Fig. 2. La visualizzazione dello svolgimento di un esercizio in modalità ‘Test’ (cfr.Fig. 1).
all’interno di Aplusix si possono svolgere tipi diversi di attività. L’attività impostata di default consente all’utente di digitare l’esercizio che vuole e risolverlo. inoltre è possibile caricare file di esercizi, preparati dall’insegnante. In tal caso l’insegnante può decidere preventivamente la modalità di esecuzione degli esercizi, vale a dire Esercitazione o Test, oppure lasciare all’allievo di decidere, al momento dell’esecuzione di tali esercizi, la modalità in cui preferisce affrontarli. Nel caso gli esercizi siano risolti in modalità Test, è possibile rivedere e correggere il proprio lavoro attraverso l’attività Osservare/Correggere. Questa attività permette di rivedere, in modalità Esercitazione e passo passo, il lavoro svolto in precedenza in modalità Test. La possibilità di rivedere il proprio operato risulta utile per l’allievo al quale si offre la possibilità di riflettere sui propri comportamenti siano essi corretti o errati. Inoltre, questa attività può risultare utile per l’insegnante, che può osservare il lavoro dei propri alunni.
Poter rivedere passo passo le produzioni degli alunni offre certamente all’insegnante (e al ricercatore) uno strumento inestimabile per un’indagine sui processi risolutivi messi in atto dagli allievi. E’ possibile infatti fare un’analisi accurata dei processi, individuando le incertezze incontrate, gli errori commessi, ecc. Tale strumento risulta, però, estremamente interessante anche dal punto di vista dell’allievo e, nella nostra esperienza, è stata utilizzata in una specifica fase del percorso di recupero. L’uso dell’attività Osservare/Correggere nella revisione degli elaborati presenta notevoli vantaggi rispetto all’uso dell’ambiente carta e penna; infatti sulla carta, pur disponendo della soluzione, si perdono inevitabilmente le tracce di come si è arrivati ad ottenerla: cancellature, frammenti di calcolo mal organizzati sul foglio non sono di solito sufficienti a ricostruire efficacemente i vari passaggi.
Di particolare interesse per l’intervento didattico che descriveremo nel seguito è il comando Riga indipendente attraverso il quale si può editare, sulla stessa schermata una nuova espressione che potrà essere elaborata in modo indipendente dalla precedente. Infatti, attraverso tale comando, è possibile isolare frammenti di calcolo per i quali si sente il bisogno di una elaborazione più accurata, e, nello stesso tempo, si può contare su un ambiente strutturato e controllato nel quale trovare supporto per organizzarli e per portarli a termine.
Un approccio meta-cognitivo all’errore
Nell’affrontare il problema del recupero, ovvero del superamento di difficoltà, un aspetto cruciale riguarda il rapporto tra allievo ed errore. L’errore si manifesta ogniqualvolta un comportamento dell’alunno non risulta essere conforme alle aspettative dell’insegnante. A questo proposito risulta chiarificatrice la distinzione introdotta da Zan (2002a) tra errore e fallimento.
Si parla di errore nel caso di un comportamento dell’alunno non conforme alle aspettative dell’insegnante, ma che non sia avvertito dall’allievo come una propria responsabilità; si parla invece, di fallimento nel momento in cui l’allievo prende coscienza di non aver raggiunto il proprio scopo. È solo in questo secondo caso che sembra divenire possibile un intervento efficace. Con le parole di Zan (Zan, 2002a, p. 94):
“Anche se l’insegnante rileva l’errore dello studente e interviene, spetta allo studente modificare il suo comportamento: ma se l’alunno deve cambiare significativamente il suo comportamento, deve prima di tutto convincersi della necessità di tale cambiamento, che il comportamento mostrato è fallimentare.” (trad. a cura degli autori).
L’abilità dell’insegnante sta dunque nel condurre l’allievo a modificare, in un percorso autonomo, i comportamenti che lo hanno indotto all’errore.
Comunque, una volta presa coscienza dell’errore, l’allievo dovrà confrontarsi con la necessità di reperire risorse per il suo superamento e, di conseguenza, sapere come e dove reperire tali risorse.
“Le abilità metacognitive riguardano la gestione delle risorse (cognitive). Tale gestione si articola in due momenti:
- la consapevolezza delle proprie risorse;
- la regolazione del comportamento in base a tali risorse (cioè l’attivazione di processi di controllo).”(Zan, 2002b, p. 4)
Ecco allora il suggerimento per l’insegnante di organizzare un ambiente didattico che fornisca una guida per sviluppare le due capacità di cui parla Zan: conquista della consapevolezza e possibilità di attivare processi di controllo.
