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Editoriale

3 maggio 2010 | di Marco Guastavigna, Docente di scuola superiore, formatore e autore di numerose pubblicazioni a stampa e digitali, tiene traccia delle proprie attività in www.noiosito.it

Nella scuola e tra gli insegnanti è ancora molto diffusa una visione ingenua dell’innovazione tecnologica o, per meglio dire, delle innovazioni tecnologiche e delle loro implicazioni didattiche, professionali, organizzative, tutta fondata sul Futuro. I post-integrati continuano a pensare di dover rincorrere l’ultima novità, l’ultimo software, l’ultimo dispositivo, l’ultimo sito, possibilmente social; i post-apocalittici sono fortemente convinti che la sola soluzione possibile per fronteggiare l’avanzata di strumenti e ambienti giudicati ingovernabili sia attuare nei loro confronti una sorta di apartheid intellettuale. Nella sostanza, ambedue gli atteggiamenti rendono insostenibile il consolidamento di processi innovativi che rendano davvero utilizzabili nei percorsi formativi i potenziali valori aggiunti — operativi, cognitivi, metodologici — che letteratura e ricerca attribuiscono alle tecnologie digitali dell’informazione e della comunicazione.

C’è bisogno di una prospettiva diversa, più matura, che ripercorra con spirito di bilancio critico il Passato, ovvero i processi d’innovazione effettivamente realizzati nel nostro Paese, individuando punti di forza, ma soprattutto di debolezza, aspetti positivi, ma soprattutto questioni problematiche, in modo da mettere in evidenza le vie percorribili e quelle da abbandonare, le attività replicabili e quelle velleitarie ed episodiche, anche in considerazione del fatto che chi voglia operare responsabilmente nell’attuale contesto scolastico deve scegliere con grande attenzione le priorità a cui destinare le residue risorse.

Questo numero di Form@re si propone perciò di affrontare il tema della sostenibilità organizzativa, gestionale, professionale e cognitiva dell’innovazione tecnologica chiedendo ad alcuni testimoni privilegiati un resoconto critico delle loro esperienze, ciascuna delle quali si è svolta in particolari e fondamentali articolazioni del processo complessivo.

Dario Zucchini opera in un istituto tecnico che si caratterizza non solo per la specificità delle opportunità formative proposte agli studenti, tutte legate in modo diretto a un impiego evoluto delle TIC, ma per aver ricoperto e ricoprire il ruolo di centro di propulsione, da una parte, di assistenza, dall’altra, delle attività “digitali” di altre scuole.

Paola Limone ha avuto la peculiare sorte di lavorare per un intero anno scolastico con una classe quinta della primaria in cui ciascuno scolaro era dotato di un netbook attrezzato in modo specifico per un uso didattico da parte di bambini.

Marco Guastavigna e Patrizia Vayola hanno svolto molto spesso in un arco di anni ormai assai ampio il ruolo di formatori di altri insegnanti, dai primi corsi organizzati dalla singola scuola alle grandi campagne di iniziativa e respiro nazionali.

Elena Mosa lavora all’ANSAS e ha contribuito a definire e attuare diversi modelli di formazione degli insegnanti, di organizzazione delle attività didattiche e perfino di strutturazione degli ambienti scolastici.

Stefano Penge coniuga da sempre tecnologie e metodologie nella sua attività di produttore di materiali digitali per la didattica in presenza e per la formazione a distanza.

Marina Boscaino è insegnante e pubblicista; scrive da quasi un decennio di politica scolastica su diversi quotidiani nazionali e ha quindi un punto di osservazione particolare sul rapporto tra (promesse di) innovazione e mass media.


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