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Bambini “occidentali” di fronte a XO

1 gennaio 2009 | Paola Limone, Insegnante di scuola primaria, esperta di di navigazione consapevole da parte dei bambini e di accessibilità degli ambienti digitali

Il compito
Lo scorso anno scolastico io ed i miei allievi della quarta A abbiamo avuto in classe per alcune settimane due XO acquistati negli Usa e quindi con interfaccia in inglese.

I bambini avevano l’esplicito incarico di:
- provare la dotazione software originariamente disponibile su XO, “giocando” con tutti i programmi;
- riflettere sull’utilità dei programmi e valutarne la qualità;
- annotare eventuali difetti.

Perché questo compito? Perché al nostro gruppo di lavoro interessava verificare quale fosse il giudizio globale sul laptop di Negroponte da parte di “bambini occidentali”: i miei allievi, infatti, utilizzano con una certa frequenza le tecnologie a scuola come supporto all’apprendimento e molto spesso a casa hanno a disposizione e usano computer con collegamento ad internet, consolle di giochi, macchine fotografiche digitali, lettori di musica e video digitali.

L’informazione
Per evitare che l’esperienza si riducesse a “ci piace, non ci piace” ho personalmente esposto ai miei alunni ed alle loro famiglie qual è l’idea solidaristica dalla quale è nato XO. I bambini hanno così definito con precisione il loro compito: non dovevano dire se l’XO fosse o no il computer dei loro sogni, ma piuttosto arrivare a un’opinione argomentata sulla sua utilità per l’istruzione di bambini di Paesi a risorse economiche e digitali limitate a partire dalla loro condizione di digital natives.

Il primo incontro con XO
Abbiamo quindi organizzato varie prove differenti tra loro e discusso a lungo sui risultati, utilizzando sia i due XO veri e propri in nostro possesso, sia l’emulatore, un programma che simula il funzionamento dell’XO, si scarica da Internet ed è installabile su qualsiasi computer con sistema operativo Windows, dove simula non solo l’interfaccia complessiva del laptop per bambini, ma anche la sua nota lentezza operativa.

All’accensione dei computer i bambini hanno visto che sullo schermo compare un grande cerchio con un omino stilizzato al centro: hanno capito con una certa facilità che quel simbolo rappresentava l’utente del computer e di conseguenza loro stessi. In una barra nella parte inferiore dello schermo sono quindi apparse varie icone: cliccandovi sopra si attivavano i diversi programmi di cui XO è corredato all’origine e che, come ho spiegato, nel progetto dell’XO si chiamano Activity. L’interfaccia prevede che ogni volta che si clicca su di una Activity la sua icona compaia anche al centro dello schermo, intorno al simbolo del bambino stilizzato.

I miei allievi inizialmente hanno agito con l’obiettivo di costruirsi una visione di insieme del corredo software di XO ed hanno provato ad aprire tutte le attività, anche se in alcuni casi la lingua inglese è stata un freno alla comprensione dello scopo dell’ambiente e delle operazioni che in esso è possibile compiere. Nelle attività musicali che permettono di conoscere strumenti, di ascoltare i loro suoni o di inventare semplici partiture musicali il problema è stato invece soprattutto di carattere tecnico: pur essendo l’ambiente piuttosto intuitivo i suoni che uscivano dalle casse degli XO avevano un volume troppo basso per poter apprezzare appieno quanto si stava sperimentando.

Le reazioni dei bambini
Ero curiosa di verificare come scolari di 9 anni, con varie esperienze di gestione dei file in ambiente Windows basata su cartelle e sottocartelle, avrebbero reagito di fronte alla particolare impostazione di XO per la gestione delle produzioni digitali dell’utente, il journal, una sorta di diario di bordo delle attività svolte: i miei alunni si sono rapidamente orientati e hanno dimostrato anzi di apprezzare questa forma di organizzazione dei dati perché, pur essendo in grado di destreggiarsi sui computer creando e cercando nelle cartelle i loro documenti, hanno ritenuto che per un bambino poter visionare in un unico spazio tutti i lavori svolti in ordine cronologico sia effettivamente più comodo e chiaro.

Per molti adulti è difficile passare da un sistema operativo ad un altro: non trovano le “solite” icone, si perdono di fronte a interfacce che sembrano loro del tutto sconosciute. I miei alunni si sono invece adattati molto in fretta alla particolare architettura dell’ambiente di XO, ed hanno riconosciuto rapidamente i modelli logico-operativi di fondo di programmi già utilizzati: è il caso delle Activity di videoscrittura (Write), di disegno (Paint), per la registrazione di suoni , foto e video grazie ad una fotocamera integrata (Record e Etoys). I bambini non hanno avuto nessuna difficoltà particolare neanche per gli aspetti più analitici dei diversi ambienti: giocando, provando e discutendo tra loro hanno sempre ottenuto che qualcuno alla fine scoprisse lo scopo o il funzionamento dei diversi elementi.

Abituati ad usare fin dalla classe prima il programma per disegno TuxPaint, ricco di stampini, sfumature, effetti e varie “magie grafiche”, i bambini mi hanno chiesto se fosse possibile averlo anche sull’XO: il Paint originale offre infatti secondo loro poche possibilità di scelta tra colori e pennelli. Abbiamo così avuto l’occasione di cercare in rete e di scoprire insieme che, oltre all’amato TuxPaint, ci sono molti altri software disponibili e scaricabili per l’XO.

