Home » n. 69 giugno

Quando la classe sta in un blog… di scrittura creativa

28 giugno 2010 | di Simone Ariot, Liceo scientifico «G.B. Quadri», Vicenza

Abstract. Come possiamo cambiare modalità di insegnamento ormai inefficaci? Il blog è semplice, economico e funzionale: tali caratteristiche lo rendono uno strumento/ambiente di apprendimento interessante per innovare la didattica. Da questa prospettiva, l’articolo presenta una pratica realizzata in una scuola secondaria di secondo grado relativa alla lettura/analisi di romanzi come punto di partenza per esercizi di scrittura creativa da parte degli studenti.

Parole chiave: blog didattico, scrittura creativa, metodologia di insegnamento.

Summary. How can we change teaching methods become ineffective? The blog is simple, inexpensive and functional: these features make it an interesting tool/learning environment for innovation in education. From this perspective, the article presents a practice carried out in a high school on reading/analyzing novels as a starting point for creative writing exercises by students.

Keywords: educational blog, creative writing, teaching methodology.

Introduzione: l’innovazione che sta fuori dalla scuola
Innovare nella scuola e nella didattica potrebbe essere molto più semplice di quanto si possa immaginare. Affermazione pesante, ma facilmente dimostrabile.
In una dimensione come quella italiana in cui società reale e scuola sono sempre più sganciate, con una posizione di vantaggio assoluto per la prima, basterebbe che la scuola facesse proprie quelle innovazioni e semplificazioni che stanno trasformando ed evolvendo la società e il mondo extra-scolastico. Non le si chiede d’inventare nulla, ma in una fase iniziale semplicemente di osservare e far proprio quanto c’è di buono.
La scuola di oggi, infatti, sembra essere stata solamente sfiorata dalle innovazioni tecnologiche e organizzative degli ultimi 30 anni che invece hanno cambiato totalmente il resto del mondo. La società va da una parte, la scuola dall’altra. E non solo le due dimensioni faticano a procedere parallelamente, ma sembra in molti casi che le direzioni verso cui si dirigono siano opposte, con le conseguenze che tutti conoscono.
Tutte le mattine gli studenti italiani continuano a infilare nel proprio zaino libri e quaderni esattamente come avrebbero fatto i loro ipotetici nonni 50 o 60 anni prima, a sedersi in un’aula in cui i professori ruotano a turno ogni ora, ad annotare in un diario i compiti per casa e a sottolineare con colori diversi le pagine del libro da studiare, tutto come 50 o 60 anni prima.
Anche gli insegnanti continuano a lavorare nello stesso modo. Compilando registri cartacei, correggendo pacchi di compiti scritti in fogli protocollo a margine per le correzioni, scrivendo in una lavagna a fondo nero le annotazioni importanti, cambiando ogni cinque o sei anni il libro di testo grazie all’opera di aggiornamento e stando ben attenti a scovare eventuali copiature da parte di studenti svogliati. Esattamente come 50 o 60 anni fa.
Per non parlare del metodo didattico, che oramai da secoli vede gli insegnanti italiani (e non solo) come incontrastati fuoriclasse delle lezioni frontali d’impostazione accademica. Tutto esattamente come 50, 100, 200 anni fa. Anche i gessetti (quando si trovano) sono come 200 anni fa.
Protagonista principale di questa dimensione, la dimensione dell’ insegnamento, un tempo era Sua maestà l’insegnante, in compagnia di uno scettro molto apprezzato e temuto al tempo stesso: il libro. Oggi l’insegnante non è più percepito come un essere irraggiungibile e il libro ha perso il primato di unico canale di trasmissione culturale.
Nel frattempo medici, commercialisti, avvocati, ingegneri e architetti (per citare le libere professioni), così come impiegati, segretarie, centralinisti e camerieri sono stati investiti da un rinnovamento tecnologico che ha radicalmente modificato il loro modo di lavorare, mentre gli insegnanti e i più diretti interessati, gli studenti, hanno continuato mantenendo pressoché inalterate le dinamiche caratterizzanti la propria attività. Con i conseguenti risultati sempre più scadenti in termini di qualità delle conoscenze e competenze maturate.
Innovare nella scuola e nella didattica è di conseguenza un imperativo categorico.
Non sarà questa la sede per discutere dei motivi per cui la scuola sia stata (o si sia) esclusa da questo processo di trasformazione/evoluzione e modernizzazione organizzativa e metodologico-didattica, preferendo piuttosto concentrarsi sulla presentazione di una metodologia che ha tra gli obiettivi riavvicinare il più possibile la scuola al mondo reale, partendo proprio dagli strumenti che nel mondo reale vengono sempre più utilizzati.

