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Editoriale

1 novembre 2009 | di Italo Tanoni
Le Lavagne Multimediali Interattive (LIM) e la scuola digitale

Nella scuola secondaria italiana di primo grado ha preso il via l’esperienza delle Lavagne Multimediali Interattive (LIM). Esperti e formatori inizialmente si sono mostrati scettici di fronte a una operazione che è stata percepita dai docenti, più come processo distributivo di risorse tecnologiche che come proposta di cambiamento di una didattica curricolare che nella scuola media, fino a oggi impermeabile a qualsiasi processo di riforma, è rimasta ancorata all’insegnamento istruttivo degli anni 50-60.

I numeri di questa mega operazione di implementazione tecnologica sono significativi: a settembre sono state già istallate nella secondaria di primo grado 7.697 LIM e sul loro utilizzo didattico verrà organizzata la formazione per 30.000 insegnanti sul modello blended e-learning ormai collaudato dall’ANSAS. Sempre su questo segmento scolastico verranno spalmate in seguito altre 10.000 Lavagne Multimediali e dal mese di novembre in poi partirà la stessa operazione per la scuola primaria e per la secondaria superiore. Entro giugno 2010 dovrebbero essere implementate con le LIM oltre 20000 classi di vari ordini e gradi di realtà scolatica con circa centomila docenti in formazione. Se questi sono i grandi numeri della innovazione tecnologica della nostra scuola, si rimane interdetti leggendo i risultati di un’indagine condotta da Edu-Tech di Milano su un campione di circa mille insegnanti (Tuttoscuola, 2009) (1). Il 67% dei docenti utilizza il computer abitualmente, ma di questi solo il 24% conosce cosa sia una LIM: il 36% la confonde con un programma del Ministero. In definitiva, dopo oltre un decennio dall’introduzione delle TIC (2) nella scuola pubblica, non si è notato l’auspicato cambiamento di mentalità determinato dall’ utilizzo delle tecnologie nella didattica del quotidiano del learning by doing. Ci sono studiosi (Ranieri, 2006)(Calvani, 2009) che esplicitamente evidenziano l’attuale “crisi scolastica di rigetto”nei confronti dell’attuale setting tecnologico. Tra questi ultimi Pier Cesare Rivoltella (2006,) nell’analizzare il gap culturale tra scuola italiana e TIC, individua nella “fallacia tecnologica” il peccato originale di questo preoccupante distacco dall’innovazione. Si è pensato erroneamente che sarebbe stato sufficiente introdurre la tecnologia negli ambienti scolastici per cambiare il modello organizzativo e trasmissivo della didattica tradizionale. Tutto ciò non è avvenuto anche perché attraverso la formazione, non si sono modificati gli atteggiamenti dei docenti, i loro stili d’insegnamento, gli orizzonti culturali di un modello scolastico che ancora è vincolato dall’ipoteca della tradizione su cui si vuol riformare il sistema all’interno di una logica che fa intendere che si vuol cambiare tutto senza poi modificare nulla. Di fronte a questo concreto rischio involutivo, il MIUR (3) ha pensato bene di muoversi in due direzioni: quella della innovazione generale assegnando almeno una Lavagna Interattiva a ogni scuola media e supportando l’attrezzatura tecnologica con un’attività formativa specifica rivolta al personale docente che utilizzerà la LIM e quello della sperimentazione. Sul primo percorso basato sull’utilizzo massivo delle LIM, l’Agenzia Scuola (ex INDIRE), facendo leva sulle esperienze pregresse blended e.learning (Fortic), nelle varie sedi regionali ha puntato sulle figure dei tutor che, suddivise in due macro aree disciplinari: matematico scientifico tecnologica e linguistico espressiva-storico geografica, cureranno nel territorio l’attività formativa nella media di primo grado. Sul piano metodologico-didattico l’obiettivo è quello di modificare gli aspetti strutturali del fare scuola con un cambiamento radicale sia dell’ambiente di apprendimento (tempi, spazi e organizzazione) sia delle modalità di rappresentazione della conoscenza, facendo leva sulle caratteristiche comunicative dei nuovi linguaggi (e-book, contenuti digitali et al.) (Biondi, 2008). Sul versante sperimentale il progetto Cl@ssi 2.0 che in tutta Italia coinvolge 156 prime medie, punta non sui numeri ma sulla qualità dell’esperienza che è stata attivata in collaborazione con 19 atenei universitari e l’Agenzia Scuola. Al progetto che nel 2009/2010 vedrà impegnate anche la primaria e la secondaria superiore, partecipano oltre 50 aziende leader nel settore dell’hardware e software mentre le due Fondazioni Agnelli e S. Paolo, cureranno il monitoraggio dell’intera iniziativa che avrà respiro triennale. Nelle intenzioni dei promotori la sperimentazione dovrebbe servire come esempio di buone pratiche per tutte le attività afferenti al progetto Scuola digitale finalizzato al raggiungimento della compiuter literacy attraverso l’utilizzo degli strumenti comunicativi del web 2.0 (blog, wiki, face book, istant messaging ecc.) e della multimedialità.
Tuttavia il vero banco di prova delle Cl@ssi 2.0 sarà quello della formazione del personale docente coinvolto nella sperimentazione.
A differenza dell’operazione LIM che ha visto organizzare collateralmente un’attività blended e-learning per tutti i docenti della scuola media disponibili ad operare con I linguaggi multimediali delle lavagne interattive, nessuna “istruzione per l’uso” di carattere formativo è stata data per le Cl@ssi 2.0. L’importo finanziario assegnato a ogni realtà è stato finalizzato esclusivamente all’acquisto di infrastrutture multimediali. L’affidamento della fase progettuale a vari atenei universitari non garantisce il buon esito sperimentale dell’importante iniziativa che ha bisogno di risorse da impegnare nel settore della formazione dei consigli di classe coinvolti. In caso contario si rischia di vanificare attorno a questa esperienza, tutti i lodevoli sforzi che sono stati fatti per valorizzarla a livello nazionale e internazionale.
Il presente numero di Form@re, prodotto da esperti dell’ Università di Urbino, di Teamfad (4) in collaborazione con le Università di Firenze e Bolzano, cerca di fornire agli addetti ai lavori che sono e/o saranno impegnati nel prossimo futuro nell’utilizzo delle LIM, una serie di indicazioni, piste operative, linee guida, esperienze significative proposte da chi attualmente si sta occupando del problema sotto vari aspetti: formativo, metodologico-didattico e dell’accessibilità legata alla riorganizzazione degli ambienti apprenditivi della scuola. Questa newsletter sulle LIM può essere ripartita in due parti: una più generale e la seconda più specifica. Si inizia con l’articolo di Giovanni Bonaiuti che inquadra il problema delle Lavagne Interattive con riferimenti al contesto nazionale e internazionale. Seguono alcune mie personali considerazioni sulle line guida della sperimentazione Cl@ssi 2.0 che si sta attivando nella scuola italiana e sotto quest’aspetto, il contributo di Roberto Baldascino può offrire alcuni spunti per migliorare il setting formativo che diventa essenziale per un adeguato utilizzo delle LIM. La seconda parte affornta il problema del rapporto tra LIM e didattica inclusiva con due riflessioni di Francesco Zambotti e Claudia Alessandrini dedicate alle esperienze con gli alunni diversamente abili. Conclude l’originale riflessione di Claudia Valentini sul rapporto tra digital storytelling, LIM ed e.book: argomenti che dovranno essere inseriti nell’agenda degli insegnanti che attualmente partecipano alle attività formative. Bonaiuti e Zambotti, di recente hanno pubblicato due volumi sulle LIM, segnalati in nota, che serviranno a completare l’argomento affrontato.

