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Editoriale

16 dicembre 2009 | di Manuela Repetto, CNR - Istituto per le Tecnologie Didattiche, Genova

Se un insegnantes di oggi disponesse della lampada di Aladino, probabilmente i desideri che esprimerebbe investirebbero la dimensione socio-relazionale, quella motivazionale e la sfera più propriamente didattica della sua professione. In primo luogo, una sua esigenza potrebbe infatti essere legata alla necessità di avvicinarsi ad una generazione che sempre più a stento riesce a comprendere, rendendosi disponibile ad adottare anche gli stessi mezzi e canali da essa privilegiati, pur di riuscire a comunicare e a migliorare il dialogo.

Un’ulteriore esigenza, peraltro sentita da sempre, potrebbe essere quella di riuscire a motivare maggiormente gli studenti e ad appassionarli allo studio proponendo loro attività più accattivanti e coinvolgenti. Infine, una sua aspirazione non secondaria alle altre, potrebbe essere quella di rafforzare le proprie strategie didattiche per poter crescere professionalmente e per migliorare gli apprendimenti degli studenti.
Aladin è un’iniziativa promossa dalla Sovrintendenza Scolastica Italiana di Bolzano in collaborazione con l’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR, sorta con l’intento di soddisfare le esigenze espresse dagli insegnanti di scuole primarie e secondarie dell’Alto Adige in merito alla sperimentazione di pratiche didattiche da adeguare agli studenti del secondo millennio. Il duplice obiettivo che ha guidato l’iniziativa è stato infatti quello di incrementare le conoscenze degli insegnanti relativamente all’uso pedagogico ed educativo di risorse web 2.0, nonché di migliorare  le  competenze  relative allo sviluppo e alla sperimentazione di  progetti  basati  su  queste  risorse.
L’iniziativa, svoltasi nell’arco dell’anno scolastico 2008/2009, si è snodata in due edizioni parallele, caratterizzate da ambienti di apprendimento improntati sulle caratteristiche della comunità di insegnanti che si è venuta a costituire e rispondenti alle loro esigenze. L’idea chiave sulla quale si è puntato è stata quella di creare, generandoli all’interno di comunità di pratica informali, momenti di ricerca-azione che conducessero alla definizione e alla sperimentazione di approcci pedagogici basati su risorse di rete il cui utilizzo è ampiamente diffuso fra gli studenti. I processi di ricerca-azione sono stati promossi attraverso l’ideazione e la condivisione di progetti sviluppati localmente, focalizzati sulla didattica disciplinare e di durata limitata, e quindi facilmente integrabili nel curricolo oltreché riproponibili in altri contesti.
L’inquadramento teorico e l’approccio metodologico adottati in quest’iniziativa sono approfonditi nel contributo di Guglielmo Trentin, coordinatore e responsabile scientifico di Aladin, che evidenzia come la promozione di una cultura sull’uso didattico ed educativo delle risorse di rete debba necessariamente avvalersi di strumenti e approcci basati su quelle stesse risorse che vengono proposte agli studenti. Il cambio di paradigma formativo, fondato su processi di apprendimento informale generati dal web 2.0, si rivela quindi essenziale per una crescita professionale che, facendo proprie “le nuove dimensioni e le prassi comunicative indotte dalle tecnologie di rete”, metta gli insegnanti “in grado di educare gli studenti a usarle efficacemente e consapevolmente nello studio e nei processi di apprendimento formali e informali”.
Per favorire in modo incisivo la crescita professionale dei docenti secondo quest’approccio, in Aladin è stata avviata un’azione di sistema che, pur richiedendo tempi ben più lunghi di un anno scolastico per consolidarsi, ha contribuito in qualche misura al graduale processo di trasformazione innescato più di una decina di anni fa dalla Sovrintendenza Scolastica di Bolzano.
