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La media literacy in Spagna*

30 settembre 2010 | di J.M. Pérez Tornero, Oralia Paredes e Nuria Fernandez-Garcia

* Traduzione a cura di Gianna Cappello.

Abstract. In questo contributo si ripercorre la storia della media literacy in Spagna e si descrivono i molti cambiamenti avvenuti sinora: tutti i soggetti coinvolti (educatori, autorità regolatrici, industria, società civile) sono ben consapevoli dell’importanza della media literacy e della media education, e le azioni intraprese mirano a un ulteriore potenziamento di questa importanza. Tuttavia, malgrado gli sforzi compiuti, occorre un maggiore coordinamento e una più accurata programmazione.
Lo sviluppo della media literacy viene qui descritto a partire dagli anni Sessanta, quando alcune scuole cominciano a usare i media come strumenti didattici in classe, sino ai Novanta con il boom delle nuove tecnologie digitali e della convergenza mediale e con l’affermarsi dei concetti di digital literacy e, più tardi, di media literacy.
Per quanto riguarda l’educazione permanente, in questo contributo si solleva la questione della formazione degli insegnanti e delle specializzazioni postlaurea. Si accenna anche al processo di introduzione della materia nel curricolo. Rispetto alla ricerca e a progetti particolari, si citano alcune esperienze realizzate sia da istituzioni nazionali che da associazioni della società civile.
Infine, si auspicano sviluppi futuri per la media literacy in Spagna grazie alla promulgazione della Ley General de la Comunicación Audiovisual (LGCA 2010) e all’istituzione del Consejo Estatal de Medios Audiovisuales (CEMA).

Parole chiave: media literacy, digital literacy, politiche dei media.

Dalla «media education» alla «digital literacy»
Lo sviluppo della media literacy e della media education sono temi di grande attualità in Spagna. Gli insegnanti, i politici, le ONG, gli opinion leader, gli organismi regolatori, ecc. sono consapevoli dell’importanza di questi temi. Sono stati realizzati numerose progetti e azioni per rafforzare la media literacy, anche se in generale manca un coordinamento e una pianificazione adeguati. Lo sviluppo della media literacy in Spagna è avvenuto in maniera simile a molti altri Paesi europei. Negli anni Sessanta alcune scuole cominciano a usare i media come strumento didattico in classe, in particolare il cinema. Negli anni Settanta la Legge Generale sull’Educazione (LGE 1970) (1) promuove l’uso dei media a scuola ma solo come strumenti per supportare la didattica tradizionale. Nel 1980 il Ministero dell’Educazione istituisce la Commissione sui Media Audiovisivi. Uno dei suoi compiti è «condurre studi al fine di elaborare proposte miranti allo sviluppo di un uso efficace dei mezzi audiovisivi nell’insegnamento» (2). Si tratta di un passaggio importante, anche se non si parla ancora di media education. La Commissione in effetti non è dotata di alcun potere esecutivo e il suo ruolo è semplicemente di informazione e consulenza alle scuole per l’uso didattico dei media. Tra le prime azioni realizzate in questi anni si ricorda la prima Conferenza Internazionale sui Media Audiovisivi nel Sistema Scolastico (Salinas, 1989).
Nel frattempo vengono pubblicati una serie di libri sulla media education e sulle tecnologie didattiche che contribuiscono allo sviluppo di una certa consapevolezza sul bisogno di avviare lo studio critico dei media a scuola. Queste pubblicazioni hanno contribuito ad arricchire il dibattito sulla media education e sui media audiovisivi a scuola (3). In questo periodo si usano i termini «media education» ed «educommunication» e ci si concentra sulla formazione degli insegnanti e sull’uso dei media (soprattutto del video) come strumento di supporto al processo di insegnamento-apprendimento.
Malgrado il massiccio avvento dei mass media nella società, soprattutto della televisione, solo alcuni educatori ed esperti – preoccupati degli effetti della televisione sull’educazione – avviano studi e iniziative pionieristiche per sviluppare la media education. Grazie a loro, nei primi anni Novanta si realizzano alcuni progetti molto interessanti, come il Programa Prensa y Escuela promosso dal Ministero dell’Educazione, La Aventura del Saber, un programma educativo promosso dal Ministero dell’Educazione e dalla RTVE (4), e una serie di programmi educativi realizzati da alcune emittenti locali (Telemadrid e TV3) (Pérez Tornero, 2010).
Nel 1990 la promulgazione della Legge sull’Organizzazione Generale del Sistema Educativo (LOGSE) promuove l’integrazione dei media come strumento didattico nel sistema educativo. Questa legge favorisce alcuni importanti progetti, come il Programa Mercurio sull’uso dei media audiovisivi, Prensa–Escuela, sull’uso dei giornali, e Programa Atenea, Alhambra, sull’uso delle nuove tecnologie digitali (Gabelas, 2007). Tuttavia, malgrado le buone intenzioni, anche in questa legge manca un approccio integrato.
Gli ultimi anni Novanta offrono numerosi sviluppi nella legislazione sulla media literacy in Europa. È in questi anni che in Spagna si adotta l’espressione digital literacy, comparsa per la prima volta quando l’Unione Europea definisce la competenza digitale come una delle competenze chiave. Oltre alla UE, ci sono anche altre importanti influenze. In questi stessi anni infatti si tengono alcune conferenze promosse dall’UNESCO nelle quali si esortano i sistemi educativi e politici a promuovere il pensiero critico tra i cittadini e a stabilire il diritto alla media education come «diritto fondamentale di tutti i cittadini» e come «strumento per la costruzione e il sostegno alla democrazia» (Conferenza UNESCO di Vienna, Educating for the Media and the Digital Age, 1999). Anche il Consiglio d’Europa individua nel marzo 2000 un obiettivo strategico per l’Unione: «diventare l’economia della conoscenza più competitiva e dinamica, capace di sviluppare una crescita economica sostenibile, lavori migliori e una maggiore coesione sociale» (5). Un altro importante appuntamento promosso dall’UNESCO è lo Youth Media Education Seminar, Siviglia 2002, da cui hanno origine alcune importanti Raccomandazioni (6).

