Home » n. 63 settembre/ottobre 2009

Indirizzi politici dell’Unione Europea e partecipazione delle scuole ai progetti comunitari; alcune annotazioni

2 ottobre 2009 | di Chiara Mellini

Quali sono gli obiettivi dell’Unione Europea (U.E) nell’ambito dell’educazione formale? E quali indirizzi politici persegue nella promozione di un programma comune per l’apprendimento?

La Strategia di Lisbona ha rappresentato lo spartiacque fra le attività programmatiche europee prima del 2000 e il periodo successivo, in cui è stato introdotto il concetto di apprendimento lungo tutto l’arco della vita. La formazione permanente costituisce la risposta comunitaria alla nascita della Società della Conoscenza. Le nuove tecnologie hanno modificato sostanzialmente la vita degli individui, condizionando i modi del lavorare, di comunicare e di apprendere. I programmi di finanziamento comunitario, nella nuova fase, riflettono tale cambiamento e la tematica della formazione continua si unisce all’ educazione formale/obbligatoria, strutturata in cicli e fasi precise della vita delle persone. Le scuole quale luogo in cui l’individuo inizia il proprio percorso educativo e dove trascorre dai 10 ai 13 anni, divengono lo spazio privilegiato per osservare, analizzare e valutare le differenze esistenti fra i metodi e le finalità formative delle istituzioni scolastiche europee. La definizione di una strategia comunitaria in ambito educativo, negli ultimi anni, rappresenta l’obiettivo degli studi e delle ricerche promosse dalla U.E… Lo sviluppo e la crescita economica costituiscono i principali fattori di condizionamento nelle politiche e negli indirizzi comunitari. La visione europea ritiene la promozione di una formazione efficace e di un apprendimento lungo tutto l’arco della vita strettamente collegati alla diminuzione della disoccupazione e al miglioramento delle condizioni di benessere economico degli individui. Tale approccio rintracciabile nel documento della UE. sulle competenze chiave con l’introduzione del concetto di “iniziativa personale e capacità imprenditoriale”, viene poi ripreso e ampliato nel documento di consultazione pubblica promosso dalla U.E. nel luglio del 2007 sul futuro delle scuole europee. In particolare, l’iniziativa comunitaria su “Le scuole per il 21° secolo” rileva l’assenza di un indirizzo comune europeo a favore degli istituti di istruzione dell’obbligo. Prima del 2007, la U.E. focalizzava i propri sforzi in massima parte nel settore dell’istruzione professionale e universitaria. La consultazione del luglio 2007 è la prima iniziativa promossa dalla U.E. con la finalità di condividere il futuro dell’educazione con i principali attori impegnati nell’istruzione dell’obbligo. La consultazione ha toccato alcuni temi specifici tra i quali: le competenze chiave, l’apprendimento permanente, le scuole e la crescita economica. La costruzione delle domande si è basata sullo studio dei documenti europei e sulle ricerche delle principali organizzazioni internazionali nel settore scuola e istruzione (OCSE PISA). La consultazione pubblica ha avuto una durata di cinque mesi, periodo nel quale le scuole, i provveditorati, gli uffici scolastici provinciali, i ministeri ed i singoli cittadini impegnati nella formazione dell’obbligo (come docenti o discenti) sono stati invitati a dare un proprio parere sugli otto ambiti di intervento, oggetto della consultazione. Su 27 stati membri, 25 hanno partecipato attivamente (1). I risultati sono contenuti nel documento “Migliorare le competenze per il 21° secolo, un ordine del giorno per la cooperazione europea in materia scolastica”. Il rapporto, che non pretende di restituire una rappresentazione esaustiva e generalizzabile delle visioni e delle aspettative degli attori dell’educazione formale – sia per la sostanziale diversità del campione che per il limitato numero di risposte ricevute – ha però consentito alla C.E. di dare inizio con i principali soggetti impegnati nell’istruzione a una prima attività di condivisione e di di ricevere i loro punti di vista sulle strategie comunitarie che nei prossimi anni verranno messe in atto. Dall’analisi delle risposte, si evidenzia una diffusa necessità di formazione e di aggiornamento da parte del corpo docente che si trova a dover far fronte alle esigenze di studenti sempre più digitalizzati e che provengono, in gran parte dai paesi dell’est e del bacino del mediterraneo. Viene ritenuto fondamentale l’inserimento di materie come l’educazione civica e l’etica già dalla scuola primaria. I percorsi di studio personalizzato vengono considerate delle modalità di inclusione degli studenti a rischio e con necessità particolari. La partecipazione degli studenti ad alcuni processi decisionali della scuola si crede che potrebbe garantire nei giovani un aumento di motivazione per i temi relativi alla democrazia attiva. Non sembra invece essere minimamente accolto il principio comunitario dell’istruzione come motore dell’economia, tanto che la domanda relativa a tale aspetto ha ricevuto il più basso numero di risposte.

