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Il programma operativo nazionale (P.O.N) e le reti telematiche

20 maggio 2006 | di Italo Tanoni
Tra le best practices indicate dal P.O.N. nel programma “La Scuola per lo sviluppo” (Mis 2 Ob.1) (1), riservato alle istituzioni scolastiche dell’Italia Meridionale, http://www.istruzione.it/fondistrutturali/pubblicazioni/pubblicazioni.shtml troviamo le inconfondibili esperienze delle reti della scuola dell’infanzia delle Marche, da alcuni anni presenti sullo scenario nazionale e internazionale. Tanto si è scritto e parlato di questi casi emblematici che hanno mantenuto nel tempo la loro inossidabilità che qualche studioso scettico ne aveva preconizzato il tramonto. Ciò che più sorprende l’osservatore è che la maggior parte di queste comunità di apprendimento online è continuata negli anni mantenendo inalterata tutta la iniziale vitalità.
Quale il segreto di un successo che sfida il tempo e quali le caratteristiche peculiari di queste realtà telematiche?
La ricerca-azione online è il filo rosso che accomuna tutte reti didattiche di scuola dell’infanzia. Un percorso circolare, mai concluso che parte da un problema, ne individua le soluzioni e attraverso l’azione (didattica, formativa) ne verifica la portata e la validità durante il corso di un intero anno scolastico. In pratica, pur mantenendo una propria specificità, ogni realtà all’inizio della scuola in settembre, ri-programma il proprio itinerario rispetto al percorso precedentemente intrapreso di cui però ha individuato gli snodi problematici irrisolti punto di partenza per il nuovo progetto.
Riguardo ai quattro fattori strutturali che tengono amalgamate le scuole: l’organizzazione, la coprogettazione (condivisione e contestualizzazione), la formazione e la documentazione, i due più importanti sono la coprogettazione e la formazione. La prima perché rende più partecipata la didattica all’interno di ogni esperienza specie se coniugata con la contestualizzazione che adatta l’argomento scelto da tutti come problema, alle specifiche realtà scolastiche del territorio. Se l’opzione è per il portfolio delle competenze, una scuola sceglie di approfondire il rapporto con la famiglia, un’altra un campo di esperienza educativa e così via, naturalmente mantenendo inalterato l’approccio complessivo al tema comune.
L’altro fattore emerso in queste ultime tornate nel quadro complessivo delle sperimentazioni online, è la formazione blended dei docenti (in presenza e a distanza) che a tutt’ oggi rimane il punto di forza di ogni rete telematica (con un proprio box presente nel website) sia perché si affianca alle tappe dell’intero percorso di ricerca azione online ed è quindi un’attività formativa motivata e partecipata sia perché consente la necessaria flessibilità dei percorsi: un adeguamento tra domanda e offerta formativa sempre più personalizzato.
Premessa di questa nuova situazione, sicuramente indotta – per effetto di alone- dalla massiccia proposta formativa dell’INDIRE 2006 che abbraccia tutti i campi dell’universo mondo, è l’utilizzo di piattaforme open source da parte di ogni rete per l’organizzazione dei propri percorsi di formazione tematizzata e individualizzata. La scelta ormai si è orientata su due ambienti: Dokeos e Moodle. Il primo a detta degli stessi utenti, rimane più aperto al cooperative learning perché presenta maggiore facilità d’uso e plasticità d’impiego. Il secondo più strutturato per percorsi di apprendimento personalizzato sembra meno duttile ad ospitare attività a distanza di gruppo. Al fine di completare il quadro d’insieme delle varie esperienze di rete nelle Marche, passeremo brevemente in rassegna i casi più emblematici, rinviando ogni approfondimento alla navigazione dei vari siti web che presentano complessivamente l’identikit di ogni realtà telematica mentre abbiamo affidato ad alcuni testimonial privilegiati (A.M.Tomassini, F.Ancorani) l’esposizione delle tipicità di alcune di queste esperienze.

LIREMAR per l’apprendimento della lingua inglese.
L’insegnamento precoce della lingua inglese è stato sempre un obiettivo di primo piano rispetto al tradizionale curricolo formativo della scuola dell’infanzia. L’inglese nella fascia tre-sei dalle Indicazioni Nazionali e dalle Raccomandazioni per la Scuola dell’infanzia, non viene configurato come un ambito disciplinare, piuttosto i docenti sono invitati a rifuggire dalla artificialità formalizzata delle frasi imparate a memoria attraverso la loro reiterata ripetizione e a fare riferimento a percorsi esperienziali motivati e contestualizzati nel vissuto del bambino che utilizzino la formula dell edutainment cioè dell’apprendimento attraverso il gioco.
