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Il Veliero e la ricerca-azione online. Sperimentare un browser sicuro per bambini

20 giugno 2006 | di Giuliana Ceralli (*)

Il problema della sicurezza in Internet

Negli anni recenti si è posta all’attenzione di molti educatori la problematica della sicurezza in Internet e sono state attuate iniziative di natura operativa ed educativa, sia a livello normativo sia a livello di misure adottate dalle singole istituzioni scolastiche.
Come afferma P. Wallace, “Molte preoccupazioni riguardanti il mondo di Internet coinvolgono i bambini e gli adolescenti… In molte famiglie sono i bambini che hanno portato la nuova tecnologia in casa…
Analogamente sono spesso i più giovani che diventano gli avventurieri della rete e ne esplorano le potenzialità fin negli angoli più remoti” (Wallace 2000). Tra le diverse preoccupazioni si è fatta dunque strada quella relativa alla sicurezza dei piccoli naviganti del cyberspazio.
La Rete è infatti anche una potenziale fonte di rischi, ai quali sono particolarmente esposti i bambini e i giovani. Appare allora necessaria un’azione volta da un lato alla promozione negli adulti (insegnanti e genitori in particolare) di una consapevolezza dei rischi che può comportare l’utilizzo di Internet e di una conoscenza delle possibili misure tecnologiche volte a tutelare i giovani. Dall’altro lato si percepisce l’urgenza di un’azione orientata ad un’educazione di bambini e ragazzi affinché essi maturino un uso sicuro, consapevole, corretto e critico di questa tecnologia, conoscendone sia le potenzialità sia i rischi e i modi per proteggersi.

L’esperienza “Optimist” come sperimentazione di un browser per bambini
Nell’ambito di tale problematica trova collocazione un’esperienza di rete nata per sperimentare a scuola Il Veliero (1), un browser per la navigazione e la comunicazione sicura dei bambini in Internet. Accade infatti in questi anni che gruppi di insegnanti spesso accomunati da una precedente condivisione di esperienze formative (anche istituzionali a livello nazionale come i percorsi di formazione che si avvalgono dell’ambiente Puntoedu), sentano l’esigenza di dare continuità all’azione formativa in relazione ad alcuni aspetti ritenuti rilevanti nella propria formazione professionale, potendo in tal modo condividere spazi progettuali di costruzione di nuove forme conoscitive (2). Nel caso descritto gli insegnanti coinvolti nell’esperienza “Optimist” hanno dunque condiviso l’esigenza di approfondire, mediante il confronto e l’esperienza sul campo, la tematica dell’ “uso sicuro” di Internet per i bambini.

Gli “attori” coinvolti nell’esperienza e le sue finalità
Hanno aderito all’esperienza undici scuole piemontesi (in prevalenza scuole primarie) e si è realizzato, a partire dalla prima metà del 2004, un lavoro collaborativo tra insegnanti, alunni, dislocati in aree geografiche distanti. Naturalmente l’esperienza di rete ha visto coinvolti anche altri “attori”, i quali hanno apportato contributi essenziali; è il caso del gruppo di ricercatori e del coordinatore-facilitatore (3).
In tempi brevi e in diversi contesti scolastici si è messa alla prova l’efficacia di un nuovo browser e sono scaturite anche proposte infrastrutturali di implementazione del software, fondate su esigenze didattiche e rivolte al gruppo dei tecnici-ricercatori. Ciascun componente del gruppo di insegnanti ha potuto contare sia su esperienze pregresse relative all’impiego di Internet e delle TIC in generale nella didattica scolastica, sia sulla propria disponibilità a confrontarsi e a riflettere su un tema che presenta ancora punti critici e nodali, intorno ai quali il dibattito non si è ancora concluso.

