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La Media Literacy nella prospettiva finlandese, nordica ed europea*

30 settembre 2010 | di Sol-Britt Arnolds-Granlund, PhD, docente universitario, Åbo Akademi University, Finlandia

* Traduzione a cura di Maria Ranieri.

Abstract. Nel secolo scorso, e in special modo negli ultimi dieci anni, la questione dei media e, in particolare, il tema della media literacy ha attratto l’interesse delle autorità, degli studiosi e di altri responsabili nel settore educativo. Nel tempo sono entrati in uso molti concetti, ma sfortunatamente senza che ne venisse fornita una definizione, nella maggior parte dei casi. Questo articolo si focalizza sulla media literacy, su come può essere definita e sul significato di concetti affini utilizzati nel contesto finlandese. Inoltre viene discussa la relazione tra i concetti di media literacy e digital literacy e la collocazione della media literacy nei curricula scolastici in Finlandia. Il contributo affronta anche il problema della valutazione della media literacy nelle politiche istituzionali e chiude con un accenno alle prospettive future di ricerca nel campo dell’educazione ai media. Trattandosi di un lavoro di ampio respiro sulla media literacy, si riferisce sia a iniziative politiche che ai risultati della ricerca e alle pratiche educative.

Parole chiave: media, literacy, digitale, definizioni.

Da sempre i media, sia per la loro forma sia per il loro contenuto, sono stati oggetto di interesse, ma anche di sospetto, da parte di autorità, ricercatori e genitori. Ciò non è sorprendente: se consideriamo che la società contemporanea ha vissuto in breve tempo un’esplosione dei media e parallelamente teniamo conto del naturale istinto umano a proteggere la propria prole, è più che naturale che i nuovi fenomeni vengano accolti con sospetto e cautela (Drotner et al., 1996, p. 61). Di conseguenza, tenendo conto delle loro responsabilità, autorità, ricercatori e genitori sono naturalmente i più interessati e coinvolti nella formulazione di un’agenda per comprendere, utilizzare e valutare i media. Il fenomeno della media literacy rientra in una simile agenda.

