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Un’esperienza di robotica tra e-mail e chat

20 giugno 2006 | di Simonetta Siega (*)
La comunicazione a scuola Educare alla comunicazione efficace è oggi un compito molto importante della scuola, dove sarebbe opportuno anche imparare i modi corretti del comunicare. Ma cosa intendiamo per comunicare?
La comunicazione implica parecchi fattori senza i quali non può sussistere, per esempio, un emittente, un ricevente, un codice, ecc. E’ comunque un processo che si svolge nel tempo e, nel tempo, ha degli effetti; implica un’interazione e può avere esiti indiretti o mediati. A differenza dell’Informazione è un fatto dinamico, è un processo.
L’esperienza che riporto in questo contributo è nata grazie ad una corretta comunicazione, ad una interazione tra ragazzi appartenenti a due ordini di scuola diversi:
- classe quinta scuola elementare di Baveno (VB)
- classe quinta scuola elementare di Feriolo (VB)
- classe seconda media di Lucca.
La comunicazione collaborativa on line, tra ragazzi che non si conoscevano di persona ma sono riusciti a scambiarsi delle esperienze vissute in prima persona, rendendo quasi nulla la distanza fisica e geografica che li divideva, rende questo documento degno di essere letto. Uno scambio interattivo tra classi di scuole diverse, ha visto l’utilizzo di due forme di comunicazione: sincrona, e asincrona, grazie all’ausilio di un browser sicuro e protetto per bambini (il Veliero).

Internet e scuola
Alla base di tutto, in questa esperienza,si può notare come sia emersa una dinamica di collaborazione tra i ragazzi tale da renderli molto sicuri e decisi nel loro operare.
Penso anch’io che la collaborazione online tra bambini piccoli debba essere un’esperienza integrativa che niente deve togliere ad esperienze piu’ basilari, di collaborazione fisica e contatto diretto con l’ambiente reale del bambino; pertanto il mio contributo nasce da un’esperienza in palestra, in classe e in laboratorio informatico (c’è quindi esperienza pratica e “fisica” alla base del vissuto dell’alunno) per poi passare alla collaborazione on line come conseguenza di confronto tra progetti simili e “bisogno” di comunicare quello che “abbiamo vissuto e imparato” da parte degli allievi stessi, in prima persona! Filo comune di questa duplice esperienza che ora esporrò è la “robotica”.

Microrobotica a Baveno
La classe quinta della scuola elementare di Baveno è stata protagonista di molte sperimentazioni grazie alla capacità degli alunni di ricevere senza problema nuovi input e, alla mia voglia di imparare cose nuove. Come ogni adulto dovrebbe porsi di fronte ad un bambino che impara, ho cercato (e cerco) di creare un ambiente di apprendimento idoneo alla crescita, rispettando i tempi soggettivi di apprendimento ma soprattutto imparando ad imparare anche da loro, dai bambini. Alle mie spalle ho sempre come punto di riferimento pedagogico quanto ho studiato nel mio percorso formativo e quando mi hanno insegnato pedagogisti quali S. Papert e R. Feuerstein, uno “noto a tutti per aver centrato la propria proposta pedagogica sulle nuove tecnologie e l’altro invece sull’uomo!” (1)
Inizialmente giocare con i Micromondi nel laboratorio di informatica ha insegnato ai ragazzi a collaborare, a lavorare insieme davanti al pc, colorando, scrivendo e giocando. Un po’ grazie al fatto che nelle nostre scuole i laboratori non sono molto ricchi di strumentazione tecnologica un po’ per sperimentare come imparare insieme è molto più interessante che individualmente, è iniziata così l’avventura chiamata dai ragazzi “Tartalandia” (vedi: http://margi.bmm.it/old/tartarughe/baveno/index.htm).
E se con i micromondi s’è imparato a “programmare” la tartaruga dopo averla vestita come più ci piaceva, il bisogno successivo dei ragazzi è stato quello di “liberare la tarta” su una superficie piana e insegnarle a “comportarsi” in base a dei comandi dati. Ecco che nasce nella nostra scuola l’esperienza della “micro-robotica” (sperimentata e descritta nel progetto di ricerca – azione Lego, Logo, Micromondi e Microrobotica, una sperimentazione per la scuola di base orientata all’utilizzo in chiave costruttivista delle tecnologie digitali (2)). Sempre e solo in base ad una parola d’ordine che è un po’ il filo conduttore del nostro lavoro, collaborare.
Collaborano i ragazzi tra di loro per imparare a costruire un robottino , per riuscire poi a programmarlo e sperimentare il movimento o i diversi sensori utilizzati; e collaborano anche le insegnanti, sia on line per cercare “aiuto” da chi ha già sperimentato questa attività (docenti di scuole medie e/o superiori, esperti, professori universitari), sia per dare un supporto a chi vorrebbe provare ma non osa. I tempi sono sempre “stretti” per chi lavora nella scuola e posso affermare che, proprio grazie a quanto la rete ci offre (posta elettronica, chat, forum ed altro), anche noi insegnanti abbiamo avuto un ottimo beneficio.
Ora nel mio Istituto dalla sperimentazione di una classe iniziale, ci sono 11 classi (3) coinvolte nel progetto Nazionale “Robot @ scuola” (4).
Ed i bambini?
I bambini a scuola hanno i loro “canali” di comunicazione che a volte superano le nostre reali conoscenze. I bambini, anche se di classi diverse parlano spesso tra loro, in momenti diversi della giornata e si raccontano le esperienze che più li coinvolgono. Bambini di classi diverse con compagni di scuole diverse. E parlano di ciò che a loro piace. Ecco perché mi ritrovavo spesso con richieste di “fare robotica” anche in classi che non conoscevo proprio. E grazie allo scuolabus le notizie passavano pure i confini del nostro Istituto!
Attualmente il bisogno è soddisfatto perchè con 11 classi attive nella sperimentazione alla microrobotica in tutto l’Istituto, si può affermare che i ragazzi “giocano ed imparano” collaborando su questo tema comune: la robotica.