LiReMar: Li (insegnamento della Lingua inglese) Re (Regione) Mar (Marche), la rete organizza attraverso la telematica, le migliori esperienze di scuola dell’infanzia inizia il suo percorso nel 1999 sulla scia delle sollecitazioni della sperimentazione nazionale Lingue 2000.
Da una parte occorreva far convergere su un focus comune la pluralità di esperienze scolastiche, dall’altra si doveva tener conto di alcuni fattori essenziali del mettersi in rete:
- una solida organizzazione operativa costituita fin dall’inizio da coordinatori, referenti, esperti, amici critici ecc.;
- un buon impianto di tecnologie della comunicazione a disposizione delle scuole partecipanti (server, ambienti web interattivi ecc.);
- una parallela attività di formazione rivolta ai docenti sul versante relazionale, tecnologico, linguistico-glottologico e pedagogico individuando nel contempo le utilities che la rete poteva comportare per migliorare la qualità di questo tipo di insegnamento/apprendimento: scambio di esperienze, consulenza con esperti, costruzione di percorsi didattici, specifica formazione linguistica.
Se per alcuni elementi come l’organizzazione e l’ ambiente tecnologico-comunicativo si è fatto ricorso a esperienze ormai sedimentate come quella di ReTeMar di cui si è mutuata la struttura operativa (coordinatori, figure di sistema et al) e tecnologico-funzionale (piattaforma, sito web, groupware), la ricerca di un comune elemento catalizzatore per l’apprendimento dell’inglese on line ha avuto esito positivo grazie all’intervento esperto dell’Università (Urbino) (2) che ha individuato nella metodologia del il comune denominatore per amalgamare la rete. In definitiva il format ha rappresentato per tutte le scuole di LiReMar il vincolo metodologico che negli anni ha mantenuto coesa l’intera esperienza. Il termine, utilizzato da Bruner (1975) per indicare quelle micro-situazioni abituali ed altamente prevedibili che costituiscono la base dell’interazione tra adulto e bambino, ha acquisito ormai una connotazione del tutto didattica grazie alle importanti ricerche ed ai progetti sperimentali condotti dal gruppo guidato da Traute Taeschner (3). L’ipotesi che viene sostenuta è che ogni bimbo sia spinto a parlare in un contesto situazionale familiare in cui ricorrano termini noti uniti a segnali mimico-gestuali precisi. L’esperienza del format è costituita da una serie di azioni consuetudinarie (routine) che il bambino condivide con l’adulto e con i propri compagni e che, essendo ricorrenti e facilmente memorizzabili, vengono espresse sia in lingua italiana che in inglese.
Il piccolo familiarizza facilmente con questi script perché appartengono alle personali situazioni di vita quotidiana che sollecitano inferenze, presupposizioni, interazioni, attività ludiche. In questo modo, tramite la drammatizzazione, le varie tracce esperienziali si consolidano nella sua conoscenza, fino a trasferirsi nella struttura linguistica propria del soggetto che apprende e che in seguito le applica ad altre situazioni (transfer). Durante i primi anni di operatività, questa rete che annovera una ventina di scuole consorziate, è rimasta organizzativamente molto solida nel funzionamento e sta procedendo oltre il format, su alcuni itinerari innovativi centrati su: -un modello “integrato” di formazione con diversificazione dei percorsi all’interno di una comune metodologia condivisa (nuovo personaggio fantastico/sfondo integratore, rispetto a quello precedente di Hocus & Lotus afferente al progetto ministeriale 98-2000), utilizzo di software didattici e ambienti interattivi on line (Divertinglese);
- attività blended (in presenza e a distanza)di formazione dei formatori (docenti di lingue che assistono le insegnanti nel format) portata avanti dall’Università di Urbino anche attraverso learning object;
- miglioramento della comunicazione telematica attraverso l’utilizzo di ambienti interattivi (forum, chat, bacheche elettroniche, weblog) che sono animati a distanza da due tutor di rete impegnate ad aggiornare le colleghe insegnanti anche sul versante delle tecnologie della comunicazione per il miglioramento dell’interazione online.
- Utilizzo dell’ambiente open source Dokeos per attività di formazione a distanza;
- Portfolio Europeo delle lingue con apertura della fase progettuale alla scuola primaria e alla secondaria di primo grado nell’ottica della Riforma scolastica.
