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Non si finisce mai di imparare: competenze digitali e utilizzo dei nuovi media da parte degli anziani.

21 settembre 2007 | di Elisabetta Risi

Introduzione

Esiste un famoso detto, proveniente dalla saggezza popolare, secondo cui nella vita “non si finisce mai di imparare”. Tuttavia ciascuno di noi esperisce come, a fronte dei cambiamenti che investono il proprio contesto spazio-temporale, si possa reagire in diversi modi: ci sono coloro che si entusiasmano di fronte alle novità, ne colgono a pieno tutte le opportunità e cercano di adeguarsi il più in fretta possibile; ci sono invece altri che per molto tempo ignorano o fingono di non vedere che qualcosa nel modus vivendi della società sta cambiando, evitando di apprendere qualcosa di nuovo (1).
“Non si finisce mai di imparare”: il riferimento si innesta perciò su quello che sembra divenire una necessità e un obiettivo nella società dell’informazione. Non si ritiene sia possibile affrontare la complessità del vivere quotidiano senza un lavoro costante d’apprendimento e di riflessività. In inglese viene utilizzato il termine “literacy”, che è un concetto di fatto relativo e che nelle società occidentali avanzate si riferisce oggi non solo alla capacità di leggere e scrivere, ma anche a quella di utilizzare numeri, gestire informazioni, prendere decisioni. Quale sia il livello di literacy necessario ad un individuo dipende infatti dalla società in cui esso è inserito: nelle società dove l’uso di alcuni media digitali diviene una precondizione per il raggiungimento di obiettivi sociali ed economici, agli attori sociali è richiesta la cosiddetta digital literacy.
E’ diffuso lo stereotipo dell’anziano attaccato ai vecchi metodi, che si disinteressa di media quali computer e Internet, perché ha altre preoccupazioni. Tutti gli stereotipi posseggono caratteristiche che sono eccessivamente amplificate, distorte o sminuite, ma anche aspetti che rispecchiano la realtà. La constatazione che molti degli anziani nella nostra società facciano infatti fatica ad accettare lo sviluppo tecnologico e le nuove pratiche di comunicazione, è stata la base per porsi alcuni interrogativi di ricerca, che comprendono discipline e studi afferenti al digital divide. A causa della centralità di tali media digitali, coloro che non vi hanno accesso, lo hanno in maniera limitata oppure non sono in grado di usarli efficacemente, rischiano di trovarsi in posizioni marginali. In questo articolo si tratterà in particolare di una ricerca condotta con l’obiettivo di studiare il rapporto tra le vecchie generazioni e i nuovi media. Studi specifici sul cosiddetto grey digital divide (Millward, 3003) sono ancora poco numerosi, soprattutto in Italia, per cui la letteratura e le esperienze di ricerca a cui si riferisce sono di stampo internazionale (cfr. Adler 2002; Cody et al., 1999; Loges & Jung, 2001).

Background
La “presenza” degli anziani è un tratto imprescindibile della struttura sociale attuale e chiedersi come ciò si coniuga con il progresso tecnologico è un obiettivo ambizioso, ma rilevante.
Quando si parla di anziani, il riferimento è relativo a soggetti che, a fronte dei cambiamenti del processo di senilizzazione, non sono più ancorati ai canoni di sedentarietà, malattia e passività, associati spesso alle vecchie generazioni, ma la cui immagine sta lentamente cambiando. Sebbene permangono diversi tratti legati all’invecchiamento psicologico, tale processo oggi è caratterizzato da eterogeneità di stili di vita e dalla “plasticità”, intesa come capacità non solo di rinnovamento neuronale, ma anche di adattamento al cambiamento ed agli stimoli dell’ambiente socio-culturale.
Lo sfruttamento dei benefici legati alle Information & Communication Technologies (ICTs) è legato ad una serie di risorse, individuali, economiche e relazionali, che sono distribuite nella società in maniera diseguale. Si è quindi studiato il divario digitale relativo agli anziani, non concentrandosi sulla semplice constatazione numerica dei dati all’accesso, ma considerando alcuni livelli presenti nella letteratura di riferimento (cfr. skill access e usage access, Van Dijk, 2005; Sartori, 2006; Di Maggio et. al, 2004; second level del digital divide, Hargittai, 2002). In particolare ci si è concentrati sulle dimensioni relative alle disparità nelle abilità d’uso e alle differenze sugli utilizzi significativi per gli anziani. Non si tratta quindi di considerare delle risorse solamente nel senso più “materiale” del termine: non è sufficiente, infatti, essere in possesso del denaro necessario per acquistare oggi un computer connesso alla Rete per superare le barriere del divario digitale, ma è necessaria innanzitutto la capacità di utilizzarlo e di utilizzarlo efficacemente. Nel tentativo di colmare tale gap generazionale all’accesso, negli Stati Uniti sono diffuse diverse opportunità di alfabetizzazione informatica per anziani (le più note sono quelle organizzate da Seniornet, il portale per anziani più diffuso al mondo), offerte a quei soggetti che decidono di seguire corsi di formazione per sfruttare i benefici derivanti dall’uso delle ICTs.

