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Editoriale

20 maggio 2006 | di Italo Tanoni*
Il computer nelle scuole dell’infanzia. Quali pratiche?


(Scuola dell’infanzia di Monte Urano (Ap)- Progetto Kidsmart)
Dopo il lungo silenzio durato cinque anni in cui la scuola dell’infanzia è stata assente da qualsiasi forma di visibilità esterna, parlare delle nuove tecnologie in un segmento scolastico attualmente così distante dal palcoscenico della pedagogia “blasonata” sembra a dir poco pleonastico. Proprio il desiderio di risalire la china ci ha portato a riprendere un discorso sull’innovazione che non è stato del tutto interrotto ma è continuato fuori dalle sedi ufficiali.
Le esperienze di settore riportate in questo numero monografico di form@re, stanno a dimostrare i segni di una mai tramontata vitalità. A proposito delle nuove tecnologie le indicazioni nazionali – carta programmatica della scuola dell’infanzia – fanno cenno all’informatica solamente in un breve paragrafo ricordando l’utilizzo del computer come “tool” meramente strumentale (1).
E’ così ritornata prepotente l’immagine di una materna dimezzata nelle sue potenzialità, ben lontana dalla sperimentazione ALICE (Autonomia: un Laboratorio per l’Innovazione dei Contesti Educativi.) che dal ‘98 aveva dato vita a quattro poli telematici regionali (Lombardia, Campania, Toscana e Marche) e a un sito web costruito dalle scuole coinvolte nel percorso sperimentale nazionale. Un grande evento quello di ALICE che attraverso il taglio laboratoriale ha saputo adeguatamente coniugare parti del curricolo (i campi di esperienza) con la formazione sulle nuove tecnologie di cui le istituzioni scolastiche sono state attrezzate attraverso il Piano Nazionale di sviluppo delle TIC fino a costituire una specifico settore d’intervento…in continuità con la primaria. Da una parte si è potuto così stabilire un terreno comune di progettazione orientato su alcuni temi forti della riforma come il portfolio e l’apprendimento precoce della seconda lingua, dall’altra è nata l’esigenza di raccordare in rete le esperienze tra molteplici e diverse realtà scolastiche ognuna caratterizzata da una propria specificità.
Le reti didattiche nella scuola dell’infanzia hanno rappresentato un’agorà di vere e proprie comunità di apprendimento che attraverso Internet, hanno condiviso ideali, interessi e ambienti apprenditivi, pervase da un forte senso di appartenenza e interdipendenza che si è sviluppato all’interno di una struttura operativa stabile e duratura (E.Wenger,1998). La loro mission fin dall’inizio è stata la formazione, la sperimentazione e la ricerca-azione: dimensioni scolastiche ancorate alla necessità di risolvere i problemi del fare scuola quotidiano in cui quel che fa la differenza sono le relazioni umane che si stabiliscono “a distanza” tra i docenti e/o tra gli stessi bambini. Proprio queste relazioni a legame debole richiedono la copresenza di quattro fattori strutturali forti che rinsaldano la coesione tra le scuole, garantendone la continuità operativa nel tempo: l’organizzazione, la coprogettazione (condivisione e contestualizzazione), la formazione e la documentazione. Dalle reti didattiche e dalle loro preziose esperienze abbiamo ricavato le prime guidelines per gli sviluppi futuri dell’informatica e della telematica nella scuola dell’infanzia. Innanzitutto è stato sfatato il pregiudizio adultistico che concepiva il computer come uno strumento a utilizzo individuale, di fronte al quale il bambino rischiava l’isolamento relazionale dai coetanei. Dalle esperienze condotte in moltissime scuole è stato riscontrato che ormai la maggior parte dei nuovi interfaccia grafici (software multimediali) incentivano la collaborazione nel piccolo gruppo e l’apprendimento cooperativo.
Altro fattore emergente dal vissuto esperienziale delle scuole dell’infanzia “in rete” è di tipo metacognitivo. Le nuove tecnologie favoriscono processi di autoapprendimento e un più facile accesso al pensiero reticolare attraverso l’organizzazione dei saperi in mappe cognitive che fanno da sfondo a ogni tipo di conoscenza costruttiva alla base della “mente assorbente” del bambino (Montessori).