La media literacy nel curricolo scolastico
Il curricolo scolastico spagnolo ha incorporato il concetto di digital literacy ma non quello di media literacy. Il curricolo della scuola dell’obbligo (primaria e secondaria) menziona la digital literacy come parte delle competenze che gli studenti devono possedere, ma non viene definita una disciplina di studio specifica. In genere le competenze digitali o di media education vengono collocate nei curricoli dell’educazione civica e della cittadinanza attiva.
L’art. 3 del Decreto Reale 1631/2006 affida alla scuola secondaria il compito di contribuire a sviluppare negli studenti «le competenze di base nell’uso delle fonti informative e nell’acquisizione di nuovo sapere con senso critico» e a «raggiungere la preparazione di base nel campo delle tecnologie, in particolar modo quelle dell’informazione e della comunicazione» (7).
L’allegato al Decreto Reale 1513/200 stabilisce le otto competenze di base della scuola primaria. Una di queste competenze riguarda le abilità digitali per cui attraverso l’uso regolare delle risorse tecnologiche gli studenti imparano a risolvere problemi reali in maniera efficace, e a valutare e selezionare le innovazioni tecnologiche secondo la loro utilità rispetto a compiti specifici (8).

La media literacy oggi
Negli ultimi anni i due termini «competenza digitale» e «media education» sono confluiti entro un termine più generale: media literacy. Quest’ultimo concetto ha il vantaggio di introdurre una visione critica nel sistema dei media e delle ICT, come pure una maggiore varietà di soggetti e di contesti oltre l’educazione formale, in particolare i media e le associazioni di cittadini.
Due conferenze – nel 2009 e nel 2010 – hanno chiarito il cambiamento nell’uso di questi termini. La prima, Citizens’ participation in public life through media, è stata organizzata a novembre dalla European Association for Viewers Interests (EAVI) e dal Senato spagnolo con il sostegno della Commissione Europea. Per due giorni si è discusso di temi come il ruolo degli organismi internazionali a sostegno della media literacy, la partecipazione dei cittadini e il rapporto tra media e potere. La seconda conferenza, Media Literacy and Digital Cultures, tenuta a Siviglia nel maggio 2010 e organizzata dal Gabinete de Comunicación y Educación presso l’Università Autonoma di Barcellona e dall’Associazione latino-americana della televisione educativa e culturale (ATEI), si è pienamente allineata alla Direttiva europea sui media audiovisivi (AVMSD) (9) e alla Comunicazione della Commissione e del Parlamento europea circa il ruolo della media literacy nella Società della conoscenza. Questa conferenza è stato l’evento più importante sulla media literacy tenuto in Spagna negli ultimi dieci anni.
Infine, va ricordato il «Seminario sulla media literacy e sulle autorità audiovisive» organizzato dalla Rete Mediterranea delle autorità regolatrici (RIRM) nel giugno 2010 e presieduto dal Consiglio audiovisivo andaluso (CAA) (10). I partecipanti alla conferenza – tutte le Autorità audiovisive dei Paesi del Mediterraneo – hanno sottolineato l’esigenza di adeguarsi ai requisiti richiesti nella Direttiva europea sui media audiovisivi, auspicando che alle Autorità venga assegnato un ruolo più attivo.

