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“A day in the life of…”: un esempio di percorso integrato on line a sostegno della didattica

21 febbraio 2007 | di Paola Nannetti – LEND BOLOGNA*
“A day in the life of…” si inserisce in un’offerta formativa che comprende vari percorsi didattici on line, tutti definibili come Learning Object (LO) ed è rivolto a studenti del biennio della scuola secondaria di secondo grado. Questo oggetto didattico, che è stato ideato e realizzato con la supervisione della prof.ssa Manuela Gallerani, è fruibile sulla piattaforma Indire nell’ambiente PuntoEdu-SOS Studenti. Dietro le quinte Le direttive iniziali fornite dalla redazione di Indire tendevano a contenere la creatività didattica, affinché l’oggetto rispettasse i requisiti del LO “ben fatto”: formato digitale, modularità, autoconsistenza, riusabilità. La proposta di un LO su argomenti relativi al confronto di culture è stata favorevolmente accolta in quanto l’attualità delle tematiche, tanto più se sentite come problematiche, è di certo uno stimolo per la curiosità e un miglior coinvolgimento del fruente. La successiva elaborazione ha evidenziato il limite della iniziale concezione del Learning Object, che era incentrato sulle sole potenzialità didattiche di un argomento, ed ha rivelato come esso potesse diventare un’occasione formativa che si apriva all’interazione tra percorsi diversificati, così da rispondere con duttilità ad esigenze sempre diverse ed individuali, anche nei diversi livelli di preparazione. Il risultato ottenuto, dopo un intenso scambio di idee con la redazione, ha dato vita ad un percorso didattico integrato il quale, trattando l’argomento della multiculturalità, lavorava per il rafforzamento di specifiche funzioni e strutture linguistiche, promovendo l’attività di ricerca collaborativa in rete (webquest), in cui lo studente è chiamato a cooperare con i compagni in un lavoro strutturato e mediato dall’insegnante-tutor. Pur rispettando formalmente tutte e quattro le caratteristiche del LO, “A day in the life of…” forza il concetto di autoconsistenza, aprendo il contenuto della sezione Individual Project ad un percorso espandibile e relazionabile con altri contenuti. Al tempo stesso, il webquest proposto nella sezione Class Project rompe lo stretto legame fra oggetto digitale (LO) e autoapprendimento, cercando di riproporre a livello di e-learning gli assunti e le strategie del cooperative learning. Perché è nato “A day in the life of…” Riflettendo sulle difficoltà incontrate in questi anni con i miei studenti del biennio di un istituto professionale, ho progettato questo LO allo scopo di consolidare, per il livello di partenza diagnosticato (A1/A2 del Quadro di Riferimento Europeo), alcune conoscenze e competenze linguistiche di base previste dal mio piano annuale di lavoro, e di riconoscere ed estrapolare dai testi proposti le analogie e le differenze tra lo stile di vita occidentale e quello afferente alla cultura “altra”. La realtà scolastica nella quale opero ormai da diversi anni è caratterizzata da una forte componente di alunni stranieri il cui inserimento risulta spesso molto difficile. Cerco costantemente di favorire l’integrazione e ho imparato a considerare gli alunni delle diverse nazionalità come una risorsa. La scuola italiana sta infatti modificando prospettive progettuali e didattiche in relazione alle profonde trasformazioni che la nostra società sta vivendo. Gli esiti di tali trasformazioni possono sembrare incerti, ma possiamo, in una certa misura, provare a gestirli se ci disponiamo a considerare la scuola – e, quindi, a operare al suo interno – come un grande atelier dove le diverse componenti crescono insieme, e non possono sfuggire ad un processo di reciproca conoscenza, che può e deve diventare un’occasione di arricchimento. Sono state le mie classi “multiculturali” che mi hanno stimolato a creare “A day in the life of…” , un percorso nel quale ogni studente ha modo non solo di provare a se stesso quanto già conosce e sa fare con la lingua inglese – i.e. la formazione e l’uso corretto del presente semplice nella descrizione della “routine quotidiana” esercitato nell’ Individual Project – ma diventa protagonista del proprio apprendimento nel momento in cui gli viene offerta, al termine del Class Project, la possibilità di utilizzare quanto appreso interagendo realmente via e mail con un coetaneo che vive dall’altra parte del globo. Il tutto in una cornice di ricerca, di viaggio “virtuale” che, a partire dal Laos, invita l’alunno ad esplorare alcuni paesi africani per conoscere come i ragazzi della sua età trascorrono la loro giornata e, attraverso essa, confrontarsi con le loro usanze e i loro stili di vita, prendere coscienza dei loro problemi. L’aspetto, a mio avviso, più significativo di questo oggetto didattico è la flessibilità, la possibilità di scegliere fra due percorsi, uno individuale (Individual Project) e uno collaborativo (Class Project) in base alle competenze, agli stili di apprendimento e alle esigenze didattiche degli studenti. Questi percorsi possono comunque integrarsi ed essere svolti anche in successione dato che il primo è, sostanzialmente, propedeutico al secondo.
