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Editoriale

21 febbraio 2007 | a cura di Nuccia Silvana Pirruccello*
Tecnologia e didattica della lingua straniera nella scuola e nell’Università
L’introduzione della lingua straniera, in particolare supportata dall’uso delle ICT, è attualmente oggetto di grande interesse.
Il potenziamento dei mezzi di comunicazione e i vari ambienti offerti dalla tecnologia, consentono forme di interazione (non solo testuali ma anche visive ed immersive) nelle diverse lingue.
Con questo numero affidato alla cura della prof.ssa Nuccia Silvana Pirruccello, Form@re intende iniziare una prima riflessione tra insegnanti intorno a metodologie, ambienti tecnologici ed esperienze, proponibili nell’insegnamento di Lingua 2 ai vari livelli scolari.
Si auspica che altri insegnanti, associazioni ed esperti, concorreranno ad arricchire il quadro delle possibilità esistenti in questo settore con ulteriori contributi.
Antonio Calvani

Ecco una prima raccolta di contributi e di esperienze significative nella scuola primaria, secondaria, nelle università e nell’ambito dell’educazione degli adulti. Si è preferito selezionare un articolo per ogni grado di scuola e far precedere il tutto da una breve intervista doppia a due grandi esponenti nel campo della formazione: Mario Rinvolucri e Nick Owen , scelti per l’applicazione delle tecniche di Neurolinguistic Programming all’insegnamento delle lingue.

Entrambi gli intervistati organizzano e offrono corsi di formazione docenti sulla programmazione Neuro_linguistica. Leggiamo dall’introduzione all’NLP Integral nel sito di Nick Owen: “Tra le nostre orecchie c’è il più sofisticato computer del mondo, il nostro cervello. Eppure non abbiamo alcun manuale che ci insegni ad ottenere il massimo dal nostro complesso sistema mente-corpo. Ecco a cosa serve la Programmazione NeuroLinguistica.”

Qui vogliamo e possiamo solamente avviare una riflessione su metodologie e approcci allo studio delle lingue, anche sulla base delle loro risposte alle nostre cinque domande di cui forniamo una sintesi comparata e che pubblichiamo integralmente in questo numero nella versione originale:

> Sei a favore di un approccio specifico per l’insegnamento delle lingue?
> Qual è il consiglio migliore che daresti agli insegnanti di lingue?
> Qual è la cosa più importante nell’insegnamento delle lingue ai giovani adolescenti?
> Cosa ne pensi dell’integrazione delle ICT nell’apprendimento- insegnamento delle lingue? Quali sono a tuo giudizio i punti di forza e i punti di debolezza?
> Nutri un forte interesse nella Programmazione Neurolinguistica. Qual è l’idea centrale che la rende interessante per i processi di apprendimento-insegnamento?

Entrambi in nostri intervistati si sono dichiarati contrari, con qualche differenziazione, ad un approccio specifico in senso riduttivo. Mario Rinvolucri si è auto-definito un convinto seguace della grande chiesa dell’approccio umanistico all’insegnamento delle lingue.
Nick Owen, più laico, è a favore di tutto ciò che funziona confidando nelle abilità del docente di adattarsi con flessibilità ai diversi stili di apprendimento/insegnamento. Lo scopo dell’insegnamento di una lingua è innanzitutto quello di sviluppare le abilità e le strategie di comunicazione, non solamente all’interno dei confini di una lingua ma in senso lato. L’apprendimento di una lingua non dovrebbe mai essere un arido esercizio accademico.

Allora, quale consiglio migliore da dare agli insegnanti? Mario Rinvolucri si è mostrato un po’ restio a dare consigli, orientandoci invece verso la pratica del reflective teaching. Più che consigliarci in maniera paternalistica ci farebbe piuttosto riflettere su alcuni aspetti della nostra ultima lezione (tempi e modalità di preparazione, ritmo, ostacoli) perché possiamo imparare ad essere i migliori consiglieri di noi stessi. Nick Owen ci invita a fare il nostro lavoro con gioia e soprattutto a sperimentare nuove modalità provando a cambiare dal dieci al venti per cento delle nostre lezioni ogni anno. Se fossimo studenti, quale insegnante sceglieremmo: un insegnante con venti anni di esperienza o un insegnante con un anno di esperienza ripetuto per venti?