La formazione
In Spagna attualmente ci sono tre programmi post-laurea. A livello di master ricordiamo:  l’International Master in Communication and Education, promosso dall’Università autonoma di Barcellona, attivo già da vent’anni (11); l’University Master in Communication and Education: from Information Society to Knowledge Society, promosso dall’Università nazionale per l’educazione a distanza (UNED) di Madrid e più recentemente il Master interuniversituario in Audiovisual Education & Communication, promosso da due università, l’Università internazionale dell’Andalusia (UNIA) e l’Università di Huelva (UHU) (12).
Per quanto riguarda la formazione degli insegnanti, da più di 15 anni tutti i corsi hanno introdotto una nuova disciplina di base: «Nuove tecnologie applicate all’educazione». Inoltre, i Decreti reali (BOE 29/12/2007) (13) che regolano i corsi professionali di qualifica per insegnanti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, e i master di qualifica per insegnanti della scuola secondaria prevedono attività per dare agli insegnanti le competenze necessarie per usare le ICT.
Inoltre, il Ministero dell’educazione e ciascuna Comunità Autonoma – attraverso il proprio Dipartimento dell’educazione – offrono corsi estivi e di educazione continua con le ICT. A questo proposito si segnalano i casi della Catalogna e dell’Andalusia le cui autorità locali hanno istituito corsi obbligatori per insegnanti per l’introduzione nelle scuole dei libri di testo digitali. Tuttavia, a livello nazionale, il concetto di media literacy non si è diffuso a sufficienza, come dimostra il Programma Nazionale Scuola 2.0, approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 settembre 2009 e avviato nell’anno accademico 2009-2010 (14).
Il governo della Comunità Autonoma della Catalogna ha avviato, nel novembre 2009, l’Acreditación de Competencias en Tecnología de la Información y la Comunicación (ACTIC) (15). Le persone dai 16 anni in su possono accreditare le loro conoscenze e competenze digitali sottoponendosi a un test telematico e ottenendo così un certificato rilasciato dall’autorità locale (Generalitat). Infine, lo scorso febbraio il Consiglio comunale della città di Barcellona ha avviato il Plan de Alfabetización Digital 2010-2011 composto da 24 proposte per la promozione della digital literacy.
Anche il Consiglio Audiovisivo della Catalogna (CAC) – l’autorità regolatrice locale – ha avviato numerose iniziative di medial literacy, come pure il Consiglio Audiovisivo della Navarra in Spagna. Per quanto riguarda l’industria dei media, vi sono state poche iniziative tra cui gli «Uffici del Pubblico» (RTVE e Antena 3), e il progetto «La stampa entra in classe» promosso da alcuni quotidiani tra cui El País e El Mundo.

Ricerche e iniziative particolari
Nel campo della ricerca sono stati condotti alcuni studi come il Proyecto Pigmalión e i progetti sviluppati dall’Instituto Oficial de Radio y Televisión Española – IORTVE). Anche il Gabinete de Comunicación della UAB è stato particolarmente attivo nella promozione del concetto di media literacy e di molti progetti di ricerca applicata.
Un cenno anche al Grupo Comunicar andaluso che pubblica una delle riviste più riconosciute nel campo della media education, all’Associazione Educomunicadores (AIRE) a Madrid, alle iniziative dell’European Observatory of Children’s Television (OCTA) e all’International Association of Media Education Mentors. È importante ricordare anche le attività condotte dal progetto degli insegnanti AulaMedia in Catalogna.
Molti studiosi hanno contribuito allo sviluppo della media education, media literacy e digital literacy in Spagna. Tra questi: Jose Ignacio Aguaded, Enrique Martínez Salanova, Ma. Amor Pérez, Roberto Aparici, Agustín García Matilla, Antonio Bartolomé, Joan Ferrés, Mar de Fontcuberta, José Manuel Pérez Tornero, José Luis Rodríguez Illera, Julio Cabero and Lorenzo Vilches.

Prospettive future
La promulgazione nel 2010 della Ley General de la Comunicación Audiovisual (LGCA) (16) ha aperto spazi di ottimismo per il futuro della media literacy in Spagna. Uno degli aspetti più innovativi di questa legge – che si ispira chiaramente alla Direttiva europea sui media audiovisivi – è l’introduzione esplicita dell’obbligo di promuovere la media literacy (art. 6): «Le autorità pubbliche e i fornitori dei servizi audiovisivi e delle comunicazioni dovrebbero contribuire alla media literacy dei cittadini» (17). La Legge istituisce inoltre Consejo Estatal de Medios Audiovisuales-CEMA) con il compito di promuovere la media literacy degli spagnoli. A tal fine dovrà preparare «un rapporto annuale sui livelli di media literacy usando gli indicatori predisposti dalla Commissione Europea e/o altri indicatori che il Consiglio riterrà più appropriati» (art.6f).
Il fatto che la media literacy sia stata pienamente inserita in Spagna nell’agenda politica e pubblica ci permette di essere fiduciosi sul fatto che ci sarà un passaggio reale dalla competenza digitale alla competenza mediale come passo essenziale verso una società più giusta e democratica. Inoltre, negli anni a venire auspichiamo che vi potrà essere una partecipazione crescente di soggetti – nuovi e tradizionali – alle iniziative di media literacy: ONG, famiglie, comunità locali, media, autorità varie, associazioni degli insegnanti, giornalisti, avvocati, ecc.