A tutt’oggi Liremar (4) (www.liremar.it) rappresenta nel nostro paese la prima autentica esperienza “on line”finalizzata al miglioramento dell’insegnamento-apprendimento della prima lingua comunitaria nella scuola dell’infanzia. Un percorso validato scientificamente dall’IRRE Marche e dall’Università di Urbino attraverso la consulenza e il supporto scientifico della Prof.Flora Sisti di cui questo numero di form@re ospita un sostanzioso contributo. Per questo motivo è una delle best practices che l’INDIRE ha segnalato ai docenti cybernavigatori interessati oltre che a mettersi in rete a un percorso di cambiamento didattico che rappresenta un punto di riferimento per uscire dal modello istruttivo su cui fino ad oggi si è concentrato l’insegnamento della lingua straniera.

ReTeMar
In Italia, a metà degli anni ‘90 si costituirono le prime reti telematiche tra le scuole. Precursore fu Antonio Calvani che organizzò la RAM (Ricerca Azione Multimediale (5)), un’esperienza di collaborazione on line tra più realtà scolastiche sulle strategie di costruzione dell’ipertesto.
La sperimentazione aggregava più scuole elementari di diversa provenienza geografica e si poneva come obiettivo quello di verificare tra i bambini del secondo ciclo, le potenzialità metacognitive del linguaggio ipertestuale. Strumento di comunicazione e di scambio interattivo: la posta elettronica.
Sono passati anni da quella pionieristica ricerca-azione on line che ha rappresentato un modello per molte istituzioni scolastiche coinvolte nel Piano Nazionale delle Tecnologie Didattiche.
Nello stesso periodo della RAM, sul versante della scuola materna e per “contagio telematico”, si costituìva ReTeMar (Rete Telematica Marche). Il mondo dell’infanzia fino a quel momento era rimasto del tutto impermeabile all’innovazione tecnologica a causa degli scarsi investimenti nel settore: solo il 4% della somma totale riservata a tutti gli ordini e gradi di scuola. Tuttavia alcune realtà scolastiche anche grazie al Piano Nazionale per le Tecnologie Didattiche, avevano avuto in dotazione dei personal computer con i relativi software didattici. L’introduzione delle nuove tecnologie, poteva influenzare l’apprendimento del bambino? Il problema, punto di partenza della ricerca azione era individuato, ora occorreva formulare un’ipotesi di lavoro: se nella scuola dell’infanzia viene introdotto il personal computer con vari software didattici, quali effetti si potranno osservare sul comportamento dei bambini sul piano dell’apprendimento e su quello dei processi di socializzazione?(6)
Prima dello start al percorso innovativo si rendeva necessaria un’attività formativa rivolta alle insegnanti, molte delle quali erano a conoscenza zero sia di tecnologie che di metodologia della ricerca-azione. Vennero così coinvolte alcune Università italiane Roma (F. Rossi), Urbino (M. Baldacci), Firenze (A. Calvani). Università Cattolica di Milano (P.C. Rivoltella e A.Antonietti) in attività di formazione in presenza e a distanza che oltre alla fase iniziale, continuarono per tutto l’iter del primo anno di attività. Le circa venti realtà scolastiche che si consorziarono con un accordo di rete per mettere in atto la ricerca azione sul software didattico (progetto generale), si suddivisero a loro volta in piccoli gruppi (progetto specifico) ognuno aggregato attorno a due aree curricolari da sviluppare in modo più marcato rispetto alle sei inizialmente individuate dal gruppo di progetto: accoglienza, linguistica, scientifica, senso-percettiva, relazionale-comunicativa, metacognitiva.
Sul versante della cooperazione on line si cercava nel contempo di operare in rete tenendo conto di alcuni indicatori che hanno costituito l’asse portante dell’intera esperienza di ReTeMar consentendo la sua tenuta anche nel lungo periodo degli oltre sette anni di vita. In particolare, gli elementi di maggiore rilievo sono stati:
- chiara percezione dell’esistenza-accanto a quella “virtuale” – di una comunità reale di soggetti aderenti a una medesima esperienza didatticamente condivisa;
-partecipazione attiva e significativa degli insegnanti e dei bambini coinvolti e costante motivazione a cooperare attraverso una serie di attività correnti basate sull’utilizzo dei software didattici;
- lavoro fortemente organizzato coniugato con i margini di flessibilità tipici della ricerca-azione;
- forte leadership nel gruppo con figure di sistema (responsabili regionali e provinciali, tutor di rete, documentalisti, amici critici) ben individuate fin dall’inizio della R-A;
- condivisione dei vari processi decisionali sia in fase di formulazione iniziale del progetto, sia in quella “in itinere” senza dimenticare la verifica e valutazione finale.