La cosa più importante nell’insegnamento agli adolescenti è per Mario Rinvolucri quella nostra energia che si traduce nell’abilità di gestire la classe con ritmi diversi e anche nella consapevolezza che chi apprende ha un corpo che può essere valorizzato tramite un uso adeguato delle tecniche di drammatizzazione. Nick Owen ritiene prioritaria la relazione docente-alunno. È necessario che gli insegnanti si relazionino alla realtà degli alunni rimanendo fedeli ai propri valori. È importante fissare dei limiti che possano aiutare gli adolescenti a superare la fase della me-first culture per il raggiungimento dell’autodisciplina e della responsabilità personale.

Alla domanda sui punti di forza e i punti di debolezza riguardo all’integrazione delle ICT nella didattica delle lingue, entrambi i nostri intervistati hanno dato risposte concise e coerenti con quanto affermato prima. Mario Rinvolucri ci ricorda che non ha più senso neanche continuare a porci la domanda, perché gli studenti vivono immersi nelle ICT ed è del tutto naturale che si possano proporre anche attività di scrittura collaborativa e creativa attraverso la comunicazione mediata dal computer che non nella semplice lezione d’aula. Nick Owen ci dice di non essere un esperto per poter analizzare punti di forza e punti di debolezza su applicativi che conosce molto poco. Tutto ciò che ci può dire è che qualsiasi cosa, se utilizzata in maniera appropriata può contribuire a creare valore aggiunto alla comunicazione in classe.

Ancora una volta per entrambi l’enfasi è sulla comunicazione, non sul se ma sul come utilizzare le ICT.

Infine per l’ultima domanda sull’importanza della Programmazione Neurolinguistica applicata all’insegnamento/apprendimento, abbiamo avuto il punto di vista personale di Mario Rinvolucri e quello più complessivo di Nick Owen. Mario Rinvolucri considera la PNL utile dal punto di vista personale e professionale sia per trattare con studenti, colleghi e ‘persone difficili’ sia, soprattutto per la grande quantità di stimoli da condividere con gli studenti. Nick Owen considera la PNL uno strumento molto efficace per l’apprendimento accelerato se utilizzato con le altre componenti di potenziamento di atteggiamenti mentali e valori personali. Gli strumenti e le tecniche della PNL sono in genere insufficienti a determinare un cambiamento ecologicamente sostenibile se non contestuale all’acquisizione di una padronanza di se stessi, implicita nella ricerca di atteggiamenti mentali sani e di larghe vedute. Se si vuole veramente apprendere ad utilizzare la PNL in classe, è necessario lavorare con specialisti qualificati e riconosciuti dal punto di vista internazionale, come coloro che aderiscono alla INLPTA (International NLP Trainers Association).

Rimandiamo ai loro siti personali per ulteriori approfondimenti.

Gli articoli di questo primo numero sono accomunati dalla ricerca di una progettazione didattica per l’apprendimento blended che rispetti un sano equilibrio tra lezioni in presenza e lezioni a distanza, fatta eccezione per il contributo di Elizabeth Guerin che ci guida a scoprire il progetto CEFTrain, un progetto transnazionale volto a promuovere i principi e gli standards di riferimento espressi nel Common European Framework of Reference for Languages (QCER) del Consiglio d’Europa. In Italia il CEF e’ conosciuto come QCER (Quadro Comune Europeo di Riferimento). L’articolo sottolinea l’importanza di diffondere informazioni sul documento europeo CEF, presentare materiali per l’insegnamento linguistico che rispettano l’approccio del CEF e familiarizzare con gli “scales” di riferimento del CEF.