La ricerca
La ricerca empirica che qui presentiamo si è articolata in due fasi: la prima è stata condotta con l’obiettivo di descrivere lo scenario del divario digitale relativo agli anziani, utilizzando una metodologia qualitativa. Sono state realizzate 28 interviste in profondità ad anziani utilizzatori di nuovi media (computer, Internet, telefono cellulare), analizzate attraverso il metodo della Grounded Theory (Glaser & Strauss, 1967). La seconda fase è stata svolta per testare alcune ipotesi di ricerca sorte sulla base della letteratura empirica e dei risultati della ricerca qualitativa e per dare significatività statistica ai risultati emersi nella prima fase. E’ stata quindi condotta una survey su anziani utilizzatori e non, su un campione di 200 soggetti, uomini e donne, di età uguale o superiore ai 55 anni (2), residenti nelle province di Milano e Varese, con l’obiettivo di analizzare quantitativamente alcune dimensioni del rapporto degli anziani, utilizzatori e non, con le tecnologie prese in considerazione.
Bisogna premettere che l’indagine effettuata non ha incluso quella parte della popolazione anziana più fragile e bisognosa di assistenza a causa di gravi deficit mentali o fisici: esiste un’ampia letteratura sulla cosiddetta assistive technology, che tuttavia esula dal focus di questo studio.

Alcuni risultati
Nella nostra indagine qualitativa, abbiamo innanzitutto notato che quando gli anziani superano difficoltà e timori ed imparano ad utilizzare le ICTs, non ne fanno un uso che si può definire “specifico” per le generazioni anziane. E’ stato comunque possibile individuare delle tipologie d’uso caratteristiche e un percorso esperienziale che l’anziano tipicamente può compiere, incrociando due variabili. Si è infatti riscontrato che esistono diversi livelli di abilità (skills) nell’uso delle ICTs tra gli anziani: in particolare si sono incontrati sia soggetti che si sono da poco avvicinati alle “novità” tecnologiche e ne fanno un uso molto elementare (basic users), sia anziani che hanno avuto a che fare con il mondo del digitale fin dalla sua comparsa e hanno poi sviluppato e affinato le abilità nell’utilizzo (expert users). Ai soggetti è stato chiesto di valutare le proprie capacità d’uso di questi artefatti tecnologici, considerando la propria dimestichezza nell’ottenere ciò che essi si erano prefissi utilizzandoli e l’abilità di risolvere eventuali problemi.
L’altra variabile ritenuta rilevante per descrivere i diversi usi delle tecnologie da parte degli anziani è stata la numerosità di funzioni tecnologiche utilizzate. Dalle interviste effettuate possiamo notare che solo una parte delle potenzialità d’uso offerte dalle ICT, viene effettivamente sfruttata dagli anziani, mentre molte di queste non vengono utilizzate poiché non interessano oppure non sono ritenute utili. Considerando il ventaglio di applicazioni realmente utilizzate dagli anziani intervistati, alcuni soggetti descrivono l’uso solo di una o poche applicazioni, mentre altri si riferiscono all’utilizzo di una molteplicità di funzioni.
Incrociando tuttavia le due variabili (skills e funzionalità utilizzate) si possono individuare delle peculiarità d’uso e dei percorsi di apprendimento che mostrano come questi soggetti sviluppino il proprio utilizzo dei nuovi media. E’ possibile riassumere in Figura n.1. le nostre interpretazioni indicando anche delle figure di anziano, da ritenersi comunque idealtipiche.
Gli intervistati si sono trovati nella categoria dei Neofiti, quando hanno avuto i primi approcci con i nuovi media: l’utilizzo è quindi connotato di difficoltà, poca dimestichezza, limitata a poche applicazioni (in genere almeno la videoscrittura o l’uso di programmi aziendali). Alcuni soggetti passano poi da una numerosità di funzioni utilizzate molto bassa ad una sempre più alta: ci troviamo nella categoria degli Esploratori, ossia anziani che ancora non posseggono elevate competenze digitali, ma che sono mossi per dovere (lavorativo) o per piacere (passione o interesse personale) ad esplorare le diverse funzionalità offerte dalle ICT. Gli esempi empirici sono diversi: dal “provare” a mandare una foto, all’ “entrare in Internet per vedere cosa c’è” o alla “scoperta della posta elettronica”, fatta a volte con l’ausilio di foglietti e appunti che ricordino i diversi passaggi relativi ai bottoni su cui cliccare. Ciò conferma gli studi secondo cui l’anziano preferisce affidarsi all’uso di memorie “esterne” scritte, piuttosto che affidarsi alla propria memoria di cui ha invece una percezione di insicurezza e labilità.

