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La formazione in ambito sanitario: analisi di una realtà aziendale del Friuli Venezia Giulia

1 dicembre 2008 | Emanuela Cren, Specializzata in Metodologie della Formazione in rete. Dottoranda di Ricerca presso l’Università degli Studi di Trieste Francesca Zanon, Ricercatrice in M-Ped/03 presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Trieste Bianca Rosa Grassilli, Docente Ordinario in M-Ped/03 presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Trieste

Affrontare l’argomento, formazione in ambito sanitario, evoca, prima ancora che le tipologie di intervento finalizzato al raggiungimento dello scopo, il concetto di professionalità. La professionalità di un operatore della Sanità viene usualmente riassunta dal possesso di tre caratteristiche fondamentali (decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni):
- conoscenze teoriche aggiornate (il sapere);
- abilità tecniche o manuali (il fare);
- capacità comunicative e relazionali (l’essere).
La formazione che ne consegue si concretizza in un approccio di tipo olistico alla professione, approccio che deve intercettare il rapido e continuo sviluppo della medicina ed intersecarlo con l’accrescersi delle innovazioni tecnologiche ed organizzative.
Tali variabili rendono sempre più difficile al singolo operatore mantenere le tre caratteristiche al massimo livello così che “l’ aggiornamento versus la competenza” diventa parte essenziale e logica conseguenza di un processo di formazione che, per implicita definizione, deve essere continuo. A questo scopo in tutti i Paesi del mondo sono nati i programmi di Educazione Continua in Medicina (E.C.M.): insieme organizzato e controllato di attività formative sia teoriche che pratiche, promosse da Società Scientifiche, da Società Professionali, da Aziende Ospedaliere o da Strutture specificamente dedicate alla Formazione in campo sanitario, ecc. e con lo scopo di mantenere elevata ed al passo con i tempi la professionalità degli operatori della Sanità. Si spazia da interventi di formazione residenziale ( Congressi, Seminari, Convegni, Corsi, Stages) a sporadiche attività formative a distanza (FAD), inserendo nel mezzo interventi denominati “formazione on the job”, volti cioè a raccordare la professionalità del lavoratore alle esigenze collegate all’espletamento della mansione in contesti produttivi/organizzativi individuati.
La panoramica proposta a livello nazionale ed internazionale, se da un lato rende deducibili le implicite difficoltà logistico-temporali che l’operatore sanitario deve risolvere per adempiere al bisogno, anche etico, di formazione (il Codice Deontologico, pur con il suo carattere extragiuridico, impegna i diversi operatori al rispetto di quanto stilato all’interno del documento di categoria), dall’altro, si rifà espressamente ai Paradigmi nell’Apprendimento degli Operatori Sanitari (Muir Gray, 2001) dove il lifelong learning e l’esigenza di forme integrate di formazione rappresentano la risposta adeguata al concetto di professionalità oggi veicolato.
Lo studio che qui di seguito si presenta si inserisce proprio in questo approccio che vede nell’operatore sanitario il principale fruitore dell’evento formativo, per il quale diventa dunque centrale l’analisi e la rilevazione dei bisogni e la percezione di adeguatezza, efficienza ed efficacia delle tipologie di formazione in uso in ambito sanitario.
Non essendovi precedenti da cui attingere dati ed informazioni, lo studio opta per una metodologia che ha soprattutto uno scopo esplorativo (Greenbaum, 1998), che sia finalizzata all’attuazione di un percorso metacognitivo/autoriflessivo che consenta analisi di tipo qualitativo al fine di raccogliere informazioni sulla realtà percepita e sperimentata.

La ricerca
Per quanto riguarda le offerte formative in uso nelle strutture sanitarie del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, attualmente uno spazio esiguo è lasciato alla FAD, mentre l’e-learning è pressoché inutilizzato. Si vuole dunque comprendere se l’assenza di una cultura volta all’implementazione con modalità di formazione in rete è data da mancata conoscenza di base sulle potenzialità formative, specie in ottica di formazione integrata che tale metodologia sviluppa, o se è determinata da resistenze di altra natura.
Obiettivi del seguente lavoro sono:
- analizzare, in modalità bottom-up, la percezione di efficienza ed efficacia delle tipologie formative in uso in Ambito Sanitario e contestualmente ricavare informazioni rispetto la cultura dominante verso la formazione online.
- sensibilizzare gli operatori sanitari coinvolti nello studio verso la sperimentazione online di Comunità di Pratica, quale possibile evento formativo.
Il metodo utilizzato nel seguente studio è il Focus Group, il ricorso a tale metodo per indagini in ambito sanitario è molto diffuso per reperire informazioni utili a progetti che coinvolgono l’utenza in relazione alla sanità (vedasi a titolo esemplificativo la sperimentazione dell’Istituto Superiore di Sanità, Roma, in relazione al progetto Effective communication and counselling: improving listening in rare diseases http://www.iss.it/cnmr/asso/index.php?lang=1).
La modalità applicativa adottata nello studio è quella del Focus Group esplorativo (Bloor 1997; Baker, Hinton 1999): l’idea di fondo di questo metodo è che l’interazione sociale che si crea durante la realizzazione costituisce una risorsa importante nel trasmettere informazione, consapevolezza dei propri ruoli e crescita culturale dei partecipanti e di chi conduce il focus. Si ritiene dunque che tale metodologia si riveli adeguata alla tipologia di campione identificato.