Susan Burg, docente di lingua inglese presso l’Università di Firenze, ci fa ripercorrere i circuiti linguistici delle WebQuest. La WebQuest o “inchiesta virtuale” è un’attività di ricerca orientata, che sfrutta le potenzialità didattiche del web, e ha come scopo l’acquisizione e l’integrazione dei saperi. La WebQuest presuppone un nuovo modo di concepire l’attività del docente, che è chiamato a progettare e realizzare ambienti di apprendimento in cui gli allievi sono attivi e costruiscono i contenuti del loro sapere, lavorando in un contesto tecnologico di tipo costruttivista.

L’esigenza di un percorso didattico personalizzato e la diffusione della tecnologia, hanno visto crescere l’interesse di Georgina Lovera per il metodo blended, che non spersonalizza la formazione e garantisce, al tempo stesso, ampia diffusione del sapere, come ci racconta nella sua esperienza con studenti universitari, facendoci riflettere su come la figura del docente rimanga fondamentale in un percorso di e-learning per l’apprendimento o il perfezionamento di una lingua straniera ed è solo la sua funzione che cambia in maniera radicale.

Philip Drury, docente formatore per la scuola primaria, ci descrive le potenzialità comunicative e interattive di un programma molto comune come Paint e l’uso dei regoli anche per lezioni di lingua inglese con i bambini sia nell’aula tradizionale che con l’uso di un applicativo Java online, realizzato da Jacobo Bulaevsky. Philip Drury dimostra come non sia la complessità del software a determinare la qualità della comunicazione didattica, ma che il più delle volte il rapporto tra complessità del software con effetti speciali annessi e comunicazione didattica efficace sia invece inversamente proporzionale.

Paola Nannetti, del LEND di Bologna, ci svela i retroscena del Learning Object ‘A Day in the life of…’ realizzato per l’ambiente SOS studenti di INDIRE –PuntoEdu ma testato nella classe reale del primo anno del biennio. Per gli studenti, il laboratorio di informatica era uno spazio che poco aveva a che fare con la lezione di lingua straniera e l’esperienza della scuola media aveva favorito l’acquisizione di apprezzabili competenze informatiche che però non erano mai state trasferite o valorizzate fuori dall’ ”aula computer”, ad esempio, con l’uso di intenet.

Infine, Sara Brunno ci racconta del progetto ITCwelcome che ha riguardato studenti di scuola secondaria superiore e adulti, realizzato su piattaforma opensource Moodle. I risultati attesi consistevano nell’acquisizione di maggiori competenze professionali attraverso l’ampliamento delle abilità linguistiche e comunicative di base (livelli A1-A2 del Quadro Europeo di Riferimento), certificate dal Trinity College di Londra. Il progetto ha offerto un’iniziale preparazione per un uso comunicativo delle tecnologie al fine porre le basi per continuare ad apprendere durante tutto l’arco della propria vita e diffondere così la cultura dell’e-learning.

Le proposte didattiche, avanzate in questo particolare ambito da docenti impegnati in una sperimentazione di frontiera, possono essere trasferibili anche ad altri contesti di insegnamento-apprendimento ammesso che gli studenti abbiano consapevolezza di poter continuare a registrare progressi per quanto riguarda le abilità di lettura e di presentazione orale dei contenuti appresi, e, ciò a maggior ragione se si fa ricorso al potenziamento delle ICT. Essi devono sviluppare abilità di studio utili non solo per un corretto approccio alla lingua straniera, ma perché applicabili ai loro studi in generale. Hanno necessità di imparare a sviluppare le proprie abilità cognitive e di memorizzazione per un apprendimento significativo. L’approccio alle risorse, soprattutto quelle on line, deve essere graduale, euristico, fortemente personalizzato, attivo e interattivo. I docenti possono decidere di volta in volta sui livelli di autonomia dello studente che in ambiente digitale può anche farsi autore del proprio percorso, creando il proprio archivio personalizzato di mappe, descrizioni e file di diversa natura.

* http://www.funteaching.it/portal/compentence.asp


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