Perché il blog
La scelta di usare i blog nella didattica scolastica (scuola superiore, disciplina lettere italiane) è motivata da ragioni razionali e sentimentali.
Partendo dal sentimento, che l’insegnamento fortunatamente ancora considera, ho avvertito la necessità di «connettermi al mondo» circostante e uscire, almeno virtualmente, dai confini della classe che talvolta considero un po’ limitanti. Avendo solo trent’anni appartengo a una generazione di non nativi digitali comunque avvicinatisi velocemente (forse tra i primi) al web dopo essersi formati nell’era della tradizione (intendendo per tradizione il mondo in cui il primato del sapere risiedeva ancora nel libro). Un mondo in cui Google è arrivato solo dopo l’essersi lungamente spesi sulla Treccani e quando le ricerche cominciavano sempre da un biglietto dell’autobus per recarsi in biblioteca. Dal momento della laurea, però, tutto è cambiato e la frequentazione di redazioni giornalistiche e agenzie di comunicazione ha favorito un approccio sempre più technology oriented.
Inoltre, dividendomi da qualche anno fra l’insegnamento liceale e lo spietato mondo della comunicazione (giornalismo e pubblicità), non ho potuto fare a meno di rimanere ancorato ai progressi delle nuove tecnologie, soprattutto quelle di matrice sociale, che in pochi anni hanno visto un’accelerazione della diffusione senza precedenti. L’insegnamento ne ha di conseguenza risentito grazie a quel trait d’union che lega i miei tre ambiti di lavoro: la comunicazione.
In questo modo, in un contesto storico e sociale in cui l’insegnante non rappresenta certo una delle professioni più ambite o cool, avere un blog consente di autopercepirsi meno isolati dagli altri, meno vecchi, meno out.
Le ragioni più serie e seriose della decisione di utilizzare il blog in ambito didattico sono comunque quelle razionali, legate alla semplicità, all’economia, alla funzionalità e all’efficacia di uno strumento che, come dice il nome stesso (blog), è un diario di rete ormai semplificato e perfezionato, considerato addirittura un vero e proprio prodotto editoriale.
Sempre più diffusi (126 milioni nel mondo), i blog rappresentano una dimensione di microeditoria personale, o collettiva, nella maggior parte dei casi tematica. Ma non solo. Il blog può anche diventare una sorta di piattaforma di condivisione, uno spazio/archivio che funge da vetrina di un insieme di conoscenze che si vogliono rendere pubbliche, con la possibilità di commentarle e soprattutto di portarle con sé in qualsiasi parte del mondo.