Figura 1: Anticipazione
L’impianto pedagogico proposto tende ad andare oltre i tradizionali schemi interpretativi di tipo lineare, per introdurre logiche non consecutive e sequenziali tipiche del paradigma della complessità. A tale scopo, la ricerca in rete proposta nel Class Project, tende a sottolineare le differenze esistenti tra culture, stili di vita, abitudini e sistemi di valore. Tutto ciò al fine di far prendere coscienza all’allievo dell’alterità, in una società che, di fatto, è multiculturale.
Figura 2: Webquest per il class project
L’esperienza in classe Ho sperimentato questo oggetto didattico con la mia ex-prima giudicata “classe particolarmente difficile”, “refrattaria a qualsiasi tipo di stimolo” che, dopo un iniziale comprensibile timore nei confronti di una modalità di lavoro “insolita”, ha accettato di svolgere le attività proposte lavorando insieme in Internet. Per molti studenti, il laboratorio di informatica era uno spazio che poco aveva a che fare con la lezione di lingua straniera e l’esperienza della scuola media, a giudicare dai risultati del questionario che avevo loro sottoposto all’inizio dell’anno scolastico, aveva favorito l’acquisizione di apprezzabili competenze informatiche che però non erano mai state trasferite o valorizzate fuori dall’ ”aula computer”. Nessuno aveva utilizzato Internet, per esempio, durante le lezioni di inglese. Ho fatto leva sulla loro curiosità, sottolineando che si poteva fare lezione “anche senza libro di testo”. La classe ha risposto molto positivamente, mostrando interesse ed impegno nell’esecuzione delle attività. Al termine del percorso, la quasi totalità degli allievi ha chiesto di ripetere questa esperienza che ora mi accingo a illustrare sinteticamente. Situazione iniziale. Dopo avere terminato il 1° modulo dal libro di testo (competenza in uscita: imparare a presentarsi e a descrivere se stessi, la propria famiglia, la propria routine), un gruppo di sette studenti stentava ancora a utilizzare in modo corretto il presente semplice e palesava difficoltà espressive nella produzione di semplici testi descrittivi. Durante lo “sportello pomeridiano” attivato appositamente per questi studenti di prima, ho pensato di utilizzare il LO “A Day in the Life of…” che avevo appena realizzato per Indire. Prima fase. (1 ora e mezza di “sportello” pomeridiano). Ho illustrato ai sette studenti lo scopo di questo lavoro al computer e quali vantaggi per loro ne sarebbero derivati, rispondendo a tutti i loro quesiti in merito alle modalità e ai tempi previsti per lo svolgimento della prima fase (Individual Project). Ho inoltre chiesto loro di aprire una cartella personale nella quale avrebbero inserito i loro esercizi e documenti scaricati dalla rete. Ho infine spiegato l’utilizzo del menù evidenziando gli step indicati per il percorso individuale, visualizzando con il proiettore tutte le opzioni (ie sezione Tips per aiutarsi nella comprensione della lettura, sezione Grammar Chart per la revisione di alcune strutture linguistiche, la sitografia contente gli esercizi sulle strutture, etc.) Tutti e sette gli alunni in difficoltà hanno affrontato la lettura del brano “A day in the life of…” e svolto le attività di comprensione. Alcuni ragazzi hanno voluto aprire la sezione “Tips” prima di leggere il testo e mi hanno chiesto alcune delucidazioni in merito. Individuato il tempo verbale ricorrente e gli avverbi di frequenza, tutti e sette i ragazzi hanno esplorato la Grammar Chart per eseguire poi alcuni esercizi in rete che sono stati giudicati utilissimi perché autocorrettivi. Ho chiesto loro di terminare a casa tutti gli esercizi che non erano riusciti a svolgere in laboratorio. Seconda fase. I sette ragazzi hanno lavorato a casa, in autoapprendimento. Terza fase. (1 ora e mezza di “sportello” pomeridiano). La settimana successiva, i ragazzi hanno dato il loro feedback sugli esercizi svolti in rete. È piaciuta l’idea di lavorare individualmente, perché “ognuno ha i suoi tempi”, come ha dichiarato un’allieva. Abbiamo eseguito alcune delle attività proposte nella sezione Lab. La prima è stata svolta da tutti, poi ognuno ha scelto attività diverse. Il compito per la volta successiva è stato quello di assegnare le attività del Lab non svolte durante l’attività di sportello. Quarta fase. I ragazzi hanno lavorato a casa, in autoapprendimento. Quinta fase. Gli allievi hanno stampato le attività assegnate e le abbiamo discusse durante l’attività di sportello (1 ora e mezza). Ho dato loro alcune indicazioni, fra cui le aree da rinforzare (per alcuni la sintassi, per altri il lessico, etc.). Dopo 4 ore e mezza di sportello pomeridiano e un numero di ore non quantificabile di lavoro a casa, i ragazzi più in difficoltà ora potevano affrontare più serenamente il Class Project con il resto della classe. Questa seconda fase, dedicata allo svolgimento di una ricerca collaborativa in rete, è durata due settimane circa, sfruttando un paio di rientri pomeridiani per le lezioni di “approfondimento”, per un totale di 8 ore. Anche in questa seconda fase, il mio ruolo in laboratorio è stato quello di guida, di facilitatore. I momenti di lezione frontale si sono limitati all’illustrazione delle fasi del percorso e ai chiarimenti necessari per la suddivisione della classe in gruppi come si evincono dalla schermata iniziale del Class Project: 1. The Journey – E’ l’introduzione alla ricerca in rete. Fornisce la “cornice” generale del percorso (scoprire come vivono i ragazzi africani della tua età) e mira a stimolare la curiosità dei discenti. 