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Tempo, spazio e costruzione dell’identità nelle Comunità di pratica

20 gennaio 2006 | Lorella Giannandrea, Università di Macerata
“Because learning trasforms who we are and what we can do, it is an experience of identity”
La riflessione sulle comunità di pratiche tende a mostrare l’importanza della relazione e del contesto nella costruzione dell’apprendimento. Wenger sostiene che l’apprendimento è il risultato dell’interazione tra esperienza e competenza e che la dialettica tra le due dinamiche sia il motore che alimenta la crescita della comunità.All’interno di questo processo però, viene a delinearsi anche un ruolo centrale del concetto di identità, perché comunità ed identità stanno tra loro in una sinergia continua e si costruiscono reciprocamente. La stessa esperienza dell’individualità non è innata, ma è appresa e costruita all’interno della comunità. Link (2 giornata VIII parte 16.19)
Attraverso la costruzione dell’identità personale ogni singolo individuo sviluppa una propria percezione e coscienza e contribuisce alla crescita del gruppo e della comunità di cui fa parte. Il percorso di costruzione dell’identità si sviluppa nel tempo e nella storia, e il risultato non è mai rappresentato da una fase conclusiva e stabile dello sviluppo dell’individuo: l’identità è per definizione dinamica e in continuo divenire.
Come avviene la costruzione dell’identità? Secondo Wenger attraverso due momenti: l’acquisizione di conoscenza e la messa in atto di questa conoscenza nel mondo. Ritornano in questa definizione i punti nodali della costruzione wengeriana: i due poli dell’apprendimento sono la conoscenza e la pratica, la costruzione del significato e l’azione che attraverso questo nuovo significato modifica il mondo e condiziona la nostra esperienza.
La nostra identità viene a definirsi come “learned experience of agency” Link (2 giornata IV parte 5.52.067) ovvero come una serie di esperienze vissute all’interno di un contesto specifico, che acquistano senso per il soggetto in quanto membro di quella comunità.
Il concetto di “agency” contribuisce a definire l’essenza di questa “conoscenza vissuta”; la conoscenza cambia la tua identità e ti rende in grado di agire sul mondo grazie alle competenze acquisite.
Contribuiscono alla definizione dell’identità una serie di tensioni tra dimensioni opposte dell’appartenenza alla comunità che vale la pena di esaminare più da vicino: la dialettica tra partecipazione e reificazione, tra individuale e collettivo, il rapporto tra un “dentro” e un “fuori”, le relazioni di partecipazione o di non partecipazione all’interno della comunità.
Partecipazione e reificazione sono le due componenti che definiscono l’apprendimento come costruzione di significati condivisi: attraverso la partecipazione alle pratiche della comunità si arriva a condividere con i membri di quella comunità artefatti linguistici e concettuali che sono l’espressione (la reificazione) della conoscenza acquisita da quella comunità. Da qui nasce la relazione tra individuale e collettivo che è uno dei punti più discussi all’interno della ricerca sulle Cops. Il fatto di appartenere ad una comunità implica l’omologazione, la completa omogeneità di opinione tra tutti i suoi membri, la condivisione di tutti i significati? Questo è un interrogativo che non porta ad una soluzione, perché la costruzione di significati condivisi è un processo che coinvolge sia il singolo sia il gruppo e tentare di entrare all’interno di questo processo significherebbe modificare il processo stesso. Non è quindi possibile determinare in maniera precisa il ruolo dell’individuo nella costruzione delle conoscenze staccandolo da quello della comunità, come non è possibile determinare se la mia competenza è qualcosa che io stesso costruisco e che poi mostro agli altri (inside – out) o se sono gli spunti che mi vengono dagli altri membri del gruppo che fanno sì che io sviluppi una certa competenza (outside – in). Anche le mie scelte e le mie decisioni non sono soltanto mie, o pienamente mie, ma vengono influenzate dalle relazioni e dalle concezioni degli altri e della comunità in cui mi trovo Link (2 giornata VIII parte 12.55)
Un aspetto molto significativo è quello della tra distinzione tra partecipazione/ non partecipazione e marginalità. Nella comunità spesso si verifica che alcune importanti risorse non siano assunte come centrali, ma che restino ai margini, invisibili anche per i membri più attenti della comunità. Questo può accadere perché possono essere lasciati ai confini della comunità alcuni membri e quindi le loro competenze (marginalities of competence) , o perché non vengono riconosciute alcune esperienze (marginalities of experience) , magari perché temute o ignorate. Questo tipo di marginalità dovrebbe invece essere valorizzato e ricondotto ad una conoscenza periferica, ma di confine, che non implichi l’esclusione. Infatti è proprio nell’interazione tra le conoscenze centrali e quelle periferiche che è più probabile trovare nuove forme di esperienza e di competenza necessarie a creare nuova conoscenza.

Proprio perché l’apprendimento è un’esperienza di costruzione dell’identità esso richiede un tempo e uno spazio per potersi sviluppare; l’ambiente di una comunità di apprendimento offre un contesto ideale per lo sviluppo di nuove comprensioni, perché la comunità sostiene il cambiamento come un momento della partecipazione. La costruzione dell’identità è un percorso nel tempo e nella storia Link (2 giornata VIII parte 22.49.00); più che da una struttura stabile, può essere rappresentata da un percorso, da una traiettoria che attraversa spazi e tempi differenti, che interseca l’appartenenza a molte comunità diverse (multimembership).
In quanto traiettoria, un’identità deve contenere un passato ed un futuro, ciascun individuo si identifica sulla base di ciò che è stato e di quello che vorrebbe diventare. La comunità in questo caso può intervenire per rafforzare l’identità dei suoi membri attraverso due modalità: la prima è quella di accettare il passato del singolo all’interno del gruppo e di farne tesoro “incorporandolo” all’interno del sapere della comunità. La seconda è quella di consentire ai suoi membri possibilità di partecipazione e di aggregazione in vista di una dimensione futura. Una comunità di pratiche può essere un luogo di sviluppo dell’identità in quanto rende possibili le traiettorie individuali, cioè offre un passato ed un futuro che possono essere sperimentati come traiettorie personali da ciascun membro della comunità (Wenger 1998, p. 215).

Bibliografia
Wenger, E. (1998). Communities of practice: Learning, meaning, and identity. Cambridge, UK: Cambridge University Press.
Wenger, E. (2000). Communities of practice: a brief introduction, http://www.ewenger.com/theory/communities_of_practice_intro.htm
Wenger, E. (2003). Learning for a small planet. From Etienne Wenger’s Home Web site, http://www.ewenger.com/research/index.htm.

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