I programmi di finanziamento in tema di educazione e apprendimento, rappresentano la principale modalità della U.E. di promuovere le proprie politiche. I progetti finanziati costituiscono l’attuazione delle linee strategiche comunitarie e la sperimentazione da parte di chi presenta i progetti di sperimentare le indicazioni comunitarie in tema di TIC e apprendimento. I dati sui progetti finanziati in programmi come ad esempio il Lifelong learning riportano una analisi quantitativa, suddivisa per entità del finanziamento, area geografica e tipologia del soggetto beneficiario. Sono in massima parte dati elaborati dalle Agenzie nazionali che gestiscono i finanziamenti a livello decentrato. Non sono però disponibili dati qualitativi sulla tipologia delle azioni finanziate o sulla modalità di applicazione delle indicazioni comunitarie. Ma i risultati quantitativi di tali indagini, ai fini del presente lavoro, ci permettono di conoscere la percentuale di scuole che in Italia beneficia di un finanziamento europeo a gestione decentrata. Consentono inoltre di verificare quali programmi vengono utilizzati in misura maggiore dagli istituti scolastici. Il recente lavoro di analisi svolto dall’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica sulla partecipazione italiana ai programmi europei gestiti dall’Agenzia Nazionale dal 2001 al 2007 riporta che le scuole secondarie di 1° grado e le scuole secondarie di 2° grado di tipo generale hanno presentato domanda di candidatura in una delle misure del Comenius e del Grundtvig con una percentuale sul totale delle domande ricevute del 31, 28% . Per meglio comprendere la tipologia di soggetti che hanno partecipato ai programmi sopra indicati, si evidenzia che le scuole primarie hanno presentato domanda nel 25,14% del totale e le scuole dell’infanzia con una percentuale del 20,11%. Poco sotto il 6% la scuola secondaria di 2° grado di tipo tecnico insieme alla scuola secondaria di 2° grado di tipo tecnico/professionale. Per quanto riguarda invece il programma Leonardo nella misura “mobilità” la partecipazione delle istituzioni scolastiche è del 34,30%, mentre per la misura dedicata al “trasferimento dell’innovazione”, sempre del programma Leonardo, le scuole rappresentano solo l’8,4% del totale delle domande ricevute. Per la misura “partenariati multilaterali” vengono presentati in massima parte dalle istituzioni scolastiche che coprono il 16,47% del totale delle organizzazioni partecipanti. La partecipazione delle scuole superiori nei programmi a gestione decentrata non risulta essere così alta anche a fronte del servizio di supporto alla progettazione e alla gestione che le agenzie nazionali offrono. A livello centrale, ovvero per i programmi a gestione diretta (C.E) si percepisce che la partecipazione delle scuole superiori è maggiore. Ma fin ad oggi non sono disponibili ricerche o analisi sulla quantità e tipologia di progetti presentati dalle scuole superiori in Europa.

Sono invece disponibili le buone pratiche dei programmi Comenius, Leonardo, Grundtivg e delle varie attività trasversali. Le buone pratiche oltre a costituire delle valide idee trasferibili in altri istituti scolastici rappresentano delle esemplificazione di come le politiche comunitarie possono essere applicate a livello locale.