- Significativo è stato lo scambio di esperienze e il confronto tra le scuole che avevano utilizzato pacchetti di software per la stessa area curricolare. Per ogni software con il contributo dei vari docenti si è potuta elaborare una scheda d’uso (7).
- La rete telematica ha reso più intenso il dialogo (chat, forum, e.board) tra le diverse realtà scolastiche attraverso lo scambio interattivo delle conoscenze acquisite dai bambini e tra gli stessi insegnanti
- L’ipotesi del plusvalore del software è stata sostanzialmente confermata, e ReTeMar
(8) a partire dal 1997 ha continuato e attualmente prosegue la sua esperienza innovativa, diversificando di anno in anno la progettazione e i suoi obiettivi che hanno spaziato dai linguaggi espressivi al portfolio delle competenze (http://www.castellani1.net/retemar/). L’INDIRE che per conto del MIUR ha curato l’organizzazione dei materiali per i corsi di formazione TIC di tipo B, ha inserito l’esperienza di ReTeMar tra le best practices a cui fare riferimento per uno studio di caso sulla collaborazione e cooperazione “on line” (9).

I Teatri della scienza: ambinfanzia.
Quando verso la fine degli anni ‘90 un gruppo di scuole dell’infanzia costituì una rete sul rapporto ecologico del bambino con l’ambiente naturale e sociale….le adesioni furono moltissime.
La natura, intesa in senso olistico -da sempre al centro della didattica della scuola dell’infanzia- aveva fatto da volano per aggregare varie realtà scolastiche …senza troppi orpelli e condizionamenti nel senso che un po’ tutti si sentivano versati nell’ affrontare questo argomento. Ambinfanzia fu l’immediata titolazione di questa esperienza dagli esiti didattici incerti e alquanto variegatati perché in un quadro come quello ecologico sarebbe rientrato non tutto ma di tutto. Bisognava focalizzare il punto di partenza, il momento fondativo e aggregativo per la rete che rimaneva troppo sfumato. Furono Maria Arcà , illustre studiosa del CNR e l’ispettore MIUR Giuseppe Valitutti che con le loro provocazioni sul linguaggio della scienza diedero il via ad un attività formativa che sarebbe stata la base generativa di due diverse esperienze: Le parole della scienza e Ambinfanzia (http://www.ambinfanzia.net/), attualmente seguita per la consulenza scientifica da Angelo Rimondi del CNR. Questa seconda filiazione si è strutturata in gruppi di ricerca tra scuole che si sono aggregate liberamente in base alle esperienze messe in atto con i bambini (Fig. 1), mentre in parallelo alla ricerca azione e con rigorosa periodicità(ogni bimestre) è stata avviata per i docenti un’attività di formazione scientifica tenuta dallo stesso Rimondi che a consuntivo delle prime esperienze, ha pubblicato nei primi quattro quaderni di Gaia scienza (Ed Junior) le migliori pratiche dell’intero percorso.

Fig. 1 La home page de I teatri della scienza.
Dopo sei anni di vita di Ambinfanzia oggi sotto il nuovo look de “I teatri della scienza”, si può dire che l’aspetto curricolare a volte abbia preso il sopravvento rispetto a quello relazionale e tecnologico. Nei confronti di questa eccessiva curvatura sul curricolo tuttavia questa esperienza on line di oltre trenta scuole (http://www.ambinfanzia.net/ambirete.htm), ha dimostrato di essere matura sia dal punto di vista dell’interazione comunicativa tra i partecipanti che nella organizzazione del tutto autonoma di propri itinerari didattici e formativi tanto da essere portata come esempio emblematico di comunità di pratica. Un percorso tutto in salita che non è avvenuto motu proprio. Il salto di qualità che ha fatto approdare un gruppo eterodiretto versus una squadra autodiretta è stato provocato dalla figura di un tutor specializzato: una docente della stessa rete che ha frequentato un anno di training modello blended (10) e che, al termine della formazione, è stata impiegata per un azione sistematica di tutoring all’interno di Ambinfanzia. Sul piano professionale questa figura di sistema è oggi l’ esempio di come possa essere giocato il ruolo e la funzione di e. tutor all’interno di una rete didattica. Un’esperienza prototipica quella di F.Ancorani che abbiamo voluto presente in questo numero di form@re e che vorremmo fosse presa in debita considerazione soprattutto per gli effetti gestionali e funzionali finalizzati al miglioramento della collaborazione e cooperazione on line.

