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Una chat per la libertà di comunicare

20 giugno 2006 | di Maria Gabriella Strino (*)

Introduzione

L’esperienza che voglio proporre è stata attuata nell’anno scolastico 2004/2005 nella Direzione Didattica di Omegna 1° Circolo, a seguito della sperimentazione de Il Veliero, browser per l’utilizzo sicuro di Internet da parte dei bambini, avvenuta l’anno scolastico precedente. E’ un esempio di collaborazione on-line tra cinque classi della nostra scuola, dislocate in plessi distanti tra loro, e due classi della Direzione Didattica Mar dei Caraibi di Roma-Ostia. Scopo del progetto era sviluppare la conoscenza e la collaborazione tra i bambini sia all’interno che all’esterno della propria scuola, promuovere l’utilizzo della chat attraverso lo scambio di informazioni e vissuti su un periodo storico che, pur essendo per loro distante nel tempo, poteva ancora acquistare significato e importanza se collegato al vissuto attuale di ogni bambino.

Perché chattare?
L’impiego della chat nella sperimentazione scolastica del browser per l’utilizzo sicuro di Internet Il Veliero, dell’aprile 2004, ha costituito l’elemento di maggior attrazione sia per gli alunni sia per gli insegnanti che ne hanno usufruito. In particolare, al termine della ricerca-azione gli attori coinvolti si erano trovati d’accordo nel ritenere che la chat avesse contribuito a:
- potenziare le modalità comunicative degli alunni, soprattutto di chi possiede una forte emotività che spesso ostacola l’espressione compiuta del proprio pensiero;
- esprimere riflessioni sulle caratteristiche e potenzialità di uno strumento comunicativo “virtuale” per molti ancora sconosciuto;
- aumentare le capacità riflessive di ciascuno, la parola scritta può essere modificata prima di trasformarsi in risposta all’interlocutore;
- incrementare il livello di socializzazione e interazione con classi di differenti contesti ambientali;
- confrontarsi liberamente scambiandosi emozioni e conoscenze, in un contesto dove la virtualità è solo mancanza di contatto fisico, di vista, di udito, ma dove si riesce a mettere in campo veramente ciò che ciascuno effettivamente pensa;
- superare gli stereotipi: il dialogo avviene attraverso l’ascolto dell’altro, concentrandosi su quanto viene detto e non su elementi fisici che possono fuorviare l’attenzione dal discorso;
- stimolare la naturale propensione dei bambini a giocare con la fantasia;
- approfondire la conoscenza di varie modalità comunicative (sincrone e asincrone) offerte dal computer;
- affrontare il discorso “netiquette”;
- educare all’utilizzo sicuro delle CMC sincrone, coscienti della mancanza di certezza dell’identità dell’ interlocutore (1).
Inoltre lo strumento chat si sta affermando, soprattutto tra gli adolescenti, come modalità di comunicazione a volte privilegiata e unica ma non sorretta da una conoscenza adeguata circa le regole e la retorica tipica che stanno alla base di questa modalità comunicativa sincrona.
Nella nostra realtà scolastica, da un sondaggio da me effettuato nel 2004, la chat risultava ancora sconosciuta alla maggioranza dei bambini, solo alcuni avevano ammesso di aver provato una chat per bambini, alla presenza dei genitori.

