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Editoriale

21 aprile 2007 | di A.B. Vincenzi*
Cercare strategie a scuola con le indagini/intervento

In un precedente numero di Form@re (”Strategie di apprendimento e riflessività nella scuola”, n. 48, dic 2006 – gen 2007) si è esplorata la prospettiva di introdurre la ricerca di strategie a scuola e, in particolare, si è proposta l’indagine/intervento con i questionari pedagogici (“Studenti che scoprono strategie: il mixer dei comportamenti strategici”), condotta dagli studenti stessi. Un’opzione di autoistruzione in linea con il raccomandato “spostamento dell’attenzione

dall’impartire conoscenze allo sviluppo di competenze trasferibili che preparino i giovani alla vita adulta e all’apprendimento permanente” (da Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente, “Gazzetta ufficiale dell’Unione europea” del 30/12/2006). Senza contare che riservare uno spazio a scuola per l’apprendimento collaterale di strategie da parte di allievi adolescenti rappresenterebbe un nuovo punto di vista per guardare all’esperienza scolastica. Se poi i docenti lo tenessero presente, essi potrebbero ricevere dai loro allievi informazioni inedite sulla classe, utili per adattare meglio il loro insegnamento a bisogni e potenzialità cognitive.
Questo numero si propone di mostrare alcuni aspetti che caratterizzano l’attuazione di indagini/intervento a scuola con i questionari pedagogici. In particolare, ci si sofferma sulla preparazione degli insegnanti svolta con brevi corsi di formazione a distanza, che comporta un’indagine preliminare sui partecipanti (1). Tali corsi sono, in genere, caratterizzati da tre fasi: a) familiarizzazione con lo strumento d’indagine, b) attuazione di un’indagine in classe, c) sostegno all’uso del “mixer dei comportamenti strategici” da parte degli allievi. La fase a) è prevalentemente costituita dalla partecipazione a un’indagine/intervento con un questionario pedagogico per insegnanti; nei contributi presentati si fa riferimento a due indagini di questo tipo, svolte in altrettanti corsi: la prima riguarda la competenza di indurre attenzione in classe; la seconda si riferisce alla disponibilità a favorire l’autoconoscenza negli allievi.
Utilizzare tali strumenti aiuta gli insegnanti a conoscere gli allievi, mentre favorisce in questi ultimi l’autoconoscenza e lo sviluppo di competenze strategiche e produce effetti positivi anche sul piano della motivazione ad apprendere a scuola e sul clima di classe. Gli insegnanti così formati possono quindi proporsi come “referenti di strategie” all’interno della propria scuola, nei confronti degli allievi ma anche dei colleghi. Essendo in grado di condurre indagini tra i colleghi di un consiglio di classe, oppure assistere un collega che voglia condurre l’indagine in una sua classe, essi possono permettere alla loro scuola di offrire agli studenti un servizio in più: assecondare lo sviluppo di competenze strategiche per affrontare situazioni problematiche, cioè favorire il “coping” produttivo. Un servizio che rappresenterebbe una risposta concreta alla richiesta dell’Unione europea di provare ad avviare lo sviluppo di competenze chiave per l’apprendimento permanente.
In questa prospettiva si collocano i contributi qui presentati: agli espliciti riferimenti alle problematiche presentate nel citato numero di Form@re, per lo più relative all’attuazione di indagini/intervento con questionari pedagogici, si aggiungono quelli ad un possibile “laboratorio” di strategie.

In “Collaborare a distanza cercando strategie” (Casanova e Villa) viene descritto come è nato un gruppo collaborativo a distanza per attuare un’indagine/intervento sulle strategie di attenzione in classi di scuola primaria e media inferiore. L’indagine sui modi di indurre attenzione in classe (il “modello” del questionario viene riportato), a cui ha partecipato il gruppo, oltre a rendere familiari ai partecipanti strumenti e procedure, offre loro lo spunto per conoscersi confrontandosi e scambiandosi punti di vista su un problema reale che li tocca quotidianamente. L’utilità pratica sostenuta da una piattaforma comunicativa comune (il lessico e la logica del questionario) alimenta così la collaborazione, al di là di motivi contingenti come il dover fare la tesina di un master.
In “Parlare di strategie nella scuola primaria” (Villa) si riassume l’esperienza di indagine/intervento compiuta in una classe quinta (il “modello” del questionario è allegato). L’approccio è quello prescritto dalla procedura, pur nel necessario adattamento. Oltre a evidenziare gli attesi limiti nel percorso di consapevolezza in bambini di 10 anni, si rileva come questo processo non sia in generale legato al profitto scolastico. Proprio questa scoperta rende legittima la domanda se l’interesse per le strategie indotto dal questionario non sia promotore di nuovi significati per il lavoro scolastico.

