Home » n. 53 novembre/dicembre 2007

PEBBLES: Il robot “telepresente” a scuola

21 dicembre 2007 | di Patrizia Gallaccio dott.ssa in Scienze della comunicazione Sapienza Roma

Se il ricovero in ospedale costituisce un trauma per gli adulti, tanto più lo è per i bambini e i ragazzi che non sempre riescono a capire perché proprio quando si sentono male e desiderano restare a casa, i loro genitori decidono di portarli in un ambiente, l’ospedale, che suscita in loro ansie e paure. L’intento della mia tesi di laurea “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) nella scuola in ospedale” [1] è stato quello di spiegare come, all’interno dell’ospedale, la scuola possa aiutare il giovane degente a vivere l’esperienza della malattia in modo meno traumatico, lanciando un ponte tra la vita precedente e quella in ospedale.
La scuola in ospedale, che da sempre è impegnata ad aiutare i bambini e i ragazzi ricoverati o in assistenza domiciliare a non rimanere indietro con la propria istruzione, dalla seconda metà degli anni Novanta [2] utilizza anche le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) per svolgere l’attività didattica con gli studenti.
Gli strumenti messi a disposizione dalle TIC si adattano perfettamente sia a un contesto destrutturato come quello dell’ospedale che a uno strutturato come quello della scuola. La posta elettronica, le conversazioni in rete, la teledidattica e la videoconferenza sono dunque mezzi dal potere unificante che, offrendo la possibilità di abbattere barriere spazio-temporali, permettono ai giovani degenti di vincere l’isolamento a cui sono costretti, di mantenere relazioni sociali e di continuare a sviluppare le proprie potenzialità; tutto in vista di un più semplice reinserimento nella propria vita [3].
I vantaggi riscontrati dall’uso delle TIC nella scuola in ospedale hanno portato, nel 2002, il Ministero della Pubblica Istruzione a realizzare anche un portale web tematico (http://hsh.istruzione.it) in cui è possibile reperire preziose informazioni e consultare materiale utile a scoprire e conoscere meglio la realtà della scuola in ospedale.
Attraverso il sito web, è possibile poi accedere a una piattaforma e-learning all’interno del quale, in qualunque momento, gli studenti possono trovare materiale didattico di diverso genere e difficoltà, nonché strumenti adeguati al proprio percorso di formazione. Inoltre, è sempre presente in rete un tutor che non ha il semplice ruolo professionale di assistente/consigliere didattico, quanto quello di progettista e di gestore di processi educativi basati sull’uso intensivo di risorse telematiche [4]. Anche gli insegnanti possono utilizzare la piattaforma e-learning per provvedere a un aggiornamento costante della loro professionalità necessario in un ambiente, come quello ospedaliero, in cui gli studenti e le loro necessità mutano quasi quotidianamente.
Un ulteriore passo avanti nell’uso delle TIC, per evitare che l’esperienza della malattia provochi ripercussioni negative nella vita non solo scolastica ma anche sociale del bambino o del ragazzo, è stato fatto in Canada con il progetto PEBBLES, acronimo di Providing Education By Bringing Learning Environments to Students, che utilizza la videoconferenza per consentire al bambino ospedalizzato di mantenere un’interazione sociale con la propria scuola di appartenenza. PEBBLES è il risultato di una collaborazione unica tra esperti interessati al mondo dei new media e alla loro applicazione per scopi terapeutici ed educativi. Tra i suoi principali creatori dobbiamo citare Graham Smith, specializzato in videoconferenza e realtà virtuale; Deborah Fels, direttore del Ryerson’s Centre for Learning Technologies e Jutta Treviranus, direttore di U of T’s Resource Centre for Technology.
Tutto è iniziato nei primi anni Novanta quando Smith decise di portare avanti gli studi sulla teleconferenza e di provare a stabilire un “contatto visivo” tra soggetti geograficamente lontani. Lo studioso cominciò così a lavorare per realizzare una nuova tecnologia, chiamata telepresenza, capace di connettere le persone in modo realistico e naturale dando la sensazione di una vera presenza. Il primo tentativo di telepresenza fu eseguito da Smith nel 1993 quando era direttore del Virtual Reality Artist Access Program all’interno della University of Toronto di Culture and Tecnology e riguardò il settore artistico. Il prototipo, presentato da Smith in America in occasione di una cerimonia alla Casa Bianca e chiamato “Senator Robot”, si componeva di un piccolo robot su rotelle che mostrava, nel monitor posto sulla testa del robot, la performance dal vivo di un gruppo di poeti. L’esperimento, che non ebbe molto successo, diede comunque origine a molte nuove idee per l’utilizzo del sistema.
Treviranus e Fels, entrambe interessate allo sviluppo di tecnologie d’assistenza per le persone disabili, notando da subito le potenzialità che il robot avrebbe potuto esprimere nel loro settore di studio, decisero di unirsi a Smith per un nuovo progetto. Una decina di anni dopo, nel 2000, dal lavoro dei tre ricercatori e grazie al supporto di Telbotics Inc (società fondata nel 1997 da Smith), della Ryerson Polytechnic University e della University of Toronto, nacque il sistema PEBBLES che oggi è distribuito in diverse scuole e ospedali canadesi e americani [5]. Il sistema PEBBLES si compone di due robot, costruiti in alluminio e destinati uno alla camera d’ospedale del degente e l’altro alla classe di provenienza del bambino, che consentono una trasmissione in tempo reale, mediante collegamento Internet a larga banda, di immagini e audio tra il bambino e la sua classe. Il robot in classe, di circa un metro d’altezza e solitamente di colore bianco e giallo, è costituito da una base mobile con rotelle, da una testa girevole sul quale si trova uno schermo LCD, due videocamere (una fissa e una mobile), un sistema di scannerizzazione e una mano che lo studente può muovere dal suo letto d’ospedale per richiamare l’attenzione dell’insegnante o dei suoi compagni (fig. 2).