Collaborare in rete nella nostra scuola
Ma episodi di utilizzo delle tecnologie per collaborare on line si sono verificati anche tra i ragazzi. In particolare due casi: una chat dopo il convegno al Kindercom di Venezia (al quale hanno partecipato gli alunni della scuola elementare di Baveno) e l’utilizzo della posta elettronica per comunicare con i ragazzi “più grandi” della scuola media di Lucca.
Descrivo di seguito i due casi.
Primo episodio: Partecipazione al Convegno Kindercom di Venezia (5) e conseguente “chat” al ritorno “a casa”. Anno scolastico 2004/2005.
Attraverso l’utilizzo del programma Il Veliero, per una navigazione sicura in internet, che la nostra scuola ha acquistato ed inserito nella PUA di Istituto, quale strumento da utilizzare con i bambini per comunicare on line, i ragazzi della classe quinta della scuola elementare di Baveno si sono accordati con i compagni della scuola elementare di Feriolo, per incontrarsi un giorno e chattare insieme.
Il tema della conversazione era: Convengo sulle Nuove Tecnologie a Venezia (Kindercom). La curiosità dei ragazzi di Feriolo nel porre domande ai compagni di Baveno era rivolta inizialmente al viaggio fatto (Venezia è una città che tutti conoscono ma per i bambini del Lago Maggiore è una meta molto lontana!). Il soggiorno dei compagni è durato per ben tre giorni e due notti fuori casa (senza “andare a scuola”) e senza le famiglie. I ragazzi di Baveno si sentivano “importanti” ma non tanto per questo viaggio comunque impegnativo quanto per aver partecipato ad un convegno da essi stessi organizzato nella parte economica-finanziaria: raccolta soldi e finanziamenti vari, nel territorio, per poter coprire le spese previste. Un convegno rivolto ai ragazzi delle scuole medie e superiori (e quindi tutti compagni più grandi di loro) in cui avevano pure conquistato il secondo posto grazie alle loro presentazioni sia sulla robotica che sull’utilizzo del Veliero a scuola, come strumento di navigazione sicuro. Quindi il tono della loro chat era alto… come dire: “si davano un po’ di arie”, e lo si nota da frasi del tipo: “la classe non è acqua!”. Ma proprio grazie a questa chat, dopo aver soddisfatto le prime curiosità “turistiche”, i ragazzi iniziano a parlare di qualcosa che entrambi conoscono e utilizzano a scuola: la robotica e i kit Lego. Nonostante i ragazzi delle due scuole primarie svolgano l’attività robotica con una programmazione uguale e parallela, i compagni della scuola di Feriolo chiedono conferma ai ragazzi di Baveno, sull’utilizzo del linguaggio di programmazione, sul kit di costruzione e sull’uso dei due sensori. E’ molto interessante notare come, grazie alle emoticons, i dialoghi siano sintetici ed essenziali ma riescano ugualmente a farci capire e condividere l’entusiasmo e la voglia di raccontare, da entrambe le parti.
Sicuramente risulta difficile raccontare con delle parole quanto i piccolini chattando volessero dirsi e raccontarsi. Una descrizione peculiare non rende quanto una visione iconica ed estetica del testo. La visione di quelle “faccine”, dalle emozioni più contagiose ed intriganti, ci comunica, sicuramente, quanto la chiacchierata sicura tra le due classi, avvicini i ragazzi e li leghi con un senso di amicizia diverso dal solito. Abitano a 5 chilometri di distanza ma non si vedono spesso: solo a fine anno grazie ad una festa d’Istituto che coinvolge tutte le scuole del territorio. Eppure, grazie a questa “chiacchierata” on line su un discorso comune, l’atmosfera creatasi li fa sentire più “importanti e grandi” ma contemporaneamente pieni di voglia di comunicare come vecchi amici, vicini di casa, conoscenti di vecchia data. Potenza della rete? Succede con gli adulti … ma anche con i bambini!
Secondo episodio: questa esperienza, invece, è realizzata e vissuta sempre dalla stessa classe quinta di Baveno ma con dei compagni più grandi, una classe seconda media di Lucca; non utilizzando la chat ma la posta elettronica.
Dopo l’invito a scrivere un contributo sulla mia esperienza di Robotica in una rivista del settore scolastico “Rassegna dell’istruzione”, proprio perché il contributo fosse coerente e organico, l’esperto che curava tale servizio chiese ai docenti coinvolti di “sentirsi”, di parlarsi e comunicare tra loro, prima di scrivere il contributo proprio per evitare doppioni o ripetizioni o, peggio ancora, contraddizioni che sarebbero state pubblicate nell’articolo della rivista.
Fu così che conobbi il collega Enio Domini, anche lui un docente che però insegnava in una scuola media toscana, che stava sperimentando la robotica con i kit della Lego Mindstorm.
