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I progetti europei come volano di innovazione nell’esperienza dell’ITSOS “Marie Curie”

2 ottobre 2009 | Mara Masseroni* e Pierfranco Ravotto **

Introduzione

Abbiamo vissuto quasi vent’anni di progetti europei dell’ITSOS “Marie Curie”. Sono stati, per noi, a volte faticosi, spesso divertenti, sempre appassionanti. Ma che bilancio se ne può trarre, dal punto di vista dell’istituzione scolastica? E soprattutto: quali indicazioni se ne possono trarre perché siano di qualche vantaggio per altre scuole?

A favore di un bilancio positivo vi sono elementi di “prestigio”: 21 progetti di collocamento degli studenti all’estero, uno degli insegnanti e 18 progetti di ricerca su mobilità, eLearning, insegnamento delle lingue, imprenditorialità giovanile, integrazione e riconoscimento delle qualifiche (10 a titolarità ITSOS e 8 come partner), un numero rilevante di partecipazioni a convegni e seminari e di articoli di presentazione dei risultati dei vari progetti, non ultimo il comparire nella testata di questa rivista insieme a prestigiose università e centri di ricerca, sono tutti elementi di visibilità a livello locale e nazionale per l’Istituto.

Ma ancora più significativi sono i numeri che indicano l’impatto e la sostenibilità dei vari progetti intrapresi sul versante studenti. Starting point ed elemento di continuità è il progetto di mobilità denominato WEST, Working Experience through Schools Transnationally; ebbene, dal 1991 ad oggi sono 903 gli studenti che hanno fatto un’esperienza lavorativa all’estero e 560 gli studenti – irlandesi, inglesi, tedeschi, francesi e maltesi – accolti a Cernusco sul Naviglio per un’analoga esperienza.

Gran parte dei progetti di ricerca ha riguardato l’eLearning, sia in termini di metodologie didattiche, di ambienti di apprendimento e di produzione di materiali didattici. Ebbene, oggi al 50% delle classi in presenza corrisponde una classe “virtuale”; oltre il 50% di studenti ogni anno usufruisce – in alcuni casi in modo marginale, in altri a livello intenso – modalità di formazione in rete: accesso a materiali didattici e a ambienti di interazione con i docenti e con i propri pari.

Quali indicazioni si possono trarre da questa lunga e articolata esperienza? Proveremo a rispondere a questa domanda nelle conclusioni, dopo aver segnalato gli aspetti più significativi delle diverse tappe del lavoro di ricerca/azione dell’Istituto.

Apertura all’esterno e apprendimento permanente

L’apertura all’esterno – la ricerca di collaborazioni con imprese, enti, istituzioni, università – è stata, sin dall’origine, il tratto più caratteristico della sperimentazione all’ITSOS “Marie Curie” di Cernusco sul Naviglio, un Istituto “sperimentale” per atto di nascita. Nel 1979 fu una delle prime scuole ad avviare – a partire da una ricerca svolta con l’Università Cattolica – esperienze di alternanza scuola-lavoro mediante convenzioni con le aziende del territorio.

Dal 1990 elementi chiave della strategia di apertura all’esterno e volano di innovazione sono stati i progetti europei avviati nei programmi PETRA, Lingua, Leonardo da Vinci I e II e Socrates.

Ciò ha richiesto un atteggiamento di apertura e di accettazione del rischio. Si sono realizzati – per nominare solo i progetti in cui ITSOS era capofila – accordi di partenariato con scuole, università, enti irlandesi, inglesi, francesi, spagnoli, tedeschi, finlandesi, belgi, greci, rumeni, sloveni, maltesi, per non parlare dei partner italiani: siciliani, trentini, umbri, campani, lucani, marchigiani, piemontesi, laziali, sardi.

Per una scuola, aprirsi all’esterno, e soprattutto collaborare con organizzazioni/enti di diversa natura, significa in qualche modo mettersi in discussione, rinunciare all’auto-referenzialità, accettare il rischio del confronto.

Per gli insegnanti ha significato rinunciare alla sicurezza del proprio ambito disciplinare e – cosa ancor più delicata – mettere in gioco le proprie competenze in contesti nuovi e diversificati. Si pensi:

• al dover lavorare/discutere in ambito transnazionale utilizzando una lingua diversa dalla propria; gli stessi docenti di lingue straniere si sono trovati a testare la tenuta della propria competenza linguistica in situazioni comunicative autentiche e imprevedibili;

• al dover discutere l’andamento di uno stage con il tutor aziendale sottoponendo ad un giudizio esterno il percorso scolastico dei propri studenti;

• al confrontarsi con docenti universitari e ricercatori.

