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L’utilizzo del web 2.0 in un network di educational robotics: insieme per creare nuove idee e nuovi contenuti

21 dicembre 2007 | di Paolo Bianchetti Scuola di Robotica
Una riflessione nata leggendo un post nel blog Apprendere (con e senza le tecnologie) [1] quanto, dietro e dentro il cosiddetto Web 2.0 è solo “moda” e quanto rappresenta invece, consapevole, mirato e fruttuoso utilizzo della moltitudine di strumenti a disposizione nella rete?
“Il web 2.0 è certamente un fenomeno di moda e come tale tutti si sentono obbligati a parlarne, per non essere tagliati fuori, per metterci il proprio cappello, per [...]

Come in tutti i fenomeni di moda che diventano di massa, troviamo chi ne parla proposito e che lo fa a sproposito. Chi con competenza, chi con enorme incompetenza; chi con convinzione e chi perché “bisogna”.

[...] è altrettanto vero che gli strumenti del web 2.0 sono, come potremo dire, cognitivamente ergonomici. Nel senso che sono fatti a misura delle abitudini “naturali” delle persone quando devono apprendere qualcosa, informarsi, chiedere ad altri, condividere, partecipare a comunità, [...].

[...] è ancor di più vero che al grande uso del web 2.0 che viene fatto in modo informale (quello che tutti conosciamo) non corrisponde un uso significativo nei percorsi formativi strutturati e formali. Ma qui potremo essere nell’atavico ritardo con cui reagiscono i sistemi educativi.”

Fig. 1: “pixel art image” che simboleggia il cosiddetto Web 2.0.
E’ tratta da: http://www.inwebwetrust.net/inwebwetrust/post/2006/12/03/eboy-foo-bar-poster

In generale, esperienze e processi di lavoro collaborativo in rete possono trarre notevoli vantaggi dalla condivisione e dalla rielaborazione ‘orizzontale’ dei contenuti tipica delle nuove frontiere del web. L’uso di blog, wiki, videoblog, tag, feed RSS, di strumenti mash up, Social Network, rappresenta per gli utenti, i nuovi “libri”, matite, penne, righelli, forbici e colla della NetScuola. Questo è il cosiddetto universo del “social software”, termine utilizzato per la prima volta da Clay Shirky nel 2003 per descrivere le tecnologie in grado di facilitare la comunicazione del gruppo, e della rivoluzione identificata con il nome di Web 2.0, termine forgiato da Tim O’Reilly nel 2005 con cui generalmente si caratterizza la nuova generazione di servizi web che operano, in contrasto con un utilizzo tradizionale del web, sulle seguenti dimensioni:

1. annullando le differenze tra ruoli dell’autore, cioè di chi crea i contenuti (content creator), e del lettore, cioè di chi usufruisce dei contenuti di Internet (content taker);
2. minimizzando, unitamente alla diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione su banda larga, i confini concettuali tra risorse on-line remote e risorse off-line locali.

In questo ambito, che potremmo situare nel contesto dell’informal learning, l’esperienza della Community di Robot @ Scuola ha segnato un punto a favore dell’utilizzo consapevole e mirato delle nuove tecnologie collaborative. Le attività di Robot @ Scuola (un progetto nato nel 2005 a cura di DGSI-MPI, Scuola di Robotica e ITIS F. Severi di Padova, network di scuole per l’uso didattico della robotica a scuola – http://www.scuoladirobotica.it/retemiur/ ), caratterizzate da un elevato tasso di interdisciplinarità e trasversalità, si sono potute sviluppare, idealmente. lungo tre assi principali, il terzo dei quali può essere interpretato come la risultanza dell’intersezione degli altri due:

Asse X: La robotica a scuola Asse Y: Trasversalità della tipologia di scuola Asse Z: Imparare a fare insieme via web – Cooperazione e Collaborazione