Note
(1) Si veda in proposito, Prof rimandati in tecnologia: usano il pc ma non lo conoscono, in “Tuttoscuola” n. 495, ottobre 2009, pp.12-13.
(2) Le azioni Piano Nazionale di Informatica (1985) e Piano di Sviluppo delle tecnologie didattiche (1997-2000) sono state accompagnate da un’intensa attività di formazione alle nuove tecnologie (ForTIC, 2003).
(3) MIUR- Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali. Direzione Generale per gli studi, la statistica e i sistemi informativi. Ufficio V.
(4) Teamfad, http://www.teamfad.net. Team per la Formazione a distanza. Associazione professionale per le attività formative riconosciuta dal MIUR.

Bibliografia
Biondi G. (a cura di, 2009), LIM. A scuola con la lavagna interattiva multimediale, Firenze, Giunti OS.
Calvani A. (2009), Teorie dell’istruzione e carico cognitivo, Modelli per una scuola efficace, Trento, Erickson, p. 77
Ranieri M. (2006), Formazione e cyberspazio. Divari e opportunità nel mondo della rete, Pisa, Edizioni ETS, p. 47
Rivoltella P.C. (2006), Screen generation, Milano, Vita e Pensiero, pp.58-59
Bonaiuti G. (2009), Didattica attiva con la LIM. Metodologie, strumenti e materiali per la Lavagna Interattiva Multimediale, Trento, Erickson.
Zambotti F. (2009), Didattica inclusiva con la LIM. Strategie e materiali per l’individualizzazione con la Lavagna Interattiva Multimediale, Trento, Erickson.

Indice:
- Dalle ricerche internazionali indicazioni per l’adozione della LIM
di Giovanni Bonaiuti
- Linee guida per la sperimentazione nelle Cl@ssi 2.0
di Italo Tanoni
- LIM e ambienti integrati di apprendimento AIdA
di Roberto Baldascino
- Didattica inclusiva con la LIM
di Francesco Zambotti
- DSA e lavagne interattive: strumenti compensativi nella prassi didattica
di Claudia Alessandrini
- E-Book e LIM, Digital Storytelling per le competenze digitali
di Claudia Valentini


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