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“Narrazione e costruzione democratica del sapere nel cyberspazio”

1 ottobre 2008 | di Roberta Ferrarini, Dottoranda in “Migrazioni e processi interculturali” presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Genova e Cultrice della materia per la Cattedra di Didattica Generale presso la medesima Facoltà.
Le specificità delle diverse forme di comunicazione in rete, modificano l’assetto unidirezionale che caratterizza classicamente la relazione emittente – ricevente.
Nella Computer Mediated Comunication come negli strumenti quali posta elettronica, forum, blog, newsgroup, mailing list, Mud, Moo, insomma , in tutti i diversi sistemi di comunicazione sincronica e asincronica resi possibili dalla sinergia computer-Internet, gli individui che partecipano alle interazioni on-line sono come nodi di una rete, interconnessi tra loro in uno spazio senza limiti legati al tempo, al territorio, alle differenze fisiche, culturali e sociali. L’assetto reticolare della comunicazione nell’ambiente virtuale diviene un luogo in cui, attraverso la libera espressione e la partecipazione attiva dei suoi abitanti, si co-costruisce conoscenza e si produce cultura. Il computer e Internet diventano quindi strumenti culturali attraverso i quali intervenire e modificare la realtà.
Riprendendo il pensiero di A. Smorti rispetto all’esperienza dell’uomo nella relazione tra mente e cultura (1), emerge come, sin dall’antichità, la costruzione e l’utilizzo degli artefatti garantivano l’acquisizione di un sapere pratico e teorico da barattare con gli altri membri della società. Tale scambio di informazioni favoriva la costruzione di un sistema di conoscenze necessarie allo sviluppo economico e sociale della comunità. “Ma lo strumento, mentre modifica l’ambiente, trasforma anche l’uomo.[…] Esso diventa il prolungamento del corpo e della mente, qualcosa che amplia i confini della persona e che rende ambigua qualsiasi distinzione netta tra il Sé e l’ambiente” (2). Gli artefatti, siano essi primari, secondari o terziari secondo la definizione di M. Cole (3), sottintendono necessariamente l’uso del linguaggio per scambiare informazioni, interpretarle e organizzarle in un sistema di significati necessari alla comprensione dell’esperienza. La cultura tuttavia, concetto che ha da sempre interpellato le scienze sociali, “non è solo un corpus di artefatti ma anche una rete di senso, un repertorio di principi, un modo per guardare l’altro” (4). Quindi “ogni cultura insegna ai suoi membri che cosa sia onorevole, che cosa valga la pena di desiderare, in che cosa consista la dignità. L’esistenza di questo repertorio è ciò che permette alla persona di agire secondo fini socialmente riconoscibili e di comunicare con gli altri” (5). Ed è proprio nell’interazione con l’altro, nel continuo scambio di narrazioni, che si determina la comprensione di se stessi e del proprio essere-nel-mondo.
La capacità di narrare rappresenta infatti un aspetto ineluttabile del pensiero umano che consente di percepire, organizzare e interpretare la realtà attraverso la dimensione intenzionale e soggettiva propria di ciascun individuo. I processi di costruzione del sapere sono quindi attraversati dalla fluidità e nel contempo dalla complessità delle interazioni umane. Stare in relazione implica decentrarsi da se stessi per riconoscere e ricostruire il modo in cui l’altro percepisce se stesso e il mondo circostante. In questo complesso intreccio di nomadismi, “la cultura vive in un processo di rielaborazione costante, in quanto viene costantemente interpretata e rinegoziata dai suoi membri. Da questo punto di vista, essa è tanto un forum per negoziare e rinegoziare il significato, nonché per dare ragione dell’azione, in quanto insieme di regole o di indicazioni per l’azione stessa. […] E’ da questo aspetto di forum proprio della cultura che i suoi membri derivano il proprio ruolo nel processo di continua costruzione e ricostruzione di essa: un ruolo attivo di protagonisti” (6).
La metafora del forum utilizzata da J. Bruner, ci riporta al tema della comunicazione o narrazione on-line. La definizione di Internet, suggerita da P. C. Rivoltella, come “un sistema di azioni” (7) ci conduce verso l’idea di uno spazio, virtuale appunto, in cui le persone sperimentano se stesse nell’interazione con l’altro o gli altri, mediante una comunicazione giocata in assenza del proprio corpo biologico (8). Nel Cyberspazio avviene quindi un continuo processo di rimodellamento della propria identità personale e sociale, nella sua complessità e molteplicità. Attraverso le narrazioni on-line gli attori possono dar voce alle infinite soggettività proprie di ciascun essere umano “in uno spazio di possibilità, permettendo quella sperimentazione, osservazione e riflessione sul Sé che consente di ampliare e articolare in parole-gesti – la complessità identitaria” (9). Nella comunicazione virtuale si costruiscono, così, dei nuclei sociali nei quali le persone partecipano a discussioni, dibattiti, conversazioni, in cui la specifica dimensione transfrontaliera di quello spazio, rende ciascun partecipante libero di esprimersi spontaneamente nella sua unicità.
H. Rheingold (10), noto giornalista americano ed esperto di comunicazione multimediale, attribuisce alle comunità virtuali la caratteristica di essere luogo di eguaglianza sociale, in cui convive la diversità in un’ottica di mutua reciprocità. Come sostiene P. Lévy “il cyberspazio è molto più inclusivo di qualunque altro mezzo precedente. Offre opportunità di esprimersi pubblicamente a tutti gli individui, gruppi, istituzioni e comunità, incluse alcune che non sono mai esistite prima (le comunità virtuali). […] Non solo il cyberspazio dà a ognuno la possibilità di dar voce alle proprie opinioni, ma rende le informazioni più facilmente accessibili rispetto a prima” (11). Ciò che caratterizza dunque lo spazio virtuale è proprio l’interconnessione dei mondi culturali che appartengono a ciascun individuo. Il cyberspazio può essere inteso come un universo trans-culturale in cui convivono, in una prospettiva di mutuo riconoscimento, tutte le differenze e tutte le eterogeneità. Riprendendo il pensiero di P. Levy:

“Il genere di comunicazione che si stabilisce nella cybercultura è al tempo stesso reciproco, interattivo e comunitario. Questa comunicazione, dunque, è universale perché tende all’universalità, per cui chiunque può virtualmente diventare emittente, non in direzione di un singolo individuo, ma di un insieme di individui. […]oggi, l’elemento universale che si costruisce con la cybercultura, non è la stessa cosa per tutti e dappertutto. Tutti gli esseri umani, virtualmente, possono entrare in contatto reciproco e prendere coscienza collettivamente della loro esistenza. Perché allora parlo di universale senza totalità? Perché quanto più si estende l’interconnessione, tante più cose diverse ed eterogenee sono messe in circolazione sulla rete, e non c’è un’istanza che regoli o controlli dal centro, che sia in grado di avere un controllo globale. Parlo, dunque, di universalità nel senso che l’umanità comincia a prendere coscienza di sé, ma questa presa di coscienza non ha un senso unico e non passa per un punto centrale e non sta sotto un’unica legge, come nella scienza, in cui, per esempio, la gravitazione universale è la stessa dappertutto. Nella cybercultura ciò che è interessante è la messa in contatto di tutte le differenze e di tutte le eterogeneità. Perciò parlo di universalità senza totalità” (12).

La caratteristica struttura reticolare su cui poggiano le comunità virtuali, consente agli individui un accesso “distribuito” alla conoscenza. Ciascun fruitore ha l’opportunità di partecipare, secondo le proprie qualità, al processo di costruzione del sapere, divenendo così soggetto attivo e produttore di cultura. Il richiamo al carattere democratico dello spazio virtuale viene da D. de Kerckhove che, rievocando il pensiero di P. Levy nel testo Cyberdémocratie (13), ci ricorda che nelle reti e, in generale nelle tecnologie digitali, permane un carattere sostanzialmente democratico che si gioca nella relazione tra linguaggio e società (14). Il termine democrazia, la cui etimologia riconduce al significato originario di “potere al popolo”, “è figlia della grande storia d’amore tra il linguaggio e la cultura del leggere e scrivere” (15). Infatti, continua D. de Kerckhove, “ci sono stati tre grandi matrimoni del linguaggio: il primo con il corpo umano, un incontro che ha generato la cultura orale; il secondo con i segni, da cui è nata la cultura letteraria; il terzo con l’elettricità, che sta creando la cultura di rete” (16). L’evoluzione della narrazione, dapprima orale, poi scritta e oggi elettronica, ha influenzato radicalmente i processi di pensiero e il modo di percepire e strutturare la realtà e l’esperienza umana. La nostra società, definita da W. Ong (17) della oralità secondaria, vive in realtà un ritorno all’oralità attraverso la scrittura on-line che presenta alcune delle caratteristiche tipiche della parola parlata. Ciò che emerge in maniera inconfutabile è che a prescindere dalle diverse forme di mediazione tecnologica a disposizione dell’uomo, la capacità di comunicare rappresenta la condizione indispensabile per abitare consapevolmente il mondo. Attraverso la narrazione, e la comunicazione on-line ne dà testimonianza, gli esseri umani creano attivamente il proprio sapere e la propria rappresentazione della realtà. Lo spazio virtuale regala, a chi decide di abitarlo, la possibilità di costruire e produrre sapere attraverso un processo intersoggettivo, di scambio e negoziazione in cui le persone imparano l’una dall’altra.