Il nuovo asse, generato dalle intersezioni delle attività poste sugli assi X e Y, risulta come l’insieme che racchiude le attività di robotica (delle scuole e degli alunni, a seconda appunto, del diverso grado di scolarità). Il nuovo insieme indica come gli elementi contenuti all’interno siano tra di loro in uno stretto rapporto di interdipendenza. Nonostante la forte differenza del grado di scolarità e dei livelli quindi di competenze, gli artefatti dei protagonisti, risultano comunque essere “necessari” reciprocamente, gli uni per gli altri. Il lavoro dei ragazzi dell’Istituto Industriale del Liceo Artistico è stato svolto in considerazione ed in rapporto a quello svolto dalle scuole dell’infanzia e primarie e viceversa. Negoziazione, collaborazione e cooperazione a distanza per raggiungere un obiettivo comune e condiviso. Una significativa parte di questo lavoro è stato svolto a distanza, via web, grazie all’utilizzo di strumenti di lavoro collaborativo da parte di docenti e alunni.
Le dinamiche con le quali si è sviluppato infatti il “lifecycle” del network di Robot @ Scuola in un primo momento e di Rob & Ide in seguito, hanno segnato, il passaggio da un modello di rete tipico di una comunità di pratica on line a quello di gruppi orizzontali aperti, gruppi di collaborazione. Alcuni degli strumenti del Web 2.0 sono stati introdotti gradatamente nei processi di collaborazione attivando, sostenendo, stimolando le persone a pensare, a riflettere, ad argomentare, a costruire, a rappresentare le proprie conoscenze e competenze.
Come membri di una comunità le persone partecipano a diverse pratiche e, attraverso il coinvolgimento attivo in queste pratiche, il gruppo stesso opera una negoziazione che riguarda il significato di appartenenza alla comunità [Wenger, 1998].
Nelle reti di costruzione della conoscenza si cerca di coinvolgere i gruppi nella produzione di nuove conoscenze ed è essenziale in questo modello comprendere che l’apprendimento è un processo intenzionale, che la costruzione di conoscenza è un’attività collaborativa e che i partecipanti sono responsabili dei propri obiettivi di apprendimento. Solo con queste premesse i partecipanti possono identificare le problematiche che occorrono nel loro apprendimento e attuare azioni risolutive. Le idee, le pratiche e le convenzioni sono sviluppate e condivise pubblicamente e i membri della comunità forniscono critiche, costruiscono alternative o danno spiegazioni, in modo analogo al modello dei peer reviewer nella ricerca scientifica [Scardamalia e Bereiter, 1994].
Alcuni membri della community sono divenuti protagonisti attivi della produzione di idee, progetti e contenuti da scambiare e condividere: partecipazione e condivisione. E’ gradualmente cambiato il ruolo di semplici fruitori e dispensatori di informazione, con il passaggio a quello di creatori di novità e conoscenza.
L’iniziale obiettivo del progetto era quello di “creare una comunità” attorno a due concetti cardine come la rete e la collaborazione, al fine di costruire e consolidare una comunità che rappresentasse il network di eccellenza nell’ambito dell’uso didattico della robotica a scuola; il porsi come rete aperta pronta ad estendersi ad altre realtà territoriali e scolastiche hanno rappresentato la mission e la prospettiva comunemente condivisa del network. Integrazione e interazione del gruppo si sono manifestate principalmente coagulandosi intorno a nuove idee e allo sviluppo di nuovi progetti comuni.
I “threads (fili di comunicazione)” che maggiormente hanno generato partecipazione, crescita, comunicazione, co-costruzione e condivisione di conoscenza, sono risultati quelli all’interno dei quali il confronto e lo scambio sono avvenuti sulle proposte di mutuo coinvolgimento in nuovi progetti ed attività.
Oltre alla collaborazione e alla condivisione, il punto di forza del network risiede nell’abilità dei membri di sfruttare le modalità delle suddette non solo per confrontarsi su temi esistenti ma soprattutto con la finalità di generare novità dal punto di vista teorico e dal punto di vista pratico.
A questo scopo ha giocato un ruolo molto importante l’utilizzo consapevole degli strumenti del Web 2.0. Il ruolo principale, inizialmente occupato dal forum, ha lasciato gradualmente spazio ad altri strumenti di comunicazione sincrona, come ad esempio Skype e ad altri strumenti di collaborazione quali blog e wiki [2]. La modalità di interazione uno a molti dello strumento asincrono ha lentamente modificato la propria funzione da punto di incontro a punto di partenza per il confronto sincrono molti a molti (audio e/o video).
I docenti, invece di confrontarsi solamente sui progetti delle scuole, hanno iniziato ad incontrarsi in chat (anche video) e a favorire momenti di incontro sincroni tra bambine/i e ragazze/i di diverse età. In seguito ciascun momento cosiddetto “ponte” è stato riprodotto e documentato – in un primo momento – sui siti delle scuole e sulla piattaforma del progetto, mentre l’interazione e la documentazione sono state trasferite all’interno del blog e del wiki creati appositamente per le nuove finalità.
Conclusioni:
Il Network ha fatto un uso intensivo, completo e altamente consapevole della rete, utilizzata come un luogo di elaborazione di nuove idee, esperienze e tecnologie, trasformata gradualmente in una comunità educativa e formativa “trasversale e multidisciplinare” che condivde progetti completi: dall’ideazione, all’elaborazione ed alla realizzazione. L’esperienza è proseguita con crescente successo nell’anno scolastico appena conclusosi attraverso appunto il blog di “Rob & Ide” [3], il Wiki e tutti i “fili” (Forum del progetto Robot@Scuola [4], Mailing list, Skype, Youtube, Slideshare, etc.) che reggono la comunicazione e la documentazione.