Fig. 1 “Robot del sistema PEBBLES destinato alla classe”
(Fonte: http://www.ryerson.ca)

Per J. Treviranus il successo immediato nelle scuole è dovuto al fatto che il robot contribuisce a creare un rapporto così forte per cui gli insegnanti, i compagni di classe e lo studente ricoverato hanno la sensazione che il bambino/ragazzo remoto sia fisicamente presente nella classe.
Il robot in ospedale (fig. 3), simile nella composizione a quello in classe, fatta eccezione per la mano, è dotato di una game pad che consente al bambino diverse operazioni di controllo. Egli può alzare e abbassare il volume del robot, zoomare su qualcosa che lo interessa in modo particolare, girare la testa del robot in classe per guardarsi intorno, muovere il robot per seguire i suoi compagni anche fuori della classe e soprattutto può spegnere l’intero sistema PEBBLES se deve sottoporsi a terapia o, semplicemente, se è stanco. Quando il sistema è spento, la testa può essere chiusa e il robot può essere messo da parte senza occupare troppo spazio nella camera di degenza [6].

Fig. 2 “Robot del progetto PEBBLES destinato all’ospedale”
(Fonte: http://teacher.scholastic.com)

Gli studi svolti hanno rilevato che all’inizio gli studenti ricoverati erano un po’ scettici sull’uso del robot perché lo ritenevano complicato, ma dopo poche spiegazioni i bambini e i ragazzi si rivelavano molto competenti nell’utilizzo del sistema, grazie anche a una certa somiglianza tra la game pad di controllo e i joystick comunemente utilizzati per le console da gioco.
La tecnologia sviluppata da PEBBLES – avente lo scopo di fornire un sostegno tecnologico al processo di apprendimento e alle relazioni sociali nel contesto ospedaliero – ha permesso di superare il tradizionale isolamento che vivono i giovani studenti ammalati, di sviluppare in essi una maggiore capacità di adattamento alla situazione ospedaliera, di rafforzare il ruolo di sostegno della scuola, di migliorare il suo rapporto con la struttura ospedaliera e, infine, di utilizzare in modo più proficuo le risorse a disposizione delle scuole, degli ospedali e delle varie comunità d’assistenza per migliorare il percorso educativo degli studenti momentaneamente privati dei loro diritti [7]. Sono risultati molto importanti perché, spesso, nel momento in cui entrano in ospedale i giovani malati hanno la sensazione che tutto il loro mondo sia andato in frantumi e l’angoscia che li assale gli impedisce di prevedere un ritorno alla vita “normale”.
Attualmente, i robot costruiti dalla Telbotics e messi a disposizione di ospedali e scuole in Canada e in America [8] sono circa quaranta. La società punta ora alla vendita del sistema PEBBLES ad altri paesi al prezzo di settanta mila dollari per ogni coppia di robot.
Michael Mc Hale, presidente della Telbotics, è entusiasta del progetto PEBBLES e, da qualche anno, ha cominciato anche le trattative per portare la coppia di robot in alcuni paesi europei. Olanda e Danimarca sono stati i primi a credere nelle capacità di PEBBLES e ad avviare queste trattative con la Telbotics. Recentemente, però, anche Francia, Germania e Inghilterra si stanno documentando per decidere se dotarsi di questa nuova tecnologia.