Media literacy. Alcune definizioni
Abbiamo molti nomi per le cose che amiamo. Da una parte, la pluralità dei concetti disponibili sulle competenze mediali segnala un interesse e un coinvolgimento nel problema. Dall’altra, esprime anche una difficoltà nel catturare il significato che questa competenza potrebbe assumere e così aumenta la necessità di una discussione e investigazione sui possibili significati dei concetti in uso.
In quanto professionista di media education, appartenente alla popolazione che parla svedese nella Finlandia ufficialmente bilingue, mi sono imbattuta in molteplici usi e significati dei concetti impiegati in questo settore, quantomeno in virtù delle differenti lingue. Nella parte iniziale di questo articolo, assumerò una prospettiva locale nella sua discussione dei concetti media-pedagogici attualmente in uso, focalizzandomi così sul contesto finlandese-svedese. Ma il contenuto affrontato e la discussione in corso sui diversi concetti in uso rappresentano un fenomeno globale, anche se vi sono delle diversità nelle differenti parti del pianeta. Ciononostante, una discussione sull’uso dei concetti richiede di procedere con gradualità. Trattandosi di un articolo sulla media literacy comincerò esplorando i significati dei concetti di «media» e di «literacy».
«Media» è un termine collettivo che esiste sia come da solo sia come primo elemento in espressioni o concetti composti. Nella ricerca, il concetto di media è stato tradizionalmente utilizzato per riferirsi alla tecnologia, alla sua funzione o al suo significato sociale, ossia culturalmente, economicamente, politicamente, ecc. Di conseguenza, concetti come «ICT» o «digitale» possono essere considerati come subordinati a quello di «media».
Con il concetto di literacy si intende in primo luogo la capacità di una persona di leggere e scrivere. Così la literacy è, in virtù dell’uso di ciò che viene letto e scritto, strettamente legata alla sopravvivenza di un individuo nella società. Oltre alla capacità di leggere e scrivere, il concetto di literacy ha a che fare anche con ciò che significa «essere alfabetizzato», ossia essere educato e coltivato. Quale può essere allora il significato del concetto di media literacy?
In svedese il concetto di media literacy può essere tradotto con due concetti, ossia «medieläskunnighet», che si riferisce alla capacità di comprendere i messaggi mediali [reading ability, saper leggere], e «medieläsfärdighet» che indica una abilità pratica, l’abilità di utilizzare concretamente i messaggi mediali [using ability, saper usare]. L’espressione finlandese che corrisponde al primo dei due concetti è «medialukutaito» [media reading ability, saper leggere i media]. Il concetto relativo all’attività dell’utente è invece espresso col termine «mediataito» [media skills, abilità mediali], che però include molto di più del saper leggere o del possedere abilità tecniche (Tella et al., 2001, p. 30).
Oltre al saper leggere e utilizzare i media, la «mediataito» comprende anche capacità di esprimersi oralmente, capacità culturali, comunicative, sociali, educative, etiche ed estetiche.  
Per andare oltre una visione della media literacy come semplice saper leggere e usare i media, i ricercatori finlandesi Varis (1998, pp. 375-391) e Kotilainen suggeriscono di utilizzare il concetto di competenza. Questi autori sostengono che «competenza» è più onnicomprensivo delle sopra citate abilità di leggere e utilizzare, e rimanda a capacità/abilità che l’individuo attua ad esempio nelle prestazioni professionali. Secondo Varis (1998, pp. 375-391), la competenza mediale si esplica in situazioni sociali in cui l’individuo si rende conto del significato sociale dei media, comprende che l’interpretazione dei media differisce da persona a persona, e inoltre che i messaggi mediali sono sempre influenzati da prospettive economiche, politiche e culturali. Kotilainen (1999, pp. 17 e 22-25) considera la competenza mediale come fondamentale per l’individuo per sopravvivere nella società dei media. La competenza mediale, secondo questa studiosa, consiste nella conoscenza dei media, in attitudini critiche, abilità tecniche e competenze interattive.
Secondo Kupiainen e Sintonen (2010, p. 63), la media literacy può essere considerata come una pratica “focale” che richiede cose, fisiche o mentali, attorno cui gli individui si raccolgono e attraverso la discussione e lo scambio di significati creano contesti sociali. Oltre alla pratica “focale”, la media literacy richiede anche tecnologia, conoscenza e abilità.
Per quanto riguarda il concetto di competenza, Erstad (2005, pp. 120-152) ‒ con riferimento alla competenza digitale ‒ opera una distinzione tra «possedere requisiti» ed «essere competente». La competenza digitale consiste in primo luogo non nell’avere ma nell’essere; indica l’essere pronti ad agire e include la capacità di formulare giudizi; essa è pertanto  necessaria per vivere nella società dell’apprendimento. Il suo significato è vicino al sopra citato concetto di literacy ed essere alfabetizzato, «bildning» (svedese).
In questo paragrafo abbiamo esaminato i significati di «media literacy come saper leggere e usare», «abilità mediali», «competenza mediale», e «media literacy come essere alfabetizzato». L’analisi che ne è derivata ha mostrato che spesso questi concetti, piuttosto che risultare categorie separate, si sovrappongono e integrano reciprocamente. Ciò che distingue tra loro i vari concetti che abbiamo menzionato è il fatto che sono stati formulati nell’ambito di contesti scientifico-disciplinari differenti e si applicano per certi aspetti a situazioni diverse. Quando si parla di «abilità mediali» (media skills) ci si riferisce di solito al saper comunicare e apprendere in ambienti d’apprendimento virtuali, mentre i concetti di competenza mediale (media competence) ed essere alfabetizzato ai media (being media literate) descrivono capacità media-culturali, abilità utili per la società dei media. Ma, presi insieme, questi concetti ‒ finché vengono utilizzati coerentemente con i loro significati originali ‒ sembrano delineare con chiarezza un continuum.
Recuperando un lavoro di Potter (2005, p. 22), che sosteneva che la media literacy non è una categoria ma un continuum, i concetti possono essere collocati nel modo seguente (figura 1).

Figura 1. Dimensioni in un continuum (Arnolds-Granlund, 2010, p. 51).

Nella definizione di questi cinque concetti possono essere distinte diverse dimensioni semantiche. Per semplificare, le cinque dimensioni possono essere ricondotte a tre ambiti principali: comprendere,  agire e valutare, tenendo presente che possono riguardare sia l’individuo che la società (figura 2).

Figura 2.  Le dimensioni della media literacy: comprendere, agire e valutare (Arnolds-Granlund, 2010, p. 52).

