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350 XO in provincia di Brescia

1 gennaio 2009 | Giulio Spagnoli, docente di scuola superiore, utilizzato presso l’Ufficio Scolastico Provinciale di Brescia, referente per le ICT e Coordinatore delle attività del “Progetto XO”

L’idea iniziale
Per quanto strano e paradossale possa sembrare, l’idea di introdurre il computer XO in alcune scuole bresciane non nasce dal mondo della scuola; e questo certamente può rappresentare al tempo stesso uno stimolo, ma anche un limite. Iniziative esterne possono sembrare calate dall’alto e rischiano di rimanere alla superficie dell’attività didattica, senza penetrare quindi in profondità o, peggio, di essere facciata, pura e semplice apparenza. Nel nostro caso invece, la sperimentazione del laptop ha suscitato grandi interesse ed entusiasmo nelle scuole coinvolte, come spero di dimostrare nel prosieguo.

L’idea nasce dall’Amministrazione Provinciale di Brescia, che già da tempo collaborava con il MIT di Boston su di un problema di forte impatto sociale: gli incidenti stradali del sabato sera. Il progetto consisteva nello sperimentare un braccialetto basato sul principio del GPS, in grado di stabilire il tasso alcolico di chi lo indossa e nello stesso tempo di inviare informazioni per far sì che, se possibile, il soggetto a rischio non si mettesse alla guida. Poiché molti ricercatori e docenti del MIT che lavoravano sul bracciale, si occupavano anche del laptop XO, si è creata una felice sinergia che ha prodotto il risultato che ora è sotto gli occhi di tutti: la Provincia di Brescia ha creduto in questa iniziativa di carattere benefico e ha investito anche una somma rilevante (circa 100.000 Euro) nell’acquisto di oltre 700 computer con la formula GET ONE GIVE ONE: compra(ne) uno – regala(ne) uno. Quindi circa 350 XO sono arrivati a sei scuole bresciane e altri 350 a una scuola in Etiopia.

Contemporaneamente è stato coinvolto l’Ufficio Scolastico Provinciale di Brescia del MIUR, per poter diffondere l’iniziativa nelle scuole, e si è formato un gruppo di progetto misto per le scuole – di cui sono il Referente, per definire proposte operative e coordinare le attività didattiche. La finalità di questa sperimentazione è utilizzare il computer come strumento quotidiano a supporto dell’insegnamento, quindi nelle attività di produzione, di ricerca, di comunicazione e di collaborazione, affiancando e in parte anche sostituendo gli strumenti tradizionali (matita, quaderno, libro). Nello stesso tempo tutti ci siamo posti l’obiettivo di riuscire in qualche modo a valutare l’efficacia e l’impatto dell’ uso continuativo e diffuso di XO.

Un progetto educativo
Mi sono dilungato di proposito sulla descrizione del progetto del braccialetto proprio perché io stesso, almeno inizialmente, nutrivo qualche perplessità. Infatti sia l’uno sia l’altro mi apparivano come facce della stessa medaglia, vale a dire approcci “ingegneristici” a problemi che tutto mi sembravano fuorché problemi di tecnologia. Esiste tra i giovani un problema di stili di vita che portano all’abuso di sostanze stupefacenti e di alcool? E io invento un congegno che mi permette di misurare, di avvisare, di contattare … Esiste il problema del digital divide? E io invento un “computerino” a basso costo che permette di lavorare, comunicare, condividere … Insomma, avevo l’impressione che tutta l’attenzione si spostasse sullo strumento, che su di questo ci fosse un’enfasi eccessiva, a fronte di una scarsa considerazione quanto meno dei problemi educativi e culturali esistenti a monte.

Il sito web del Progetto sembra però prevedere questa obiezione: “It’s an education project, not a laptop project.” OLPC si basa su di un oggetto tecnologico, che tuttavia risponde a criteri didattici ed educativi lungamente meditati e consapevolmente realizzati. Dietro ci sono scelte e decisioni che hanno portato a percorrere precise strade, a scapito di altre.
E in effetti, quando ho potuto utilizzare il laptop, provarne le potenzialità, studiarne le caratteristiche, mi sono reso conto che si era effettivamente cercato di realizzare uno strumento in base a scelte educative e che questo aveva portato a degli esiti abbastanza diversi rispetto a quelli cui siamo abituati. Ovviamente il tutto andava inquadrato anche in un preciso vincolo economico: il più basso costo possibile per pezzo.

Le idee guida del progetto di Brescia
Tralasciando ulteriori considerazioni di carattere tecnico e strumentale, mi preme qui sottolineare che all’interno del gruppo di progetto costituito presso l’USP vengono individuati come punti di forza del computer il basso costo, che rende possibile un rapporto di 1:1 nell’insegnamento, e le funzionalità relative a connessione, comunicazione e condivisione, che lasciano intuire interessanti impieghi anche al di là del tempo scuola. Questo comporta tutta una serie di conseguenze, che provo qui a sintetizzare:
1. il computer viene usato come strumento quotidiano di supporto della didattica, sotto la guida del docente;
2. vengono utilizzati i software che consentono la produzione libera di materiale, non quelli che adottano soluzioni precostituite;
3. va rivisto e superato il concetto di laboratorio di informatica, così come concepito oggi nella scuola,
4. andrebbe ripensato lo spazio medesimo dell’aula;
5. l’attenzione resta sui processi di apprendimento e insegnamento, non sullo strumento;
6. il docente sfrutta l’entusiasmo che le nuove tecnologie inducono negli studenti per aumentare la motivazione allo studio;
7. il docente cerca di sviluppare forme di cooperative learning, aumentare la comunicazione e la relazione interpersonale, anche in tempi non scolastici.