La stessa capacità esplorativa tipica della prima infanzia, è una delle performances che vengono attivate attraverso il problem solving : strategia processuale che privilegiano le software house creatrici di ambienti HI – TECH per l’infanzia.
Non viene trascurato neppure il taglio narrativo – sequenziale: basta navigare in alcune esperienze nostrane come quella di FaTe (Favole e Tecnologie) www.fatefavole.it/, per vedere come l’invenzione di fiabe e racconti a distanza sia stato uno dei primi entusiasmanti lavori di cooperazione tra realtà scolastiche spazialmente lontane e così diverse: un’ insieme di sperimentazioni didattiche che hanno registrato un consenso e un credito innovativo che non può essere vantato da nessun altro segmento della scuola italiana.
Chi avrebbe mai pensato poi che il computer potesse essere un potenziatore del pensiero creativo e fantastico del bambino. I giochi di simulazione, i percorsi polidirezionali in base ai quali scegliere materiali, personaggi e persino sfondi musicali, sono gli elementi che incentivano l’ originale dimensione inventivo – creativa nella prima infanzia che viene maggiormente enfatizzata rispetto alla precedente generazione degli audiovisivi (mass-media).
Il rapporto fattivo e attivo tra dimensione virtuale e realtà è certo uno degli scogli più duri che si trovano ad affrontare gli educatori nel momento in cui introducono le nuove tecnologie nella scuola dell’infanzia. Il pericolo che il virtuale prenda il sopravvento a scapito delle esperienze concrete con cui quotidianamente deve misurarsi il bambino, rappresenta lo “spauracchio” sbandierato dagli apocalittici che ritengono che il computer sia il mezzo più pericoloso che allontana l’infanzia dalla dimensione del reale (Th.Maldonaldo). Anche in questo caso però le esperienze fin qui attivate, ci dimostrano che il virtuale può essere considerato come una dimensione che consente un approccio più adeguato al mondo reale, capace cioè di dargli senso e significato. Una sorta di osservatorio privilegiato attraverso cui scorrere e rivisitare gli elementi dell’ esperienza reale per modificarli per riattraversarli e rileggerli un infinito numero di volte.
L’ipertestualità dei linguaggi multimediali costituisce sotto quest’aspetto lo strumento più eloquente.
Socializzazione, metacognizione, esplorazione, creatività, sequenzialità e reticolarità, sono solo alcuni dei fattori di qualità prodotti dall’introduzione delle nuove tecnologie nella scuola dell’infanzia.
A tutto ciò si aggiunga la potenziale memoria organizzativa di alcuni ambienti open source (Dokeos) utilizzati da scuole che attivano esperienze di rete http://www.lisalab.net.
Piattaforme flessibili e pronte all’uso che se bene organizzate, registrano i vari passaggi di un comune cammino progettuale fornendo ai docenti stessi uno strumento interattivo che consente di rivedere i propri percorsi, per interpretarli e riconsiderarli anche alla luce dei nuovi problemi che continuamente vengono affrontati (ricerca – azione), in un ambiente educativo complesso come quello della prima infanzia sempre più difficile da gestire e coordinare. * Dirigente tecnico MIUR, attualmente Direttore IRRE Marche, Docente di Tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento Università degli studi di URBINO. Formatore Teamfad.
Note (1)

“Sperimentare diverse forma di espressione artistica del mondo interno ed esterno attraverso l’uso di un’ampia varietà di strumenti e materiali, anche multimediali (audiovisivi, TV, CD-rom, computer) per produzioni singole e collettive.” Dalle Indicazioni Nazionali…., In Annali dell’istruzione, Le Monnier, Firenze 2002, p.21.

* Dirigente tecnico MIUR, attualmente Direttore IRRE Marche, Docente di Tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento Università degli studi di URBINO. Formatore Teamfad.


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