Fu interessante e produttivo cominciare lo scambio di mail con Enio, docente molto più informato e “robotizzato” di me. Scoprire che entrambi utilizzavamo il costruttivismo come approccio utile ed efficace da sperimentare in classe con i ragazzi mi permise di riflettere positivamente sull’ipotesi di coinvolgere le nostre classi in uno scambio epistolare, costruttivo e produttivo.. L’articolo pubblicato (6) fu davvero un contributo interessante che evidenziava la continuità nell’attività robotica tra scuola elementare e media. E la nostra corrispondenza proseguì anche oltre l’argomento iniziale.
La propose subito di “scrivere ai compagni di Lucca” e chiedere loro una “sfilza” di domande e numerose richieste. Questo fatto mi spaventò ma trovò spiegazione nel momento in cui capii che gli alunni della scuola elementare consideravano i compagni della scuola media “esperti” dell’argomento, per la differenza di scuola e di età. Anche qui i risultati superarono le nostre aspettative. Considerando che i ragazzi di quinta non avevano mai lavorato con un programma di posta elettronica come Outlook, né mai avevamo trattato l’argomento corrispondenza on line, non sapevo proprio cosa potesse succedere. E mentre io e il collega Enio Domini ci scambiavamo qualche mail per confrontarci e ci scoprivamo un po’ “intimoriti”, i ragazzi invece dimostrarono di non aver alcun dubbio sul da farsi. Noi docenti cercavamo in qualche modo di prevenire quello che avrebbero potuto dire o fare i nostri alunni; essi invece sembravano “non considerare” i nostri consigli iniziando a dialogare senza problemi fin dall’inizio.
Lo scambio di mail mostrava come poteva nascere un dialogo vero ed interessante tra queste due classi che avevano in comune un’esperienza di attività robotica svolta nella loro scuola. A differenza della comunicazione sincrona, la chat , nella e-mail i ragazzi non potevano partecipare tutti contemporaneamente, anche se da postazioni diverse, all’evento.
La mail ricevuta veniva stampata, letta in classe e commentata. Una delegazione di ragazzi (su 16 alunni almeno un gruppetto di 4 compagni) si prendeva l’incarico di rispondere, dopo aver fatto un sondaggio tra i compagni per sentire singoli pareri e decidere come rispondere. La delegazione cambiava ogni volta che si riceveva una e-mail diversa. La prima cosa che attirò la mia attenzione fu questa. I ragazzi erano stati avvisati sulla possibilità di comunicare con compagni più grandi in tema di robotica ma l’argomento inizialmente venne ignorato. La conversazione iniziò con la presentazione personale di chi scriveva le e-mail e dei vari componenti la classe. Subito, la seconda e-mail, da entrambi la parti, conteneva una foto della classe per “capire bene con chi si parlava”.
Dopo le singole presentazioni e uno scambio di opinioni sulla vita di classe e sui loro professori (noto che entrambe le classi utilizzavano un tono molto allegro, scherzoso ed ironico; pur sapendo che prima di inviare le mail noi insegnanti potevamo leggere ed eventualmente correggere brani poco seri, non si avvertiva il timore di una censura ma si notava una serenità e tranquillità di scrittura… quasi invidiabile).
Creato un clima molto amichevole i ragazzi iniziarono a scambiarsi notizie sulla robotica. Che kit usate? Che programmazione? Quali sensori? Questa volta gli alunni della scuola elementare di Baveno erano “i più piccoli” e quindi le loro domande sembravano molto umili e meno “arieggianti” rispetto al tono usato con i coetanei nella chat. Qui c’erano due anni di differenza e … si sentiva il rispetto per i “più grandi”. Inoltre questo tipo di comunicazione asincrona creava dei momenti di attesa davvero “emozionanti” (a volte i ragazzi chiedevano, in momenti non previsti dall’attività didattica, di recarsi in aula informatica per “controllare” se per caso era arrivata posta per loro). Quando poi la e-mail arrivava era un momento di felicità prima ancora di conoscerne il contenuto.
Il compito di scambio esperienze venne agevolato dal fatto che le due classi utilizzavano linguaggi informatici diversi per programmare i mattoncini Lego. Così venne proposto ad entrambi di scambiarsi programmazioni diverse per percorrrere percorsi uguali e vederne insieme le differenze.
Di sicuro, al di là dei singoli risultati finalizzati all’attività robotica, l’esperienza fu ottimale anche dal punto di vista della riflessione e dell’utilizzo della lingua italiana, nello scambio epistolare.
Noi colleghi abbiamo vissuto in parallelo una corrispondenza simile per commentare quanto i ragazzi si raccontavano il mattino a scuola e sicuramente ne abbiamo ricavato un contributo molto interessante atto a valorizzare il nostro lavoro.

