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Web 2.0 e formazione: folksonomia e apprendimento condiviso

1 marzo 2009 | Emanuela Cren, specializzata in Metodologie della Formazione in rete. Dottoranda di Ricerca presso l’Università degli Studi di Trieste

Formazione

Fare formazione attraverso la rete rappresenta una strategia efficace per aspetti che spaziano dal versante economico, al logistico, al personale. Essa, se da una parte risolve problemi derivati dal rapporto costo/utente e numero globale di utenti coinvolti, supera i vincoli spazio temporali e concretizza gli orientamenti delle direttive europee in materia di lifelong learning (1), dall’altra soddisfa esigenze personali di conoscenza e consente, grazie all’uso di tools sempre più personalizzanti il percorso di apprendimento, di operare in ambiti costruiti ad hoc affinché ogni persona non rinunci a costruire la propria conoscenza. Fin qui niente di nuovo: il soggetto in formazione si trova immerso in uno spazio relazionale che, se ben gestito, offre concrete opportunità di scambio e crescita attraverso co-costruzione della conoscenza (Lowjck, 2001) e contemporaneamente, sostiene l’ autogestione dei domini della conoscenza. La diffusione delle teorie di apprendimento collaborativo in ambito formativo, rivolto perciò all’utente adulto, abbinate alle tecnologie di comunicazione, hanno avuto come esito la progettazione di un apprendimento collaborativo assistito dal computer (Collis, 1994). L’interesse verso questa dimensione dell’apprendimento ha indotto moltissimi studiosi ad approfondirla alla ricerca di informazioni utili per migliorare la progettazione e strutturazione di adeguati ambienti virtuali.
L’utente, divenuto nel tempo il gestore di complesse interazioni uomo-macchina-uomo, interagisce con un “virtuale” che sempre più assume la veste di una comunità che apprende insieme, collaborando e condividendo la costruzione di una conoscenza che è sempre più una questione sociale. La cognizione distribuita e situata (Bereiter e Scardamalia, 1996) non può essere considerata a prescindere dal livello culturale organizzato all’interno del quale le persone operano e necessita di modalità più convenienti di raggruppamento in funzione degli obiettivi da raggiungere. Per quanto riguarda il multimedia, bisogna garantire l’accesso alle informazioni in un formato e ad un livello di difficoltà adeguato al gruppo destinatario (Lowjck, 2000). Se guardiamo agli obbiettivi del web 2.0, non possiamo fermarci ai soli aspetti di funzionalità rispetto le conoscenze di ciascun utente, ma dobbiamo inglobare anche le variabili d’uso dello spazio di interazione ai fini di una gestione del sapere che si strutturi e conformi a personali ed individuali modalità di classificazione e valutazione degli apprendimenti costruiti e condivisi.