A conclusione di questo lavoro, possiamo dire che i programmi di finanziamento comunitario dalla prima metà degli anni ’90, hanno rappresentato una fonte inesauribile di sperimentazione e di supporto alle politiche culturali, sociali e di sviluppo di molte istituzioni europee. Anche le scuole, come altri organismi pubblici partecipando ad un programma di iniziativa comunitaria sperimentano ad un livello locale gli indirizzi comunitari, proponendo alcune soluzioni possibili alle molte necessità della propria scuola. Si pensi ai numerosi siti web che con i finanziamenti comunitari sono stati sviluppati o alle iniziative che hanno permesso la creazione di moduli didattici o di ambienti di apprendimento fra istituzioni scolastiche europee. Come abbiamo visto, però i finanziamenti europei, non costituiscono unicamente opportunità di mettere in atto azioni didattiche innovative. Nell’ambito della gestione scolastica, l’agire “per progetti” ha condizionato alcune pratiche di gestione della scuola ed ha introdotto modalità organizzative nuove, come il fare rete o il creare sinergie fra scuola ed enti locali oppure si pensi alle relazioni collaborative fra scuola ed associazioni del terzo settore. Sono molti gli aspetti che hanno condizionato l’agire didattico e organizzativo delle scuole attraverso una visione comune europea. I programmi di finanziamento, sono fra i primi strumenti che permettono una conoscenza diretta delle politiche e degli indirizzi della U.E. e che consentono alle istituzioni scolastiche di misurarsi con le richieste comunitarie. Di non secondaria importanza è poi il fattore economico che porta molti organismi sia pubblici che privati a confrontarsi con che cosa significhi partecipare a un bando di finanziamento pubblico. Ma il sempre maggiore utilizzo di finanziamenti esterni se, da un lato, testimonia un crescente sviluppo di procedure e conoscenze innovative che favoriscono la crescita e la positiva apertura all’esterno, dall’altro rappresentano un faticoso lavoro di progettazione e coordinamento che va, per quanto riguarda la scuola, ad inserirsi in un ambiente di lavoro in costante cambiamento che necessita oltre che di opportunità economiche, di occasioni di aggiornamento e di supporto alla gestione dei propri processi educativi. E’ indubbio che i programmi di finanziamento comunitario sono delle occasioni per sperimentare didattiche innovative e per migliorare la preparazione degli insegnanti in ambito tecnologico/informatico. Ma i programmi comunitari, siano essi a gestione diretta o siano promossi e gestiti dai Governi locali (PON e LLP a gestione decentrata), per loro natura costituiscono degli interventi spot con “fisiologiche” caratteristiche di eccezionalità. Così se da una parte la partecipazione alle iniziative (comunitarie e governative) per la promozione di progetti di didattica innovativa nel settore delle TIC – colma l’assenza di altre tipologie strutturate di finanziamento – dall’altra non può rappresentare l’unica fonte di supporto economico e progettuale destinata alla didattica con le nuove tecnologie. L’elemento di continuità temporale in ogni esperienza educativa riveste una importanza fondamentale a garanzia dello sviluppo e del consolidamento di pratiche e di saperi. Il fattore di eccezionalità dovrebbe essere limitato unicamente alla tipologia dell’azione finanziata, ovvero in quei casi in cui il costo, la gestione o il contenuto dell’attività non possono trovare altra modalità di sostegno. In tale ambito le nuove tecnologie racchiudono una ampia potenzialità di diffusione e condivisione di conoscenza, di cui, proprio il settore dell’educazione, dovrebbe essere tra i primi a beneficiarne.

Bibliografia

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Agenzia Nazionale LLP, ISFOL (2009) Risultati quantitativi del bando LLP, programma settoriale Leonardo, Aprile 2009, Firenze.

AA.VV. (2007), La Scuola in cifre – 2007, Direzione Generale per gli Studi e la Programmazione, Roma.

Commissione Europea, (2004) Implementazione al programma di lavoro “Formazione e educazione 2010” – competenze chiave per l’apprendimento permanente un quadro di riferimento europeo, Lussemburgo.

Commissione europea (2007), Documento di lavoro dei servizi della commissione: le scuole per il 21 secolo, Bruxelles.

Commissione europea (2008), comunicazione della commissione al Parlamento europeo, al consiglio, al comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni: migliorare le competenze per il 21° secolo: un ordine del giorno per la cooperazione in materia scolastica, Bruxelles.

Longi P., Venturi L. ( a cura di), Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia della Scuola,(2008) Verso la società della conoscenza: la partecipazione italiana ai programmi europei Socrates e Lifelong Learning Programme dal 2001 al 2007 Firenze, 2008.

Istat (2009), Cittadini e nuove tecnologie, Roma.

Parlamento europeo (2006) RACCOMANDAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente, Bruxelles.

Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, Decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, Roma.

Senato della Repubblica (2003), Legge delega al Governo italiano per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e di formazione professionale, Roma.

http://ec.europa.eu/dgs/education_culture/publ/educ-training_en.htm (verificato il 20 agosto2009)

http://ec.europa.eu/education/school21/index_it.html (verificato il 20 agosto 2009)

Note

(1) La tipologia di soggetti che hanno partecipato alla consultazione, ha visto il 36.9% il 27.4% delle risposte è pervenuto dagli studenti, l’11.6% è stato rappesentato da singoli cittadini e l’11.4%, le organizzazioni nazionali. 7.3% delle risposte ricevute è stato dato dai Ministeri


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