Nei miei piccoli studenti riscontro spesso la tendenza ad arrendersi rapidamente di fronte alle difficoltà: sono abituati ad avere sempre un adulto che li guidi e dia loro suggerimenti. Credo che sia per questo che i miei allievi hanno giudicato complessi i giochi di programmazione come Turtle art e Scracth. Come molti sanno, si tratta di ambienti di programmazione visuale, costituiti da blocchi di diverso colore e forma che corrispondono a diversi comandi, da agganciare tra loro per far muovere sullo schermo una tartaruga o un gatto, producendo così molti effetti grafici e cromatici. Possiamo interpretare questi ambienti come una filiazione del celeberrimo LOGO, i cui i comandi originali erano invece composti da stringhe di testo. Bene, ho dovuto davvero insistere affinché i bambini non rinunciassero troppo presto a comprendere i meccanismi logici e operativi di base di questi software. Alcune difficoltà sono nate anche perché i comandi utilizzabili in queste due Activity sono parecchi e per di più in inglese. Fortunatamente ci sono alcune animazioni dimostrative: nel caso di Turtle art, per esempio, si possono vedere esempi in cui la tartaruga si sposta e crea percorsi colorati. Questi modelli si sono rivelati molto utili per capire il funzionamento dell’ambiente, perché i bambini li hanno smontati nelle loro componenti, dimostrandosi successivamente in grado di concepire e realizzare effetti di movimento nuovi.

Cosa piace, cosa no
I bambini hanno dimostrato di gradire molto i giochi di puzzles e di memory dell’XO, in particolare perché, a differenza di quelli già conosciuti via rete, permettono di utilizzare anche disegni e testi prodotti in proprio, con Paint o TuxPaint.
Slider puzzles offre la possibilità di scegliere il numero dei pezzi e quindi di aumentare le difficoltà. I bambini hanno voluto sottolineare l’importanza di avere giochi che non si esauriscano in tempi brevi: in una discussione hanno addirittura affermato che in Paesi in via di sviluppo si è meno viziati, e che quindi certamente si riusa e si ricicla con maggiore facilità, oltre al fatto che da uno stesso impianto possono nascere molte e diverse versioni del gioco. Ho assistito a una sorta di rovesciamento delle parti: i miei “bambini occidentali” hanno osservato che troppo spesso invece i giochi a loro disposizione sul web o sulle playstation si esauriscono una volta superati tutti i livelli di difficoltà, senza offrire ulteriori possibilità di sviluppo.
Un’altra attività che può arricchirsi con la creatività e l’ingegno ed è quindi piaciuta molto ai miei allievi è Memorize, gioco di memoria visiva e di abbinamento: si possono costruire giochi con lettere, numeri, operazioni e disegni, abbinando operazioni a risultati (con coppie di carte diverse), lettere e disegni (con coppie uguali).

Proprio perché non offre le possibilità sopra elencate, i miei allievi hanno invece criticato Carton Builder, Activity per la produzione di semplici cartoni animati, che ha una gamma di sfondi e di personaggi limitata e che non può essere arricchita con propri disegni.
Devo sottolineare che proprio la voglia di utilizzare materiali autoprodotti è stata fondamentale per motivare i bambini ad esplorare le caratteristiche organizzative e gestionali generali dell’ambiente di XO: è stato proprio nel cercare di capire come utilizzare immagini proprie per costruire un memory o un puzzle che i miei allievi hanno capito come reperire nel journal i disegni prodotti e salvati in precedenza.
L’icona Journal è sempre visibile nella parte inferiore del cerchio delle attività. Ci siamo chiesti più volte su il Journal davvero faciliti il lavoro o se piuttosto non faccia perdere tempo e abbiamo concluso che assegnare un nome sensato e significativo ai documenti che vogliamo conservare resta fondamentale per ritrovarli poi facilmente.

Una finestra sul mondo
Ragionando in termini generali sulle caratteristiche di XO, posso ancora dire che la possibilità di accedere a moltissime risorse per l’apprendimento ed il gioco grazie al collegamento ad internet sono state sicuramente una delle risorse più apprezzate dai miei allievi, che avevano già avuto modo di riflettere sull’importanza della conoscenza del mondo offerta dalla rete anche a chi non ha l’accesso a libri e non può permettersi di viaggiare. In questo caso hanno fatto più che altro una verifica di efficienza: hanno navigato sul portale per bambini presente sul sito della nostra scuola ed in alcuni siti per bambini già conosciuti.

Riflessioni finali
Dalla nostra breve esperienza abbiamo capito con grande chiarezza quanto l’XO sia adatto per attività collaborative. Nell’esplorare le diverse Activity e nel cercare di scoprire tutte le possibilità di elaborazione offerte, i bambini hanno imparato gli uni dagli altri; questa modalità di apprendimento, anzi, è stata fondamentale per superare difficoltà e per mettere in comune con il docente e con i compagni di classe i progressi fatti e per permettere a tutti ulteriori avanzamenti.
Condividere idee, collaborare, imparare ad imparare attraverso l’esplorazione e l’interazione: quale prospettiva più bella per i bambini di tutto il mondo? Sognare con Negroponte è stato davvero bello.


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