LE PAROLE DELLA SCIENZA
Il MIUR nel 1997 aveva avviato il progetto SET che si poneva come obiettivo ambizioso la diffusione della cultura scientifica e tecnologica nella scuola. Un tema di grande attualità dopo i risultati negativi riportati dal nostro Paese nell’indagine OCSE-PISA.
Tuttavia il primo segmento del nostro ordinamento: la scuola dell’infanzia, veniva “ufficialmente” lasciato da parte (troppo piccoli per pensare alla Scienza con la “S” maiuscola!!!!). In controtendenza proprio da questo livello di scolarità, nel 1999 è partita l’esperienza di Prodest- Le parole della scienza: una rete di scuole oggi progetto pilota su scala nazionale e internazionale (1°Congresso Concept Mapping Pamplona 2004, 2°Congresso Concept Mapping Costa Rica, 5-8 Settembre 2006).
Si veda in proposito http://www.leparoledellascienza.it/ e http://cmc.ihmc.us/myreviewCMC2006/listacceptedpapers.php.

Fig. 2 Il website di Prodest Le parole della scienza.
Convinzione comune dei partecipanti quella che il pensiero scientifico nel soggetto non si forma all’età di quindici anni ma a partire dai primissimi anni della scolarità. Con questa persuasione verso la fine degli anni ‘90 nella scuola materna erano state avviate le due sperimentazioni nazionali ASCANIO e ALICE che avevano interessato anche il settore scientifico con esperienze variegate di laboratori (spazio, tempo, causalità), che mancavano però di un denominatore comune per il necessario confronto e la validazione di processi e percorsi. A riguardo il progetto SET poteva rappresentare un utile contenitore per collegare assieme non solo le attività sperimentali della scuola dell’infanzia ma anche quelle della elementare (oggi primaria) e della secondaria superiore. Per fare una rete tuttavia era necessaria un’idea coagulante e trasversale ai vari ordini e gradi di scuola (progetto generale). Su questo versante alcuni concetti basilari della scienza potevano rappresentare il filo conduttore su cui costruire esperienze sperimentali “a spirale” dalla scuola dell’infanzia alla secondaria. Attorno alle parole chiave del pensiero scientifico: materia, proprietà, relazione, oggetto, energia, sistema, misura, veniva così a costruirsi, attraverso la problematizzazione della realtà (problem solving) e il learning by doing, una conoscenza comune e condivisa, diversamente stratificata in base alla complessità e al grado di formalizzazione del pensiero dei bambini e dei ragazzi. Apprendimento per reti semantiche (11), e formazione blended, hanno costituito nel corso degli anni la peculiarità di una rete tra le più conosciute in Italia a cui la scuola dell’infanzia ha dato il massimo apporto anche attraverso docenti tutor che sono il prima linea nell’attività formativa.
La peculiarità di Prodest-Le parole della scienza va ricercata nel fatto che i bambini giocano a costruire mappe concettuali attraverso un software (IHMC) scaricabile gratuitamente da Internet (Fig.3).
Fig. 3 Il software free per costruire mappe concettuali.
La scientificità dei percorsi legati alle concept maps dell’Institute for Human and Machine Cognition viene garantita oltre che dal coordinatore della rete Isp. Giuseppe Valitutti, da Josef Novak e della sua équipe (Università West Florida, recentemente insignito della laurea Honoris Causa dall’Università degli Studi di Urbino) che seguono a distanza la particolare sperimentazione. Basta navigare il website creato dal team del grande scienziato internazionale:
http://www.coginst.uwf.edu/, per procedere al download del software IHMC e ritrovare tra la documentazione, alcune mappe graficamente elaborate dalle scuole italiane impegnate in questo percorso di forte valenza innovativa.
Il software IHMC è servito come strumento per rappresentare al meglio la mappatura degli script individuati attraverso le discussioni tra gruppi di alunni (brainstorming)a cui ha fatto da sfondo un clima ludico fortemente partecipato (sfida tra gruppi nella costruzione delle mappe, interattività, collaborazione). L’ambiente ’spartano’ nell’interfaccia grafica, ha portato alcune software house che si occupano di costruzione delle concept maps, a proporre groupware più interattivi con possibilità di aggiungere immagini in movimento, suoni e musiche di accompagnamento, per un maggiore raffinamento del prodotto finale e per mettere in atto un apprendimento immersivo che è alla base dell’edutainment. Su questi lavori, prodotti dalle scuole, la rete ha organizzato dei learning object che, inseriti su piattaforma open source (Dokeos), sono serviti come base per la formazione modello blended dei docenti che fanno parte di Prodest-Le parole della scienza. E’ un approccio button up (dal basso verso l’alto) su cui viene giocata questa nuova sfida sul piano formativo che senza il supporto della rete di scuole non poteva certo trovare piena realizzazione.