Conclusione
Mi rendo conto che sono solo dei piccoli esempi in un mare di esperienze.
Chissà quante cose ancora si possono dire sulla collaborazione on line e sui ragazzi che comunicano in rete.
Di certo non posso pensare sia opportuno condividere l’idea che “la scuola cambia, semplicemente si adatta: usa l’adattamento come tecnica di sopravvivenza” (7). Molto più interessante pensare che “gli adattamenti modificano soprattutto le cose e l’ambiente; i cambiamenti coinvolgono profondamente le persone” (8).
I ragazzi hanno appreso un nuovo modo di comunicare, on line. Hanno capito che le distanze possono essere ridotte di fronte al bisogno più grande di scambiarci le idee, le esperienze, le opinioni. E ancora oggi, anche se sono passati alla scuola media mi capita di ricevere delle loro mail che mi raccontano degli sprazzi della loro vita.
La comunicazione è alla base di questo. Anzi, potremmo dire che “relazione è la parola con cui si indica l’esistenza di un complesso processo di interazioni, di azioni che si svolgono tra individui che compartecipano di uno stesso ambiente”. E non importa se l’ambiente è la stessa classe o una piattaforma on line. Perché il “relazionarsi è un processo in cui si condividono e creano le esperienze, dove l’esperienza è il territorio che condividono gli individui, dove anche questo luogo o territorio è definito dal relazionarsi stesso.” (Gordon 1995)
E Internet in tutto questo può aiutarci molto, purchè venga utilizzato in modo sicuro e didatticamente efficace.
Ho cercato di applicare una dinamica comunicativa che si è poi diffusa nelle classi, nei plessi e nelle scuole grazie ai ragazzi che distribuivano le informazioni su quel che succedeva nel laboratorio di robotica. E se oggi ci sono 11 classi che lavorano su questo tema è perché questa dinamica grazie ad Internet e alla rete ha sostituito ed allargato la comunicazione tradizionale.
I ragazzi a scuola, guidati, han dimostrato che possono comunicare e collaborare su più piani, verso compagni più piccoli o più grandi, in contesti diversi dal locale (la chat e la posta elettronica per completare la comunicazione tradizionale). La Robotica è stata l’occasione che mi ha fatto venire voglia di ampliare la comunicazione ma alla base di tutto è importante sottolineare come sia importante l’utilizzo di Internet a scuola, nella didattica, nella comunicazione, relazione e collaborazione, purchè sia un ambiente sicuro che permetta di lasciare liberi i ragazzi di interagire tra loro.