La chat come strumento didattico per conoscersi e conoscere altri
L’anno scolastico seguente alla sperimentazione, decisi che sussistevano i presupposti per introdurre nella progettazione scolastica lo strumento chat affiancandolo alla messaggistica, già ampiamente utilizzata all’interno delle classi.
Nella Direzione Didattica Omegna 1, coordino un progetto triennale denominato “Oltre la frontiera”; esso prevede, nell’arco di un triennio, il raggiungimento di obiettivi legati alla conoscenza del sé, alla comunicazione di emozioni ed esperienze, all’interazione tra pari, al fine di sviluppare conoscenze e confronti di culture di diverso tipo, attraverso la sinergia di più percorsi disciplinari o formativi, uno dei quali è la multimedialità.
Familiarizzare con lo strumento computer, per chi è coinvolto in questo percorso, vuol dire analizzare le potenzialità tecniche e creative insite nella multimedialità attraverso un percorso formativo che renda consapevoli del sé insegnanti ed alunni, aumentando le potenzialità creative e comunicative di ciascuno nell’ottica del miglioramento e ampliamento dei rapporti interpersonali, per il superamento dei propri confini. “Oltre la frontiera” è nato proprio con l’intento di rafforzare l’apertura della scuola e di chi opera in essa nei confronti del territorio circostante (2).
Nel corso del primo anno di attuazione gli obiettivi comuni erano improntati allo sviluppo della conoscenza del sé, attraverso il riconoscimento di emozioni.
L’obiettivo prioritario del secondo anno prevedeva l’ampliamento delle capacità comunicativo-espressive soprattutto in relazione alla capacità di ciascuno di esprimere emozioni e vissuti, una riflessione sui linguaggi specifici della comunicazione (verbale, iconica, teatrale, virtuale ecc.), nonché la conoscenza di alcuni periodi storici in cui era negato il diritto di comunicare. Ogni classe ha affrontato un proprio percorso ed ha approfondito un aspetto particolare del linguaggio comunicativo.
In questo terzo anno di progetto si vuole estendere la conoscenza e l’accettazione dell’altro da sé, nell’ottica del superamento di rigidità e stereotipi tipici di ogni cultura.
La chat è stata introdotta, nel secondo anno di progetto 2004/2005, come strumento tendente a favorire l’ampliamento della comunicazione e della conoscenza dell’altro da sé.
Decidemmo di utilizzarla primariamente nell’ambito del Circolo per far interagire tra loro le classi aderenti al progetto, appartenenti a scuole di paesi o città tra loro distanti: il Circolo di Omega 1 comprende infatti più plessi dislocati sulle sponde Nord-Occidentali del lago d’Orta (VB-Piemonte), distanti anche più di 10 chilometri. I bambini non hanno modo di conoscersi tra loro, ci è sembrato questo un nuovo modo per sviluppare la conoscenza di chi è più vicino ma non facilmente raggiungibile. Spesso si intraprendono scambi tra classi lontane ma non ci si cura a sufficienza della conoscenza delle classi che sono a noi più prossime.

Dalla chat libera alla chat moderata
Le prime chat furono libere, mirate alla conoscenza dei nostri interlocutori e alla familiarizzazione con lo strumento. Il ruolo dell’insegnante, in questa prima fase, consisteva più nel vigilare sulle interazioni attraverso il monitor centrale di cui è dotata la chat del Veliero, che nel moderare gli interventi. Al termine di ogni evento, si discuteva con i bambini e le insegnanti di netiquette, di problematiche tecniche, di questioni inerenti la comunicazione virtuale.
Nel corso dell’anno la collaborazione si estese anche ad alcune scuole del territorio nazionale che utilizzavano il medesimo strumento chat-sicura.
Tra le diverse esperienze, una in particolare è degna di nota in quanto ha coinvolto due classi di Roma-Ostia, tre classi di Omegna e due di Arola e Nonio, due paesi poco distanti da Omegna. In tutto un centinaio di bambini guidati da sei insegnanti.
L’iniziativa si è attuata il 21 e il 22 aprile 2005 e aveva per titolo: “Una chat per la libertà di comunicare”.
Erano invitate a partecipare tutte le scuole, in particolare quelle della regione Piemonte che utilizzavano il software Il Veliero. La proposta verteva sul confronto e lo scambio di informazioni sul 25 aprile, data della Liberazione, per discutere della conquistata libertà e sul periodo storico in cui era proibito comunicare liberamente. L’occasione giusta per approfondire le valenze comunicative e l’importanza della comunicazione, tramite l’analisi di un periodo in cui questa libertà era negata.
Si è dunque prevista una prima chat moderata, preparata da un lungo lavoro sulla comunicazione e dagli eventi che hanno caratterizzato i giorni precedenti la manifestazione stessa: visione di film, discussioni, ricerche in Internet, ricerche sul territorio e interviste ai testimoni diretti, lavori di grafica.
Un lavoro che coinvolgeva anche le istituzioni presenti sul territorio, Comune di Omegna e Parco della Fantasia Gianni Rodari, impegnati nelle celebrazioni per il 60° della Liberazione.
Inizialmente concordai le modalità organizzative con il gruppo di lavoro facente capo al Forum Usosicuro (3) ed al forum Optimist, le piattaforme del SiScas attraverso le quali abbiamo a lungo collaborato alla sperimentazione del Veliero a partire dalla primavera del 2004.
Ero alla mia prima esperienza come moderatrice di chat per cui sottoposi le mie idee al gruppo di ricerca-azione e, in particolare, a chi aveva già avuto altre esperienze di questo tipo.
Ne è nato un interessante scambio tramite mail, con Paolo Quadrino (4), riportato poi nel forum Optimist, perché si aprisse anche al contributo degli altri insegnanti che, a distanza di un anno dalla sperimentazione, continuavano liberamente ad interagire nel Forum.
In fase di programmazione tenni quindi conto di indicazioni e suggerimenti che mi arrivarono da colleghi e da esperti (con i quali interagivo on-line) e in fase di programmazione, valutai meglio il numero e la qualità degli input per guidare la conversazione on-line in modo più agevole e fluido.
Nell’arco di due giorni moderai tre chat: due tra due classi di Omegna e Roma-Ostia ed una tra quattro classi del nostro Circolo, situate in scuole lontane tra loro. In questi due giorni potei contare anche sulla partecipazione di Stefano Messina , Paolo Quadrino e Giovanni Marcianò (6) come supervisori esterni.
Potrei parlarvi di meraviglia, di emozioni, di soddisfazioni, di entusiasmi come sentimenti prevalenti nell’arco delle due giornate, condivisi da tutto il gruppo di insegnanti aderenti e soprattutto dai bambini, ma contribuirei scarsamente alla valutazione dell’evento e rischierei di cadere nell’autoreferenzialità.
Rileggendo le chat, emergono in modo evidente le potenzialità ma anche i limiti, superabili, dell’utilizzo di questa modalità comunicativa.
Le chat che potrete scaricare (Roma/Ostia-Omegna (7), Omegna-Arola-Cesara-Roma (8)) hanno formattazioni diverse: solo la seconda presenta le icone iniziali di riconoscimento e gli emoticons, perché scaricata subito dopo l’effettuazione, l’altra è stata ripresa a posteriori dal database del Veliero.
L’attenzione e la partecipazione dei bambini in questo momento di lavoro non usuale è stata particolarmente attiva, tanto che pretendevano da tutti lo stesso tipo di coinvolgimento e chi rimaneva in silenzio troppo a lungo, era sollecitato a partecipare: “Perchè non ciattate più Roma?”, “Cesara ci siete?”.