LISALAB: UNA RETE PER LA CONTINUITA’.
Il termine continuità educativa e didattica è un po’ come l’araba fenice, a stagioni alterne compare e scompare a seconda delle necessità e delle tendenze in atto nella scuola. E’ stata l’istituzionalizzazione degli Istituti Comprensivi a conferire una forte accelerazione al problema considerato che nei POF è ormai quasi d’obbligo inserire progetti curricolari “trasversali” (scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado). La Riforma Moratti tra l’altro ha ribadito il necessario raccordo tra i tre segmenti scolastici inserendo le educazioni (alla cittadinanza, alimentare, stradale et al)come filo rosso di riferimento per ognuno dei tre livelli di scolarità. L.I.S.A. (Laboratori Istituti Scolastici Autonomi)- di recente modificata in LISALAB per una migliore assonanza – in ordine di tempo è l’ultima arrivata nel panorama delle reti che abbiamo radiografato. Cinque gli istituti comprensivi del piceno firmatari del primo accordo di programma (12) che fissava nel cooperative learning, la comune linea di azione a supporto di una progettazione educativa e didattica in continuità tra i tre segmenti scolastici(infanzia, primaria e secondaria primo grado). Fu Mario Comoglio (Pontificio Ateneo Salesiano), entusiasta dell’iniziativa, a seguire la rete durante i suoi primi passi formativi.
Le sue preziose indicazioni sono state di aiuto per tutti quei docenti che volevano far propria questa strategia metodologica utile nella scuola non solo ad organizzare i gruppi ma anche a operare online (13). Secondo Guglielmo Trentin (14) collaborazione e cooperazione sono due momenti essenziali per la costruzione della conoscenza “connettiva”(Derrick de Kerckhove). Il primo rappresenta il vissuto iniziale di chi costruisce un progetto attorno ad un obiettivo comune. Tutti i partecipanti attorno a un problema condiviso (problem solving), elaborano ipotesi ed eventuali soluzioni. Ne viene fuori un semilavorato sul quale successivamente le scuole in rete intervengono per migliorarne qualità e impatto didattico. Questa fase di negoziazione ormai prassi consolidata nella didattica online si protrae per circa un mese (quello d’inizio anno scolastico) al termine del quale sul sito web di Lisalab viene pubblicato il progetto definitivo adeguatamente raffinato. Inizia poi la vera e propria fase cooperativa (cum operari) il cui le scuole partecipanti si aggregano per piccoli gruppi attorno ad aspetti del problema principale che trovano più aderenti al proprio contesto educativo. Da questi clusters che in Lisalab si sono costituiti in verticale in base ai tre livelli scolastici coinvolti, prende le mosse la ricerca-azione che solitamente ha la durata dell’intero anno scolastico….per poi ricominciare -su obiettivi differenti- in quello successivo. Insegnanti e alunni non sono lasciati soli in un’azione che porta a volte ad imboccare strade metodologicamente e didatticamente confuse….c’è un continuo monitoraggio dei lavori da parte di Daniele Pavarin un esperto allievo di Comoglio che segue a livello formativo l’evoluzione dell’esperienza on line, dà consigli, orienta, finalizza le azioni, ne valida i risultati positivi.
Anche in questo caso l’intero flusso comunicativo che avviene tramite un portale in ASP gestito da un’insegnante webmaster e.tutor proveniente dalla scuola dell’infanzia, utilizza una serie di ambienti open source che servono da repository per i materiali prodotti dalle scuole e per ospitare spazi virtuali interattivi (forum, chat e weblog) ad uso e consumo degli addetti ai lavori: bambini, ragazzi, docenti. Come per Ambinfanzia, anche per le attività di LISALAB abbiamo acquisito la testimonianza diretta della tutor di seguito riportata in questo numero di form@re.
Per gli scettici della lettura su carta stampata si rinvia a un’attenta esplorazione del sito http://www.lisalab.net. (Fig 4)

Fig. 4. Il website di Lisalab.
La rete in quest’ultimo anno ha ampliato il suo perimetro geografico di azione aggregando quattro istituti comprensivi di altre province ma quel che è più interessante è che l’effetto di contaminazione di questa significativa esperienza ha fatto maturare in differenti contesti regionali come quello della Toscana, iniziative analoghe che trovano nel cooperative learning il comune denominatore: LICAR ne è l’esempio emblematico (http://www.licar.it/) (15).

