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I docenti e la comunicazione didattica 2.0

15 dicembre 2009 | Guglielmo Trentin, CNR – Istituto Tecnologie Didattiche, Genova

Se è vero che il processo di insegnamento-apprendimento si basa soprattutto sulla comunicazione e l’interazione sociale, la Scuola non può trascurare i profondi mutamenti che la diffusione delle tecnologie di rete sta producendo al modo di interrelarsi fra le persone. È quindi evidente come la Scuola debba assumere un ruolo strategico nell’educare le nuove generazioni sia ad un uso eticamente corretto e consapevole delle tecnologie della comunicazione (in particolare quelle del Web 2.0 e mobili), sia nel proporle come strumento in grado di potenziare lo studio e i processi di apprendimento individuali, estendendoli al di fuori del perimetro scolastico (fisico e istituzionale).
Ai docenti, motore propulsivo delle attività di insegnamento-apprendimento che si sviluppano nella Scuola, andrebbe quindi chiesto di fungere da agenti attivi nel dar vita a un processo di cambiamento della didattica (a partire, è evidente, dalla propria) che tenga conto della pluralità dei canali informativi e di interazione che gli studenti hanno quotidianamente a disposizione.
Si tratta di un compito di straordinaria rilevanza educativa ma che al tempo stesso implica un cambiamento sia del ruolo del docente sia del modo di organizzare la didattica.
Ed è proprio per questo motivo che se si vogliono diffondere conoscenze, competenze e cultura sull’uso didattico-educativo delle risorse 2.0, è necessario usare strumenti e approcci formativi dei docenti basati sulle stesse risorse e sulle stesse modalità con le quali esse possono poi essere didatticamente proposte agli studenti. Il progetto Aladin 2.0, a cui si riferisce questo numero di Form@re, ha cercate proprio di cogliere tale obiettivo, disegnando e sperimentando un nuovo approccio alla formazione degli insegnanti non più (o almeno non solo) giocata su interventi formativi di tipo formale (partecipazione a corsi in aula o a distanza) ma centrati soprattutto su processi di apprendimento informale che facciano leva sulle potenzialità del Web nell’accedere e condividere informazioni, conoscenze e buone pratiche attraverso la consultazione diretta delle fonti e l’interazione sociale in comunità di pratica online (Trentin, 2010).
Si tratta di un cambio di paradigma formativo non certo facile, ma può riuscire, soprattutto se il docente è disposto a investire tempo in una crescita professionale indirizzata al sintonizzarsi sui canali di comunicazione della propria utenza diretta (gli studenti) per sfruttarli poi a vantaggio del processo di insegnamento e di supporto allo studio. Questo evidentemente non può prescindere dal prendere confidenza con le nuove tecnologie della comunicazione. E il primo passo in tal senso è in genere rappresentato non tanto dallo sforzo di comprendere come le stesse possano essere impiegate didatticamente (questo verrà acquisito in una fase successiva), quanto piuttosto come sfruttarle a supporto della propria crescita professionale (accesso ai saperi, partecipazione a comunità online o ad attività di formazione in cui si faccia uso degli stessi strumenti tecnologici, ecc.).

La comunicazione didattica e i flussi di conoscenza
Steen Larsen, in un suo lavoro del 1986, indicava come siano sostanzialmente tre i momenti chiave che sovrintendono al fluire di conoscenza fra una sorgente (il docente) e un ricevente (il discente):

- trasformazione delle conoscenze del docente in informazioni da trasmettere ai discenti;
- trasmissione delle informazioni ai discenti;
- trasformazione, da parte del discente, dell’informazione ricevuta in nuova conoscenza attraverso un processo di induzione favorito/provocato dal docente.

In sostanza Larsen sostiene che l’acquisizione di nuova conoscenza da parte di un discente non è assimilabile a un processo di trasferimento (dalla testa del docente a quella dello studente) quanto piuttosto a un processo di induzione, centrato sull’assorbimento, integrazione e sistematizzazione dell’informazione ricevuta dallo studente all’interno della propria e preesistente struttura conoscitiva.
Quindi, un ruolo chiave dell’insegnante è quello di creare le condizioni affinché venga stimolato e favorito tale processo di assorbimento e sistematizzazione, proponendo attività di studio, di risoluzione di problemi, di sviluppo di artefatti, ecc., sia individualmente sia collaborativamente.