La ricerca-azione online come metodologia ispiratrice
Si è dunque affrontata l’esperienza ispirandosi alla ricerca-azione online, come metodologia che interpreta bene i principi del costruttivismo sociale, secondo il quale “la conoscenza viene sempre più spesso considerata come un processo di graduale negoziazione dialogica tra diversi attori e personaggi coinvolti” (Calvani – Rotta 2001).
Per quanto riguarda l’infrastruttura utilizzata, la comunicazione in rete e lo scambio dialogico tra gli attori sono stati facilitati dall’area di forum “Optimist” (4) , allestita da SisCAS, Sistema delle Comunicazioni per l’Autonomia delle Scuole, un progetto del MIUR, Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte (il promotore della sperimentazione).
Si rimanda chi volesse approfondire il tema dell’impiego di Optimist quale ambiente di apprendimento e scambio dialogico ad un documento realizzato da altre colleghe coinvolte in questa esperienza (v. Accornero M.C., Giorello S., Siega S., Optimist: come evolve una comunità di pratica… navigando in acque sicure…) Ciascun insegnante nel proprio contesto scolastico ha assunto il ruolo di animatore-facilitatore nei confronti dei gruppi di alunni-fruitori e in alcuni casi il ruolo dell’attore-sperimentatore si è ampliato includendo alcuni colleghi (dell’istituzione scolastica di appartenenza) nell’utilizzo del Veliero e nella riflessione sull’esperienza con gli alunni. Nel processo attivato dal progetto “Optimist” si rileva un elemento caratteristico della R-A, ossia un “approccio circolare del tipo: osservazione-valutazione-intervento-osservazione”, dove la ricerca, il confronto e la soluzione di problemi si sono sviluppati “in modo ricorsivo (riflessione-azione), con continui aggiustamenti” e tra i soggetti coinvolti in tale processo è stato dato uno spazio rilevante ai bambini stessi (Calvani 2004)

I bambini come protagonisti attivi e fruitori “critici” del Veliero
Gli alunni sono stati i fruitori “critici” del Veliero, avendone potuto sperimentare direttamente le diverse funzionalità: da quelle relative alla navigazione in rete a quelle relative alla comunicazione online, costituite dalla chat con classi e bambini remoti e con il personaggio del Capitano, fino alla messaggistica con lo stesso Capitano. Gli alunni sono inoltre stati coinvolti indirettamente nel processo di comunicazione e confronto tra gli adulti del gruppo. Infatti tra gli elementi condivisi in rete è stato dato particolare rilievo alle osservazioni e alle riflessioni del bambini stessi, rilevate all’avvio e poi nel corso dell’esperienza; tanto che si è giunti all’apertura di un apposito thread (”La parola agli alunni”) per condividere i pensieri dei piccoli protagonisti del percorso di sperimentazione (5).
Tra le tematiche condivise in rete mi sembra interessante citare, a titolo esemplificativo, il confronto sulle diverse modalità adottate per un primo approccio al Veliero da parte dei bambini; si è passati poi alla riflessione su quali potessero essere le modalità più adeguate e motivanti per gli alunni (esplorazione libera, esplorazione guidata, gioco, ricerca a partire da obiettivi definiti, ecc.); riflessioni ispirate ad un’attenta osservazione di ciò che avveniva nel corso delle esperienze di utilizzo del Veliero nei singoli contesti scolastici.

Le caratteristiche della comunicazione in rete e a scuola
Per quanto riguarda le caratteristiche del tipo di comunicazione realizzata in rete, è possibile riassumerle nei seguenti punti.

- Una comunicazione fluida, immediata, paragonabile per taluni aspetti ad una conversazione orale, dove l’utilizzo di tecnologie di tipo asincrono valorizzava la riflessività degli interlocutori e la possibile revisionabilità degli interventi.
- Una comunicazione “tra pari” di tipo circolare e non gerarchico, in cui il ruolo del coordinatore del forum Optimist consisteva nell’amplificare i messaggi, nel chiarire, stimolare la riflessione alla ricerca di nuovi approfondimenti e campi d’indagine, nel dare voce ad una nuova forma di conoscenza derivata dal confronto tra più soggetti, nel cercare punti di convergenza.
- Una comunicazione intersoggettiva in cui ciascuno ha messo in campo ascolto, ricerca di comprensione e anche contrapposizione, ma nel rispetto reciproco e nell’assenza di giudizio.
- Una comunicazione centrata su contenuti strettamente correlati all’azione sul campo da parte degli insegnanti, con la conseguente possibilità di dar voce al pensiero dei bambini. Lo testimonia ad esempio l’apertura di thread relativi a specifiche tematiche sull’utilizzo del Veliero e sull’esperienza di rete in generale (tra essi cito, a titolo esemplificativo, “Comunicare in rete”, Giocare in rete”, Ricercare in rete”).
- Una comunicazione dove la “distanza”, che spesso comporta l’utilizzo delle tecnologie di rete per comunicare, è stata superata anche grazie alla presenza, nel forum, di aree destinate alla conversazione libera e maggiormente informale (in particolare l’area “Benvenuto-Caffè”).