Questo processo è descritto nel contributo di Paolo Lorenzi, ispettore della Sovrintendenza di Bolzano e promotore di questa iniziativa, il quale sottolinea come, fin dal lancio del nazionale Piano di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche, declinatosi secondo forme proprie e con ampi margini decisionali, siano sempre state promosse e valorizzate la ricerca e la riflessione su un uso didattico più consapevole delle tecnologie, alle quali si è accompagnata la diffusione delle stesse culminata, nel 2005, nell’installazione di un sistema operativo e di software didattici liberi su tutti i computer delle scuole.
Il processo di graduale trasformazione promosso con Aladin non è stato quindi avviato da zero, ma si è innestato su un substrato già esistente, che ha permesso di coinvolgere un numero non elevato ma significativo di docenti che, oltre a lasciarsi conquistare dal mero uso di risorse di rete innovative, hanno riflettuto sul proprio modo di fare didattica e si sono spinti fino alla sperimentazione di approcci e di strategie alternative.
Il contributo di Ezio Monastero, insegnante ed esperto del Gruppo di Supporto alla Didattica con le Nuove Tecnologie (FUSS), illustra l’esperienza, condotta nell’ambito di Aladin, in una classe di una secondaria di secondo grado, rivelatasi innovativa sia per l’approccio proposto, che assegna agli studenti un ruolo da protagonisti nella conduzione di un processo di tipo sperimentale, sia per le strategie di impiego didattico delle tecnologie prescelte, utilizzate per tracciare tutte le fasi del processo secondo dinamiche collaborative.
Un’altra esperienza di valore condotta in una secondaria di secondo grado, di respiro molto ampio in quanto ha coperto tutto l’anno scolastico, è quella descritta da Piergiorgio Cemin, anch’egli esperto del FUSS oltre che insegnante. Integrando l’insegnamento tradizionale in presenza con attività condotte su una piattaforma di e-learning, i tempi dedicati alla matematica si sono estesi ben oltre ai limiti delle ore curricolari, fondendosi con i tempi dell’extrascuola. I confini delle mura scolastiche sono scomparsi grazie ad un’esperienza coinvolgente e pervasiva in cui gli studenti sono stati educati ad un continuo “pensare permeato dalla curiosità e dal fascino della ricerca”.
Quello di far acquisire ai propri studenti una “forma mentis tecnologica, orientata alla consapevolezza delle proprie capacità e modalità di apprendimento” è l’obiettivo perseguito da Claudia Allavena, insegnante di Tecnologia in una scuola secondaria di primo grado, che non considera importante l’utilizzo tecnico degli strumenti in sé, ma ne sottolinea la loro valenza come ausilio per la costruzione autonoma e personale delle proprie conoscenze. L’esperienza illustrata nel suo contributo, condotta con i wiki, ha portato gli studenti alla scoperta della dimensione sociale dell’apprendimento, legata alla condivisione delle conoscenze e all’imparare insieme agli altri. Unico aspetto critico è costituito dai tempi di apprendimento dei contenuti disciplinari, reputati più lunghi rispetto a quelli di una didattica trasmissiva.
Criticità condivisa da Marco Fonti e Raffaele Iovino, insegnanti di una secondaria di secondo grado, che allo stesso modo riconoscono come la lezione frontale sia meno impegnativa anche per lo stesso insegnante. Essi sottolineano come peraltro la serie di attività progettate in Aladin per far apprendere agli studenti un argomento disciplinare circoscritto, la cui trattazione in situazioni tradizionali può esaurirsi in una manciata di ore, abbia supportato lo sviluppo di competenze trasversali significative e incrementato la motivazione degli studenti, oltre ad aver attivato un processo di interiorizzazione dell’argomento affrontato ad un livello più profondo. Di portata altrettanto significativa è stata l’esperienza condotta da Elvira Slomp e Claudia Bonsignore, che ha reso questa volta protagonisti i bambini di una scuola primaria e li ha arricchiti sotto molti profili, mettendoli in grado di appropriarsi di sistemi attraverso cui rappresentare la propria visione del mondo, di stimolare la propria creatività e rendere più fluide le capacità logiche, nonché di “assaporare la costruzione collettiva di un percorso significativo, rielaborato per mezzo delle tecnologie”.

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