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Editoriale

26 febbraio 2010 | a cura di M.E. Cigognini

Il primo decennio del XXI secolo vede le tecnologie di rete nel presente dei processi sociali in forma digitale su larga scala, sempre più pervasivi nella vita di ognuno di noi, soggetti attivi della rete.
Guardando indietro di cinque anni sulla time-line del 2.0 si trovano diversi frame significativi: Tim O’Reilly parla di web 2.0 nel 2005 e Downes si inventa il learning 2.0, nel 2006 l’uomo dell’anno del Times siamo noi, e sempre nel 2006 Siemens formula le teorie del connettivismo; ancora nel 2006 si parla diffusamente di apprendimenti non-formali e informali come approcci alla conoscenza in rete, specie in una visione di formazione continua. Non c’è agenda di conferenza nel settore e-learning di allora (Eden Conference, Online Education di Berlino, Expo-Elearning di Barcellona, solo per stare nel vecchio continente) che non abbia parlato diffusamente dei social software e delle loro applicazioni in area educativa.
Le stesse linee guida della Pubblica Amministrazione del CNIPA (2007), in aggiornamento ai Quaderni e-learning del 2004, considerano la nuova tendenza del 2.0 e degli ambienti sociali in rete. In antitesi, nel 2007 Keen pubblica libri sul catastrofismo tecnologico al 2.0 e sul fronte opposto si fa la prima Online Connectivism Conference (OCC 2007) globale, mentre nel 2008 si assiste al primo corso opensu scala planetaria sull’apprendimento in rete via social software, il CCK 2008 (oggetto del secondo contributo di questo numero di Form@re).
Sempre nel 2008, a ottobre, su «Scientific American» il professor Small espone le sue ricerche sugli effetti del multitasking (tema del terzo contributo) e dell’uso pervasivo delle tecnologie di rete sul cervello, mentre nel 2009 l’«Horizon Report» introduce la nuova tendenza della rete: il Personal Web (tema dell’ultimo contributo); proprio in concomitanza con l’uscita di questo numero (febbraio 2010) si svolge la settimana europea sul tema delle competenze digitali (European e-Skills week), oggetto del primo contributo.
L’orizzonte degli ultimi dieci anni per le tecnologie di rete per l’apprendimento è un punto d’osservazione privilegiato per fare «il riassunto delle puntate precedenti», utile per fare sintesi e per chiedersi come e quando (non più se) gli ambienti di rete siano un vantaggio in area educativa, senza eccessi entusiastici né esagerati allarmismi, ma con il sano buon senso e approccio progettuale di chi questi fenomeni li studia e li sperimenta in aula e nelle interazioni in rete.
Parafrasando i termini del Hype Cycle (1) di un nuovo fenomeno tecnologico, il mondo delle tecnologie educative è partito in quarta (technologicy trigger), è uscito dalla bolla speculativa degli entusiasmi iniziali (peak of inflated expectations), ha superato la fossa delle marianne (trough of disillusionment) delle cocenti delusioni della fase tecnocentrista, in cui bastava avere una piattaforma, dei LO e al massimo un forum per fare bene e-learning, per assestarsi negli ultimi cinque anni della nostra time-line (slope of enlightenment) in quello che viene chiamato il plateau della produttività (plateau of productivity), che qui chiamerei «plateau del buon senso» (figura 1).

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Fig. 1     Nel grafico Hype Cycle delle tecnologie emergenti si è giunti al «plateau del buon senso» degli usi didattici delle tecnologie di rete (fonte: elaborazione di Wikipedia).

