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Editoriale

19 novembre 2010 | di Giovanni Bonaiuti

La Lavagna Interattiva Multimediale (LIM) è ormai entrata anche nelle scuole italiane. Nel corso degli ultimi anni, iniziative ministeriali, regionali e provinciali hanno dotato o stanno dotando numerose scuole, dal Nord al Sud Italia, di questo dispositivo. La sua diffusione è accompagnata da discorsi appassionati che puntano l’accento sulle possibilità di un radicale cambiamento della didattica e, conseguentemente, sul miglioramento dell’offerta formativa che a questo si associa. Nonostante la LIM si limiti a integrare funzionalità del tutto pre-esistenti (il computer, il videoproiettore, i sistemi touch screen …), il suo arrivo nelle classi è in grado di trasformare in maniera profonda e significativa le pratiche didattiche quotidiane consentendo il ripensamento delle tradizionali modalità di insegnamento. La LIM viene generalmente vista come un mezzo per promuovere il coinvolgimento degli alunni attraverso una didattica multimediale ricca e articolata, capace quindi di comunicare in maniera visiva concetti spesso percepiti come astratti e lontani dalle modalità espressive delle giovani generazioni. Ogni «nuovo» dispositivo impone però di fare i conti non solo con le potenzialità assunte in astratto, ma anche con tutta una serie di criticità che nella pratica accompagnano ogni processo di innovazione. La storia delle tecnologie didattiche insegna che le cose non sono sempre andate come le concettualizzazioni teoriche facevano immaginare, tanto che molti oggetti rivoluzionari continuano a stazionare nei magazzini e nei sottoscala di tante scuole. In alcuni casi si è trattato di strumenti inutili, in altri casi di strumenti complicati o troppo audaci per i tempi, in altri ancora di dispositivi la cui accoglienza da parte degli insegnanti è stata del tutto modesta. La LIM rientra, molto probabilmente, nella categoria degli «strumento giusti al momento giusto», ma non per questo è immune dai rischi di un suo cattivo impiego. È uno strumento giusto perché è relativamente facile da utilizzare, perché porta finalmente il computer in classe (invece di obbligare le classi a spostarsi nei laboratori) e, infine, perché si diffonde in un momento storico in cui grazie a internet le risorse didattiche disponibili sono davvero tante.
Questo numero di Form@re riprende ed estende il dibattito avviato nel numero 64 del novembre 2009, curato da Italo Tanoni e anch’esso dedicato alla LIM. In questo numero proseguiamo con il dibattito su questa nuova tecnologia grazie ai diversi contributi che, di seguito, presento in estrema sintesi.
Il primo, elaborato dal sottoscritto e Maria Ranieri (entrambi ricercatori presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze), presenta il modello che abbiamo scelto di utilizzare nella formazione all’uso di questa nuova tecnologia di un gruppo di insegnanti di una rete del progetto Innovascuola.
Nel secondo lavoro, Francesco Zambotti (collaboratore scientifico presso la Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano) e Alessandro Colombi (professore associato presso la Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano) presentano un innovativo progetto di ricerca sulla «Classe digitale inclusiva» pensato per estendere le conoscenze relative al rapporto tra tecnologie interattive e i cosiddetti Bisogni Educativi Speciali, in particolare quelli derivanti da deficit cognitivo.
Teresa Magnaterra, docente nella secondaria di primo grado (oltre che dottoranda di ricerca in e-learning e knowledge management presso l’Università di Macerata) traccia il bilancio dell’esperienza di tutorship nei corsi di formazione all’uso della LIM per docenti di scuola primaria e secondaria di primo grado.
Daniele Barca, docente, giornalista e responsabile di numerosi progetti ministeriali relativi all’uso delle tecnologie nella didattica, illustra alcune possibili strategie per l’insegnamento delle lettere (anche) con l’utilizzo della lavagna interattiva multimediale.
Chiude il numero Margaret Allen, responsabile dell’European Education Strategy di Promethean (uno dei principali fornitori di tecnologie interattive per l’apprendimento). La Allen, grazie alla sua lunga esperienza di insegnante elementare in Gran Bretagna, ci riporta l’esperienza inglese e prova a condensare in un esempio pratico quella che a suo avviso è la strategia vincente nell’uso di questo nuovo strumento: ovvero il prestare attenzione agli obiettivi didattici piuttosto che all’impiego di funzioni esuberanti.


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