Nella parte sinistra del grafico vengono quindi localizzati gli anziani basic users: l’utilizzo delle ICT che essi fanno è saltuario, limitato a certi momenti d’uso (soprattutto per necessità) ed ancora connotato da poca dimestichezza e difficoltà nel problem-solving. L’altra parte degli anziani (a destra) ha invece ampliato le proprie capacità di utilizzo delle nuove tecnologie. Abbiamo provato ad individuare due percorsi di utilizzo “tipici” sulla base dell’esperienza, che può essere intesa in relazione al tempo (in numero di ore o di anni) trascorso online o davanti ad un computer (Di Maggio et al., 2004). Un gruppo di anziani, dopo aver esplorato le diverse funzionalità tecnologiche, ha dichiarato di limitare comunque l’uso solo ad alcune di esse, ossia a quelle che sembrano rispondere maggiormente ai propri bisogni nella quotidianità (informativi, comunicativi o d’utilizzo di servizi on-line). L’uso che essi quindi fanno è limitato ad alcune applicazioni, la più citata delle quali è indubbiamente la posta elettronica. Gli intervistati spiegano ad esempio di essere in grado di usare l’email con frequenza e disinvoltura. Questa categoria è stata denotata come quella degli Specializzati: c’è chi utilizza il computer solo per collegarsi ad Internet e partecipare a un Forum, oppure chi si è appassionato di programmazione e usa il Pc solo per aggiornarsi e “scaricare” nuovi software.
L’altro percorso esperienziale è verso la figura che abbiamo denominato degli Strateghi, costituita da quegli anziani che hanno appreso ad utilizzare i molteplici servizi delle tecnologie digitali, spesso nel corso di un’esperienza sviluppatasi nel tempo. Dalle interviste si evince come essi abbiano sperimentato molteplici utilizzi, scoprendone i vantaggi sul piano del miglioramento della qualità della loro vita. Sono gli anziani che sfruttano i diversi benefici legati ad esempio alla possibilità di contatto con famigliari lontani, allo stimolo a nuove reti amicali, al superamento delle problematiche legate alla mobilità fisica usufruendo dei servizi online (banca, posta, pagamenti…). Ciò ha portato a interpretare il loro uso come “strategico”.
Come nei recenti lavori di Jaeger (2005), anche questo studio evidenzia che gli anziani utilizzano le tecnologie in modi diversi. Le ICTs non hanno quindi un unico significato per questi soggetti, bensì essi le interpretano come strumenti che possono essere utilizzati per svariati scopi. Questo però non significa che essi le interpretino allo stesso modo degli altri gruppi sociali di età diverse: abbiamo ad esempio rilevato che gli anziani possono usare il telefono cellulare prevalentemente per le chiamate di “emergenza” oppure utilizzare Internet per cercare tipologie di informazioni molto diverse da quelle che soddisfano i bisogni e gli interessi dei più giovani.
Il grafico n. 2 rappresenta quantitativamente l’incrocio delle due variabili, una che considera il livello di capacità d’uso che l’anziano ritiene di possedere, l’altra ottenuta sommando il numero di funzionalità che i soggetti dichiarano di utilizzare maggiormente. Considerando il valore da esse assunto e la quantità di anziani che si sono localizzati, in media, nei quattro quadranti (tenendo conto che il 5% dei soggetti non ha risposto a una o entrambe le domande relative) è risultato che:
• il 63% degli anziani users rientra nel gruppo dei Neofiti e ha dichiarato di percepire le proprie abilità nulle, scarse o appena sufficienti per l’uso di Internet. Essi citano una numerosità al massimo di tre funzioni utilizzate, generalmente la posta elettronica, i motori di ricerca e un altro utilizzo della Rete. I risultati della ricerca di Loges & Jung (2001) che rilevano come, una volta che gli anziani utilizzano Internet, lo fanno per un limitato numero di attività, trovano riscontro nei risultati della nostra ricerca;
• il 18% degli anziani online rappresentano gli Esploratori, ossia coloro che “provano” le diverse potenzialità della Rete e utilizzano quindi una quantità maggiore di funzioni (in media 4,5, corrispondenti a -1,5 sul grafico), ma dichiarano anch’essi basse competenze digitali (come Moda “appena sufficienti”).
• il 9% degli anziani che usano la Rete ne fa un uso limitato come numerosità di applicazioni utilizzate (media = 2, generalmente un’altra oltre la posta elettronica), però ritiene le proprie abilità d’uso sufficienti, buone o addirittura ottime; per questo sono inseriti tra gli Specializzati.
• solo il 5% dei soggetti, che rientrano tra gli Strateghi, hanno invece indicato di saper utilizzare bene questo medium e di saper sfruttare diverse funzionalità offerte (media = 4) da Internet.

