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Editoriale

21 gennaio 2008 | di Davide Parmigiani, Università di Genova, Università Cattolica del Sacro Cuore-Milano
Esperienze di didattica e tecnologie in Québec. Parallelismi e sviluppi con la scuola italiana

Nel corso di un viaggio di ricerca in Québec (provincia prevalentemente francofona del Canada orientale) ho avuto la possibilità di avvicinare diverse tipologie di esperienze didattiche di integrazione delle tecnologie nelle classi di scuola primaria e secondaria.

Al di là di alcuni stereotipi che possono venire alla mente pensando al continente nord-americano (sono molto più avanti di noi; utilizzano sempre le tecnologie; ecc.), ho potuto osservare direttamente nelle scuole le attività con le tecnologie, parlare con gli insegnanti e gli alunni, discutere con i responsabili dei progetti, dibattere ed intervistare i referenti universitari che seguono i piani di lavoro per fondarli scientificamente e fare in modo che nascano occasioni di riflessione e di aggiustamento dei progetti stessi.
In questo modo, sono riuscito a delineare un quadro d’insieme sufficientemente completo – sebbene sicuramente non esaustivo – dell’approccio della scuola québécoise con la tecnologia.
Come è facilmente immaginabile, ho incontrato scuole cittadine all’avanguardia con notevoli disponibilità strumentali che svolgono progetti particolarmente sofisticati ma ho anche visitato piccole scuole di campagna con strumentazioni minimali ma animate da spirito innovativo che realizzano attività significative e, infine, per sgombrare il campo da facili entusiasmi, ho trovato situazioni difficili in cui gli insegnanti e i responsabili mi hanno espresso gli ostacoli che incontrano e, persino, lo scoraggiamento nell’avviare attività in seguito abbandonate dai colleghi.
In questo numero di Form@re intendo presentare alcuni di questi incontri raccontati dai protagonisti. Lo scopo, però, non è solo quello di accompagnare il lettore in un breve viaggio virtuale nelle scuole québécoises. Mi piacerebbe che gli insegnanti e i dirigenti che leggono questi articoli, siano invogliati a domandarsi quali caratteristiche è possibile adattare, trasportare, paragonare o sperimentare nelle scuole italiane. Lo scopo del viaggio di ricerca è tuttora quello di ampliare lo sguardo, giungere ad una visione multiprospettica del problema che si analizza, far nascere nuove idee per affrontarlo partendo dagli spunti scaturiti dal viaggio ma vissuti, modificati, ristrutturati e, anche, arricchiti dalle prospettive locali.
Gli articoli che troverete, partono da un breve excursus storico del rapporto fra la scuola e le tecnologie in Québec presentato da Michel Mayrand – Consigliere pedagogico dell’ufficio di sviluppo delle TIC nella didattica della Commission scolaire di Montréal –, il quale individua le date fondamentali e la creazione di strutture che hanno consentito l’avvicinamento e l’integrazione delle tecnologie nella scuola indicando, però, anche le difficoltà che, negli anni, e tuttora si riscontrano per avviare un dialogo efficace fra insegnanti, saperi, alunni e tecnologie.
Il secondo contributo – inviato da Patrick Giroux, Università del Québec a Chicoutimi; Céline Gravel, insegnante della Commission scolaire des Rives du Saguenay e Jacqueline Bourdeau, TELUQ l’università a distanza dell’Università del Québec a Montréal – presenta un’esperienza di integrazione didattica della videocomunicazione fra due scuole primarie (una francese e l’altra québécoise) fra il 1999 e il 2003. Dopo una breve introduzione dedicata agli aspetti tecnici, l’articolo approfondisce gli aspetti pedagogici, in particolare le significative ricadute didattiche per gli alunni e gli insegnanti e, infine, le condizioni essenziali per la riuscita di una tale esperienza.
Il terzo articolo è stato redatto da Louise Ménard, insegnante della scuola secondaria Compagnons-de-Cartier della città di Québec (capitale del Québec). In essa, da diversi anni, si attua un interessante progetto denominato PROTIC attraverso il quale si cerca di integrare le tecnologie ma, contemporaneamente, si è voluto avviare una rivisitazione dell’organizzazione della scuola secondaria per cercare di esaltarne le peculiarità e limitarne i rischi di rigidità. In questo caso, quindi, le tecnologie sono diventate il volano per un’innovazione didattica generale che riguarda tutta la scuola nel suo insieme.
Il quarto saggio è stato elaborato dall’équipe di lavoro che segue il progetto “L’École éloignée en réseau (scuole lontane in rete)” formata da Stéphane Allaire, Università del Québec a Chicoutimi; Thérèse Laferrière e Christine Hamel dell’Università Laval di Québec; Alain Breuleux e Sandrine Turcotte dell’Università McGill di Montréal; Josée Beaudoin e Paul Inchauspé del CEFRIO – Centre francophone d’informatisation des organisations –. In queste pagine troverete un modello di rete di scuole centrato sulla collaborazione a distanza che diventa occasione di sviluppo professionale per gli insegnanti in servizio e per quelli ancora in formazione. Il progetto, obiettivo principale del viaggio di ricerca, viene attuato principalmente nelle piccole scuole nelle zone rurali del Québec per affrontare le sfide che pongono difficoltà quali le limitate possibilità di interazioni sociali per gli alunni, i contesti scolastici formati prevalentemente da pluriclassi, lo scarso accesso a risorse specializzate, le lunghe distanze da percorrere per raggiungere la scuola e l’isolamento professionale degli insegnanti. Il successo del progetto, però, sta estendendo le sue potenzialità per cui molte scuole vi stanno aderendo ampliando l’offerta formativa.
L’ultimo articolo, scritto dal curatore italiano, tenterà di parametrare le esperienze presentate con la realtà italiana. Esistono dei parallelismi? Possono nascere degli spunti e presagire sviluppi? Le differenze culturali, organizzative e, persino, demografiche non sono indifferenti ma è possibile intravedere delle costanti didattiche che consentano suggerimenti, scambi e progressioni nella costruzione dell’ambiente di apprendimento caratterizzato dalla tecnologia? Anticipo, fin da ora, la mia risposta positiva.


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