D’ altra parte i programmi comunitari promuovono e finanziano attività di ricerca e di sperimentazione innovativi e richiedono, dunque, un confronto con tematiche, contesti, ambiti non noti, una sfida ad assumere la logica di un’organizzazione che apprende.

Si è innescato cioè un processo di apprendimento permanente che, indipendentemente dalla materia di insegnamento, ha riguardato soprattutto competenze relative a

• lingue straniere,

• ICT,

• project management.

Connessioni fra esperienze

All’origine delle esperienze europee dell’ITSOS esistevano focus di ricerca distinti:

• lo sviluppo e il potenziamento della “professionalità” degli studenti mediante l’organizzazione di esperienze lavorative sia in Italia che all’estero (particolarmente perseguiti da insegnanti delle materie professionalizzanti dei vari indirizzi di studio),

• il miglioramento dell’insegnamento/apprendimento delle lingue straniere attraverso la realizzazione di soggiorni- studio all’estero (a responsabilità degli insegnanti dell’indirizzo linguistico),

• lo sfruttamento delle potenzialità del computer come strumento didattico (ricerca metodologica condotta da docenti di varie discipline),

• lo studio e la sperimentazione dell’uso della rete come strumento di comunicazione e di collaborazione (condotti da alcuni docenti di informatica).

Determinanti sono state le connessioni che si sono sviluppate fra questi diversi filoni di ricerca/azione:

1. Il progetto europeo di mobilità denominato WEST che vede impegnato l’ITSOS ininterrottamente dal 1991, è nato dalla sinergia creatasi fra i “soggiorni-studio” caratteristici dell’indirizzo linguistico e l’attività di alternanza scuola-lavoro; gli obiettivi del progetto alternanza – formativi, orientativi e professionalizzanti – si sono arricchiti, nel progetto WEST, di quello linguistico.

2. Il progetto SOFIA ha avuto origine dalla connessione fra la rete di partenariato attivata per il progetto WEST e l’interesse per la ricerca sulla didattica “aperta” e “flessibile”.

3. Il progetto WEA, Working Experience Abroad, ha combinato l’esperienza sul campo realizzata da WEST in termini di fasi progettuali/procedure/strumenti con la realizzazione e sviluppo di materiali in formato digitale e la realizzazione di un sito per la promozione di esperienze di mobilità: quindi apertura al web.

4. La produzione di materiali per l’insegnamento dell’inglese/dell’italiano idonei al contesto lavorativo, Working in Ireland/Working in Italy, ha connesso le esperienze di organizzazione e gestione di stage in Italia e all’estero con quelle dell’insegnamento della lingua straniera. Lo sviluppo poi di materiali multimediali in una logica CMC cominciava ad aprire la strada alle diverse generazione di eLearning.

5. I progetti Sofi@net e SOLE, centrati sulla formazione in rete, rappresentano la sinergia creatasi tra il modello ODL, open distance learning, elaborato nell’ambito di SOFIA e le esperienze della rete didattica SiR in atto nella scuola.

6. Il progetto APE – trasferimento delle buone prassi di WEA in Sardegna- nasce dalle sinergie di almeno tre progetti: WEST in termini di sviluppo e sperimentazione di materiali per la pianificazione/gestione e controllo delle esperienze della mobilità, WEA per la messa a procedura di tali strumenti e Sofi@net. per il modello di formazione in rete sviluppato.

7. Il progetto SLOOP, Sharing Learning Objects in an Open Perspective, centrato sulla produzione collaborativa di risorse digitali, nasce dal mix di elaborazioni condotte in SOLE, nel progetto BiTE, Bridging the gap between the traditional face-to-face learning and e-learning, e nel progetto SiR2 che ha coinvolto un centinaio di docenti di varie scuole milanesi nello sviluppo di risorse didattiche digitali e nel loro utilizzo con i propri studenti.

8. Oggi il progetto WEST combina la “tradizionale” esperienza di stage all’estero con una preparazione linguistica condotta utilizzando la rete e materiali didattici prodotti in SOLE e in SLOOP.

Intreccio fra esperienza sul campo e ricerca

Nella pluralità di progetti europei condotti dall’ITSOS si possono rintracciare – anche se interconnesse, come si è detto – tre filiere:

• la mobilità con stage all’estero (WEST, WEA, APE, Europathways&Europass),

• l’ODL e poi l’eLearning (SOFIA, Sofi@net, SOLE, SiR2, SLOOP)

• il potenziamento linguistico (Working in Italy/in Ireland, Writing professional English, ma anche SOLE, SiR2 e SLOOP per quanto riguarda la produzione di risorse digitali).