Web e formazione: sinergici?
E’ allora possibile pensare al web 2.0 come ad un alleato per la formazione? E se sì, quale è il suo ruolo nei contesti di apprendimento collaborativo? Credo che chi si occupa di formazione non possa fare a meno di cercare di capire la valenza del web 2.0 e dei tools che lo caratterizzano perché, che lo si condivida o meno, sta riscuotendo un successo planetario. Il rimando alla conoscenza informale, al suo valore come mezzo per la divulgazione di informazioni ed al linguaggio per raccontare usato in tali contesti comunicativi, rende ragione del successo vissuto. Chiunque può comunicare, socializzare, chiedere, ricevere, basta accedere e si possono utilizzare tantissimi servizi in un unico profilo: la scelta è individuale. Chi vi partecipa però, entra in una community, vive un senso di appartenenza anche se virtuale, a gruppi dove si condividono situazioni, cose.
Dato il proliferare in rete di social network e la facilità con cui utenti anche non esperti li usano per comunicare dal modo formale all’informale e ritorno, le domande poste non sono di poco conto. Se i social network rappresentano uno spazio in cui si parla e condividono le cose più diverse, da interessi personali e informazioni, a relazioni amicali e tanto altro; se il web si presenta come mezzo di “comunicazione di massa” dove la massa è rappresentata da coloro che vengono accettati come interlocutori, riconosciuti come “amici”, lo spazio e le relazioni possibili aumentano in modo esponenziale, dando modo agli utenti di reperire informazioni utili in tempo rapidissimo, attendibili e verificate perché vissute da altri ( conoscenza informale, ma situata) ( Cross, 2007). Si innesca un tam-tam informale ma efficace che dà ragione del successo vissuto.
Il web sta evolvendo in misura espositiva verso modelli che fanno del singolo utente il gestore del processo di ricerca ed analisi, nonché di divulgazione delle informazioni e la formazione professionale non può ignorare l’applicabilità dei tools che lo caratterizzano, ai fini formativi. Serve analizzare le singole variabili, porle in relazione e verificarne la validità e funzionalità nei percorsi online.
Se riferiamo alla formazione, rimandiamo ad un contesto quasi sempre istituzionalizzato, in cui si ritrovano professionisti di varia natura che con personali background si apprestano a condividere esperienze, prassi, competenze con nuove conoscenze, per mantenere alti gli standard professionali.
Si ha che, fare formazione oggi, è divenuto imperativo:costituisce la risposta al pressante bisogno di efficienza ed efficacia tali per cui gli standard di prodotto risultino competitivi nel mercato, di qualunque natura esso sia. Offerte a catalogo e strutturazione di “corsi su misura” popolano quotidiani, siti web e posta online, nel tentativo di creare un circolo virtuoso tra offerta e domanda. Le metodologie proposte spaziano da formazione indoor ad outdoor ad online a seconda del segmento professionale cui sono rivolte. Il tutto evidenzia come fare formazione costituisca di per sé, non solo la risposta adeguata a mantenere alto il profilo professionale delle categorie dei lavoratori, ma anche un “mercato di saperi” in continua evoluzione ed aggiornamento. Naturale conseguenza a ciò, in un’epoca in cui le ICT sono strumento di lavoro diffuso massivamente, pensare alla formazione online diventa una strategia appetibile. Il concetto di Lifelong Learning permea ogni progettazione di percorsi formativi, pensati oggi in accezione che riferisce all’autogestione del processo stesso, in modo che abilità e competenze cognitive individuali possano trarre il massimo vantaggio attraverso strumenti che favoriscono la personalizzazione dell’apprendimento pur in contesti dove il singolo,proprio perchè inserito in un ambiente di lavoro, interagisce con il gruppo. L’individuo non opera in situazione di solitudine, ma in rapporto ad altri, mediando significati ed azioni alla ricerca di senso in un’impresa comune (2) (Wenger, 1998). La cosa interessante, in contesto di formazione, è che molte delle pratiche che vengono affrontate non sono in prima battuta pensate dal gruppo e dall’utente interessato, ma da chi è esterno al gruppo stesso, come ad esempio l’Organizzazione, l’Ufficio Formazione o le Agenzie formative che progettano i percorsi. Se da un lato questa è una riposta che lavora sul criterio di efficienza, dall’altro, proprio per la diffusione del web e di Internet come strumento di ricerca, c’è uno scollamento stridente tra format proposti ed esigenze manifestate. Il gap individuato nei digital native e digital immigrant ( Gasser, 2008) e digital divide (Anzera, Comunello 2005) non è la risposta esaustiva; a mio avviso va considerata anche l’esigenza di adeguare il percorso formativo ai bisogni dell’utente, cosa che, su progettazione di scala, è possibile solo integrando il tutto con strumenti che consentono la manipolazione e l’uso personalizzato dei contenuti e delle interazioni. Ed è qui che rientrano il web 2.0 e le funzionalità che lo caratterizzano.