Moderare una chat
Come prima esperienza nel ruolo di moderatrice mi sono sentita spesso incalzata dai bambini più veloci che, dopo aver espresso le loro opinioni a seguito delle mie domande, premevano per proseguire e proponevano loro quesiti agli altri senza attendere i miei. Ma, come succede nelle conversazioni in classe, non sempre tutti rispettano i tempi e le modalità di intervento; solo attraverso l’uso costante si può giungere a far loro comprendere che esistono anche in questo contesto regole da rispettare e, soprattutto, far capire la differenza tra una chat libera ed una moderata.
Il browser Il Veliero, offre ad ogni insegnante la possibilità di moderare la chat dalla sua postazione. Nel riquadro che appare sul monitor dell’insegnante, compaiono tutte le postazioni attive nel laboratorio: il colore verde indica che gli alunni hanno tutti il diritto di parola e tutte le chat sono in grado di funzionare.
L’insegnante può decidere di chiudere la chat ad una o a tutte le postazioni, può, al contrario, decidere di dare la parola a chi gliela chiede: in questo caso le postazioni di chi ha richiesto l’intervento si colorano di arancione e l’insegnante stabilisce chi far parlare.
Quest’opzione può diventare utilissima in caso di intemperanze di alcuni: è successo, per fortuna raramente, di dover togliere la parola a qualcuno che stava “abusando” della propria libertà di comunicare.

Esaminare i testi delle chat
La rilettura a posteriori del dialogo, poneva in evidenza come non fosse facile mantenere il filo del discorso in chat, come molte affermazioni risultassero apparentemente slegate dal contesto, come gli stessi bambini si lasciassero facilmente fuorviare dalla discussione per rispondere all’amico e non alla domanda posta dal moderatore.
I fraintendimenti sono sempre in agguato come ha sottolineato Matteo, alunno di terza, scrivendo il resoconto sull’esperienza, soprattutto quando non si ha ancora acquisito una sufficiente velocità nello scrivere sulla tastiera, nel leggere la chat e contemporaneamente rispondere.
Con il gruppo dei bambini di quarta abbiamo affrontato a posteriori la rilettura della discussione: a tutti è apparso evidente che alcuni interventi risultavano poco chiari poiché non espressamente riferiti alla domanda o al dialogo precedente; spesso, per capire una risposta fu necessario ricercare la domanda esatta che l’avesse generata. Al termine i bambini convennero che è necessario scrivere una risposta includendo parte della domanda stessa per contribuire alla chiarezza del discorso.