 

Note
(1) Ley 14/1970, de 4 de agosto, General de Educación y Financiamiento de la Reforma Educativa.
(2) BOE, 13 maggio 1980, http://www.boe.es/diario_boe/txt.php?id=BOE-A-1980-9961, sito visitato nel settembre 2010.
(3) A questo proposito ricordiamo il lavoro pionieristico di Luis Miguel Martínez, Victoria Camps, José Manuel Pérez Tornero, Roberto Aparisi, Ignacio Aguaded, Mar Fontcuberta, Agustín García Matilla, Lorenzo Vilches, J.L. Rodríguez Illera, Antonio Bartolomé, Martínez Salanova, Amor Pérez and  Joan Ferrés.
(4) La aventura del saber. Génesis y desarrollo de un espacio educativo, http://reddigital.cnice.mecd.es/4/firmas_nuevas/articulo12/tv_5.html, sito visitato nel settembre 2010.
(5) Consiglio Europeo di Lisbona, 23-24 marzo 2000, Conclusioni presidenziali,  http://www.europarl.europa.eu/summits/lis1_en.htm, sito visitato nel settembre 2010.
(6) http://portal.unesco.org/ci/en/ev.php-URL_ID=5680&URL_DO=DO_TOPIC&URL_SECTION=201.html, sito visitato nel settembre 2010.
(7) Decreto Reale 1631/2006, nel quale si stabiliscono gli standard minimi per la scuola secondaria, pubblicato nel Boletín Oficial del Estado, 5 gennaio 2007, n. 5, p. 677, http://www.boe.es/boe/dias/2007/01/05/pdfs/A00677-00773.pdf, sito visitato nel settembre 2010.
(8) Decreto Reale 1513/2006 nel quale si stabiliscono gli standard minimi per la scuola primaria, pubblicato nel Boletín Oficial del Estado, 8 dicembre 2006, n. 293, p. 43053, http://www.boe.es/boe/dias/2006/12/08/pdfs/A43053-43102.pdf, sito visitato nel settembre 2010.
(9) Direttiva europea sui media audiovisivi (2007/65/CE),
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2007:332:0027:01:EN:HTML, sito visitato nel settembre 2010.
(10) La Red de Instituciones Reguladoras del Mediterráneo discuten en Málaga sobre la necesidad de elevar los niveles de alfabetización mediática (CAA), http://www.consejoaudiovisualdeandalucia.es/opencms/opencms/Actualidad/nuevaNoticia_0233, sito visitato nel settembre 2010.
(11) http://www.gabinetecomunicacionyeducacion.com/formacion/master-internacional-de-comunicacion-y-educacion, sito visitato nel settembre 2010.
(12) http://www.uhu.es/master-educomunicacion/, sito visitato nel settembre 2010.
(13) http://www.boe.es/boe/dias/2007/12/29/pdfs/A53735-53738.pdf, sito visitato nel settembre 2010.
(14)  http://www.plane.gob.es/escuela-20/, sito visitato nel settembre 2010.
(15) http://www20.gencat.cat/portal/site/actic, sito visitato nel settembre 2010.
(16) Ley General de la Comunicación Audiovisual 7 marzo 2010, in BOE, n. 79, del 1 aprile 2010, p. 30157, http://www.boe.es/boe/dias/2010/04/01/pdfs/BOE-A-2010-5292.pdf, sito visitato nel settembre 2010.
(17)  http://jmtornero.wordpress.com/, sito visitato nel settembre 2010.

Bibliografia
Gabelas J.A. (2007), Una perspectiva de la educación en medios para la comunicación en España, «Comunicar», n. 28, pp. 69-73.
Pérez Tornero J. M. (2010), Promover la alfabetización mediática es ya una obligación legal en España para los poderes públicos y los medios audiovisuales, 3 aprile, http://jmtornero.wordpress.com/, sito visitato nel settembre 2010.
Salinas J. (1989), Consideraciones acerca de la formación continua de profesores respecto al video,«Educación y Cultura», n. 7, p. 99-119, http://tecnologiaedu.us.es/bibliovir/pdf/gte2.pdf, sito visitato nel settembre 2010.


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