Web e folksonomie
Parlare di formazione e web 2.0 rimanda perciò a due caratteristiche fondamentali: utenti adulti e contesti virtuali di interazione, dove coesistono sia LMS e LMSC in continua evoluzione che tools per la personalizzazione del processo di apprendimento e formazione in atto.
Su questo concentreremo la nostra attenzione, cercando di capire se la formazione online possa trarre vantaggio dalla folksonomia e perché.
Se l’adulto secondo il modello andragogico (Knowles, 1973) necessita che l’apprendimento sia centrato:
- sul problema piuttosto che sul contenuto
- sull’attiva partecipazione del singolo
- sul riutilizzare esperienze pregresse
- sul clima collaborativo piuttosto che direttivo o autoritario
- sulla negoziazione tra formando e formatori,sull’analisi delle esigenze e degli interessi
- sull’esperienza piuttosto che sulla trasmissione (3)
appare ovvio che il fruitore del processo si pone in posizione centrale rispetto l’ambiente di apprendimento che gli ruota intorno e del quale egli usa solo ciò che gli è utile. L’integrazione di tali ambienti virtuali di apprendimento, che per loro progettazione e struttura sono standardizzati, con i tools derivati dal web 2.0 rappresenta un tentativo di rendere sempre più integrato il processo di formazione, in modo che ci si orienti verso il Networked Collaborative Learning ( Findley, 1988).
L’interazione uomo computer evolve in interazione tecnico sociale: la consapevolezza che l’individuo apprende solo in rapporto all’altro/i, è ormai assodata. Ciò induce a condividere con la Zucchermaglio (2007), l’idea che nel gruppo di lavoro esiste la dimensione dell’impegno reciproco e che essa concretizzi l’impegno in azione il cui significato viene negoziato. L’altro generalizzato diventa così parte di un gruppo che, per distinguersi dal concetto generale che comunemente ne viene dato, opta per la denominazione di comunità di pratica, dove partecipazione ed identità assumono connotati particolari. Ecco che la ricchezza della comunicazione vis a vis deve trovare compensativi nella CMC in modo che le interazioni svolgano la funzione di comunicazioni discorsive e di azioni materiali e che l’interazione utente-macchina-utenti, attui un dialogo efficace. All’utente viene richiesta abilità interpretativa per ottimizzare la sua relazione uomo macchina e ancora una volta essa non è attività individuale ma sociale: lo scopo comunicativo è rendere comprensibile agli altri il mio pensiero e per farlo, posso integrare la comunicazione scritta con molti altri strumenti. Servono tecnologie usabili ed interpretabili (Mantovani, 2000), adeguate al contesto sociale creato.
Un’esemplificazione la offre Mantovani (1993) “il contesto sociale è essenzialmente il sistema simbolico di una certa cultura continuamente alterato dall’intervento pratico umano, e non è riducibile alle relazioni interpersonali, intese come ambiente puramente fisico in cui avviene uno scambio di informazioni; gli esseri umani si scambiano significati e non pezzetti di info, si scambiano interpretazioni delle situazioni in cui sono coinvolti, e l’elemento chiave di disambiguazione dei messaggi è il riferimento a un contesto significativo comune.” Le conoscenze, abilità e competenze dell’individuo sono distribuite nel contesto sociale, materiale e culturale attorno a lui, distribuite negli altri, nei file, negli strumenti usati per concretizzarle. In un contesto di formazione online, uno degli elementi per monitorare il grado di condivisione del contesto sociale, è dato dai feedback. Ma cosa è un feedback, come si manifesta? Si può parlare di feedback diretto ed indiretto? In contesti di formazione e apprendimento quando si parla di feedback viene in mente il messaggio in risposta ad un intervento in cui sia manifestatamene esplicitata la conferma o meno di quanto precedentemente sostenuto. A mio avviso, l’inserimento di particolari tools in contesti per la formazione online, quali le piattaforme (LMSC), può dar vita a forme di feedback indiretto, ma altrettanto utile sia ai fini di promozione delle interazioni efficaci, che di creazione di linguaggi condivisi. Faccio riferimento ai bookmark ed ai tag. Si tratta cioè di implementare le piattaforme con funzioni che consentono di personalizzare la gestione di quanto condiviso. A questo scopo è iniziato un progetto di ricerca pilota che vede come attori adulti in formazione online secondo gli orientamenti del Lifelong Learning Programme.