Nel suo percorso di sviluppo PEBBLES è stato ovviamente sottoposto, all’interno dell’ospedale pediatrico di Toronto, ad alcuni studi pilota e ha ricevuto diversi aiuti finanziari per la R&S (Ricerca & Sviluppo) da parte del governo federale canadese. Gli studi realizzati e il sostegno economico hanno permesso alla Telbotics (dal 1987 in collaborazione con la IBM) di risolvere la maggior parte delle difficoltà operative riscontrate nelle versioni precedenti e di produrre dal 2000 la versione definitiva di PEBBLES, chiamata PEBBLES II.5. Oltre all’utilizzo di componenti tecnologiche di ultima generazione, particolare attenzione è stata dedicata al design e al materiale del robot in modo da renderlo idoneo a un ambiente delicato come quello ospedaliero [9].
Dopo aver riscontrato un indiscusso vantaggio nell’uso del sistema PEBBLES nel processo di guarigione dei ragazzi in età scolare ricoverati in ospedale o in assistenza domiciliare, la Telbotics sta pensando oggi di estendere l’utilizzo dei suoi robot anche ad altre situazioni “al limite”, come carceri o luoghi geograficamente svantaggiati, per permettere a tutti di provvedere alla propria istruzione e di mantenere le proprie relazioni sociali.
Sebbene ancora oggi molti individui e critici non condividono l’entusiasmo intorno alle TIC, l’uso dei robot o di altri strumenti tecnologici ha certamente contribuito a migliorare la qualità della vita degli individui perché consentono di “arrivare” là dove la natura ha posto dei limiti invalicabili. Inoltre, non potendo negare che il futuro sarà sempre più tecnologico, possiamo concludere sostenendo che avvicinare i bambini alle TIC, sfruttando anche situazioni al limite come quella della scuola in ospedale, non può che essere un aiuto al loro processo di crescita sociale e culturale.

Note
[1] Tesi di laurea in Editoria multimediale, Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università degli studi “Sapienza” di Roma, relatore prof. Valerio Eletti, correlatore prof. Giuseppe Anzera, discussa il 23 aprile 2007. Per qualunque informazione scrivere all’indirizzo e-mail pag79@email.it.
[2] Risale al 22 Novembre 1995 la firma del Protocollo d’Intesa tra il Ministero della Pubblica Istruzione, il Ministero della Sanità, l’A.N.C.I. e la Telecom Italia per introdurre le nuove tecnologie nella scuola in ospedale.
[3] M. A. Comand, Le tecnologie in ospedale nel rapporto con la scuola, in atti del seminario “Le nuove tecnologia nella scuola in ospedale”, Genova, 2-3-4 aprile 1998 (http://ospitiweb.indire.it/~dgsm0001/ospedale/default.htm).
[4] M. Banzato, Apprendere in rete: modelli e strumenti per l’e-learning, Utet libreria, Torino, 2002.
[5] A. Blackburn-Evans, Connecting sick kids to the classroom, in EDGE Magazine (http://www.research.utoronto.ca/edge).
[6] J. Fitzgerald, Hospitalized School Kids Use Robot Replacements In Classroom (http://www.ksdk.com).
[7] PEBBLES classroom project (http://www.pebblesproject.org).
[8] In America la distribuzione di PEBBLES è gestita dalla Learning Collaborative Inc., un’organizzazione no-profit che si occupa da anni dello sviluppo di programmi educativi innovativi in collaborazione con College e Università sia nazionali che internazionali.
[9] A. Cheetham, C. Young, D. I. Fels, Interface development for a child’s video conferencing robot (http://www.telbotics.com).


<< Indietro Avanti >>