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Lingua, telematica, scuola dell’infanzia

20 maggio 2006 | di Flora Sisti*
Il titolo è già un trinomio di difficile integrazione: come si può coniugare l’insegnamento delle lingue straniere con le nuove tecnologie, rivolte poi a studenti così giovani?L’insegnamento/apprendimento della lingua straniera infatti dovrebbe conciliare la competenza d’uso con la conoscenza del sistema: lo studente cioè non solo dovrebbe conoscere la fitta rete di regole sintattico-formali del nuovo codice ma dovrebbe anche saperlo usare in un contesto d’uso autentico; dovrebbe saper realizzare le diverse “mosse comunicative” tenendo conto del feedback dell’ascoltatore in situazioni reali di conversazione. Occorre cioè una pratica costante e ripetuta di comunicazione vis à vis, in cui gesti e parole concorrano alla trasmissione di un messaggio efficace e significativo. Pratica questa che la telematica non può garantire. L’utente che si pone davanti allo schermo del PC può avere infatti solo uno scambio interattivo virtuale (chat, bacheche, forum ecc.), che è solo un “surrogato” dell’interazione reale che avviene tra due parlanti.
Inoltre i materiali prodotti per l’insegnamento delle lingue straniere attraverso il computer realizzano per lo più approcci di tipo strutturalista/comportamentista; sono prevalentemente basati su esercizi di completamento/comprensione di testi, spesso volti al rinforzo di regole morfo-sintattiche. Il canale privilegiato è dunque quello scritto (traduzioni, esercizi grammaticali, questionari di comprensione) e solo in un numero minore di casi la componente audio orale assume un ruolo che va oltre il mero abbellimento di corsi spesso considerati alla stregua di prodotti da lanciare sul mercato. Tutto questo non si adatta affatto ad un pubblico di fruitori in età precoce: i nostri alunni della scuola dell’infanzia sono abituati ad interazioni reali, hanno da poco consolidato l’utilizzo della lingua madre tramite la rielaborazione di stimoli concreti ed autentici che giungono dal mondo adulto che li circonda. Sono abituati ad imitare il linguaggio percepito nell’ambiente e a creare delle ipotesi linguistiche originali, immediatamente verificabili nel contesto comunicativo.
La questione di fondo, come in parte ho già scritto (1), è quindi quella di conciliare un ambiente d’apprendimento solitario con l’abilità umana che più di ogni altra necessita di cooperazione: l’uso del linguaggio verbale. Inoltre occorre adattare contenuti e strategie d’erogazione ad esigenze legate all’età dei discenti e alle loro competenze in lingua madre.
Come combinare quindi la triade: lingua, telematica, scuola dell’infanzia?
La risposta potrebbe essere rappresentata da un corso, in formato telematico, che costituisca un completamento, un approfondimento e un rinforzo di materiali già in parte presentati in classe. L’alunno dovrebbe ritrovare personaggi noti alle prese con nuove avventure, in cui le stesse funzioni comunicative si combinino in co-testi linguistici diversi. Un sistema misto quindi (blended learning) che garantisca, accanto ad interazioni autentiche in presenza e cooperazione tra alunni e tra alunno e insegnante, un input linguistico arricchito da adventure games e schede interattive (tutorials) da eseguire individualmente al computer.