“Errori” in chat
E’ comunemente accettato ormai che la correttezza ortografica in chat non deve assillare chi scrive e, soprattutto, noi insegnanti.
Ma spesso sono gli alunni stessi a preoccuparsene e a scusarsi con gli altri. A questo proposito è stato simpatico lo scambio avvenuto tra bambini: “Scusate per gli errori!” scrivono Marta, Martino e Beatrice, “Ok vi perdogniamo!” rispondono Thomas ed Alessio.

Emoticons, emozioni provate e comunicate
Come gruppo di progetto abbiamo ritenuto importante permettere che ciascuno esprimesse le emozioni del momento, non per enfatizzare, ma perché ciò fa parte del nostro percorso progettuale. Riconoscere e saper comunicare le emozioni è importante perché attraverso questa modalità ciascuno comprende se stesso e impara a gestire la propria emotività.
La chat offre un’opportunità ulteriore per approfondire la conoscenza di sé attraverso l’apertura e il dialogo con l’altro.
I bambini e le bambine hanno comunicato le loro emozioni utilizzando frasi ed aggettivi appropriati che, leggendo, ci trasmettono il senso della meraviglia, della felicità, del divertimento, dell’incredulità: “Stiamo parlando con tantissime persone ma non ce ne accorgiamo.” “Non vi vediamo però è divertente”.
La chat diventa per loro un regalo inaspettato, uno strumento che permette di ampliare i confini della loro classe pur rimanendo in essa, di confrontarsi con chi non si conosce, superando lo scoglio della diffidenza iniziale.
Utilizzare gli emoticons per i bambini non ha significato solo divertirsi inserendo piccoli disegni colorati, gli emoticons sono stati uno strumento importante per enfatizzare e comunicare a chi non li vedeva, i loro stati d’animo, è stato un modo per inviare messaggi chiari, non ambigui adeguati a ciò che stavano provando realmente, in modo che tra gli interlocutori non si potessero frapporre fraintendimenti. Dai testi delle chat risulta che la maggioranza dei bambini ha compreso questa regola fondamentale della comunicazione, alcuni invece hanno inviato messaggi discordanti tra testo ed emoticons. La rilettura dei testi in classe ha evidenziato come non si debba sottovalutare quest’aspetto, essenziale per apprendere a comunicare in modo corretto.
Le insegnanti Giacomina, Angela, Francesca, Betty, Maria Rosa e Paola, che hanno partecipato con me all’iniziativa, hanno mostrato al pari dei bambini, attraverso la chat, la loro emozione del momento. Come si può essere professionali se non ci presentiamo veramente per quelli che siamo e non ci togliamo la nostra maschera di rigidi educatori? Nel nostro percorso anche gli insegnanti sono chiamati a far parte di questo “gioco”: la conoscenza di sé e l’apertura avverranno nei nostri alunni se e quando saremo disponibili noi, insegnanti, a farci conoscere come persone innanzi tutto. Il gioco di specchi che ne consegue fa in modo che anche i nostri alunni imparino ad esternare i loro vissuti, insegna loro ad apparire come si è senza veli o mistificazioni, in una sorta di “compromissione” educativa, di coinvolgimento reciproco.

La netiquette ovvero impariamo a rispettare gli altri
Per chi si appresta ad utilizzare la chat è essenziale conoscerne le regole fondamentali di utilizzo. Inizialmente si possono discutere le regole di base con la classe che si appresta a scrivere, poi sarà l’esperienza a creare momenti opportuni di riflessione. E’ importante far capire che l’anonimato di chi digita non deve diventare un pretesto per mettere in atto comportamenti scorretti, per utilizzare linguaggi sconvenienti o lanciare provocazioni attraverso un linguaggio molto aggressivo. Ma è bene che i bambini sappiano anche come affrontare nel giusto modo queste evenienze, come fare per ignorare chi non segue la netiquette o a chi rivolgersi in caso di bisogno.
Nella chat scolastica del Veliero non ci possono essere intromissioni di estranei; partecipano solo le scuole che preventivamente si sono registrate, tutte le conversazioni sono contenute nel database dell’Amministratore e perciò si può risalire facilmente a chi non ha mantenuto un comportamento corretto. Cosa fare in questi casi?
Nei forum Optimist e Usosicuro gli insegnanti hanno a lungo dibattuto anche di questo, ma la problematica non si discosta molto da quella che giornalmente si ripresenta in ogni classe. Una parolaccia in chat può forse avere un effetto maggiormente dirompente rispetto a quella detta a tu per tu, ma, entrambi i casi possono diventare momento di riflessione per la classe e costituire input per aprire la discussione sul rispetto e la correttezza verso gli altri. Così può capitare, come successo in una delle nostre chat, che un bambino burlone apostrofi gli altri con un “bruti cicioni” e che gli altri si arrabbino. In quel caso l’intervento immediato dell’insegnante serve a far riportare la discussione entro termini leciti, invitando tutti a non raccogliere provocazioni e ignorando il messaggio perché non coerente con quanto si sta facendo. La chat si trasforma così in esperienza di vita e, se nel futuro la comunicazione virtuale entrerà sempre più a far parte della nostra quotidianità, i nostri bambini sapranno come relazionarsi e, speriamo, sapranno anche sostenere discorsi maggiormente articolati.