La Scuola come una e non unica fonte di sapere
Fino a qualche tempo fa (sicuramente quando gli attuali docenti erano studenti) le sorgenti dei saperi che potevano incidere sullo sviluppo di nuove conoscenze nel discente erano circoscritte al docente e alla manualistica disciplinare, alle quali si aggiungevano i canali informativi mediali, quali radio e televisione, comunque collocabili fra le cosiddette “fonti garantite” in quanto a correttezza e affidabilità.
L’avvento del Web 2.0 ha però rivoluzionato questo schema e oggi, per lo studente, esistono molti più canali per acquisire (in modo diretto o indiretto) informazioni su argomenti disciplinari (si pensi a Wikipedia). Resta però il fatto che, senza un controllo e un supporto adulto, il processo di trasformazione di tali informazioni in conoscenza personale finisce quasi sempre col basarsi su un “fai-da-te” privo di metodo.
In tutto ciò, l’aspetto preoccupante è che la maggior parte degli insegnanti non sono in grado di supportare questo processo (favorire ciò che Larsen indica come “induzione della conoscenza”) perché tutt’ora culturalmente ancorati, o indotti dal contesto scolastico, a schemi convenzionali di insegnamento-apprendimento centrati sul docente e sul libro di testo. In realtà si dovrebbero fare dei lievi distinguo in ragione dei diversi ordini di scuola, anche se la sostanza del discorso non varierebbe poi di molto.
Di qui l’esigenza di agire sullo sviluppo professionale degli insegnanti con azioni formative che abituino all’informalità dei processi di apprendimento resi possibili dalle risorse 2.0.
Parallelamente andrebbe ripensata la programmazione/organizzazione della didattica in modo da favorire processi di insegnamento-apprendimento che vedano nell’uso della tecnologia non tanto un evento occasionale quanto piuttosto una prassi. Evidentemente su questo piano i singoli docenti possono fare ben poco, così come minimi sono i margini di manovra a livello di singolo Istituto. Com’è facile immaginare si tratta di una partita che va giocata su altri campi, vedi quello ministeriale e di indirizzo.
Si tratta di un aspetto chiave che non coinvolge per la verità solo la sfera istituzionale ma anche quella personale del singolo cittadino, soprattutto se si considera l’esigenza di formazione continua (Life Long Learning) anche dopo un percorso di istruzione formale.
Sul versante dello sviluppo lavorativo, infatti, bisogna tenere presente che sempre più i processi di crescita professionale (disciplinare e metodologica) faranno leva sull’autonomia del singolo e sulla sua capacità di padroneggiare le tecnologie della comunicazione di uso quotidiano a favore del proprio aggiornamento continuo. E questo vale oggi per il docente e, a maggior ragione, varrà domani per lo studente.
Di qui l’esigenza di introdurre e metabolizzare approcci all’uso formativo delle reti, sia dal punto di vista del docente, in quanto utente in prima persona e propositore degli stessi ai propri studenti, sia da quello degli stessi studenti, per i quali la Scuola può rappresentare il primo contesto in cui apprendere come sfruttare con metodo le potenzialità e le risorse di rete nello studio disciplinare, attrezzandosi così ad affrontare il processo di sviluppo professionale che avrà luogo lungo tutto l’arco della vita.
È vero, parallelamente le tecnologie evolveranno e saranno sicuramente molto diverse da quelle che oggi noi conosciamo e usiamo. Tuttavia alcuni concetti chiave legati alle strategie con cui piegarle al proprio fabbisogno conoscitivo è molto probabile (quasi certo) che manterranno la loro validità nel tempo.
Ed è proprio in questo senso che la qualità di un percorso formativo (quale appunto quello scolastico) andrà sempre più commisurata alla sua capacità di mettere in grado il discente, a valle del processo stesso, di provvedere autonomamente alla propria formazione continua sullo specifico dominio di conoscenze (Trentin, 2008). Questo attraverso il consolidamento dell’abitudine (educazione) all’uso di una pluralità di tecnologie della comunicazione.
Di qui il ruolo strategico della scuola, che oltre a formare dovrà avere come obiettivo quello di “meta-formare”, ossia di sfruttare l’occasione dell’uso di certi metodi e strumenti basati sulle risorse 2.0 per farli acquisire abitualmente agli studenti a vantaggio del loro processo di apprendimento continuo lungo l’arco della vita.
In altre parole, facendo in modo che il percorso formativo “formale” funga da ponte, creando le competenze necessarie alla successiva gestione autonoma di percorsi di apprendimento informale, basati cioè sulla capacità di ricercare e filtrare fonti informative, accedere alle conoscenze esplicite (quelle codificate) e all’oceano della conoscenza sociale, ossia quella intrappolata nelle miriade di reti sociali online (vedi i social network professionali).
Per quanto queste considerazioni siano oramai largamente condivise, alcune criticità di fondo permangono, prima fra tutte la scarsa preparazione tecnologica, metodologica e culturale nell’uso delle risorse di rete della maggior parte di coloro che dovrebbero fungere da attori principali nell’educare in tal senso i propri studenti.