In “Strategie di gestione in una classe multietnica” (Casanova) viene raccontato l’intervento collaterale all’indagine sulle strategie di attenzione svolto in una classe quinta di scuola primaria estremamente eterogenea per le culture di origine degli alunni. Per assicurare le necessarie condizioni al contorno (si veda A.B. Vincenzi, ambiente di classe e strategie, nel numero citato di Form@re) sono state impiegate alcune tecniche, come il “funzionaclasse” e “l’appello delle emozioni”, che si ritengono molto utili anche per il quotidiano lavoro didattico, e non solo con delle classi così eterogenee.

In “Confronto/scambio a distanza sul cambiamento di strategie” (Bertelli e Morrone) si documenta il lavoro di esame e di scoperta di due partecipanti all’indagine/intervento sui modi per favorire l’autoconoscenza degli allievi (il “modello” del questionario è allegato). Scambiandosi le proprie impressioni sulle strategie descritte, in relazione a due aspetti particolari del tema/problema (partendo dai comportamenti considerati rispettivamente come il “meglio” e il “bersaglio”), ciascuna scopre qualcosa di sé che prima non conosceva e, di conseguenza, viene spinta a rivedere alcune sue convinzioni. Si tratta di una testimonianza di come l’utilizzo di questionari pedagogici favorisce la collaborazione a distanza tra docenti.

In “Epistolario docente-tutor su un’indagine/intervento” (Cerri e Vincenzi) sono riportati brani dei messaggi relativi all’indagine/intervento sulla percezione dell’insegnamento da parte degli allievi di una classe (il “modello” del questionario è incluso), intercorsi nel forum di un corso a distanza tra il docente interessato e il tutor. Oltre ai particolari tecnici, le difficoltà dichiarate e i risultati ottenuti, sono evidenziati gli stati d’animo dell’insegnante conduttore prima e durante l’indagine, testimoniando direttamente l’efficacia di tale dialogo come esempio per tutti i partecipanti.

In “Strategie di apprendimento in un contesto ospedaliero” (Bertelli) sono riportate le osservazioni relative alle strategie utilizzate da chi apprende in ospedale e da chi lo segue per aiutarlo ad apprendere, con riferimenti alle premesse teoriche del citato numero di Form@re (in particolare il contributo di A.B. Vincenzi, Strategie e percorso di riflessione). Quindi si vuole mostrare come proprio i riferimenti teorici aiutino a ricostruire il senso dei comportamenti messi in atto, favorendo la capitalizzazione dell’esperienza compiuta e quindi lo sviluppo della professionalità.

In “Verso un laboratorio di strategie” (Vincenzi) viene proposto l’uso del “mixer dei comportamenti strategici” a scuola, cercando di mettere d’accordo due apparentemente contrastanti funzioni: l’autovalutazione e l’autoregolazione di strategie personali, rivolte principalmente alla competenza chiave non immediata di “imparare a imparare”, e quella di “struttura che connette” volta a migliorare, qui e ora, l’ambiente di classe, favorendo la collaborazione tra allievi e il dialogo tra allievi e insegnanti. Cercare di agevolare lo sviluppo di “competenze chiave” per l’apprendimento futuro risulta anche utile all’apprendimento presente.

Nota
(1) Si tratta in particolare, di due corsi con piattaforma Moodle, della durata di circa due mesi: uno per il Master “Internet, costruzione della conoscenza, ambienti di apprendimento in rete” del Laboratorio di Tecnologie Educative del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze (aprile-maggio 2006); l’altro per il corso di aggiornamento “Personalizzazione 2” dell’IRRE-Lombardia (novembre-dicembre 2006).

* Antonio Bruno Vincenzi (abvincenzi@libero.it) è formatore, consulente pedagogico e autore di materiali didattici.
Responsabile del progetto “Riflettere sul lavoro scolastico” per la Provincia di Torino (www.provincia.torino.it/istruzione/cesedi/riflettere/), ne ha curato l’attuazione in numerose scuole secondarie superiori della provincia.
Collabora con il Laboratorio di Tecnologie Educative dell’Università di Firenze di cui gestisce un’area in “aula digitale” (www.scform.unifi.it/lte/).