Teamfad-ForTel: una rete di tutor
Tra le figure di sistema che una rete di scuole deve prendere in carico per qualificare la sua presenza, il tutor online è certamente la più importante. I primi tutor telematici nella scuola di base sono stati formati proprio nell’ambito della scuola dell’infanzia con il progetto ALICE (Autonomia: un Laboratorio per l’Innovazione dei Contesti Educativi). La sperimentazione che fu avviata nel 1999 dal MIUR su scala nazionale, prevedeva l’istituzionalizzazione di un polo per la telematica che fosse propulsivo di esperienze laboratoriali pilota nelle realtà regionali della Toscana, Campania, Lombardia e Marche. Una iniziativa temeraria per gli esiti che avrebbe prodotto in un segmento scolastico come quello della scuola dell’infanzia fino allora tenuto lontano dai processi di innovazione tecnologica introdotti dal Piano Nazionale delle Tecnologie Didattiche.
All’inizio fu solo lo scambio di esperienze e di buone pratiche a tenere assieme le istituzioni scolastiche che si erano volute spendere in questa “rete per ALICE”. Con il prosieguo della iniziativa sperimentale che riguardava gli ambiti curricolare, organizzativo, professionale e della qualità della vita dell’infanzia, maturò l’esigenza di mettere un po’ di ordine ad una comunicazione via Internet essenzialmente basata sullo scambio di messaggi di posta elettronica la cui organizzazione non poteva essere lasciata al caso o alla buona volontà di alcune docenti professionalmente più attrezzate nell’utilizzo delle nuove tecnologie. Si sentiva l’esigenza di avere a disposizione delle figure di sistema capaci di gestire l’attività di tutor online.
Nel momento in cui queste docenti, appartenenti alla sperimentazione ALICE venivano formate, il processo sperimentale procedeva in parallelo su ognuno dei quattro ambiti sopraindicati. Il percorso innovativo per la prima volta consentiva di contestualizzare l’azione formativa rivolta ai tutor che mentre si formavano nel “difficile mestiere”, portavano avanti nella loro realtà scolastica l’attività laboratoriale di ALICE. Inoltre i neo tutor si sentivano maggiormente motivati a partecipare perchè contemporaneamente venivano coinvolti nella dinamica comunicativa della rete stessa. Una strategia learning by doing (si impara facendo) che ha rappresentato il plusvalore di Teamfad-ALICE (Team per la Formazione a Distanza), una comunità di pratica formata soprattutto da insegnanti che dietro queste prime esperienze pilota condotte nella scuola dell’infanzia, ha fatto propria la mission della formazione dei tutor online (www.teamfad.net).
L’attività tutoriale rappresenta oggi lo snodo essenziale su cui deve gravitare la formazione per i docenti nel territorio, se ne è accorta anche l’INDIRE che per il suo modello integrato di azione formativa (blended) sulla Riforma, ospitato nella piattaforma Puntoedu, sta organizzando, in accordo con gli IRRE e gli Uffici Scolastici Regionali, altrettante iniziative di formazione specifica perché “tutor non si nasce, si diventa”. Dopo le prime esperienze di tutoraggio online di cui è stata foriera la scuola dell’infanzia, sono stati scritti fiumi di inchiostro sull’identikit della figura tutoriale, è nata anche un’associazione nazionale (ANITEL) che raccoglie tra i suoi adepti le migliori risorse professionali maturate sull’ attività di tutoring di ForTic.
Gli studiosi del settore sono unanimemente concordi sul fatto che il tutor non è solo l’insegnante professionista esperto che si è formato “sul campo”, nella quotidianità dell’attività scolastica, ma la sua attenta azione di animazione e di regia nei confronti del piccolo gruppo o dei singoli soggetti, richiede la compresenza di almeno tre livelli di competenze: metodologico- didattiche, tecnologiche, relazionali. Sul versante pedagogico la conoscenza delle principali strategie di insegnamento- apprendimento (osservazione, progettazione, problem solving, ricerca – azione et al) è un prerequisito indispensabile per un buon tutor che deve tenersi costantemente aggiornato sui migliori risultati acquisiti dalla ricerca educativa.
A livello tecnologico, non è necessario padroneggiare le abilità del programmatore di personal computer per affrontare problemi che riguardano l’inserimento delle nuove tecnologie, piuttosto serve sapere come utilizzare al meglio questi strumenti nella didattica curricolare (apprendimento costruttivo, cooperative learning).