Un possibile percorso di avvicinamento dei docenti all’uso didattico delle risorse 2.0
Concludiamo con una possibile ipotesi di percorso di avvicinamento dei docenti all’uso didattico delle risorse 2.0, percorso articolato in tre momenti principali:

- entrare nella logica delle nuove dimensioni e prassi comunicative indotte dalle tecnologie di rete;
- comprenderle a fondo praticandole;
- farle proprie per lo sviluppo professionale, per poi essere in grado di educare gli studenti a usarle efficacemente e consapevolmente nello studio e nei processi di apprendimento formali e informali.

In altre parole un percorso teso a favorire la presa di coscienza da parte del docente delle potenzialità delle tecnologie della comunicazione, partendo inizialmente dall’utilità che esse possono avere a livello personale, ancor prima di vederle come strumento di uso didattico con la classe; guardandole cioè in prima istanza come mezzo per:

- accedere a informazioni, basi documentali, materiali didattici utili a sé e ai propri studenti;
- entrare in contatto e collaborare con colleghi ed esperti;
- prender parte attiva a comunità di pratica;
- partecipare a eventi formativi in rete o misti (formazione “formale”);
- provvedere al proprio aggiornamento continuo (apprendimento “informale”).

Dopo questo primo e fondamentale passaggio, il successivo non può che riguardare il modo in cui integrare le tecnologie nella propria prassi didattica. Ad esempio, come integrare le risorse 2.0 usate quotidianamente dagli studenti a vantaggio del loro modo di approcciarsi allo studio, sia individuale sia di gruppo.
Si tratta di un passaggio estremamente delicato che implica una forte presa di coscienza di come debba conseguentemente variare il ruolo del docente in quella che, poco a poco, prende le sembianze di una “classe digitale” (talvolta indicata anche come “classe 2.0”), ossia una classe che amplia il suo raggio di azione estendendolo nello spazio della rete, sia quando è riunita in un’aula, sia quando studia al di fuori dell’edificio scolastico.
Senza una chiara comprensione del mutamento del ruolo del docente in funzione di una didattica che faccia proprie le potenzialità dei nuovi canali di comunicazione e modi di interagire degli studenti, non si potranno definire né adeguati percorsi di formazione dei docenti stessi (meglio se già nella fase della loro prima formazione) né agire a livello normativo, ossia nella direzione di pensare un’organizzazione scolastica che favorisca una reale innovazione didattica sulla base delle considerazioni fatte in questo breve contributo.


Bibliografia

Elliot, B. (2008). E-pedagogy: does e-learning require a new approach to teaching and learning? Reperibile alla pagina: http://d.scribd.com/docs/22rc8wz72z067xrb1fpk.pdf.
Larsen, S. (1986), Information can be trasmitted but knowledge must be induced, PLET, 23, 4, 331-336.
Trentin, G. (2008). La sostenibilità didattico-formativa dell’e-learning: social networking e apprendimento attivo, Franco Angeli, Milano.
Trentin, G. (2010). Verso un insegnamento 2.0. In G. Ellerani, M. Parricchi (eds) Ambienti innovativi per lo sviluppo professionale degli insegnanti, Franco Angeli, Milano (in stampa)

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