Bookmark: personalizzare per tracciare all’interno del gruppo, il proprio sapere
Gli ambienti di interazione online dedicati alla formazione, dispongono dello spazio denominato forum. In esso il fluire comunicativo permette se ben gestito di creare e condividere nuove conoscenze. Esso generalmente dispone di funzioni utili alla condivisione di file oltre che di contenuti, ma dotare un forum didattico di bookmark, ad esempio, dà un’ opportunità in più e diversa di personalizzare il fluire comunicativo: selezionare gli interventi ritenuti importanti e costruire cartelle i cui contenuti sono significativi non solo dal punto di vista informativo, ma e soprattutto dal punto di vista di condivisione di esperienze e saperi, testati, provati sul campo e ritenuti validi. Non si dimentichi che la modalità principe di relazione in rete è la narrazione, implementata da audio, video e quant’altro, ma sempre narrazione, ovvero necessità di creare immagini mentali corrispondenti al narrato affinché esso venga riconosciuto e compreso. Si ritiene che la funzione di bookmark associata non a siti ma a post, con la creazione di cartelle implementabili a piacere, ricche di materiale autentico ricavato dal forum e selezionato dal singolo utente permetta in real time, durante la partecipazione a corsi di formazione in rete che prevedono l’uso del forum, di adattare il percorso via via che si snoda secondo personali esigenze. Un’analisi più profonda del processo, inoltre, consente di individuare la metodologia ed i processi di meta-analisi che ciascun utente fa durante il processo di formazione. Se viene chiesto, alla fine del processo di formazione di poter vedere il percorso salvato in bookmark, è possibile monitorare ciò che il singolo utente considera importante da essere archiviato e confrontarlo con le attese previste. La visualizzazione inoltre, dà informazioni sulla tipologia di linguaggio preferito, sulla modalità di interazione, sulle relazioni intercorse. La scelta di un messaggio piuttosto che di un altro, proprio perché svincolata dalla forma istituzionalizzata, formalizzata del sapere, fa sì che un contenuto di condivisione di esperienze o prassi sia a volte ritenuto più efficace ai fini formativi del materiale formalizzato proposto dal docente tutor. Si tenga presente che in un forum il bookmark è associabile alla denominazione dell’oggetto e che essa spesso è declinata con terminologia che per il singolo utente ha valore. Si tratta di ricorso a parole chiave, tratte anche da background personali, che hanno lo scopo di invitare alla lettura del messaggio chi fa parte del gruppo di lavoro. Professionisti dello stesso settore in formazione, anche se provenienti da realtà diverse, condividono a priori alcune conoscenze e spesso le denotano con termini chiave, da loro riconosciuti come validi ed integrativi, al pari degli script: ecco che il ricorso ad essi, se al profano o al docente “istituzionale” può apparire di contorno, nel gruppo di lavoro assume significati complessi e condivisi. La scelta di associare a questo o quest’altro bookmark all’etichetta che denomina il messaggio riflette quindi processi di mediazione e riconoscimento di significato, nonché informazioni sul linguaggio informale veicolato. E’ un processo di selezione delle informazioni molto interessante: permette di individuare i costrutti usati dal singolo, di ricercarne coerenza all’interno dei bookmark creati e di tracciare un profilo del tipo di intelligenza usata e dei bisogni. In un contesto di formazione dare modo agli utenti di intervenire sul flusso comunicativo in una forma per così dire, riservata, è una intelligente opportunità per far marciare il processo su binari distinti ma integrabili.
Il soggetto in formazione ha così la possibilità di partecipare allo stesso secondo modalità che si integrano, completandosi in valenza formativa.

Tagging: libero o semantico?
Altro strumento utile per implementare ed adattare alle singole esigenze quanto veicolato, è rappresentato dal tagging: la possibilità di segnalare ciò che è ritenuto importante e di renderlo visibile al gruppo, oltre che a sé stesso. Per moltissimi che usano Internet è ormai diventato abituale taggare (etichettare e categorizzare) i contenuti e le informazioni esistenti al suo interno, contribuendo alla creazione di folksonomie, ovvero tassonomie create dall’utente per classificare secondo terminologia e valore decretato autonomamente contenuti ritenuti validi, aumentando il livello di interazione sito-utente ed utenti presenti nello spazio di interazione di gruppo.
L’idea è di dotare i forum didattici di duplice modalità di tagging: libera e semantica, l’una gestita dal gruppo che interagisce durante il processo di formazione, l’altra strutturata su categoria ontologica, gestita dal tutor. Poiché la struttura tipo di un forum didattico si avvale di un’interazione che si sviluppa attraverso la costruzione di un flusso comunicativo su messaggio-risposta, si è costruito un forum in cui le tematiche e le variabili in cui si snodano vengono associate alla funzione di tag semantico-ontologico,mentre il contenuto dei messaggi alla funzione di tag libero. Lo scopo è duplice: valutare attraverso la tracciabilità dei due sistemi di taggatura come l’utente adulto usa il tag semantico e se nella creazione del tag libero, la scelta riflette la struttura preidentificata o se e quanto si discosta da essa. La visibilità attraverso le cloud e la scelta della terminologia di riferimento, può a mio avviso costituire un’ulteriore indice di condivisione della conoscenza da valutare ai fini di valutazione del flusso comunicativo (analisi qualitativa). Se partiamo dall’assunto che taggare significa ricorrere ad un uso personalizzato del sapere e delle conoscenze cui esso fa riferimento e che queste stesse riferiscono anche a personali background professionali, più un termine è tracciato, più si ha visibilità che qualcosa all’interno dello specifico messaggio è condiviso. Poco male se poi i riferimenti personali al contesto su cui poggia il significato ipotizzati per il tag diversificano tra gli utenti, sarà interessante all’interno delle diversità identificare la traccia comune.