Note
[1] Apprendere (con e senza le tecnologie)
http://oltreelearning.blogspot.com/2007/06/la-bufala-del-web-20.html
[2] Il Blog di Rob&Ide: http://blog.edidablog.it/blogs/admin/b2browse.php?blog=275
[3] Il Wiki di Rob&Ide:
http://trilussa.primocircolopinerolo.it/egw/wiki/index.php?page=OperazioneAndroide
[4] Il sito del Progetto Robot @ Scuola: http://www.scuoladirobotica.it/retemiur/

Bibliografia e sitografia
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L. S. Vygotsky (1978) „Mind and society: The development of higher mental processes“, Cambridge, MA: Harvard University Press P.F. Drucker (1999) „ Management Challenges for the 21st Century“, HarperCollins
Lave, J. & Wenger, E. (1991). Situated Learning: Legitimate Peripheral Participation. Cambridge: Cambridge University Press
Midoro V. (2002), Dalle comunità di pratica alle comunità di apprendimento, TD – Tecnologie Didattiche, n. 25
Sarcadamalia M., Bereiter C., Computer support for knowledge-building communities, The journal of the Learning Sciences, 3(3), 1994, pag. 265-283.
Stahl G. (2002), Introduction: Foundations for a CSCL Community, in Stahl G. (Ed) Proceedings of CSCL 2002, Boulder, Colorado, 7-11 January 2002, pp. 1-2
Wenger , E. (1998). Communities of Practice – learning, meaning and identity. Cambridge: Cambridge University Press
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Wenger, E., McDermott, R. & Snyder, W. (2002). Cultivating Communities of Practice. Boston: Harvard Business School Press
D. Pauletto, Web2.0 per Tutti, Ebook
Dalsgaard, C. (2006). Social software: E-learning beyond learning management systems, European Journal of Open, Distance and E-Learning, 12 July 2006. http://www.eurodl.org/materials/contrib/2006/Christian_Dalsgaard.htm
G. Siemens (2005) „Connectivism: Learning as Network-Creation“,
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H. Colley, P. Hodkinson & J. Malcolm (2002) „Non-formal learning: mapping the conceptual terrain“, a Consultation Report, Leeds: University of Leeds Lifelong Learning Institute, http://www.infed.org/archives/e-texts/colley_informal_learning.htm
http://elearnmag.org/subpage.cfm?section=articles&article=29-1
http://formazione2punto0.blogspot.com/
http://oltreelearning.blogspot.com/
http://www.scuola3d.eu/weblog/?cat=13&paged=2
http://www.xyz.reply.it/web20/
J. Cross (2003) „Informal learning – the other 80%“, retrieved on 29th of January 2007, http://www.internettime.com/Learning/The%20Other%2080%25.htm
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http://members.optusnet.com.au/rlubensky/2006/12/present-and-future-of-personal-learning.html
S. Downes (2004) „Semantic Social Network“,
http://www.downes.ca/cgi-bin/page.cgi?post=46
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http://www.papert.org/articles/freire/freirePart1.html
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