2. The Challenge – Informa la classe sulle modalità di lavoro (cooperative learning) e sul prodotto atteso (ipertesto o cartellone). 3. The Task – In questa sezione la classe viene divisa in gruppi di quattro studenti. Ogni gruppo si occuperà del reperimento di informazioni di uno dei paesi africani in elenco. Vengono poi assegnati i compiti di ciascun gruppo. 4. The Process – Ogni membro del gruppo riceve un compito specifico da svolgere e scarica la scheda-guida che gli consentirà di raccogliere determinate informazioni su uno degli aspetti della daily life del paese africano scelto dal proprio gruppo di appartenenza. 5. The Resources - Qui vengono suggeriti i siti internet di interesse specifico per lo svolgimento del compito di ciascun gruppo. 6. Evaluation – Contiene una rubrica per la valutazione del lavoro (sia a livello individuale, sia di gruppo). Il prodotto della ricerca in rete nella mia classe prima, si è concretizzato nella costruzione di un cartellone sul quale ogni gruppo ha inserito la sintesi della propria ricerca, corredata da immagini scaricate dai siti visitati e fotografie ritagliate da riviste o giornali. Questo secondo percorso ha suscitato molto entusiasmo: terminata l’esperienza del “viaggio virtuale”, 14 alunni su 23 hanno continuato a scrivere ai loro coetanei africani con i quali sono ancora in contatto. “A Day in the life of …” è stata indubbiamente un’esperienza formativa coinvolgente per i miei studenti che hanno realizzato, sperimentando l’utilizzo delle nuove tecnologie, un percorso didattico flessibile, adattabile alle loro esigenze, “diverso”, come loro stessi lo hanno definito, “perché ognuno di noi ha potuto scegliere le attività in base al proprio livello”. Fra i vari feedback, mi ha colpito quello di una ragazzina rumena che ha scritto “finalmente ho scritto a scuola vere e mail a persone vere, non le solite lettere sul quaderno che legge solo la prof …”. Per me è stata l’occasione di valutare l’efficacia di una modalità di lavoro che si è posta in sintonia con il mondo dei ragazzi, che ha parlato il loro linguaggio, che ha cercato di “colmare quel digital divide che giorno dopo giorno separa le generazioni” come ben sottolinea Alessandra Anichini. Ma è stata soprattutto la soddisfazione di vedere i miei ragazzi del professionale impegnati a dare il meglio di sé, attivi come non lo erano mai stati, che mi ha ripagato degli sforzi tesi alla realizzazione di un percorso didattico sul cui esito avrebbero scommesso pochi colleghi del consiglio di classe. Riferimenti bibliografici Aceto C. (2004), Che cosa sono i Learning Objects? http://formare.erickson.it/wordpress/it/2004/che-cosa-sono-i-learning-objects/ Anichini A. (2006) , SOS Studenti un progetto non più SOSpeso www.indire.it/content/index Bonaiuti G., (a cura di) (2006) E-learning 2.0. Il futuro dell'apprendimento in rete, tra formale e informale, Trento, Erickson I quaderni di Form@re n. 6 Calvani A., Rotta M., (2000) Fare formazione in Internet. Manuale di didattica online, Trento, Erickson. Calvani A. (2006), Rete conoscenza comunità, Trento, Erickson. Fini A. Vanni L. (2004) , Learning Object e Metadati, Trento, Erickson I quaderni di Form@re n. 2 Paracchini S. Rivella A. (2006), – Tecnologie e Scuola Secondaria di 2° grado, http://formare.erickson.it/wordpress/it/2006/tecnologie-e-scuola-secondaria-di-2%c2%b0-grado/ Ranieri M. (2005), E-learning: modelli e strategie didattiche, Trento, Erickson. I quaderni di Form@re n. 3 Trentin G., (2000) Dalla formazione a distanza alle comunità di pratica attraverso l’apprendimento in rete, TD Tecnologie Didattiche, ed. Menabò, Ortona n.20 Wenger E. (1998) , Community of Practice, Cambridge University Press Wiley D.A., (2001) The Instructional Use of Learning Objects: Online Version. Available: http://www.reusability.org/read/ * Paola Nannetti. Docente di lingua inglese nella scuola secondaria di secondo grado e supervisore del tirocinio presso la SSIS di Bologna. Ha realizzato attività di progettazione e supervisione di Learning Object per INDIRE e ha recentemente concluso il percorso per la formazione (e-tutor) nell’ambito del progetto INDIRE, Poseidon – “Apprendimenti di Base”. E’ membro dell’associazione LEND alla quale è iscritta da molti anni.

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