Fig. 2: Rielaborazione propria: numerosità percentuale dei soggetti nei quattro quadranti, n=200
Dalla ricerca si è rilevato che l’anziano adotta diverse strategie di apprendimento, connesse al possesso di risorse cognitive/individuali e relazionali/sociali: esse spaziano dall’essere auto-didatta, servendosi eventualmente di manuali e riviste, all’apprendimento grazie all’aiuto di colleghi di lavoro, amici, parenti più o meno giovani, all’apprendere seguendo un corso; quest’ultimo è considerato dalla maggioranza degli anziani del campione (users e non-users) il metodo migliore per imparare le abilità di utilizzare un computer. Questo dato si può associare al risultato della ricerca di Goodman, Syme e Eisma (2003) secondo cui la maggior parte di anziani hanno imparato ad utilizzare il computer attraverso un corso (3). Come si può vedere nella figura 3, è stato utile incrociare questo dato con l’età in classi dei rispondenti: in questo modo si nota che la partecipazione ad un corso è considerata il metodo migliore soprattutto per i giovani anziani (55-65), mentre per i più vecchi (65 e over) la percentuale tende a diminuire e ad essa si affianca l’aiuto di parenti o amici. Dalle interviste qualitative si riscontra infatti che gli old-old si sentirebbero in imbarazzo a frequentare un corso con persone più giovani.
Questo dato è significativo nell’ottica di progettazione e promozione di corsi di formazione ad hoc per l’alfabetizzazione informatica degli anziani.

Fig. 3 : Il migliore metodo di apprendimento secondo le classi di età- Rielaboraz. Propria. Percentuali su N=200

Note conclusive Come si è visto, una dimensione del divario digitale è quella che distingue i soggetti in grado di utilizzare le tecnologie digitali in maniera limitata, rispetto a quelli che le utilizzano in maniera efficace e con effetti di miglioramento della qualità della propria vita. Il rapporto tra gli anziani ed alcune ICTs è stato studiato attraverso una ricerca empirica quali-quantitativa. Dai dati ottenuti, emergono diversi livelli di abilità nell’uso degli artefatti tecnologici da parte degli anziani partecipanti alla ricerca (digital literacy), che variano su un continuum da abilità di base ad abilità molto avanzate. Per coloro che non sono a conoscenza delle potenzialità derivanti dall’uso di questi strumenti oppure coloro che, dopo averne esperito un utilizzo, più o meno limitato, non ne percepiscono l’effettiva utilità, le tecnologie della comunicazione rimangono qualcosa di superfluo e ad uso solo di pochi (soprattutto dei più giovani).
Al fine di intervenire sul divario digitale generazionale, si potrebbero individuare politiche in grado di agire sulla percezione dei benefici derivanti dall’utilizzo delle ICTs, comunicando ai soggetti che non ne sono a conoscenza o non sono convinti, l’utilità potenziale di questi strumenti per loro vita quotidiana, anche ricorrendo a media più tradizionali. Un esempio ci è offerto dalla televisione.
Non è mai troppo tardi: questo slogan era il titolo di una trasmissione condotta dal maestro Manzi, costituita da autentiche lezioni tenute ad un pubblico di adulti e anziani analfabeti. Da qualche anno lo stesso titolo è stato dato ad una trasmissione in cui si parla ancora di alfabetizzazione, ma questa volta informatica. Destinata ad un pubblico di anziani, l’obiettivo del programma è quello di utilizzare un medium come la televisione, per mostrare, passo dopo passo, come utilizzare computer e Internet, attraverso le storie di persone comuni che hanno dato un input nuovo alla loro vita utilizzando questi media.
Vanno però considerati anche altri elementi. Si è visto infatti come gli utilizzi della Rete da parte degli anziani rimangono limitati all’uso di poche funzioni: ciò può essere indice della mancanza di contenuti rilevanti destinati a questi soggetti. Probabilmente, una delle leve per superare il divario relativo all’uso e per portare gli anziani a sfruttare le diverse potenzialità dei nuovi media a miglioramento della qualità della loro vita è quella di studiare dei contenuti ad hoc. Si può notare che esiste una quantità ancora esigua di siti Internet italiani presenti in rete esplicitamente destinati ad un target di anziani, soprattutto se confrontata con quelli europei o statunitensi. Alcuni di essi sono comunque molto ricchi di informazioni (ad esempio http://www.anziani.it; http://www.informanziani.it e http://www.intrage.it) e un dato interessante è che, osservando i forum di discussione, questi ambienti sembrano abbastanza frequentati. Questo significa che gli anziani probabilmente cercano (ma forse non trovano) in rete qualcosa che sia studiato apposta per loro, che tenga conto dei loro diversi interessi e bisogni.
A fronte dei limiti di questa ricerca, bisogna ricordare che questo, soprattutto in Italia costituisce un campo ancora agli albori che è importante approfondire con ulteriori studi e ricerche.