È dunque in questa ottica che sono da interpretate le scelte che hanno guidato il nostro intervento didattico di recupero.
Se è vero che gli allievi ai quali era dedicato il recupero avevano già raggiunto una qualche consapevolezza delle loro difficoltà, quanto meno constatando il ripetuto insuccesso delle proprie prestazioni, è anche vero che nella maggioranza dei casi ne avevano una coscienza vaga, orientata da un sentimento di incontrollabilità piuttosto che da processi di controllo delle proprie risorse.
Abbiamo ipotizzato dunque che attività specifiche all’interno dell’ambiente Aplusix, attraverso la retroazione offerta dal software, permettessero all’allievo da un lato di acquisire consapevolezza dei propri errori, dall’altro di approntare strategie per il superamento di tali errori. L’allievo infatti, per sottostare al vincolo del micromondo, che non permette di proseguire se si è commesso un errore, è obbligato a prenderne coscienza e, in mancanza di supporto immediato dell’insegnante, a farsene carico in prima persona, impegnandosi in tal modo in una ricerca autonoma del superamento della difficoltà incontrata.
Abbiamo cercato di aggiungere al feedback offerto dal software dei suggerimenti che aiutassero gli alunni a uscire dalla situazione di impasse.
Il segnale di errore e i messaggi di aiuto
Innanzitutto, lavorando in modalità ‘Esercitazione’, incontriamo il segnale di errore. Tale segnale, come abbiamo visto consiste sia in un messaggio che in un particolare stato della macchina. Da un lato compaiono le due righe rosse, dall’altro il controllo della macchina impone di fermarsi perché non è possibile passare alla riga successiva. Rispetto all’ambiente carta e penna, nel micromondo l’allievo dispone di un controllo esterno che gli pone il problema dell’errore, seppure in modo generico. La macchina, infatti, si arresta e segnala che il passaggio non è valido, ma non dice dove si è commesso l’errore, né tanto meno quale errore è stato commesso. In ogni caso, si è confrontati con la necessità di conformarsi alle regole del calcolo, in quanto assunte dal micromondo come regole di accettabilità (3). La consapevolezza della difficoltà viene dunque a corrispondere alla consapevolezza che per proseguire ci si deve adeguare alla regole del calcolo: l’allievo può rendersi conto o che non si ricorda la formula richiesta, oppure che non è riuscito ad applicarla correttamente. Fin qui, è abbastanza naturale prevedere che il segnale di errore induca l’allievo ad attivare strategie di controllo.
Basandosi su queste considerazioni è stato messo a punto un intervento didattico mirato, alla cui base sta la specifica elaborazione del messaggio di errore in un messaggio di aiuto, con lo scopo di promuovere processi di controllo.
Qualora gli allievi non riuscissero a superare una situazione di impasse potevano richiedere un aiuto. I suggerimenti forniti agli allievi dal messaggio, consistono nel guidare verso il recupero delle risorse in modo sistematico e dunque indirizzano verso la elaborazione di strategie di controllo specifiche rispetto alle conoscenze necessarie nel calcolo letterale. Un suggerimento fornito nel caso di sviluppi di quadrati e cubi di binomi è stato:
‘L’espressione non è equivalente alla precedente. Suggerimento: ricorda che 1) “a” alla seconda = “a” per “a”; 2) “a” alla terza = “a” per “a” per “a” oppure “a” alla terza = “a” alla seconda per “a” e applica la proprietà distributiva…’;
mentre, nel caso di esercizi riguardanti differenze di quadrati o somma e differenza di cubi, il testo diventato:
‘L’espressione non è equivalente alla precedente. Suggerimento: puoi applicare la proprietà distributiva…’ (4)
Come è facile notare, in questo messaggio si fa esplicito riferimento al significato algebrico della formula richiesta. Dunque si invita l’allievo non tanto a ricordare la formula, ma a ritornare allo sviluppo operativo tramite l’uso della proprietà distributiva. L’obiettivo didattico che inspira il messaggio di aiuto mira al recupero del significato algebrico del calcolo come applicazione di proprietà, e in questo senso offre un suggerimento generale, dirigendo l’attenzione verso le conoscenze disponibili, quando la memoria non viene incontro.