Bibliografia
P. Bertolino, “Dizionario di Pedagogia e di Scienze dell’Educazione”, Zanichelli, 2001
C. Bocchetti: “La comunicazione in first class”, tratto da I QUADERNI di INTERMEDIA, n°2 A CURA DI Michele Baldi, 2004
A. Condorelli, S. Gordon “Il volo del diavolo – Come il comunicare e lo stress possono generare gravi malattie, morte, oppure miracolose guarigioni nelle relazioni d’amore”, Prometheus, 1994
L. Galliani, “Gli insegnanti apprendono in rete”, tratto da I QUADERNI di INTERMEDIA, n°2 A CURA DI Michele Baldi, 2004
T. Gordon “Insegnanti efficaci – Il metodo Gordon: pratiche educative per insegnanti, genitori e studenti.” Giunti Lisciani Editori, 1995
G. Marcianò e S. Siega “Feuerstein, Papert, didattica innovativa e formazione docenti”, Relazione agli atti del Convegno EXPO e.learning 2005

Sitografia
http://www.baveno.net/scuola/ http://margi.bmm.it/pubblicazioni/progetto_LLMM_9.09.03_x.pdf http://lnx.siscas.net/public/forum/marciano/robotica/baveno/
presentazione_robotica_ted.pdf

http://www.scuoladirobotica.it/retemiur/
http://www.baveno.net/scuola/LOGO.pdf

(*) Simonetta Siega – simo.si@aliceposta.it
Simonetta Siega insegna nella scuola primaria di Baveno (VB), dove è figura strumentale per l’informatica. È laureata in scienze dell’Educazione presso l’Università di Padova. Svolge attività di formazione in relazione alle tecnologie informatiche in ambito scolastico e partecipa ad iniziative di sperimentazione della robotica nella scuola primaria, interessandosi anche all’utilizzo delle tecnologie digitali in chiave costruttivista e all’uso sicuro di Internet da parte dei minori.

Note
(1) C G.Marcianò e S.Siega “Feuerstein, Papert, didattica innovativa e formazione docenti”, Relazione agli atti del Convegno EXPO e.learning 2005, vedi: http://margi.bmm.it/pubblicazioni/FP_public_x.pdf
(2) http://www.baveno.net/scuola/llmm.htm e http://margi.bmm.it/pubblicazioni/progetto_LLMM_9.09.03_x.pdf
(3) http://lnx.siscas.net/public/forum/marciano/robotica/baveno/
presentazione_robotica_ted.pdf
pag.2
(4) vedi: http://www.scuoladirobotica.it/retemiur/
(5) vedi: http://www.baveno.net/scuola/kindercom.htm
(6) http://www.rassegnaistruzione.it/autori/siega.html
(7) T. Gordon “Insegnanti efficaci – Il metodo Gordon: pratiche educative per insegnanti, genitori e studenti.” Giunti Lisciani Editori, 1995
(8) Idem

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