Soggetti coinvolti: composizione e tipologia
I soggetti coinvolti nello studio sono un gruppo di Responsabili Infermieristici di Dipartimento ( RID) e un Responsabile Tecnico di Dipartimento (RTD) di un’ Azienda Ospedaliera del Friuli Venezia Giulia, per un totale di 10 operatori sui 14 invitati.
Il gruppo dei RID è un gruppo di lavoro formale permanente: esso agisce come sistema sociale dinamico interagendo fra elementi del gruppo stesso e l’esterno, in un sistema di relazioni che ha modalità tipiche del team mental model (Damon, 1991;Resnick, 1991); si integra nel processo di ottimizzazione delle Risorse Umane promosso dall’Azienda all’interno della promozione della Rete del Valore che in operazione di marketing aziendale, cerca di rispondere al quesito, come crescere?, attraverso la definizione della triade: Valori, Missione, Visione (Brandenburger e Nalebuff, 2004).
Una delle specificità operative del gruppo in esame è quella di rilevare i bisogni formativi all’interno dei singoli dipartimenti, divenendo così, il portavoce di un numero notevole di operatori sanitari di diverso titolo.

Articolazione del percorso di studio
Il percorso è stato articolato seguendo alcune fasi:
1. scelta del luogo idoneo
2. costruzione della griglia di conduzione del Focus Group
3. scelta della modalità di conduzione e della griglia di osservazione da usarsi durante l’esecuzione
4. scelta della modalità di interpretazione dei risultati.

Il Focus Group è stato progettato in quattro fasi: di riscaldamento; di relazione; di consolidamento; di distacco e si propone di perseguire i seguenti obiettivi:
- analizzare le modalità formative in termini di percezione di efficacia, efficienza e fattibilità
- ricercare informazioni sul pensiero del gruppo rispetto all’elearning, alla formazione online, alla percezione di efficacia e validità di tale sistema formativo
- stimolare la curiosità verso le Comunità di Pratica e di Apprendimento, sensibilizzare alla loro partecipazione in quanto strumenti per la formazione mediata da interazioni e confronto
- creare un atteggiamento positivo verso la modalità di formazione indagata, ovvero la formazione on-line.

Dalla trascrizione del Focus Group e dall’analisi di quanto discusso dal gruppo, è stato possibile isolare alcune proposizioni che hanno permesso di identificare le opinioni le idee e gli atteggiamenti mentali del gruppo su due argomenti: concetto di formazione che loro ricevono, tipo di formazione che esistono in ambito sanitario:

Opinioni sul concetto di formazione
- La formazione deve essere lifelong learning, ma gli interventi a volte poco efficaci
- La formazione su temi trasversali accomuna, identifica nuovi bisogni
- La formazione in ambito sanitario è indotta da ECM
- La formazione non e’ spendibile ai fini della carriera
- La formazione in differita provoca scollamento temporale tra bisogno ed evento formativo
- Vi e’ una assenza di cultura autovalutativa
- La formazione è un ponte tra figure diverse
- L’importanza della formazione blended che può unire teoria e pratica

Opinioni sui tipi di formazione
Secondo il gruppo sottoposto al focus group esistono tre tipi di formazione:residenziale sul campo e ondine. Per ogni tipo di formazione hanno espresso i seguenti pregi e difetti residenziale
- specifica e riconosciuta
- mirata al bisogno percepito
- predispone all’apprendere
- costosa
- richiede spostamento/tempo
- poca possibilità di interazione
- scarsa possibilità di approfondimento
- abilità del relatore
- struttura non flessibile dell’evento
- tempistica dilatata
- difficile da inserire in routine operativa
sul campo
- evento subito
- sensibile alle modalità di applicazione
- guida di esperti
- non va confusa come evento tra pari
- non richiede spostamento
- risponde al bisogno in tempi rapidi
- soddisfa problematiche interne
online
- autoformazione
- reperibilità
- bisogno personale
- ricaduta sul campo
- potenzia le conoscenze
- help in linea
- formazione integrata
- difficoltà di interazione
- difficoltà di percepire il cambiamento ottenuto
- difficoltà di disporre del mezzo in reparto
- facilità di deviare verso altre informazioni
- contenitore di sfoghi