Nei momenti di sperimentazione in aula o nei laboratori multimediali delle scuole la formalità ha lasciato ampio spazio ad un tipo di comunicazione distesa, notevolmente colloquiale con gli alunni, in un contesto di piacevolezza reciproca dove la libertà di espressione, la valorizzazione delle potenzialità esplorative, creative e riflessive, l’accettazione senza giudizio dei pareri dei singoli bambini, hanno consentito un’intensa relazione comunicativa insegnante-alunno e alunno-alunno ed una circolarità di saperi di cui tutti noi ci siamo avvantaggiati.
L’importanza assunta dal contesto ludico di azione ha favorito una reciprocità in cui Il Veliero si è fatto strumento di gioco e di possibilità di mettersi in gioco, in una sorta di mutuo riconoscimento delle nostre soggettività. “L’educazione non è solo un fatto tecnico ma comporta un gioco di sguardi reciproci” (Formenti – Gamelli 1998).
I bambini stessi hanno potuto sperimentare direttamente Internet nella sua dimensione comunicativa, in modalità sincrona e asincrona, grazie agli strumenti insiti nel browser utilizzato; per moti di essi è stata la prima occasione, come si può leggere dai loro commenti riportati nel forum UsoSicuro (6) .
L’esperienza descritta è stata dunque caratterizzata da uno stretto legame tra ricerca e azione sul campo, tra conoscenza e pratica, orientando il percorso ad una “ricaduta didattica”. Come afferma G. Trentin “conoscenza e pratica sono inseparabili. Non è possibile ’sapere’ se non si sa ‘fare’. Noi apprendiamo facendo” (Trentin 2000).

Concludendo… Internet come “scenario d’azione” per adulti e bambini
Concludendo, ritengo la nostra esperienza vissuta essere pienamente associabile all’ottica “ottimistica” con cui P. Levy vede la società “artificiale”. Noi insegnanti, in quanto attori coinvolti, abbiamo potuto sperimentare come il rapporto con il sapere (inteso anche come scambio, dialogo, arricchimento reciproco, condivisione di conoscenze e competenze), che viene favorito dall’evoluzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, può produrre un nuovo “ambiente”, con nuove “soggettività”. In questo nuovo “ambiente”, secondo Lévy, non si ha “l’atrofia, ma la virtualizzazione delle percezioni, la loro estensione, la loro trasformazione e, in un certo senso, la loro messa in comune” (Lévy 1995).
Mentre P. Lévy poneva già nel 1995 in rilievo il concetto di “intelligenza collettiva”, D. De Kerckove preferisce utilizzare l’espressione “intelligenza connettiva”, riferendosi “ad una connessione da persona a persona all’interno di una rete molto specifica” e ponendo in rilievo il fatto che “questo concetto è formidabile per capire questi processi che la tecnologia digitale ha apportato, e mi ha permesso di scoprire l’intelligenza, o, meglio, l’inconscio connettivo ricco di possibilità” (De Kerkhove 1998).
Allora è possibile vedere “Internet come scenario d’azione” (Rivoltella 2003), ponendo in rilievo anche il fatto che “la rete non va pensata come un luogo, ma come un sistema di azioni”, alla cui appartenenza anche i bambini dovrebbero essere progressivamente educati, in un contesto che tuteli la loro sicurezza e che li aiuti a scoprire e interiorizzare i modi legittimi e corretti di abitare il cyberspazio. E questo può contribuire a maturare nei bambini e nei ragazzi una progressiva consapevolezza e spirito critico nell’utilizzo delle reti telematiche e delle tecnologie in generale. “Abitare la rete” significa non solo “essere presenti” nel cyberspazio, ma sperimentare se stessi in uno “scenario d’azione” con peculiarità in larga misura diverse da quelle del mondo reale; significa sperimentare e scoprire progressivamente, nella relazione virtuale e reale con i coetanei e con gli adulti, un sistema di regole (netiquette) che favoriscono un’interazione positiva e collaborativi, la quale consente di stare bene con se stessi e con gli altri.
Ovviamente non può essere solo un software (o altri strumenti tecnologici), per quanto innovativo, ad assicurare un valore aggiunto all’utilizzo di Internet e delle TIC nella didattica scolastica. Sarà piuttosto determinante la capacità degli insegnanti di inserire questo “oggetto” all’interno di una progettazione che dia senso e scopo a quanto si fa a scuola; infatti “le nuove tecniche devono essere apprese con modalità flessibili e che richiedano la consapevolezza immediata della loro possibile collocazione in progetti educativi e didattici dai contorni chiari e definiti” (Guerra 2002). “È dunque una buona integrazione tra tecnologie e metodologia che può fornire qualcosa in più” (Calvani 2002), associata ad una consapevolezza di finalità e obiettivi educativi rilevanti per la crescita di bambini e ragazzi nella loro interazione col cyberspazio. Per quanto riguarda ulteriori approfondimenti sull’esperienza descritta si rimanda alla lettura del documento avente per titolo “Un caso di “ricerca-azione” finalizzato ad un browser sicuro per la scuola primaria” (7).
Infine, per un approfondimento della tematica relativa al rapporto tra i giovani e Internet, mi sembra utile segnalare due documenti consultabili in rete:
- “Il ‘viaggio’ del bambino in Rete: itinerari, esperienze, attese. La prima analisi europea sui comportamenti dei bambini nel web”; (8)
- “Educazione all’uso consapevole delle tecnologie. I risultati della ricerca”. (9)