Questi ambiti possono essere visti come una progressione che va dal comprendere all’agire e infine al valutare, non diversamente dalla distinzione di Aristotele tra le forme di sapere.
Seguendo la distinzione aristotelica, essere alfabetizzato «bildning» significa: possedere conoscenza scientifica, «episteme» [sapere che], conoscenza procedurale, «techne» [sapere come], e saggezza pratica, «fronesis» [sapere perché] (Gustavsson, 1996, p. 51). Conseguentemente, essere alfabetizzato (educato, coltivato) ai media potrebbe significare «sapere qualcosa sui media, essere capace di usare i media, e fare la cosa buona o giusta con l’aiuto dei media» (Arnolds-Granlund, 2004, pp. 3-5; 2010, p. 52).

«Media» o «digital» literacy
Come anticipato nel precedente paragrafo, l’espressione «digital literacy» viene utilizzata dai ricercatori quasi con lo stesso significato di «media literacy». Per esempio la definizione di digital literacy di Erstad comprende all’incirca gli stessi aspetti che sono riassunti nella figura 2 (Arnolds-Granlund, 2010, pp. 51-52).
Nella gran parte delle iniziative europee nel campo dell’educazione e della ricerca, vengono utilizzati entrambi i concetti di media e digital literacy. Una rapida scorsa ai siti dell’Unione europea mostra come i due programmi europei «Media Programme» e «Information Society» utilizzino entrambi questi concetti. Sembra come se sia stata operata una distinzione basandosi sulla tecnologia, ovvero distinguendo tra i cosiddetti nuovi e vecchi media. Ad ogni modo, le abilità e i requisiti che vengono citati nei vari lavori riguardano il comprendere, l’agire e il valutare.
In questi lavori, infatti, la digital literacy consiste nel comprendere l’informazione, svolgere compiti in ambient digitali e accedere alla conoscenza, e utilizzare gli strumenti  digitali (Gilster, 1997, p. 1; Aviram e Eshet-Alkalai, 2006, p. 1; Martin, 2005, pp. 135-136; Jones-Kavalier e Flannigan, 2006, p. 9). E ancora sembra come se «il pensiero critico piuttosto che la competenza tecnica» sarebbe «l’abilità chiave della digital literacy» (Martin e Grudziecki, 2006, p. 254). La dimensione dell’essere alfabetizzato non viene menzionata in questi articoli. Ad ogni modo, l’impiego dell’espressione «media literacy» o «digital literacy» non sembra sollevare problemi di significato, piuttosto sembrerebbe trattarsi solo di una scelta di prospettiva o di rappresentazione dei concetti in differenti discorsi accademici.

La Media Literacy nel curriculum nazionale della scuola finlandese
Le tematiche relative alla media literacy sono ampiamente discusse nella società finlandese. Nonostante ciò, fino ad ora, non esiste una materia specifica che se ne occupi nell’istruzione di base. Ad ogni modo, nell’attuale curriculum nazionale ci sono sette temi interdisciplinari di cui due sono legati ai media e che dovrebbero «attraversare tutta l’educazione» a scuola. Entrambi i concetti di «media literacy come saper leggere» e «media literacy come saper usare», come pure il concetto di«conoscenza mediale», si ritrovano nei programmi dell’istruzione di base della popolazione di lingua svedese. Nel curriculum nazionale viene indicato anche l’obiettivo di far praticare ai bambini la conoscenza dei media «sia come utenti che produttori » (National Core Curriculum for Basic Education, 2004, p. 37).

La valutazione della media literacy
Poiché l’educazione alla media literacy non è presente come disciplina nel curriculum nazionale e di conseguenza non sono stati specificati gli obiettivi, non è prevista la valutazione di questa literacy in classe né sono state effettuate valutazioni a livello nazionale. Comunque, uno studio sui criteri di valutazione dei livelli di media literacy in Europea è stato realizzato nel 2009 in 27 Paesi europei per la Commissione europea, e la Finlandia ne ha fatto parte. Scopo dell’indagine era di individuare i criteri più appropriati per la valutazione dei livelli di media literacy e di fornire alla Commissione una serie di criteri (Celot, 2009, pp. 4-20; si veda anche l’articolo di Tornero sulla media literacy in Europa presente in questo numero, NdR). Lo studio individua due componenti della media literacy, una individuale, l’altra ambientale.
La componente individuale comprende le competenze personali e sociali come le abilità tecniche di utilizzo, la comprensione critica e le competenze comunicative necessarie per stabilire relazioni sociali attraverso i media. La componente ambientale include i fattori contestuali che si ritiene abbiano impatto sulla media literacy degli individui. Tali fattori sono la disponibilità di informazioni, le politiche sui media, l’educazione e i ruoli e le responsabilità degli stakeholders della comunità dei media (Celot, 2009, p. 55). I 27 Paesi europei occupano posizioni differenti nella valutazione effettuata. I paesi nordici, specie la Finlandia e la Svezia, sono all’avanguardia (Celot, 2009 pp. 75).