Il messaggio di aiuto non solo riguarda risorse di tipo cognitivo, quali il significato di potenza o la proprietà distributiva, che stabilisce l’equivalenza tra espressioni diverse, ma anche risorse di tipo metacognitivo. Il testo, infatti, tende a ridirigere l’attenzione sul calcolo come trasformazione di una espressione in un’altra equivalente, e non solo come applicazione di formule che si deve mostrare di aver memorizzato.
Le sperimentazioni
A partire dalle ipotesi presentate e nel quadro di riferimento descritto sono state messe a punto sperimentazioni in classe, che hanno interessato classi prime di Liceo Scientifico, a partire dal 2004. Gli interventi hanno avuto inizio con la somministrazione di un test iniziale che è stato ripetuto identico alla fine delle attività. Inoltre, per approfondire il livello delle interpretazioni dei risultati ottenuti alla fine della sperimentazione, sono state condotte interviste individualizzate. L’intervista individualizzata ha avuto un duplice scopo (che caratterizza l’intera sperimentazione): da un lato approfondire l’analisi del funzionamento dello strumento Aplusix rispetto all’acquisizione delle regole del calcolo letterale, dall’altro rilevare eventuali benefici che lo strumento può avere apportato a livello metacognitivo, ovvero in termini di consapevolezza e controllo delle risorse.
Il test passato all’inizio ha costituito la base sulla quale è stato pianificato l’intervento didattico. Tale test, infatti, ha messo a fuoco errori e atteggiamenti ricorrenti, sui quali ci si è impegnati ad intervenire. Ripetuto poi identico alla fine, il test è stato usato come elemento di confronto per giudicare l’efficacia didattica dell’intervento di recupero. (5)
L’insegnante ha partecipato a tutte le sessioni della sperimentazione con la ‘consegna’ da parte dei ricercatori, di non dare alcun ‘aiuto matematico’ ai propri alunni ma solo di offrire supporto tecnico rispetto al software e incoraggiamento a proseguire nel lavoro. In ogni sessione è stato presente un ricercatore in veste di osservatore, rimanendo sempre a disposizione per chiarimenti sui testi e per problemi tecnici.
Ciascuna fase si è articolata in più sessioni di esercitazioni, durante le quali i ragazzi hanno lavorato col software risolvendo una lista di esercizi proposti e rispondendo a domande mirate sul come e perché utilizzassero un determinato comando per svolgere una determinata operazione. È stato deciso inoltre che durante la sperimentazione i ragazzi redigessero, come compito a casa, alcuni report, nei quali riportavano commenti su quanto fatto in classe. L’obiettivo era quello di stimolare gli allievi a prendere le distanze e a riflettere sulle proprie attività; in questo senso, i report offrono materiale di osservazione ai due livelli, quello cognitivo e quello metacognitivo. Riteniamo, infatti, che tale attività abbia una forte valenza educativa in quanto momento ed occasione per l’allievo di ripensare e, soprattutto, esplicitare le proprie impressioni riguardo alla attività svolta in classe.
Sono state pianificate due sessioni di verifica degli obiettivi da raggiungere, in momenti diversi del percorso. Ciascuna di queste sessioni si è articolata in tre fasi: una fase di soluzione di esercizi nel micromondo, una fase di auto-correzione, in cui il ragazzo ha rivisto tramite il comando Traccia il proprio elaborato e ha cercato di correggere con carta e penna gli errori che eventualmente aveva commesso, e una fase finale di interazione con l’insegnante.
L’intervento ha mirato dunque a promuovere attività di controllo, finalizzate al superamento della difficoltà specifica, ma anche alla conquista di capacità generali nella gestione delle risorse.
Analisi dei risultati
Gli allievi che hanno trovato difficoltà hanno seguito il suggerimento del messaggio e si sono spostati nell’ambiente riga indipendente dove hanno eseguito i calcoli, applicando la proprietà distributiva. È interessante notare che alcuni ragazzi sono andati oltre; infatti, elaborando il suggerimento del messaggio, hanno utilizzato la riga indipendente per ricavare, sempre applicando la proprietà distributiva, le formule dei prodotti notevoli che riconoscevano necessarie ma che si accorgevano di non ricordare. Analizzeremo due protocolli che esemplificano bene tali comportamenti.
Il test iniziale aveva mostrato le gravi carenze di Alessio in relazione alla manipolazione algebrica; infatti, di fronte agli esercizi classici sui prodotti notevoli, l’allievo era rimasto bloccato e non aveva risposto ai quesiti. Ecco come il ragazzo procede nella risoluzione nel caso del cubo di un binomio, in una delle prime sessioni di recupero.
Protocollo n. 6 (Alessio)
> ScenR1_2-Fase 1_esercizio 7