Abbiamo condiviso con i Dirigenti scolastici e i Docenti delle Scuole coinvolte queste linee guida progettuali, elaborate tenendo conto della riflessione e del dibattito che si sviluppano oggi in merito,. Si è stabilito che in linea di massima la sperimentazione si sviluppasse nell’arco dell’anno scolastico 2008/2009, salvo eventuali prolungamenti decisi di comune accordo.

Organizzazione e coinvolgimento
I laptop messi a disposizione dalla Provincia sono stati distribuiti in 6 scuole primarie, per un totale di circa 300 alunni e 20 insegnanti, ciascuno dei quali ha ricevuto un proprio computer. Ogni scuola aveva poco più di 50 computer e così sono state coinvolte nella sperimentazione due classi per ciascuna di esse. Fermo restando che l’aspetto più importante erano disponibilità e competenza dei docenti, sono state coinvolte classi del 2° ciclo, facendo in modo che ad ognuna di esse corrispondesse una classe normale, con funzione di controllo.

Inoltre, per supportare al meglio i docenti nello svolgimento del Progetto, è stata realizzata una formazione iniziale che ha tenuto conto dei due aspetti: tecnologico e didattico.

Monitoraggio – Valutazione
Un punto molto importante e molto ponderato è stato quello relativo al monitoraggio/valutazione. Gli approfondimenti sono ancora in corso sul forum di discussione del progetto, che è stato appositamente predisposto e non si è ancora giunti ad un risultato condiviso. Il gruppo di progetto e gli insegnanti che sperimentano si rendono conto che sarebbe molto importante riuscire a valutare oltre che conoscenze e competenze anche eventuali capacità acquisite dagli alunni che fanno uso del computer quotidianamente, rispetto alle capacità di chi non lo usa nello stesso modo. Si rendono conto anche che un’operazione di questo genere non è affatto semplice, perché alcune modifiche dell’atteggiamento o del comportamento indotte dall’insegnamento possono aver luogo in un periodo più lungo di quello messo sotto osservazione. Esiste sicuramente un problema di cosa valutare e di come valutarlo; per questo sono allo studio anche gli strumenti da utilizzare e si sono avviate collaborazioni con l’Università.

Le specificità di OLPC
Molto spesso ci siamo chiesti se quello che stiamo facendo avrebbe avuto un percorso diverso, se avessimo utilizzato un laptop diverso da XO, per esempio uno degli ormai numerosi netbook che si trovano sul mercato a prezzi ragionevoli. La domanda non ha al momento una risposta certa. XO ha sicuramente alle spalle la progettazione di una Università prestigiosa, il lavoro di personaggi carismatici (Papert, Kay, Negroponte), il fascino della filosofia dell’opensource (almeno nella versione che stiamo utilizzando), la spinta ideale del progetto benefico, coraggioso e al limite del visionario.

Il computer ha poi un’interfaccia originale, che può anche causare qualche disorientamento agli utenti abituati a Windows o a MacOSX o alle distribuzioni “tradizionali” di Linux, e un design accattivante che lo rende simile ad un giocattolo. Ma non è un giocattolo. Ha funzioni di connettività particolarmente interessanti e specificità operative che vanno approfondite sul campo.

A questo proposito mi sembra non banale sottolineare che, pur trattandosi di un education project, lo strumento tecnologico utilizzato è quello pensato da OLPC, non un altro, e che quindi anche l’azione didattica viene in un certo senso condizionata, se non indirizzata, dalle prestazioni e dalle funzionalità presenti. Questo significa che il progetto pensato per Brescia ha certo impostazione e contenuti probabilmente esportabili sotto molti aspetti – per esempio l’impiego quotidiano del pc negli apprendimenti, ma che alcuni esiti sono legati alle peculiarità di XO – per esempio la possibilità di attivare reti Mesh, e quindi alla sua conoscenza, al suo specifico uso, alla sua integrazione nella didattica quotidiana.

Conclusioni
Per definire il nostro attuale operato, ho usato molte volte il termine di “sperimentazione”. Certamente la parola -e soprattutto la prospettiva- non piacerebbero affatto a Nicholas Negroponte; il suo ragionamento è diverso e semplice: lo strumento esiste, la tecnologia è matura; non ci sono ulteriori progetti pilota da avviare e sperimentazioni da compiere. Si tratta solo di “saturare”, cioè di fornire alle Scuole e agli alunni il numero sufficiente di computer per poter lavorare.

Noi purtroppo ci dobbiamo confrontare con problema quantitativi ed economici. E questo, a quanto pare, non è solo un problema dei Paesi in via di sviluppo, dal momento che le risorse della Scuola non appaiono certamente adeguate a compiere il salto di qualità


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