi e sperimentali, rispetto al settore pubblico, soprattutto nelle aree rurali dove questo risulta particolarmente assente. Il coinvolgimento del settore pubblico nel progetto favorisce la presa in carico dello stesso da parte del pubblico e un impatto più significativo sulla popolazione.
E’ altresì importante essere a conoscenza delle politiche avviate ed entrare in relazione con gli attori locali per porre le basi alla diffusione del progetto e alla disseminazione dei suoi risultati, soprattutto in un ambito come quello educativo e formativo, di tradizionale intervento statale. Sul caso di studio è stato presentato un interessante progetto pilota.
La versione integrale del lavoro può essere consultata online al sito: Associazione culturale Elimu http://www.elimu.it/risorse
Note
(1) 1.Bedia A. S., Kimalub P. K., Mandac D. K., Nafulad N. (2003), The Decline in Primary School Enrolment in Kenya, “Journal of African Economies”, vol. 13, n. 1, pp. 1-43
2. Omosa M. e McCormick D., A baseline survy. Final report to the communications commission of Kenya & international development research center, Institute for development studies university of Nairobi, October 2004.

Riferimenti

Anzera G. e Comunello F. (a cura di) (2005), Mondi digitali: riflessioni e analisi sul digital divide, Guerini e Associati, Milano.
Norris P. (2001), Digital divide: civic engagment, information poverty, and the internet worldwide, cambridge university press, 2001
International telecommunication union (2006), World information society report 2006, ITU, Ginevra.
Ranieri M. (2006), Formazione e cyberspazio. Divari e opportunità nel mondo della rete, Pisa, Edizioni ETS.
Tendler J. (2002), Progetti ed effetti. Il mestieri del valutatore, Liguori editore, Napoli.

Sitografia

Associazione culturale Elimu http://www.elimu.it/risorse
Communication Commission of Kenya http://www.cck.go.ke/home/index.asp
Reserach ITC Africa! http://www.researchictafrica.net/
SchoolnetAfrica: Towords: http://www.schoolnetafrica.org

* Chiara Pozzi Ho 32 anni, lavoro presso il Centro di Produzione Multimediale dell’Università di Milano-Bicocca. Di formazione sociologica ho fatto un percorso che mi ha portato dall’interesse per i Paesi in Via di Sviluppo e per la periferia urbana (tesi di laurea) all’e-learning (ambito in cui lavoro da alcuni anni). Il master ha aperto uno spazio in cui provare a fare una sintesi delle esperienze passate e presenti. Il lavoro svolto per la tesi troverà ambito di sviluppo anche nelle attività e nei progetti dell’associazione Elimu, nata da alcuni compagni di master


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