Cercare strategie a scuola con le indagini/intervento

di A.B. Vincenzi*

In un precedente numero di Form@re (”Strategie di apprendimento e riflessività nella scuola”, n. 48, dic 2006 – gen 2007) si è esplorata la prospettiva di introdurre la ricerca di strategie a scuola e, in particolare, si è proposta l’indagine/intervento con i questionari pedagogici (“Studenti che scoprono strategie: il mixer dei comportamenti strategici”), condotta dagli studenti stessi. Un’opzione di autoistruzione in linea con il raccomandato “spostamento dell’attenzione

dall’impartire conoscenze allo sviluppo di competenze trasferibili che preparino i giovani alla vita adulta e all’apprendimento permanente” (da Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente, “Gazzetta ufficiale dell’Unione europea” del 30/12/2006). Senza contare che riservare uno spazio a scuola per l’apprendimento collaterale di strategie da parte di allievi adolescenti rappresenterebbe un nuovo punto di vista per guardare all’esperienza scolastica. Se poi i docenti lo tenessero presente, essi potrebbero ricevere dai loro allievi informazioni inedite sulla classe, utili per adattare meglio il loro insegnamento a bisogni e potenzialità cognitive.
Questo numero si propone di mostrare alcuni aspetti che caratterizzano l’attuazione di indagini/intervento a scuola con i questionari pedagogici. In particolare, ci si sofferma sulla preparazione degli insegnanti svolta con brevi corsi di formazione a distanza, che comporta un’indagine preliminare sui partecipanti (1). Tali corsi sono, in genere, caratterizzati da tre fasi: a) familiarizzazione con lo strumento d’indagine, b) attuazione di un’indagine in classe, c) sostegno all’uso del “mixer dei comportamenti strategici” da parte degli allievi. La fase a) è prevalentemente costituita dalla partecipazione a un’indagine/intervento con un questionario pedagogico per insegnanti; nei contributi presentati si fa riferimento a due indagini di questo tipo, svolte in altrettanti corsi: la prima riguarda la competenza di indurre attenzione in classe; la seconda si riferisce alla disponibilità a favorire l’autoconoscenza negli allievi.
Utilizzare tali strumenti aiuta gli insegnanti a conoscere gli allievi, mentre favorisce in questi ultimi l’autoconoscenza e lo sviluppo di competenze strategiche e produce effetti positivi anche sul piano della motivazione ad apprendere a scuola e sul clima di classe. Gli insegnanti così formati possono quindi proporsi come “referenti di strategie” all’interno della propria scuola, nei confronti degli allievi ma anche dei colleghi. Essendo in grado di condurre indagini tra i colleghi di un consiglio di classe, oppure assistere un collega che voglia condurre l’indagine in una sua classe, essi possono permettere alla loro scuola di offrire agli studenti un servizio in più: assecondare lo sviluppo di competenze strategiche per affrontare situazioni problematiche, cioè favorire il “coping” produttivo. Un servizio che rappresenterebbe una risposta concreta alla richiesta dell’Unione europea di provare ad avviare lo sviluppo di competenze chiave per l’apprendimento permanente.
In questa prospettiva si collocano i contributi qui presentati: agli espliciti riferimenti alle problematiche presentate nel citato numero di Form@re, per lo più relative all’attuazione di indagini/intervento con questionari pedagogici, si aggiungono quelli ad un possibile “laboratorio” di strategie.

In “Collaborare a distanza cercando strategie” (Casanova e Villa) viene descritto come è nato un gruppo collaborativo a distanza per attuare un’indagine/intervento sulle strategie di attenzione in classi di scuola primaria e media inferiore. L’indagine sui modi di indurre attenzione in classe (il “modello” del questionario viene riportato), a cui ha partecipato il gruppo, oltre a rendere familiari ai partecipanti strumenti e procedure, offre loro lo spunto per conoscersi confrontandosi e scambiandosi punti di vista su un problema reale che li tocca quotidianamente. L’utilità pratica sostenuta da una piattaforma comunicativa comune (il lessico e la logica del questionario) alimenta così la collaborazione, al di là di motivi contingenti come il dover fare la tesina di un master.
In “Parlare di strategie nella scuola primaria” (Villa) si riassume l’esperienza di indagine/intervento compiuta in una classe quinta (il “modello” del questionario è allegato). L’approccio è quello prescritto dalla procedura, pur nel necessario adattamento. Oltre a evidenziare gli attesi limiti nel percorso di consapevolezza in bambini di 10 anni, si rileva come questo processo non sia in generale legato al profitto scolastico. Proprio questa scoperta rende legittima la domanda se l’interesse per le strategie indotto dal questionario non sia promotore di nuovi significati per il lavoro scolastico.

