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Il ciclo di vita della comunità di pratica. Una metafora romantica

20 gennaio 2006 | Alessandra Rucci, Università di Macerata

Nel corso degli ultimi dieci anni le comunità di pratica (CoP) hanno avuto un ruolo di importanza crescente nelle organizzazioni e, quantunque la loro esistenza non sia un’invenzione moderna o una tecnica di business, ma qualche cosa che accompagna l’uomo nel processo di acquisizione e gestione della conoscenza fin dagli albori della sua storia, oggi non è più in questione il riconoscimento del valore aggiunto che esse possono produrre nelle organizzazioni, in quanto ormai unanimemente identificate come luoghi ideali in cui la conoscenza vive ed è costantemente nutrita. Ciò che in misura sempre maggiore oggi ci si chiede è piuttosto come “fondare” una CoP o come fare in modo che essa sopravviva e non perda il proprio potenziale con il passare del tempo. La risposta di Etienne Wenger a questi interrogativi è qualcosa di molto suggestivo che ci dà modo di apprezzare da un lato l’essenza di “creatura viva” della CoP, dall’altro la sua natura di sistema sociale fondato in modo peculiare sulla cura delle relazioni e dell’interdipendenza dei membri. La CoP ha molto in comune con una relazione di coppia, come questa è al tempo stesso estremamente fragile e resiliente, come questa attraversa stadi di vita che ne reinventano incessantemente la natura e le permettono di rinnovarsi e di crescere.

L’innamoramento, ovvero: è possibile “fondare” una relazione?
Se conosciamo due persone che supponiamo essere fatte l’una per l’altra, molte sono le cose che possiamo fare per permettere loro di incontrarsi e di conoscersi: creare ad esempio l’occasione di incontro, nel luogo giusto, con la giusta atmosfera, ma non certo pianificare ciò che si diranno o prevedere esattamente quali dinamiche si scateneranno da quell’incontro. Il feeling deve scattare.
Per una CoP nascente l’occasione di incontro potrà consistere in una serie di conversazioni, in un piccolo progetto, in una richiesta di aiuto per la soluzione di un particolare problema e in questo stadio incontreremo probabilmente lo stesso mix di eccitazione e di apprensione che incontriamo all’inizio di una relazione. La nascita di una CoP dipende spesso da un piccolo gruppo di persone che ne intravedono il potenziale e ne curano lo sviluppo, l’esito della relazione resta tuttavia un’incognita.

Uscire insieme, ovvero: esplorare la relazione.
Una coppia ha bisogno di esplorarsi, di tempo da trascorrere insieme per scoprire il valore della relazione, di parlare, di ascoltarsi. Non si esce insieme per pianificare o per progettare, ma per scoprire se veramente si sta bene come coppia, se il rapporto può funzionare.
Analogamente in questo stadio la CoP ha bisogno di svolgere attività che consentano di scoprire il valore dell’essere una comunità: ascoltare le storie e le esperienze dei membri, aiutarsi reciprocamente nei problemi.

Il matrimonio, ovvero: consolidare la relazione.
Quando la coppia ha riconosciuto il sentimento che la lega, il focus del rapporto si sposta dall’esplorazione della relazione alla pianificazione di una vita a due: si assegnano ruoli, dalle piccole incombenze quotidiane alle questioni più importanti; la coppia si consolida e nell’evento del matrimonio comincia ad avere anche una visibilità pubblica.
Ciò accade anche alla CoP nel momento in cui passa dall’esplorazione interna al disegno di una propria identità e alla definizione dei propri meccanismi di funzionamento. E’ in questa fase che generalmente una CoP si apre all’esterno e chiede di essere riconosciuta decidendo anche come rapportarsi ed interagire con il mondo esterno. Si tratta in ogni caso di un momento molto delicato che introduce nuove problematiche e rompe in parte l’intimità e la magia iniziali, chiamando la CoP al raggiungimento di un nuovo equilibrio.

Vivere come una coppia, ovvero: mettere la relazione al lavoro.
Tutto ciò che la coppia fa dopo essersi costituita come tale, avere bambini e crescerli, lavorare, comprare una casa, intraprendere un’attività, mette continuamente alla prova la solidità della relazione e al tempo stesso la rafforza. Allo stesso modo in una CoP questa è la fase in cui le relazioni interne e la coesione della comunità lavorano in compiti concreti, nella soluzione di problemi, nella gestione di progetti, nella creazione di nuova conoscenza. E’ la fase dell’operatività vera e propria della CoP, il momento in cui essa può produrre valore aggiunto all’esterno e nel contempo maturare nelle relazioni interne consolidandosi.

Invecchiare, ovvero: reinventare la relazione.
Come una coppia che dura nel tempo, la CoP di successo vive reinventano se stessa e scoprendo nuove ragioni che ne rifondano continuamente l’esistenza, vive grazie alla forza interna che riesce a mantenere viva la fiamma iniziale pur passando attraverso continue trasformazioni. Anzi, si può dire che proprio le trasformazioni siano il segreto della resilienza della CoP e ciò che riesce a dare continuità alle relazioni. La CoP di successo reinventa continuamente stessa lavorando e scoprendo ciò che può dare all’esterno ed è anche capace di affrontare in qualche modo la sua fine, una fine che sia però essa stessa generatrice di valore: la sua sopravvivenza nella memoria e nelle identità trasformate dei suoi membri.


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