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Teorie dell’istruzione e carico cognitivo. Modelli per una scuola efficace

25 febbraio 2010 | Antonio Calvani

(2009) Da alcuni anni, statistiche OCSE alla mano, i livelli di conoscenza e la qualità degli apprendimenti nella scuola italiana, sono risultati tra i più bassi dei paesi industrializzati. Da una parte alcuni pedagogisti auspicano un vero e proprio ritorno alla scuola del buon tempo antico del “leggere, scrivere e far di conto” una sorta di back to basics (p.99), orientato al recupero di alcune buone prassi come i riassunti, gli esercizi, i ripassi che possedevano alcune potenzialità non adeguatamente sfruttate sul piano didattico. Dall’altra alla stessa ricerca pedagogica vengono richieste precise indicazioni per migliorare la qualità degli apprendimenti. Il volume di Antonio Calvani si colloca su questa linea di discrimine tra il passato tradizionale e il presente digitale, tenendo conto che Internet e la comunicazione ipermediale contemporanea impone alla nostra conoscenza nuovi compiti di fronte ai quali la scuola non può sottrarsi. La riflessione teorica che propone il testo, inizia con l’analisi critica degli ultimi cinquant’anni di ricerca educativa. La prima parte dell’opera è dedicata a illustrare e a rimettere in discussione le principali teorie dell’insegnamento-apprendimento della pedagogia progressista USA, individuando nel contempo dei punti di convergenza con gli apporti recenti della teoria del carico cognitivo. Nel secondo capitolo Calvani prende in esame come fattore paradigmatico, la teoria del carico cognitivo (Cognitive Load Theory, CLT) che rispetto alle altre teorie dell’istruzione fa piazza pulita di tante ingenuità educative, da quelle attivistiche del learning by doing, alla concezione stadiale del Piaget, alle mode didattiche centrate sugli stili di insegnamento e apprendimento, ai miti e credenze diffuse tra cui le facili illusioni indotte dall’impiego della multimedialità, considerata da molti come la“panacea” di tutti i mali della nostra scuola. La teoria del CLT tiene conto soprattutto dell’ impegno di elaborazione e ritenzione delle informazioni che vengono raccolte nella memoria di lavoro che costituisce per ognuno di noi la risorsa mentale più importante per procedere nell’apprendimento significativo. Il carico cognitivo di quanto viene insegnato e appreso a scuola oggi, dipende anche da una molteplicità di fattori spesso convergenti: i contenuti ridondanti, non pertinenti (distrattori), l’expertise dell’alunno, la complessità del compito, la composizione degli elementi espressivi di un messaggio (immagine, testo, audio). La teoria del carico cognitivo investe persino l’utilizzo non adeguato delle nuove tecnologie nei vari contesti scolastici dove ci si concentra più sul come usarle (addestramento) a scapito del loro contributo alla risoluzione dei problemi. Anche le tecnologie, se non vengono usate con familiarità automatizzandone l’impiego in varie situazioni apprenditive, costituirebbero una seria minaccia all’insegnamento/apprendimento efficace perché, in certe condizioni, ne appesantiscono il carico cognitivo. Il testo si conclude con una serie di considerazioni personali dello studioso toscano che ruotano attorno alle misure da mettere in atto per risolvere il problema di una scuola “sovraccarica, disorientata e confusa”che cede alle mode del momento e accontenta, in modo superficiale, il cliente-studente. Vengono così indicati una serie di dieci punti operativi che rappresentano altrettante linee guida finalizzate -secondo Calvani- a migliorare la qualità dell’insegnamento. Sulla proposta, nella parte finale del volume, viene aperto un dibattito critico tra addetti ai lavori (docenti, esperti, revisori, ispettori) che, nelle intenzioni dell’autore, intende porre le basi per successivi interventi volti a migliorare la qualità di tutto il percorso scolastico. Occorre rilanciare- conclude Calvani- un programma sistematico di sviluppo dell’attenzione/autocontrollo/riflessione da attuare quanto prima, a partire dalla scuola dell’infanzia con un itinerario lungo tutta la scuola di base fino alla secondaria superiore. Un preciso punto di riferimento su cui riconfigurare anche e soprattutto i percorsi formativi dei docenti.
http://www.erickson.it


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