La conoscenza delle dinamiche relazionali infine, consente di avere una buona padronanza nella gestione dei rapporti interpersonali che si attivano nel team di docenti e soprattutto nelle reti telematiche tra più realtà scolastiche.
Questi tre strumenti dovranno essere sempre presenti nella cassetta degli attrezzi (P.Romei) che il tutor metterà a disposizione dell’azione formativa rivolta al piccolo gruppo, per incentivare un ambiente orientato allo scambio, alla collaborazione, all’interazione professionale; per facilitare e orientare percorsi di ricerca-azione online problematizzando di continuo le varie tappe dell’itinerario intrapreso e favorire nel contempo il necessario collegamento organico tra teoria e pratica educativa. Per raggiungere questi obiettivi, la strategia vincente è quella di una full immersion del tutor in una rete di scuole perchè nel momento stesso in cui apprende a gestire adeguatamente gli strumenti sincroni e asincroni della comunicazione(e-mail, e board, forum, chat, weblog), ha possibilità di mettere in pratica nell’immediato queste sue performances con i colleghi che operano online nello stesso ambito didattico. L’esperienza paradigmatica di Teamfad (Team per la Formazione a Distanza) è nata su questi presupposti sui quali ha fondato l’incisività della sua azione formativa dando vita a comunità di pratica e a reti scolastiche nella scuola dell’infanzia che ancora oggi sviluppano le loro potenzialità nella costruzione di una comune conoscenza e competenza professionale anche grazie alla presenza qualificata di tutor online.

Note
(1) Si veda l’opuscolo Programma Operativo Nazionale. La Scuola per lo sviluppo, MIUR, Direzione Generale per gli Affari Internazionali, Roma 2005.
(2) Il responsabile scientifico di Liremar è la Prof.Flora Sisti della Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Urbino.
(3) Traute Taeschner insegna Tecniche di Osservazione del Comportamento Infantile e Psicolinguistica presso la facoltà di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma.
(4) AA.VV., The Magic line. Liremar.L’inglese on line nella scuola dell’infanzia, ANICIA, Roma 2002, corredato da un CD ROM con matreriali per costruire un format.
(5) Cfr. M.Rosaria Di Santo, Oltre gli orizzonti della conoscenza: la costruzione degli ipertesti nella scuola elementare, in P.C. Rivoltella (a cura di), La scuola in rete, GS Editrice, Santhià 1999, pp. 74-89.
(6) Cfr. Italo Tanoni (a cura di), ReTeMar, Ricerca-azione “on line” nella scuola dell’infanzia, ANICIA, Roma 2000, p.20.
(7) Si veda Verdini A., Va dove ti porta il software, in ReTeMar, op.cit., pp 65-73.
(8) Sull’argomento Tanoni I., Reti telematiche per la scuola dell’infanzia. Un plausibile modello operativo, in Rivoltella P.C. (a cura di), Scuole in Rete e Reti di scuole, Milano, Etas- RCS Libri, 2003, pp.201-206.
(9) Si veda http://www.indire.it/studidicaso/html/index.php?id_cs=276
(10) Il corso è stato organizzato da Teamfad (www.teamfad.net) una rete di cui abbiamo parlato in un precedente articolo.
(11) Forte H, Insegnare e apprendere con le mappe concettuali, Milano, Immedia editrice, 2003. Si veda anche il sito www.mappeconcettuali.it. In questo caso viene utilizzato il sw Knowledge manager. Molte software house si stanno muovendo sul settore del software ludico-apprenditivo, citiamo come esempio il sw MindManager, ambiente di cui esiste anche una versione in italiano http://www.scatolepensanti.it/mindmanager.html.
(12) Lisalab fu istituzionalizzata nel giugno del 2002, capofila l’Istituto Comprensivo di Petritoli (AP) la cui dirigente scolastica Adriana Del Gatto artefice e coordinatrice della proposta è prematuramente scomparsa a causa di un male incurabile.
(13) Si veda M.Comoglio- M.A. Cardoso, Insegnare e apprendere in gruppo, Il cooperative learning, LAS, Roma 2000.
(14) G.Trentin, Apprendimento in rete e condivisione delle conoscenze, Franco Angeli, Milano 2004.
(15) La rete LICAR ha come scuola capofila l’Istituto Comprensivo di Manciano (GR) ed è stata tenuta a battesimo dal fondatore della didattica online in Italia: Antonio Calvani.

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