Note
(1) Rogers (1985) sviluppa una teoria sulla diffusione delle innovazioni nella società, individuando cinque gruppi di soggetti a seconda del loro grado di adozione delle innovazioni: innovators, early adopters, early majority, late majority, laggards.
(2) Le altre ricerche condotte con l’obiettivo di studiare il rapporto tra anziani e tecnologie sono emblematiche del fatto che oggi non esista un’età condivisa da cui far partire l’anzianità. Alcune ricerche preferiscono considerare gli older adults dai 50 anni in su (ad esempio, dall’European SeniorWatch Observatory & Inventory), altre dai 55 in su (come quelle condotte dai ricercatori di Seniornet), altre ancora prendono in esame gli over 65 (le ricerche di Pew Internet and American Life Project). La ricerca condotta dal dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca per Internet Saloon, ha coinvolto invece anziani over 60 anni.
(3) In particolare la ricerca trova che il 42% hanno imparato attraverso un corso, il 26,8% al lavoro, seguito da una percentuale del 14% per coloro che hanno imparato da “relative/friends” o da soli.

Riferimenti bibliografici
Adler R.P. (2002), The Age meets the Technology Wave: Broadband and Older Americans, People & Technology, Seniornet (http://www.seniornet.com)

Cody, M.J., Dunn, D., Hoppin, S., & Wendt, P.(1999), Silver surfers: Training and evaluating Internet use among older adult learners in “Communication Education”, 48, pp. 269-286

DiMaggio, P., Hargittai, E., Celeste, C., Shafer, S. (2004), From Unequal Access to Differentiated Use: A Literature Review and Agenda for Research on Digital Inequality in Social Inequality, edited by Kathryn Neckerman. New York: Russell Sage Foundation (pp. 355-400)

Glaser B.G., Strauss L., (1967), The discovery of grounded theory: Strategies for qualitative research, Chicago, Aldine Pub.

Goodman J., Syme A., Eisma R. (2003) Older Adults’ Use of Computers: A Survey, In Proceedings of HCI 2003, Bath, UK

Hargittai E. (2002), Second-Level Digital Divide: Differences in People’s Online Skills in “First Monday”, volume 7, n. 4

Jaeger B. (eds, 2005) Young technologies in old hands: An international view on senior citizens’ utilization of ICT, DJVF Publishing, Copenhagen.

Loges, W.E, Jung J.Y. (2001) Exploring the Digital Divide: Internet Connectedness and Age, in Communication Research 28(4): 536–542

Millward, P. (2003), The “grey digital divide”: Perception, exclusion and bar-rier of access to the Internet for Older People in First Monday, 8(7) disponibile online http://firstmonday.org/issues/issue8_7/millward/index.html

Rogers, E. (1995), Diffusion of Innovation, Ney York, The Free Press

Sartori, L. (2006) Il divario digitale, Il Mulino, Bologna

Van Dijk J. (2005), The deepening divide. Inequality in the information society, London, Sage Publications


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