I risultati riportati sono indicativi di un’analisi ragionata da parte del gruppo ed in sé esaustivi sulla tematica generale del Focus Group. Attraverso momenti di elaborazione e rielaborazione di vissuti professionali, oltre che di personali convinzioni, i partecipanti identificano e riconoscono nella denominazione lifelong learning il bisogno di formazione, ma ne evidenziano specifiche criticità. Affermano altresì che il superamento delle stesse è strettamente legato a variabili di tipo logistico, tempistico, economico ed esecutivo. Risolvere i problemi legati alla commistione delle specifiche indicate ed alle casistiche attraverso cui si esprimono, non è facile, ma sostengono, necessario.
Una critica forte è mossa alla formazione legata agli ECM, in particolar modo alla progettazione dei percorsi formativi stessi, nell’arco dell’anno; le principali obiezioni sono: i tempi tra la raccolta del bisogno formativo e l’organizzazione dell’evento volto a soddisfarlo, possono essere così lunghi che all’iniziale bisogno se ne sono sommati altri; la mancata corrispondenza tra rilevazione del bisogno e soddisfacimento, può condurre a tentativi di risoluzione determinati da commistione di saperi formali e informali, da sperimentazione di prassi non condivise e perciò non patrimonio comune dell’Azienda; e ancora, l’operatore si trova a scegliere il percorso formativo non per necessità personale di aggiornamento, ma per adempiere nei termini indicati ad un obbligo professionale, con conseguente percezione di spreco di tempo ed energie.
Viene ribadito infatti, che la formazione creata è vissuta come evento separato, non inserito in un sistema circuito che la faccia diventare bene comune: non è data la possibilità, cioè, di creare cultura formativa comune e condivisa.
Un’analisi approfondita di questo punto consente la deduzione, poi confermata a livello informale dai partecipanti la sperimentazione quando vi è stata la restituzione dei dati, che sia forte la necessità di potersi formare e confrontare nel tempo su competenze trasversali, quelle cioè che ciascun operatore sanitario deve possedere, oltre alla specificità determinata dal Dipartimento in cui opera. È una richiesta che muove anche dalla necessità di rielaborare e valutare il proprio vissuto professionale, di costruire e padroneggiare un linguaggio comune, di rendere spendibile la formazione acquisita ai fini della carriera, veicolando la discussione su tematiche legate alla gestione delle risorse umane ed al marketing aziendale.
Analizzando le informazioni ricavate sui diversi tipi di formazione, è interessante notare che la proposta di fare formazione integrata, comprensiva cioè di diverse tipologie di erogazione, è accolta con interesse dal gruppo, che ne auspica l’attuazione. Approfondendo quanto della formazione in rete sia conosciuto e sperimentato attraverso il confronto partecipato tra ricercatore e gruppo, emerge che sporadiche sono le attività online proposte ed esclusivamente riferite alla FAD: di tale tipologia formativa, ciò che rappresenta l’ostacolo più forte da superare, è la percezione che vi sia difficoltà nel recepire il cambiamento avvenuto e che non siano previste modalità di interazione con tutor ed esperti tali da rendere interattivo e coinvolgente il percorso attuato ( effetto coazione residuale). Emerge cioè una cultura sull’ e-learning per così dire “popolare” legata a: partecipazioni sporadiche dove il mezzo informatico suppliva il testo per la reperibilità di informazioni e test a sequenza per prove di apprendimento; personali idee dedotte da racconti altrui sull’interazione statica e unidirezionale nell’apprendere; ipotesi di richiesta di competenze informatiche di alto livello; idee derivate da personali partecipazioni a chat, forum o newsgroup, mescolando particolarità dell’un tipo con l’altro, derivandone un’idea falsata e distorta di quel che è un forum didattico. Una volta date alcune indicazioni di fattibilità ed efficacia di formazione online progettata sul modello dell’ elearning, il gruppo ha analizzato autonomamente la possibilità di ricorrere anche a tali percorsi per fare formazione integrata. Ne è emerso che usufruire di forme così strutturate, significa cercare di ridurre i singoli gap tra intenzione ed azione formativa, introducendo variabili che soddisfano singoli bisogni e bisogni di gruppo professionale. Viene condiviso il presupposto che sperimentare una modalità di formazione on line, legata al concetto di elearning e non di FAD, possa avere elementi a forte carattere formativo, come: la discussione, il confronto ragionato, la modalità di relazione che implica il comunicare in rete, l’autoformazione che consente ricaduta sul campo e sulle pratiche professionali e non ultimo, la possibilità di rielaborare e ricostruire in un gioco somma positivo un sapere determinato da “una mente collettiva” che la rete viene a creare e sostenere.

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