Bibliografia
Calvani A. Rotta M., Comunicazione e apprendimento in Internet, Erickson, Trento, 1999.
Fadini U., Sviluppo tecnologico e identità personale, Dedalo, Bari, 2000.
Formenti L., Gamelli I., Quella volta che ho imparato. La conoscenza di sé nei luoghi dell’educazione, Raffaello Cortina Ed., Milano, 1998
Guerra L. (a cura di), Educazione e tecnologie. I nuovi strumenti della mediazione didattica, Ed. Junior, Azzano S. Paolo (BG), 2002
Preece J., Comunità online. Progettare l’usabilità, promuovere la socialità, Tecniche Nuove, Milano, 2001.
Rivoltella P.C., Costruttivismo e pragmatica della comunicazione on line, Erickson, Trento, 2003.
Trentin G., Apprendimento in rete e condivisione delle conoscenze, FrancoAngeli, Milano, 2004.
Wallace P., La psicologia di Internet, Raffaello Cortina, Milano, 2000.

Sitografia
Form@re, Newsletter per la formazione in rete, http://formare.erickson.it
Il Veliero, http://www.ilveliero.info
LTE (Laboratorio di Tecnologie dell’educazione), Università di Firenze, http://www.scform.unifi.it/lte/default.asp
Mediamente, biblioteca digitale, http://www.mediamente.rai.it/biblioteca
Obiettivo Minori, http://www.obiettivominori.it

(*) Giuliana Ceralli – giuliana.ceralli@tin.it
Insegna nella scuola primaria presso l’Istituto Comprensivo “D. Di Nanni” di Grugliasco (TO), nel quale si occupa, già da alcuni anni, di promuovere l’utilizzo delle tecnologie informatiche a livello di scuola elementare, svolgendo anche attività di formazione e consulenza ai docenti (in presenza e in modalità blended learning). Si interessa alle tematiche dell’uso sicuro e consapevole di Internet e della collaborazione in rete. Ha conseguito la laurea in Formatore Multimediale presso l’Università di Firenze e in tale percorso ha potuto anche approfondire lo studio (sul piano della riflessione teorica e su quello operativo) delle problematiche relative alla CMC, alla valenza educativa delle TIC in ambito scolastico e all’e-learning, parallelamente all’esperienza sul campo.

Note
(1) Per approfondimenti e conoscenza degli sviluppi di questo browser sicuro vedi il sito de Il Veliero (http://www.ilveliero.info)
(2) Cfr. “Le comunità degli ex-corsisti”, in Trentin G., Comunità di pratica professionali fra insegnanti: finalità e tipologie di aggregazione, Form@re, Erickson, 2003 (http://formare.erickson.it/repository/set_ott03/2trentin.html)
(3) Per approfondimenti sul gruppo di attori coinvolti nell’esperienza vedi Ceralli G. – Strino M.G., Un caso di “ricerca-azione” finalizzato ad un browser sicuro per la scuola primaria, Atti Expo e-learning Ferrara 2004 (http://www.ilveliero.info/pdf/ALL_N_ricerca_azione.pdf)
(4) Nel forum “Usosicuro” di SisCAS è possibile consultare parte della comunicazione relativa all’esperienza (http://www.siscas.net/forum/usosicuro)
(5) Nel forum Usosicuro di SisCAS è possibile leggere alcuni pensieri degli alunni (http://www.siscas.net/forum/usosicuro)
(6) Tra i “frutti” del progetto Optimist vi è stata l’area per la scuola primaria nel forum pubblico “UsoSicuro” del MIUR – USR Piemonte (http://www.siscas.net/forum/usosicuro)
(7) Ceralli G. – Strino M.G., Un caso di “ricerca-azione” finalizzato ad un browser sicuro per la scuola primaria, Atti Expo e-learning Ferrara 2004 (http://www.ilveliero.info/pdf/ALL_N_ricerca_azione.pdf)
(8) Il documento (in forma di presentazione) è consultabile sul sito del MIT (Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie) a partire dall’indirizzo http://www.innovazione.gov.it/eng/mit_informa/news/allegati/I_bambini_online.pdf
(9) I documenti relativi alla ricerca sono prelevabili dal sito Obiettivo Minori (http://www.obiettivominori.it)


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