Bibliografia
Calvani A ., Inuovi media nella scuola, Carocci, Roma, 1999
Calvani A., e Rotta M., Comunicazione e apprendimento in Internet, Erickson, Trento, 2001
Formenti L., Gamelli I., Quella volta che ho imparato – La conoscenza di sé nei luoghi dell’educazione, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1998
Gily C. e altri, Manuale di ludodidattica dei media, Graus Editore Napoli, 2003
Maragliano R., Nuovo manuale di didattica multimediale, Laterza, Bari, 1999 / 2002
Wallace P. La psicologia di Internet, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2000

Sitografia
Atti del Convegno Internet e minori Roma 19/05/2005 (sperimentazione del Veliero) http://www.minorinrete.org/index.php?risorsa=articolo_view&id_articolo=7

Un vascello per navigare sicuri libretto sulla sperimentazione del Veliero nelle scuole della Regione Piemonte http://www.ilveliero.info/pdf/vascello.pdf

Internet e bambini libretto sulla sperimentazione del Veliero nelle scuole del Lazio http://www.ilveliero.info/pdf/libretto_sperimentazione.pdf

Per la tematica della sicurezza in Internet vedere questa sitografia molto ampia http://www.ilveliero.info/internet_per_bambini/sitografia.htm

(*) Gabriella Strino – gabriellastrino@alice.it
Insagnante di scuola primaria, 1° Circolo di Omega (VB) è insegnante di Scuola Primaria presso il Circolo Didattico di Omegna 1. Si occupa di Informatica dal 1985. Ha coordinato diversi progetti collaborativi con scuole di ogni ordine e grado(due di questi hanno vinto il Concorso per finanziamenti indetto dalla Fondazione CRT Piemonte), ha collaborato con l’Osservatorio Bambini e media di Napoli e con l’Oscom dell’Università Federico II di Napoli. Si occupa in particolare di ludodidattica dei media ed ha partecipato a numerosi convegni in qualità di relatrice. Formatrice nel Pstd 1997/2000, nel Fortic e tutor Fad 59. Ha scritto Nomi reali e storie virtuali ed Eurocomp 2000-Graus Napoli, 2002, dove sono raccolte alcune delle sue esperienze sull’applicazione della multimedialità in contesto scolastico. Ha coordinato la progettazione e l’implementazione di due videogiochi scolastici uno dei quali è stato pubblicato con il libro Manuale di ludodidattica dei media di Clementina Gily Reda Eurocomp 2000-ed Graus, 2004.

Note
(1) Cfr. Ceralli-Strino, Un caso di ricerca-azione per lo sviluppo di un browser sicuro per la scuola primaria, Expo Carid Ferrara 2004, visionabile all’indirizzo http://xoomer.virgilio.it/lolodolo/documenti/ALL_N_ricerca_azione.pdf
(2) Per approfondimenti relativi al progetto v. http://xoomer.virgilio.it/lolodolo/
(3) Il forum Usosicuro è consultabile all’indirizzo http://www.siscas.net/forum/usosicuro
(4) Paolo Quadrino è consulente per la promozione e commercializzazione de Il Veliero
(5) Stefano Messina, ingegnere informatico, ideatore, progettista e curatore dello sviluppo de Il Veliero
(6) Giovanni Marcianò, ha coordinato il gruppo di sperimentazione de Il Veliero per la Regione
(7) Scaricabile all’indirizzo http://xoomer.virgilio.it/lolodolo/documenti/chat_22_aprile_%20omegna_roma.zip (8) Scaricabile all’indirizzo http://xoomer.virgilio.it/lolodolo/documenti/chat_22_aprile_%20omegna_roma.zip


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