Fra tradizione e innovazione: la forma del progetto
Il percorso che ho intrapreso con una classe seconda di un liceo scientifico tecnologico è strutturato per fornire un continuum fra tradizione e innovazione nell’approcciarsi alla letteratura e alla comunicazione linguistica.
Il progetto prevede due momenti scissi. Il primo è relativo alla lettura e all’analisi di una serie di romanzi di formazione, nello specifico i Piccoli Maestri, del vicentino Luigi Meneghello, il Giovane Holden del compianto J.D. Salinger e Jack Frusciante è uscito dal gruppo del bolognese Enrico Brizzi, caso editoriale di metà anni Novanta. I libri sono letti direttamente in classe secondo la successione indicata, pagina dopo pagina, a voce alta e insieme al sottoscritto che presta la voce narrante. Ogni qualvolta il testo offra uno spunto per un eventuale approfondimento, la lettura si interrompe e viene scelto uno studente che se ne possa occupare. Nel giro di pochi giorni il lavoro dovrà essere inserito (postato) all’interno di un blog tematico collegato al romanzo e creato a inizio lettura. In questo modo il lavoro di uno studente diventa condivisibile da parte di tutti i compagni (e non solo) che possono a loro volta commentare il post e approfondire l’argomento. I post sono sempre corredati di titolo e immagine fotografica o video affinché si possano memorizzare nel migliore dei modi possibili le conoscenze appena trasferite. Sono così nati i blog I piccoli maestri (http://piccolimaestri.blogspot.com), Scoprendo il giovane Holden (http://discoveryholden.blogspot.com) e Frusciantissimo (http://frusciantissimo.blogspot.com). In particolare quest’ultimo, ispirato al romanzo Jack Frusciante è uscito dal gruppo, ha particolarmente attratto l’attenzione degli studenti. Si tratta di una storia molto vicina a quella di un qualsiasi studente liceale adolescente o tardo adolescente che si scontra con la difficile realtà della crescita e del divenire grandi. È chiaro che nel momento in cui il soggetto è un’opera vicina agli studenti il coinvolgimento è superiore. Nel caso specifico è stato inoltre interessante notare come la successione dei romanzi letti rispecchiasse una successione temporale del tempo che porta a un graduale avvicinamento degli studenti all’opera che, di fatto, è stata considerata la preferita mai letta in vita da parte di molti studenti.
Per abituare e rodare all’utilizzo dello strumento blog i ragazzi (nella funzione di autori) si è prima passati attraverso una fase più dolce e «orientativa» che voleva testare il loro entusiasmo prima di lanciarsi in un’operazione metodologica che per molti aspetti vede stravolgere la didattica tradizionale. I primissimi giorni dell’anno scolastico, per una sorta di inconsapevole prova, ho invitato gli studenti ancora ignari del progetto a visionare e commentare un blog personale appositamente creato con lo scopo di spiegare loro le intenzioni del progetto. Gli alunni hanno risposto più che positivamente e si sono dimostrati pronti a partire per l’avventura appena proposta. Il blog Parolefantasiose (http://parolefantasiose.blogspot.com) diventa quindi una sorta di guida letteraria e molto velocemente è uscito dai confini didattici della classe registrando più di 3000 visitatori, compresi scrittori professionisti, giornalisti, e semplici cybernauti.
Nella seconda parte del progetto, con lo scopo di costituire delle mini-redazioni formate da un editor, un copywriter e un webmaster, la classe è stata divisa in 8 gruppi, ognuno dei quali ha creato un suo blog. L’obiettivo è quello di inserire nel blog i racconti che andranno insieme a costruire per poi offrirli al pubblico, interno ed esterno alla classe.
Il momento della scrittura, per lo più quello dell’aspetto legato alla sua condivisione, è invece molto più carico di energia e movimento. I brain storming creativi sono all’ordine del giorno, così come le pratiche di discussione tra membri della stessa mini-redazione o gli stravaganti sguardi fissi nel vuoto nel momento dell’attesa dell’ispirazione. Nel laboratorio di scrittura, che si svolge chiaramente in aula di informatica, si respira un clima «d’ozio creativo» (1), con un intervento minimo dell’insegnante. È qui che si gioca il fattore responsabilità: la gestione della classe come fosse una redazione porta immediatamente gli studenti a percepire gli impegni come «lavorativi» o meglio «formativi». Si aspettano l’assegnazione di post di approfondimento da un preciso numero di battute, attendono d’essere bacchettati se si riscontrano errori che potrebbero ridicolizzarli agli occhi della web community e un continuo web-monitoraggio da parte dell’insegnante e dei compagni.
Ogni studente passa quindi dal ruolo di lettore a quello di autore, sebbene nella differente funzione di editor, copywriter o webmaster.

Caratteristiche del progetto. Semplicità, economia, funzionalità, efficacia
Semplicità. Creare, usare e gestire un blog è prima di tutto semplice. Anche chi non avesse diffuse competenze informatiche e si limitasse a un utilizzo «strumentale» non avrà problemi. Studenti e insegnanti possono comodamente rintracciare un documento del passato, o un vecchio post, semplicemente consultando l’archivio o addirittura digitando nei motori di ricerca una o più parole chiave. Il blog inoltre è esportabile da uno spazio fisico, slegato da esso e visibile in qualsiasi luogo, non certamente solo scolastico.
Economia. Pochi anni fa sarebbe stato impossibile immaginare la possibilità di gestire un prodotto editoriale gratuito e utilizzabile da un qualsiasi utente, tanto più all’interno di una classe. Un blog è gratis. Non si paga per registrarlo, non si paga per crearlo, non si paga per scriverlo o per gestirlo. Non bisogna comunque dimenticare che i blog rappresentano allo stesso tempo una sorta di specchietto per le allodole in cui la facilità con è possibile crearli è direttamente proporzionale alla velocità con cui scompaiono. Recenti studi dimostrano che più del 90% dei blog dura poche settimane e che all’entusiasmo iniziale da parte dell’autore corrisponde un’inesorabile discesa. Sicuramente è meglio non avere un blog piuttosto che averne uno non aggiornato con frequenza. Un blog che respira raramente, privo di vitalità e nascosto nei meandri della rete, è un blog suicida. Meglio a questo punto provvedere all’omicidio.
Funzionalità. Un blog didattico risulta funzionale al progetto in cui è inserito, in questo caso finalizzato all’avvicinamento alla lettura e scrittura di un pubblico adolescente, e allo stesso tempo sviluppa funzionalità extraprogettuali.