Nel «plateau del buon senso» permangono molti meno attori della fase iniziale, e la miriade di offerte delle diverse tecnologie si assesta su «poche ma buone» applicazioni, quelle più stabili e diffuse (le killer app, applicazioni killer in area anglosassone: l’espressioni indica le applicazioni che si impongo sul mercato dominando del tutti i concorrenti; per fare un esempio pensiamo a Moodle, Skype, Elluminate, Slide-Share, Flickr, ecc.), ed effettivamente nessuno più dei professionisti dell’e-learning rimasti nel settore si illude di arricchirsi, o pensa di lavorare in un ambito valorizzato.
Dopo le false promesse, sicuramente però nel plateau del buon senso degli usi didattici delle tecnologie di rete c’è molto spazio per la sperimentazione e la ricerca di soluzioni formative efficaci: le tecnologie e le persone che se ne avvalgono sono nelle migliori condizioni per poter sperimentare modalità e approcci formativi ben progettati e rivolti all’efficacia.
La ricerca di soluzioni e approcci formativi che funzionano nell’uso degli ambienti di rete a base sociale è il filo rosso di questo numero di Form@re: il primo contributo, PKM ‒ Personal Knowledge Management: cosa vuol dire essere una persona istruita nel XXI secolo? (M.E. Cigognini), apre il ragionamento mettendo in primo piano cosa serva per accedere efficacemente e in piena autonomia alle risorse della Società Digitale: senza un set di competenze ed expertise evolute non è possibile gestire i propri processi di conoscenza in rete, specie in un’ottica lifelong.
Il secondo contributo, Indagine sull’uso di tecnologie web per un corso open online. Il caso del corso CCK08 (A. Fini), considera e analizza un caso di studio speciale nel contesto di questo ragionamento: il primo corso online su scala planetaria per lo studio dei social software in area educativa. Di questo meta-corso, a cui hanno partecipato ricercatori e studiosi del settore in tutto il mondo, che studia le tecnologie di rete attraverso l’uso massiccio e ben architettato di tali ambienti, il saggio espone e argomenta i risultati, che dimostrano potenzialità e criticità dell’uso dei social software.
Ma cosa accade nell’uso massivo dei social software dove prevalgono i processi di multitasking? Il terzo contributo, Social software e multitasking: un virus o una risorsa? (G. Paoletti), si focalizza su questo interrogativo, avvalendosi di approcci di psicopedagogia cognitiva e ricerche sperimentali per valutare il costo mentale e il carico cognitivo del multitasking in contesti di studio.
L’ultimo contributo, PKE: tutti ce l’hanno ma pochi lo sanno (far funzionare). Perché un Personal Web non è un Personal Knowledge Environment (PKE) (M.C. Pettenati), chiude l’Open Journal ma non il ragionamento o la visione su quelle che sono le nuove tendenze delle tecnologie di rete.
Il passaggio che si intravede nel prossimo futuro è quello dagli ambienti a base sociale (social networking), alla personalizzazione massima della fruizione della Rete in cui ogni singolo individuo ne è un nodo informativo e d’accesso: il Personal Web.
Proprio il Personal Web pone in modo ancora più stringente la necessità per ogni soggetto della rete di essere soprattutto un nodo attivo della rete stessa, autonomo e perfettamente in grado di accedere e recepire le risorse in essa contenuta, ancora di più nell’ottica della Open Education, vera sfida dei prossimi (almeno) dieci anni.

Ringraziamenti
Avrebbe dovuto partecipare alla scrittura di questo numero di Form@re anche un’altra ricercatrice triestina, Sara Rigutti, che nel frattempo ha fatto sbocciare una bellissima Margherita: auguri di ogni bene a mamma e piccina, e speriamo di leggere presto il contributo di Sara.

Note
(1) L’Hype cycle è la rappresentazione grafica dello sviluppo, maturità, adozione a livello di business di una specifica tecnologia (http://en.wikipedia.org/wiki/Hype_cycle). I più famosi sono realizzati dal Gruppo Gartner (http://www.gartner.com/it/products/hc/hc.jsp).

Bibliografia
CCK08 (2008), Connectivism and Connective Knowledge Course 2008. Risorsa online verificata il 25 Febbraio 2010, http://ltc.umanitoba.ca/wiki/Connectivism.
CNIPA (2007), Vademecum sulle «Linee guida per i progetti formativi in modalità e-learning nelle pubbliche amministrazioni». Seconda edizione, «I Quaderni», n. 32. Risorsa online verificata il 25 Febbraio 2010, http://www.cnipa.gov.it/site/_files/cnipa_quad_32.pdf.
Downes S. (2005), E-learning 2.0, «eLearn Magazine», vol. 10. Risorsa online verificata il 25 Febbraio 2010, http://www.elearnmag.org/subpage.cfm?section=articles&article=29-1.
European e-Skills week (2010), European e-Skills week in Italia, 1-5 marzo 2010. Risorsa online verificata il 25 Febbraio 2010, http://ec.europa.eu/italia/attualita/primo_piano/crescita_occupazione/e_skills_it.htm.
Grossman L. (2006). Time’s Person of the Year: You, «Times Journal», December 13. Risorsa online verificata il 25 Febbraio 2010, http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1569514,00.html.
Horizon Report 2009 (2009), 2009 Horizon Report, Austin, TX, The New Media Consortium.
Keen A.(2007). The Cult of the Amateur: How the Democratization of the Digital World is Assaulting Our Economy, Our Culture, and Our Values, Doubleday Currency.
OCC (2007), Online Connectivism Conference, Open Online Forum 2-9 Feb. 2007, University of Manitoba, Risorsa online verificata il 25 Febbraio 2010,http://www.umanitoba.ca/learning_technologies/connectivisim/.
O’Reilly T. (2005), What Is Web 2.0, Design Patterns and Business Models for the Next Generation of Software, blog post del 30 settembre 2005, risorsa online verificata il 25 Febbraio 2010, http://oreilly.com/web2/archive/what-is-web-20.html.
Siemens G. (2006), Knowing knowledge. Risorsa online verificata il 25 Febbraio 2010, http://ltc.umanitoba.ca/wikis/KnowingKnowledge/index.php/Main_Page.
Small G. & Vorgan G. (2008a), Your iBrain: How Technology Changes the Way We Think, «Scientific American», http://www.sciam.com/article.cfm?id=your-ibrain.


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