Note
(1) Per approfondire il tema si veda A. Smorti, La psicologia culturale, Carocci, Roma 2003.
(2) A. Smorti, Narrazioni. Cultura, memorie, formazione del Sé, Giunti, Firenze 2007, p. 38.
(3) Cfr. M. Cole, Psicologia culturale, Amore, Roma 2004.
(4) G. Mantovani, L’elefante invisibile. Alla scoperta delle differenze culturali, Giunti, Firenze, 2005, p. 11.
(5) Ivi, p. 145.
(6) J. Bruner, La mente a più dimensioni, Edizioni Laterza, Roma-Bari, 2005, p. 151.
(7) P. C. Rivoltella, Costruttivismo e pragmatica della comunicazione on line. Socialità e didattica in Internet, Erickson, Trento 2003, p. 165.
(8) Cfr. M. Combi, Corpo e tecnologie. Simbolismi, rappresentazioni e immaginari, Meltemi, Roma 2000.
(9) E. Palomba, La persona e i suoi artefatti. Realtà, virtualità e immagine di sé, Armando Roma 2007. p. 41.
(10) Cfr. H. Rheingold, Comunità virtuali, Sperling & Kupfer, Milano 1994.
(11) P. Lévy, Verso la ciberdemocrazia, in D. de Kerckhove, A. Tursi (a cura di), Dopo la democrazia?, Apogeo Editore, Milano 2006, p. 9.
(12) Cfr. P. Lévy, L’intelligenza collettiva, intervista a “Mediamente”, Parigi – European IT Forum, 4 settembre 1995, url: http://www.mediamente.rai.it/HOME/bibliote/intervis/l/levy.htm.
(13) Cfr. P. Lévy, Cyberdémocratie. Essai de philosophie politique, Odile Jacob, Paris 2002.
(14) D. de Kerckhove, Della democrazia alla ciberdemocrazia, in D. de Kerckhove, A. Tursi (a cura di), Dopo la democrazia?: il potere e la sfera pubblica nell’epoca delle reti, Apogeo Editore, Milano 2006, p.57.
(15) D. de Kerckhove, A. Tursi, Un punto interrogativo, in op. cit., p. VII.
(16) Ibid.
(17) Cfr. W. Ong, Oralità e scrittura, Il Mulino, Bologna 1986.

Riferimenti Bibliografici
Bruner J., La mente a più dimensioni, Edizioni Laterza, Roma-Bari, 2005.
Cole M., Psicologia culturale, Amore, Roma 2004.
Combi M., Corpo e tecnologie. Simbolismi, rappresentazioni e immaginari, Meltemi, Roma 2000.
De Kerckhove D., Dalla democrazia alla ciberdemocrazia, in D. de Kerckhove, A. Tursi (a cura di), Dopo la democrazia?: il potere e la sfera pubblica nell’epoca delle reti, Apogeo Editore, Milano 2006, p. 57-70.
Lévy P., Cyberdémocratie. Essai de philosophie politique, Odile Jacob, Paris 2002.
Lévy P., L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio, Feltrinelli, Milano 2002.
Lévy P., Verso la ciberdemocrazia, in in D. de Kerckhove, A. Tursi (a cura di), Dopo la democrazia?, Apogeo Editore, Milano 2006, p. 3-23.
Lévy, P. Cybercultura. Gli usi sociali delle nuove tecnologie, Feltrinelli, Milano 1999.
Lévy, P. L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio, Feltrinelli, Milano 1996.
Lévy, P., L’intelligenza collettiva, intervista a “Mediamente”, Parigi – European IT Forum, 4 settembre 1995, url: http://www.mediamente.rai.it/HOME/bibliote/intervis/l/levy.htm.
Mantovani G., L’elefante invisibile. Alla scoperta delle differenze culturali, Giunti, Firenze, 2005.
Ong W., Oralità e scrittura, Il Mulino, Bologna 1986.
Palomba E., La persona e i suoi artefatti. Realtà, virtualità e immagine di sé, Armando Editore, Roma 2007 .
Paparella N. (a cura di), Ontologie, simulazione, competenze, Amaltea Edizioni, Lecce, 2007.
Rheingold H. , Comunità virtuali, Sperling & Kupfer, Milano 1994.
Rivoltella P. C., Costruttivismo e pragmatica della comunicazione on line. Socialità e didattica in Internet, Erickson, Trento 2003.
Smorti A., La psicologia culturale, Carocci, Roma 2003.
Smorti A., Narrazioni. Cultura, memorie, formazione del Sé, Giunti, Firenze 2007.
Talamo A., Roma F., La pluralità inevitabile. Identità in gioco nella vita quotidiana, Apogeo, Milano 2007.


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