1. Sviluppa lo stimolo alla scrittura e alla lettura: la familiarità che si crea con un blog di cui si è destinatari, ma allo stesso tempo autori, facilita il processo di familiarizzazione con l’universo della lettura e scrittura. Già il fatto che questi processi avvengano attraverso l’interfaccia del computer consente una percezione diversa della totalità. La grafica autonomamente scelta e modificabile a seconda delle necessità o preferenze, la facilità di scrivere e correggere grazie ad applicazioni intuitive, la consapevolezza che le soddisfazioni non sono collegate solo a un voto nel registro ma all’effettiva apprezzabilità da parte dei compagni, dell’insegnante e ancor maggiormente da un pubblico esterno sono tutte motivazioni che confermano uno sviluppo dello stimolo alla scrittura e lettura.
2. Permette un controllo a distanza e simultaneo: la magia di internet sta proprio in questa caratteristica. I tempi di correzione e collaborazione si dilatano. Le scadenze e le consegne non sono più quelle irrevocabili e tassative perché attraverso il sistema di posta elettronica lo studente non è costretto ad aspettare il giorno dell’interrogazione per vedersi valutato un lavoro, così come l’insegnante può in qualsiasi momento intervenire e relazionarsi con lo studente attraverso la comunicazione on line. Lo studente che è malato e impossibilitato ad assistere alla lezione può comunque offrire il suo contributo alla classe e le vacanze non sono più un limite che condiziona i tempi di lavoro. Le distanze si annientano.
3. Consente la condivisione del lavoro del singolo con il gruppo: le ricerche tradizionali, fatte dal singolo studente in duplice copia (una per sé e una per l’insegnante), si concludono nell’esperienza della correzione-valutazione che di fatto ritorna allo studente dopo un moto a boomerang. Lo studente crea, l’insegnante controlla, lo studente riceve nuovamente il prodotto controllato e valutato. Solitamente, nella didattica tradizionale, gli studenti di una classe producono tutti una ricerca attinente uno stesso oggetto, ma ognuno di essi conosce solamente il prodotto del proprio lavoro. Attraverso il blog, invece, il lavoro del singolo diventa di proprietà non solo del gruppo ma addirittura dell’intera comunità virtuale.
4. Mette in gioco conoscenze e competenze: utilizzare il computer significa anticipare tematiche, nozioni, tecniche che molto da più vicino gli studenti in questione andranno a studiare dall’anno successivo. Invertendo il tradizionale percorso conoscitivo che vede partire dalla teoria per arrivare (quando ci si arriva) alla pratica, questo progetto prevede una familiarizzazione con l’informatica prima ancora che diventi disciplina di studio. Una multidisciplinarità che si eleva al grado di interdisciplinarità. Le competenze che si creano in più non sono solo cognitive, ma anche e soprattutto metacognitive. Finalmente lo studente ha modo di distanziarsi e riflettere sui propri stati mentali arrivando a dirigere (almeno in parte) autonomamente i propri processi di apprendimento.
5. Offre visibilità a un esempio di buona pratica didattica: lo strumento del blog è per definizione utile per garantire visibilità a un progetto, soprattutto considerando l’appartenenza alla piattaforma Blogger di Google. L’elevata indicizzazione nei motori di ricerca, facilitata dall’ utilizzo di tag di testo, consente di arrivare al blog con molta facilità. Utilizzando il programma Google Analitycs è in più possibile monitorare l’andamento del blog nel tempo e nello spazio, comprendendo quali strategie abbiano potuto migliorare o peggiorare la visibilità del sito. Per quanto riguarda l’andamento dei blog della classe e quelli dei singoli gruppi di studenti si nota un interessamento che va oltre i confini nazionali, garantendo mediamente una trentina di visite giornaliere e una distribuzione su scala globale. Non solo, il programma in questione consente agli studenti di conoscere la sorgente di provenienza dei visitatori, il tempo medio di visita, il sistema operativo utilizzato, il criterio attraverso il quale si sono avvicinati al sito (se da traffico diretto o indiretto) e le parole chiave inserite nel motore di ricerca per trovare il blog. Questi aspetti cominciano a sviluppare metacompetenze di marketing operativo che nel corso dell’andamento del progetto hanno registrato una significativa sensibilizzazione.