Sviluppi futuri e priorità per la media literacy
Nel marzo del 2010 la Commissione europea ha lanciato la Strategia Europa 2020 per preparare l’economia dell’Unione Europea a tutte le possibili sfide dei prossimi decenni. L’Agenda digitale per l’Europa è una delle sette iniziative della «Strategia Europa 2020», proposta per definire il ruolo chiave che le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) svolgeranno. L’Agenda digitale per l’Europa mira a realizzare un’economia digitale di successo entro il 2020 e a valorizzare il potenziale delle ICT. A questo scopo delinea sette aree di priorità per l’azione di cui una ha per obiettivo di «migliorare l’alfabetizzazione, le competenze e l’inclusione nel mondo digitale» (Comunicazione della commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni. Un’agenda digitale europea, 2010, p. 27, http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2010:0245:FIN:IT:PDF).
A livello nazionale, il Ministero finlandese dell’Educazione e della Cultura sta preparando due iniziative rilevanti per la media literacy. Si tratta di una proposta che ha a che fare con la distribuzione delle ore di lezione e gli obiettivi nazionali generali contenuti nella nuova Legge sull’istruzione di base (Basic Education Act) e La nuova legislazione sull’educazione visuale; una proposta del gruppo di esperti che ha lavorato alla riforma complessiva (The new legislation on visual programs; proposal of the expert group which have prepared the total reform).
Come il precedente curriculum nazionale per l’istruzione di base, questa proposta (Basic education 2020 ‒ The national general objectives and distribution of lesson hours, 2010), non indica l’educazione alla media literacy come una disciplina a sé stante. Piuttosto si propone di integrarla all’interno delle discipline curriculari già esistenti. Purtroppo, poiché sono state proposte altre due nuove discipline per la scuola, l’interesse per l’educazione alla media literacy è sfumato.
Nella proposta di legge si parla di un Centro per l’educazione ai media e visuale (Centre for media education and visual programs), che dovrebbe assumere i compiti di protezione precedentemente svolti dal Comitato finlandese di classificazione dei fim (Finnish Board of Film Classification). Secondo la proposta di legge, il Centro dovrebbe promuovere attività di media education insieme ad altri enti e associazioni del settore (Den nya lagstiftningen om bildprogram; Förslag från arbetsgruppen som berett totalreformen, 2010, pp. 56-58; [The new legislation on visual programs; proposal of the expert group which have prepared the total reform]). Secondo questa proposta la media education può essere considerata come un’attività stabilita per legge. Purtroppo il testo di legge proposto non specifica il significato del concetto di media education, rendendo così la proposta in un certo senso inefficacie.
Finora la discussione sulla media literacy ha riguardato principalmente i paesi occidentali e si è focalizzata sulle competenze individuali legate ai contenuti e alle tecnologie. Tuttavia, l’utilizzo futuro dei media sarà di carattere sempre più partecipativo. Pertanto, saper comprendere gli altri e riconoscere il contributo di ciascuno saranno competenze chiave della media literacy (Kupiainen, 2010). Lo sviluppo di una consapevolezza globale e l’identificazione di possibili divari digitali, locali e globali, saranno aspetti fondamentali della ricerca futura sulla media literacy (Kotilainen, 2010b; si veda anche Kotilainen, 2010a, pp. 65-73). Non abbiamo ancora toccato con mano le conseguenze culturali, politiche ed economiche di un mondo diviso in due, dove da una parte ci sono coloro che hanno sviluppato media literacy e dall’altra coloro che non l’hanno acquisita. Né abbiamo pienamente compreso l’importanza di un mondo caratterizzato da comprensione reciproca e collaborazione.

Sol-Britt Arnolds-Granlund insegna media education presso la Facoltà di Educazione dell’Università Åbo Akademi di Vasa (Finlandia). Negli ultimi dieci anni si è occupata di sviluppo della media literacy education a livello nazionale e del Nord Europa. Attualmente è membro di svariati gruppi di ricerca e sviluppo sulla media literacy. I suoi principali interessi di ricerca riguardano lo studio teorico della media literacy, l’educazione ai media, l’incontro con e l’apprendimento da e attraverso i media da parte dei bambini e dei giovani.

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