Per la mobilità si è partiti dall’esperienza pratica, l’organizzazione di iniziative di “collocamento all’estero”, per poi passare alla riflessione sull’esperienza con la produzione di una “Guida per scambi di giovani in formazione con esperienza lavorativa transnazionale”, poi ripresa e messa su web con WEA, per arrivare allo sviluppo, con APE, di iniziative di formazione per gli insegnanti. Per quanto riguarda ODL/eLearning, invece, si è partiti piuttosto dallo studio e dalla riflessione teorica per arrivare poi alla sperimentazione, prima in corsi di aggiornamento per gli insegnanti e solo alla fine con gli studenti.

Per lo sviluppo di contenuti linguistici idonei al contesto lavorativo si è partiti dall’analisi/riflessione sulla microlingua di specifici ambiti lavorativi, sono stati progettati materiali didattici multimediali a copertura delle diverse abilità linguistiche, e si è proceduto quindi alla loro sperimentazione con studenti ed adulti.

In tutti i casi, comunque, si possono riconoscere due intrecci:

• sperimentazione-elaborazione,

• ricerca in ambito europeo e attuazione nel proprio contesto locale.

Le ICT da strumento ad ambiente

Nel 1990, all’avvio dei progetti europei di cui si parla, il computer era lo strumento per preparare lettere e documenti e per tenere l’amministrazione. La comunicazione con i partner avveniva tramite telefono e fax, quella con gli studenti, o tra i docenti, solo con incontri in presenza. La “disseminazione” dei risultati era affidata ad articoli o interventi a convegni.

Progressivamente ha preso piede l’e-mail come strumento di comunicazione con i partner, fra i docenti e con gli studenti. Contemporaneamente si è iniziato ad usare il web per realizzare siti, essenzialmente “vetrine” dei progetti.

In Sofi@net (1999-2000) la piattaforma FirstClass – un Bulletin Board System, essenzialmente un sistema di forum testuali – è stata usata come ambiente per l’erogazione di un corso di aggiornamento per docenti sull’uso della rete per la didattica. Il modello elaborato – apprendimento collaborativo basato sul learning by doing e centrato sulla produzione di materiali didattici da utilizzare, in rete, con gli studenti – è stato poi applicato in progetti successivi: SiR2, SOLE, APE. Nel progetto SLOOP (2005-2007) è stata scelta la piattaforma MOODLE per integrare, in un unico ambiente, il sito del progetto – molto meno vetrina e più interattivo rispetto a progetti precedenti – la intranet del partenariato ed i corsi. Sempre con SLOOP si è iniziato ad usare strumenti web 2.0 soprattutto ai fini della pubblicizzazione dei risultati: filmati su YouTube, presentazioni su SlideShare, guide ed articoli su Scribd.

Nel modello ITSOS, la formazione in rete è stata sempre centrata sull’interazione fra persone: la rete come ambiente di comunicazione e di conversazione educativa. Ma è sempre stata prestata anche molta attenzione alla produzione di materiali didattici – learning object – quali supporto dell’azione formativa. Insegnanti di tutte le materie – informatica e matematica, scienze e inglese, italiano e sociologia – si sono dunque trovati:

• a produrre risorse digitali – anche in formato SCORM – usando editor HTML, Word e PowerPoint, HotPotatoes, eXelearning, Faber, Reload, … ;

• ad aprire e gestire ambienti, conferenze/classi virtuali in FirstClass o corsi in Moodle.

E’ stata, anche questa, una rilevante attività di auto-aggiornamento. Anzi: è stata forse quella più significativa perché ha progressivamente coinvolto – chi più chi meno – la maggior parte del Collegio docenti, ben oltre il numero dei docenti che si è trovato direttamente impegnato nei progetti.

Le ICT, da “strumenti” usati da pochi stanno diventando l’ambiente naturale in cui si interagisce – fra colleghi e con gli studenti – ed in cui si costruiscono, si pubblicano e si scambiano materiali didattici.

Conclusioni

E dunque: quali indicazioni si possono trarre da questa esperienza? Oppure – adottando una terminologia web 2.0 – quali tag scegliere per caratterizzarla?

Forse questi: “apertura”, “connessioni”, “condivisione”.

La scuola lamenta una sua perdita di ruolo, gli insegnanti hanno visto crollare il proprio “prestigio sociale”, la scuola è sentita, spesso, da alunni e genitori come “anacronistica”. L’apertura è l’unica risposta vincente: riconoscere che la scuola non è, non può essere, l’unico soggetto formativo, riconoscere come valido l’apprendimento che avviene anche in altri contesti, promuovere l’integrazione con essi, accettare – anzi ricercare – la contaminazione.