Fig. 1

E’ il caso del progetto Puck & Co. (2) (Fig.1) sviluppato nell’ambito della ricerca condotta per il gruppo LIReMar (3), che combina un programma di studio in presenza – in cui si introducono funzioni, strutture e lessemi attraverso mini drammatizzazioni condotte in classe – con giochi di ruolo e simulazioni in ambienti virtuali tridimensionali. All’alunno viene chiesto di comprendere e riprodurre oralmente scambi conversazionali già drammatizzati durante le lezioni e di applicare la lingua appresa a nuovi contesti, rinsaldando in questo modo la propria competenza d’uso. Il bambino deve cliccare su immagini raffiguranti ambienti ed eventi già noti riconoscendo le frasi ascoltate, deve rispondere oralmente o solo trasportare icone seguendo le regole del gioco. Giochi di incastro, di trascinamento, conferme o correzioni orali serviranno a guidare i giovani studenti nel loro percorso di edutainment (4).
Questo modello sperimentale è in stretto connubio con l’approccio comunicativo di tipo olodinamico (5): all’alunno viene presentata una lingua autentica, quella utilizzata ogni giorno dai suoi coetanei anglofoni, e delle situazioni familiari, reali o fantastiche, già vissute in lingua madre. In particolare per ampliare l’input linguistico si alternano situazioni di vissuto reale: i rapporti con la propria famiglia, il vestirsi, il lavarsi, i pasti, l’incontro con il medico, il postino, con gli amici dei genitori, e con gli insegnanti ; ad avventure fantastiche in cui il protagonista, calandosi nella storia narrata, diventa un terribile pirata, un fantasma dispettoso o un impavido pilota d’aereo.
Sia le storie reali che quelle fantastiche vengono drammatizzate dai bambini che assumono i vari ruoli in modo attivo, combinando parole a gesti e colorando le frasi con intonazioni che completano ed arricchiscono i significati trasmessi.
Lo stesso principio del “learning by doing” è applicato alle attività che l’alunno svolge con il computer. Anche in questa fase del processo di apprendimento infatti si dovrebbe prevedere una interazione attiva che consenta di “fare” nuove esperienze con la lingua straniera sfruttando la telematica.
Ecco quindi che il mezzo informatico viene trasformato da ostacolo in strumento indispensabile: la sua multimedialità diventa infatti preziosissima per poter comunicare con un mondo, quello dei discenti in età precoce, che non è ancora alfabetizzato completamente, che non sa ancora utilizzare il canale scritto. L’unica condizione è quella di trasformare i contenuti dei corsi di lingua rendendoli davvero comunicativi ed interattivi, accentuandone la componente di improvvisazione ed imprevedibilità che è propria del linguaggio umano.
La telematica non sostituisce dunque il rapporto in presenza, specie a questa età, ma può completarlo ed arricchirlo. Non c’è ragione quindi di riaccendere il dibattito tra ‘apocalittici’ ed ‘integrati’ che ha caratterizzato, nel secolo scorso, il rapporto tra mass media ed educazione.
Dal successo del fumetto, all’apparizione della radio, del cinema sonoro, fino all’avvento, molto più invasivo, della televisione, gli educatori (pedagogisti, insegnanti, genitori) hanno guardato, di volta in volta, con sospetto o ammirazione all’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito educativo. Anche con il computer gli atteggiamenti sono stati di due tipi: da un lato chi rifiutava l’uso di immagini ipnotiche a fini didattici con la motivazione che potessero intorpidire le coscienze, ottundere le capacità intellettive e, a fronte di un grande dispendio di energie, dare scarsi risultati; dall’altro gli integrati che vedevano nel nuovo mezzo uno strumento semanticamente e socialmente diverso ma non per questo meno importante del libro.
In realtà stiamo ormai assistendo ad una trasformazione del sistema educativo che vede il passaggio dalla linearità del libro alla simultaneità dell’ipertesto, dal glottocentrismo della lezione frontale alla necessità di integrare i diversi codici espressivi (parola, immagine, gesto, musica). Non sembra a questo punto possibile ignorare, anche in età precoce, uno strumento come il PC ormai entrato in ogni casa, non sembra saggio escludere i nostri bambini dal suo utilizzo e soprattutto non serve adottare un atteggiamento censorio a priori ma occorre, secondo un parere ormai piuttosto diffuso, studiarne le potenzialità e renderlo oltre che strumento di studio, esso stesso oggetto di ricerca. In questo ambito si collocano le indagini scientifiche sul rapporto tra mente umana e media che hanno recentemente portato alla definizione di nuovi concetti come quello di “intelligenza connettiva” di Derrick De Kerckhove (6). E’ questa nuova forma di intelligenza che i nostri piccoli alunni svilupperanno in futuro, un nuovo modo di avvicinarsi alla conoscenza che possa integrare molteplici codici espressivi in un quadro cognitivo generale altrettanto valido e forse migliore di quello presente. Ancora una volta, come avvenne per le altre tecnologie, gli strumenti potranno modificare i contenuti ma non stravolgerli completamente. Il computer, applicato alla conoscenza di una lingua straniera, potrà offrire nuove fonti di conoscenza, arricchire e completare l’input naturale (lo scambio interazionale in presenza) ma dovrà ‘rispondere’ alle esigenze del contenuto trattato: il linguaggio umano.
Note
(1) Sisti F., “L’inglese di base con Puck: e-learning e autoformazione”, in P. Frignani, L. Galliani, M. Giacomantonio e G. Poletti (a cura di), E-learning: protagonista dello sviluppo della società della conoscenza, Atti del Convegno Expo e-learning 2005, Università di Ferrara, 6-8 ottobre 2005.
(2) Sisti F.(a cura di), Puck & Co. An English project for young students, CD realizzato con il contributo dell’IRRE Marche, 2002;
(3) LIReMar (Lingua Inglese: sperimentazione online nelle scuole della regione Marche): un consorzio di 16 soggetti (tra circoli didattici, direzioni e istituti comprensivi marchigiani) collegati da un accordo di rete (art.7, DPR 275- 8/3/99); (4) Per edutainment si intende il filone di materiali didattici che coniuga Education e Entertainment;
(5) L’ approccio comunicativo inteso nella sua ‘applicazione forte’, riassumibile nel motto: “Using the language to learn it”, sottopone lo studente ad un massiccio input in lingua straniera autentica al fine di sviluppare la sua competenza d’uso. L’aggettivo olodinamico, utilizzato da Renzo Titone in ambito glottodidattico, si riferisce al coinvolgimento di entrambi gli emisferi cerebrali chiamati contemporaneamente a sviluppare la competenza nel nuovo idioma appreso. Si tratta di produrre un input linguistico che agisca a livello multisensoriale e solleciti sia le funzioni logico-verbali dell’emisfero sinistro sia quelle visivo-spaziali dell’emisfero destro; che stimoli cioè sia l’analisi delle unità discrete e delle relazioni formali sia l’interpretazione globale, connotativa e integrata;
(6) De Kerckhove D., Connected intelligence: the Arrival of the WEB Society, Toronto, Somerville House, 1997;

* Docente di Didattica delle Lingue Moderne e Lingua Inglese presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”. Formatrice Teamfad


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