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Editoriale

2 ottobre 2009 | di Chiara Mellini

I finanziamenti comunitari a favore delle TIC nelle attività di apprendimento. Alcune esperienze italiane

ict

Con l’avanzamento di una visione comune europea nel settore dell’educazione e della formazione, gli istituti scolastici, sono invitati ad aggiornare le proprie competenze e strutture allo sviluppo di un sapere sempre più informatizzato. La strategia di Lisbona del 2000 indica la strada da seguire per creare una società della conoscenza attraverso un più ampio utilizzo degli strumenti informatici e realizzando occasioni di apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

In Italia, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) vengono utilizzate in un contesto individuale/personale fin dalla metà degli anni ‘80, ma stentano ancora a diventare, nelle scuole pubbliche italiane, uno strumento di supporto alla didattica o una disciplina scientifica a sé stante. Vengono qui fornite delle esperienze di progetti finanziati dalla Commissione Europea raccontate da alcuni docenti di scuola superiore, al fine di analizzare l’impatto delle politiche comunitarie nel settore dell’educazione. Per gli autori dei contributi, i programmi europei costituiscono delle opportunità, non solo finanziarie, di introdurre all’interno del proprio istituto attività didattiche innovative con e attraverso le TIC. L’obiettivo del presente numero è fornire alcuni spunti di riflessione sulle condizioni delle scuole italiane e dare delle indicazioni su come il settore pubblico dell’istruzione possa accogliere gli indirizzi comunitari in tema di educazione e TIC inserendoli nella programmazione delle proprie attività didattiche. Le esperienze scelte corrispondono alla varietà di programmi disponibili per le scuole superiori su apprendimento e nuove tecnologie. Per facilitarne la lettura e comprendere la strategia comunitaria che sta dietro alle esperienze ospitate, si propone una suddivisione dei programmi europei in:

1. programmi legati alle politiche di “cittadinanza attiva”, che mirano alla creazione di reti e di rapporti di collaborazione fra le scuole. La loro principale finalità è la comunicazione, la condivisione e lo scambio di temi e contenuti comuni;

2. programmi di “formazione e apprendimento” che mirano allo scambio di pratiche, di prodotti e di strumenti didattici innovativi nell’ambito dell’apprendimento attraverso le TIC;

3. programmi che mirano alla mobilità di studenti e alla facilitazione di iniziative destinate unicamente alle politiche “culturali giovanili”. Di questo ultimo gruppo fa parte Youth, altro valido strumento di finanziamento non ancora molto utilizzato dalle scuole e che consente la promozione di progetti di educazione civica, di lotta alla xenofobia e di partecipazione politica. Con la nuova fase di programmazione, Youth è stato sostituito dal programma “Gioventù in Azione”. Si rimanda al sito web di programma -
http://eacea.ec.europa.eu/static/en/youth/index_en.htm – per approfondire.
I programmi di “cittadinanza attiva” consentono di stabilire dei “gemellaggi elettronici” fra istituti scolastici europei. Sono iniziative facilmente accessibili a tutti, ma la loro gestione, anche se non prevede un finanziamento, è complessa tanto quanto i programmi a base economica. La ragione per cui molte scuole utilizzano il programma per i gemellaggi elettronici (eTwininnig) è perché consente loro di ampliare la rete di rapporti, di confrontarsi con altre realtà e nel migliore dei casi, di stabilire relazioni con altri enti e istituzioni del territorio. Ci parlano del programma eTwinning con l’articolo “Insegnare in eTwinning: professionalità virtuale e professionalità reale” Guastavigna e Boscaino e lo fanno attraverso delle interviste ad alcuni docenti di scuola superiore. I professori sono stati invitati a rispondere su quegli aspetti che la Commisione europea definisce fondamentali per lo sviluppo di una società della conoscenza, ovvero la trasferibilità del proprio intervento, l’ampliamento delle risorse informatiche e l’accrescimento delle competenze dei docenti in ambito tecnologico. Del secondo gruppo fa parte l’iniziativa per il Life long Learning (LlL), strumento con cui la Commissione europea ha diffuso la Strategia di Lisbona. E’ il programma che definisce l’apprendimento un processo continuo e costante nella vita degli individui. In tale processo, le TIC hanno un ruolo centrale e rappresentano il requisito dei programmi che compongono l’ampia strategia per l’apprendimento (Lifelong Learning) ovvero il programma Leonardo (stage e mobilità di studenti e lavoratori), Erasmus (scambio, mobilità e ricerca a livello universitario), Comenius (reti fra istituti scolastici europei) e Grundtivig (educazione e formazione degli adulti). Nel presente numero il programma per l’apprendimento è trattato attraverso le esperienze di Ravotto e Massaroni, di Luordo, di Nardella e di Saudati che ci illustrano rispettivamente come i programmi Leonardo, Comenius e Grundtivig possono essere applicati nelle scuole. La testimonianza di Massaroni e Ravotto sui progetti svolti dall’ITSOS “Marie Curie” di Cernusco sul Naviglio (MI) restituisce i risultati di un istituto che, già dalla fine degli anni ’70, aveva come obiettivo l’apertura all’esterno creando un ponte fra finalità didattiche e opportunità del mondo del lavoro. Gli aspetti di criticità lasciano il campo a una visione ottimistica delle occasioni di condivisione e di scambio che i programmi di finanziamento come Leonardo consentono. Il programma Leonardo costituisce per ITCS “Mario Pagano” di Napoli la fonte di finanziamento comunitario con cui l’istituto ha rafforzato e potenziato alcune attività didattiche innovative svolte negli anni precedenti al finanziamento. Luongo ci parla del doppio insegnamento della storia in lingua francese e tedesca che ha permesso il conseguimento del diploma nei due paesi europei e dell’inserimento, nel programma delle classi terze e quarte, di tre ore settimanali dedicate alle tecnologie informatiche e telematiche.Il programma Comenius viene presentato da Nardella dell’IIS “Salvador Allende” di Milano attraverso l’esperienza fatta con la scuola superiore “Fyrisskolan” di Uppsala in Svezia nel progetto di partenariato bilaterale “e-LIS e-Learning Italiano Svenska”. Le attività di “e-LIS” ruotano intorno alla conoscenza dell’italiano e dello svedese che, in quanto lingue minoritarie, servono da volano per migliorare la comunicazione con le TIC, produrre del materiale didattico interattivo e sperimentare metodologie didattiche innovative come il Content and Language Integrated Learning (CLIL). Il contributo di Saudati dell’ITIS “Giorgi” di Milano ci illustra il programma Grundtvig destinato alla formazione degli adulti con il progetto “e-tutor for Lifelong Learning” dove alcuni insegnanti della scuola hanno partecipato a una iniziativa di formazione per la progettazione di ambienti e-learning. Nel contributo “Integrazione delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle scuole superiori italiane”, si analizza la condizione delle scuole attraverso alcune recenti indagini statistiche. Il nuovo documento comunitario sul futuro della scuola raccoglie gli indirizzi europei su temi quali l’istruzione come motore di sviluppo economico, le competenze digitali e le nuove responsabilità degli istituti scolastici. Due ulteriori esperienze dei programmi Comenius e eTwinning sono riportate nella scheda sintetica curata da Giorni e Castiglione. Infine con lo scopo di fornire una visione completa dei programmi e delle politiche comunitarie a favore delle scuole pubbliche, una scheda aggiornata sulle risorse in rete attualmente disponibili completa il lavoro.


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