In “Strategie di gestione in una classe multietnica” (Casanova) viene raccontato l’intervento collaterale all’indagine sulle strategie di attenzione svolto in una classe quinta di scuola primaria estremamente eterogenea per le culture di origine degli alunni. Per assicurare le necessarie condizioni al contorno (si veda A.B. Vincenzi, ambiente di classe e strategie, nel numero citato di Form@re) sono state impiegate alcune tecniche, come il “funzionaclasse” e “l’appello delle emozioni”, che si ritengono molto utili anche per il quotidiano lavoro didattico, e non solo con delle classi così eterogenee.

In “Confronto/scambio a distanza sul cambiamento di strategie” (Bertelli e Morrone) si documenta il lavoro di esame e di scoperta di due partecipanti all’indagine/intervento sui modi per favorire l’autoconoscenza degli allievi (il “modello” del questionario è allegato). Scambiandosi le proprie impressioni sulle strategie descritte, in relazione a due aspetti particolari del tema/problema (partendo dai comportamenti considerati rispettivamente come il “meglio” e il “bersaglio”), ciascuna scopre qualcosa di sé che prima non conosceva e, di conseguenza, viene spinta a rivedere alcune sue convinzioni. Si tratta di una testimonianza di come l’utilizzo di questionari pedagogici favorisce la collaborazione a distanza tra docenti.

In “Epistolario docente-tutor su un’indagine/intervento” (Cerri e Vincenzi) sono riportati brani dei messaggi relativi all’indagine/intervento sulla percezione dell’insegnamento da parte degli allievi di una classe (il “modello” del questionario è incluso), intercorsi nel forum di un corso a distanza tra il docente interessato e il tutor. Oltre ai particolari tecnici, le difficoltà dichiarate e i risultati ottenuti, sono evidenziati gli stati d’animo dell’insegnante conduttore prima e durante l’indagine, testimoniando direttamente l’efficacia di tale dialogo come esempio per tutti i partecipanti.

In “Strategie di apprendimento in un contesto ospedaliero” (Bertelli) sono riportate le osservazioni relative alle strategie utilizzate da chi apprende in ospedale e da chi lo segue per aiutarlo ad apprendere, con riferimenti alle premesse teoriche del citato numero di Form@re (in particolare il contributo di A.B. Vincenzi, Strategie e percorso di riflessione). Quindi si vuole mostrare come proprio i riferimenti teorici aiutino a ricostruire il senso dei comportamenti messi in atto, favorendo la capitalizzazione dell’esperienza compiuta e quindi lo sviluppo della professionalità.

In “Verso un laboratorio di strategie” (Vincenzi) viene proposto l’uso del “mixer dei comportamenti strategici” a scuola, cercando di mettere d’accordo due apparentemente contrastanti funzioni: l’autovalutazione e l’autoregolazione di strategie personali, rivolte principalmente alla competenza chiave non immediata di “imparare a imparare”, e quella di “struttura che connette” volta a migliorare, qui e ora, l’ambiente di classe, favorendo la collaborazione tra allievi e il dialogo tra allievi e insegnanti. Cercare di agevolare lo sviluppo di “competenze chiave” per l’apprendimento futuro risulta anche utile all’apprendimento presente.

Nota
(1) Si tratta in particolare, di due corsi con piattaforma Moodle, della durata di circa due mesi: uno per il Master “Internet, costruzione della conoscenza, ambienti di apprendimento in rete” del Laboratorio di Tecnologie Educative del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze (aprile-maggio 2006); l’altro per il corso di aggiornamento “Personalizzazione 2” dell’IRRE-Lombardia (novembre-dicembre 2006).

* Antonio Bruno Vincenzi (abvincenzi@libero.it) è formatore, consulente pedagogico e autore di materiali didattici.
Responsabile del progetto “Riflettere sul lavoro scolastico” per la Provincia di Torino (www.provincia.torino.it/istruzione/cesedi/riflettere/), ne ha curato l’attuazione in numerose scuole secondarie superiori della provincia.
Collabora con il Laboratorio di Tecnologie Educative dell’Università di Firenze di cui gestisce un’area in “aula digitale” (www.scform.unifi.it/lte/).


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