L’esperienza ha dimostrato la portata sinergica del connettere esperienze ed elaborazioni diverse. Ma come? Forse facendo propria la “Tecnica per produrre idee” di Young: se è vero che un’idea “non è altro che una nuova combinazione di vecchi elementi“, allora è necessario sviluppare la capacità di attuare nuove combinazioni, la quale, a sua volta, dipende da quella di individuare relazioni fra cose, fatti e situazioni anche apparentemente slegate.

Connettere significa trasferire quanto elaborato in un contesto ad un altro, ma anche guardare al contesto originale da un altro punto di vista. Sul piano personale significa, ancora una volta, superare un confine e porsi in una logica di apprendimento. Dal punto di vista della knowledge organization significa generalizzare e rielaborare la conoscenza acquisita.

Quella dello scambio, della condivisione, con termine inglese dello sharing, è stata una costante dei progetti dell’ITSOS e si è venuta definendo teoricamente con il progetto SLOOP.

Molto prima che si affermasse la logica opensource e che venissero formulate le CreativeCommons, scrivevamo (”Una scuola e i suoi partner. I progetti scuola-lavoro in una prospettiva europea”, 1993) – “la riproduzione è consentita alle scuole e agli enti di formazione purché venga citata la fonte“. Del resto sperimentare l’innovazione e metterla a disposizione delle altre scuole è la ragion d’essere di un istituto “sperimentale”.

Condividere significa mettere a disposizione di altri i propri “risultati” secondo una logica copyleft: sei libero di utilizzare, modificare e distribuire, a patto che tu citi la fonte e mantenga gli stessi diritti d’uso sul prodotto derivato. Ma significa anche essere coscienti che altri hanno già prodotto, probabilmente, quello che ci serve e che dunque possiamo cercare ed usare risorse già disponibili, impiegando energie non per produrre da zero, ma per migliorare quanto già esiste.

Lo scambio di metodologie e materiali didattiche è una pratica da sempre diffusa nelle scuole. I progetti a finanziamento europeo ci hanno permesso di allargare i confini dello scambio e della collaborazione, per scoprire che, con Internet, non ci sono più confini alle possibilità di condivisione. Come del resto di connessioni. E di apertura.

Sitografia dei progetti ITSOS

SLOOP www.sloopproject.eu

SOLE www.tes.mi.it/sole

BiTE www.tes.mi.it/biteweb2

SiR2 www.tes.mi.it/sir2portale

Sofi@net www.tes.mi.it/sofianet

APE www.apesardegna.net

Bibliografia ITSOS

Berengo F., Il progetto BiTE: Bridging the gap between the traditional and e-Learning environment, Je-LKS n° 2-2005, Erickson

Farinati L., Masseroni M., Vimercati M., L’eLearning nella form@zione dei docenti: una sfida possibile, Atti V Congresso SIe-L, Trento 2008

Guzzi V. e altri, Una sfida per il 2000: educare all’imprenditorialità giovanile, Maggiori editore 1993

Guzzi V. e altri, Guida alla Mobilità, ITSOS 2000

Guzzi V. e altri, Condividere free/open Learning Object, I risultati del progetto SLOOP, ITSOS (ISBN 978-88-903115-1-2)

Masseroni M., La mobilità dei giovani: il punto di vista di un’istituzione formativa, Magellano, 2003

Masseroni M., Ravotto P., SLOOP: un progetto europeo per un archivio condiviso di Free Learning Object, Atti EXPO eLearning Ferrara, 2005

Ravotto P. (a cura di), Una scuola e i suoi partner: I progetti scuola-lavoro in una prospettiva europea, ITSOS 1993

Ravotto P., Dal Progetto SiR2 al Progetto OpenDida, Atti del 1° Congresso SIe-L, 2004

Ravotto P., Dalle scuole in rete ad una rete di scuole per la realizzazione di “free” Learning Object, Atti di Didamatica 2006

Ravotto P., Terenghi M., L’uso di Moodle per il progetto SLOOP, Atti Moodlemoot 2007

* Mara Masseroni ha coordinato il progetto WEST dal 1991 al 2006, il progetto Sofianet e l’equipe ITSOS nei progetti Working Professional English e Europathways & Europass.

** Pierfranco Ravotto ha coordinato i progetti SOFIA, WEA, SOLE e SLOOP e l’equipe ITSOS nel progetto BiTE. Dal 2007 non è più dipendente ITSOS ed è attualmente consulente AICA.


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