Efficacia. L’efficacia di un progetto didattico che prevede l’utilizzo del blog è facilmente intuibile poiché consente un monitoraggio dall’esterno, in qualsiasi momento, in vacanza come in eventuali momenti di malattia e astensione dal servizio. Addirittura nel caso in cui si cambiasse insegnante l’attività può comunque essere mantenuta. Il monitoraggio dall’esterno e la sua consapevolezza rappresentano sicuramente uno stimolo affinché gli studenti, e l’insegnante, si sentano anche solo un po’ controllati, sentano che c’è qualcuno, anche fuori dalla classe e dalla scuola, che sta aspettando un aggiornamento al blog, una novità da leggere, un approfondimento da scoprire.
Ma l’aspetto sicuramente più importante per quanto riguarda l’efficacia è da ricercare nell’effetto di responsabilizzazione negli studenti relativo alla salvaguardia dei diritti d’autore. È infatti noto a tutti che da quando la rete è diffusa non c’è studente che non abbia tentato almeno una volta di impossessarsi di scritti non suoi per una ricerca o un compito per casa. Moltissimi temi, per non parlare delle versioni di greco e latino, sono scaricati e copia-incollati nel quaderno all’insaputa dell’insegnante. È chiaro che in un blog questo non si può fare, pena non solo un brutto voto ma, cosa molto più scomoda, una denuncia per violazione del copyright.
Una volta resi consapevoli gli studenti di questo pericolo, all’insegnante non rimane che fare qualche controllo attraverso i motori di ricerca nel momento in cui si imbatte in una scrittura «sospetta», dimostrando la facilità di realizzazione e applicazione del monitoraggio. Non solo, lo studente viene inoltre responsabilizzato per gli aspetti di web reputation che stanno assumendo sempre più importanza in una società dai contenuti digitalizzati e pubblici. Le tracce di sé che si lasciano in internet oggi potrebbero essere utilizzate contro di sé domani. Non è infatti per nulla raro, per chi si occupi di selezione del personale, effettuare ricerche on line che possano raccontare il passato (magari scomodo) dei candidati, e condizionarne il futuro. Lo studente, ora, è consapevole che ciò che inserisce nella rete è per sempre, e per sempre sarà legato alla sua persona, quindi è estremamente importante curarne la forma e i contenuti.
Infine l’efficacia la si misura anche attraverso la visibilità che offre un pubblico allargato composto anche dal mondo dei media, da studiosi, ricercatori e «cultori della materia».
Dopo soli tre mesi dall’inizio del progetto il blog della classe aveva già attirato l’attenzione di giornalisti radiofonici (ad esempio Gianluca Nicoletti di Radio24), scrittori (Davide Nonino), trasmissioni televisive («Ti racconto un libro» di Iris Mediaset digitale terrestre), testate giornalistiche locali («Il giornale di Vicenza»), specialisti del mondo della formazione e della didattica e comunissimi utenti.

Conclusioni
Sulla base di quanto sinora esposto e soprattutto di quanto ho potuto sentire e provare sulla mia pelle di insegnante, questa iniziativa e il metodo di didattico ad essa collegato hanno portato in breve tempo a:

- un aumento dell’attenzione negli studenti verso i temi legati alla letteratura e alla comunicazione;
- una soddisfazione generale percepita molto elevata;
- uno sviluppo dell’interesse per la lettura e la scrittura;
- un’evoluzione delle conoscenze e delle competenze specifiche della disciplina italiano;
- un’evoluzione delle conoscenze e delle competenze specifiche nella multimedialità e nuove tecnologie.

Cosa non secondaria e probabilmente prioritaria, il clima in classe (sintalità interna) è migliorato raggiungendo livelli significativi, probabilmente grazie alla percezione che l’esperienza vissuta sta portando gli studenti a sentirsi come persone che producono qualcosa, e non più solo come studenti che immagazzinano e ripetono concetti e definizioni.
Lo studente studia, ricerca, crea.

Note
(1) «Ozio creativo»: teoria del sociologo Domenico De Masi, per il quale si può raggiungere una condizione in cui si lavora senza accorgersi di farlo.

<< Indietro Avanti >>