Concludendo, portare il web dentro la formazione è senza dubbio una strategia utile al singolo ed al gruppo; si dà la possibilità che il sapere trasli in soluzione di continuità tra il formale ed il non formale, attraverso l’informale ( Cross, 2006) creando banche dati strutturate su terminologie generate dalla pratica e funzionali quanto gli script, in accezione anche di ergonomia cognitiva.

Bibliografia
Anzera, G. & Comunello F. (ed), (2005), Mondi digitali. Riflessioni e analisi sul Digital Divide, Milano:Guerini Associati Cross,J., ( 2007) Informal Learning: Rediscovering the natural pathways that inspire innovation and performance. San Francisco: Pfeiffer Edition Findley, C., (1988) Collaborative Networked Learning: On-line facilitation and software support. Burlington_MA: Digital Equipment Corporation Garito, M.A. , Anceschi, G. & Botta, M., (2006), L’ambiente dell’apprendimento – Web design e processi cognitivi. Mc Graw-Hill Gasser, U. & Palfrey J., (2008), Born Digital – Connecting with a Global Generation of Digital Natives, Perseus Publishing Lowyck, J. & Elen J. (1993), Transitions in the theoretical foundation of instructional design in T. M. Duffy, J. Lowyck & D.H. Jonassen (Eds.). Designing Environments for Constructive Learning. Berlin: Springer-Verlag Lowyck, J. & Pöysä, J. (2001). Design of collaborative learning environments. Computers in Human Behavior, 17(5-6), 507-516. Knowles, M., ( 2002) Quando l’adulto impara: pedagogia e andragogia. Milano:Franco Angeli Mantovani, G. (1995). Comunicazione e identità. Dalle situazioni quotidiane agli ambienti virtuali. Bologna: Il Mulino Scarpa, L., (2004) Strumenti mentali Venezia. Ca’ Foscarina Trentin, G., ( 2008). La sostenibilità didattico-formativo dell’e-learning: Social networking e apprendimento attivo. Milano, Franco Angeli Zucchermaglio C. & Alby, F., (2005) Gruppi e tecnologie al lavoro. Roma-Bari: Gruppo Editori La terza Zucchermaglio, C.,(2007) Psicologia culturale dei gruppi. Roma:Carocci Editore

Note
(1) Da Il Consiglio europeo straordinario di Lisbona, 23 e 24 marzo 2000. “Due recenti evoluzioni stanno modificando profondamente l’economia e la società contemporanee: la globalizzazione dell’economia costringe l’Europa ad essere all’avanguardia di tutti i settori nei quali è forte l’intensificarsi della concorrenza. L’arrivo repentino e l’importanza crescente delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (TIC) nella sfera professionale e in quella privata hanno una duplice conseguenza: proporre una revisione completa del sistema d’istruzione europeo e garantire l’accesso alla formazione lungo tutto l’arco della vita.”
(2) Wenger, da Communities of Practice. Learning, meaning and Identity, pag 78 “L’impresa è comune non perché tutti credano nelle stesse cose, o siano d’accordo su tutto, ma in quanto queste siano negoziate continuamente.”
(3) Trentin, (adattato) da La sostenibilità didattico formativa dell’E-learning, pag 52

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