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TRIO 2.0? Prospettive e criticità

21 ottobre 2006 | di Umberto Manduchi E-mail: umberto.manduchi@tiscali.it

In un contesto come quello del web di questi ultimi anni, caratterizzato da una evoluzione continua ed imprevedibile, anche TRIO, il portale e-Learning della Regione Toscana, attivo in rete fin dal 1998, da molti riconosciuto, nel bene e nel male, come il caso italiano più rappresentativo in questo settore, si interroga sulle modalità formative fin qui adottate e sulle sue prospettive future in un web diverso, un web sempre più orientato all’utente e alla dimensione sociale della comunicazione e dell’interazione, un nuovo mondo tuttora non ancora ben definito a cui è stata data la denominazione di web 2.0. Ma come ipotizzare il passaggio di Trio da una formazione in rete a carattere erogativo ed estensivo ad una maggiormente centrata sull’utente e sul gruppo, aperta al web e ai suoi sviluppi sociali, maggiormente rivolta alle dimensioni dell’interazione e della collaborazione? E’ concretamente realizzabile una evoluzione in tal senso? E soprattutto: è davvero auspicabile?
La terza generazione della FAD è orientata all’apprendimento collaborativo inteso come processo sociale e si caratterizza per l’utilizzo della rete come insostituibile mezzo di supporto all’interazione tra gli attori coinvolti nell’insegnamento/apprendimento: proprio per queste sue caratteristiche peculiari essa è indicata per quei contesti con un ristretto numero di partecipanti. A differenza delle precedenti generazioni FAD, rivolte ad un processo formativo di tipo estensivo, più attento alla quantità (raggiungere il maggior numero di partecipanti possibile) rispetto alla qualità, la terza generazione è rivolta invece ad un processo intensivo, rivolto ad un numero più contenuto di partecipanti, privilegiando quindi non tanto la quantità quanto la qualità del processo, identificata principalmente nell’interattività e nella partecipazione attiva e/o collaborativa di individui e/o gruppi. Emerge con chiarezza il fatto che le evoluzioni della rete nella direzione del web 2.0 rappresentano una svolta che apre nuovi ed inesplorati orizzonti per questa prospettiva. Ma tornando al nostro caso specifico, la domanda sorge spontanea: come può TRIO, un sistema nato per rispondere ad una diffusa e generalizzata richiesta di offerta formativa e pensato dunque per raggiungere un estesissimo bacino di utenza, accostarsi alla dimensione informale, sociale e comunitaria del web 2.0? TRIO rappresenta un “caso limite” per la sua enorme mole di corsi e per il suo vastissimo bacino di utenza; in quest’ottica, tentare di rispondere alla precedente domanda ha un valore particolarmente significativo non solo limitatamente al caso specifico trattato, ma anche per tutte le criticità che a livello generale emergono dalle proposte dei teorici dell’e-learning 2.0: cioè, se si possono immaginare scenari aperti alle rivoluzioni del web sociale e semantico per un caso limite come TRIO è possibile farlo per tutti gli altri contesti (la stragrande maggioranza dei casi) che presentano minori vincoli e complicazioni. Si è immaginato uno scenario ambientato in un futuro non lontano in cui, per rifarsi alla metafora delle piattaforme viste come “recinti nel web” (Bonaiuti, 2006), si aprono i cancelli del recinto verso la sconfinata distesa del web, senza per questo abbattere totalmente il recinto: si è provato, cioè, ad immaginare uno scenario in cui dimensione formale e informale siano integrate e tra loro complementari. Per aprire i cancelli senza abbattere il recinto si è inteso dunque immaginare uno scenario in cui TRIO, in un futuro prossimo, adotti una piattaforma aperta ed interconnessa con il web, abbandonando l’atteggiamento di totale chiusura all’esterno, fin qui adottato. Si è tenuto conto anche di alcune “eresie” del web che a mio avviso possono, se rivalorizzate in un’ottica pedagogica, divenire la cornice teorica dello scenario sopra immaginato: l’etica hacker, il software libero, il copyleft e le licenze creative commons.

Il lavoro integrale è in rete all’indirizzo: http://www.elimu.it/risorse

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Bibliografia

Bonaiuti G. (a cura di) (2006), E-Learning 2.0, Il futuro dell’apprendimento in rete tra formale ed informale, Trento, Erickson
Calvani A. (2006), Reti conoscenza comunità, Trento, Erickson.

* Umberto Manduchi Laureato in Scienze dell’Educazione, ho coltivato negli anni un sempre maggiore interesse per l’informatica, in particolare per il software libero, per il webdesign e per l’authoring multimediale. Sono particolarmente interessato alle potenzialità dell’utilizzo dell’informatica e della telematica nella didattica e nella presentazione di contenuti multimediali, in contesti scolastici ed extrascolastici. Assieme ad alcuni colleghi del master ho dato vita all’Associazione Culturale “elimu”.
Info: http://www.smendock.altervista.org/um/ ; http://www.elimu.it


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