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Tra formale e informale: il blog come mediatore

26 marzo 2010 | di F. Bruni, Università del Molise

Abstract. L’individuazione di modalità che raccordino l’apprendimento formale con quello informale è un problema ancora aperto. Da questo punto di vista, la natura ibrida del blog, che media tra modalità tecnologicamente innovative e approcci tradizionali, offre possibilità ancora non pienamente valorizzate legate alla costruzione dell’identità tramite strategie narrative. Alcuni usi didattici del blog, ad esempio come knowledge management o come portfolio, sottolineano il legame tra formale e informale.

Parole chiave: blog didattico, apprendimento formale, apprendimento informale, narrazione.

Summary. The identification of connections between formal and informal learning is still an open question. From this perspective, the hybrid nature of blogs, which mediates between technological innovation and traditional approaches, offers opportunities not yet fully exploited in the construction of identity through narrative strategies. Some educational uses of blogs, such as knowledge management and portfolio, highlight the link between formal and informal.

Keywords: educational blog, formal learning, informal learning, storytelling.

Introduzione: il blog come ibrido
Il blog è, sotto un certo aspetto, un tema oramai desueto. Per quanto continui a essere uno strumento ampiamente diffuso non suscita più quell’attenzione che un tempo gli era dedicata. Nei suoi confronti si è compiuto un processo di metabolizzazione che lo ha reso familiare al punto da farcelo percepire «come già sin troppo trattato e sviscerato» (Di Fraia, 2007, p. 12).
La semplicità d’uso e l’ampia diffusione nascondono una ambivalenza di fondo del blog, ambivalenza tra un aspetto tecnologicamente innovativo e una dimensione familiare legata, per esempio, a modalità tradizionali di scrittura dall’altro. Se per de Kerckhove i blog «rappresentano, a oggi, la creatura più matura del web» (de Kerckhove, 2005, p. VIII), proprio in relazione ai social network è anche possibile, in una logica solo apparentemente contrapposta, interpretare i blog alla luce della categoria della rimediazione proposta da Bolter e Grusin, secondo cui, tra vecchi e nuovi medium, non si attua una rigida successione ma si instaurano forme di continua concorrenza e contaminazione (Bolter e Grusin, 1999).
L’ambivalenza del blog può essere ulteriormente sviluppata cogliendone ulteriori aspetti fino a farne un criterio interpretativo centrale: è stato già osservato che i blog «sono di fatto un ibrido di generi già esistenti» (Herring et al., 2004, p. 10). L’idea del blog come ibrido permette di tener insieme una serie di estremi al cui interno si collocano gli effettivi usi di un tale strumento. Provando a offrire una sintesi, è possibile proporre la seguente tabella:

Espressione di un punto di vista personale Partecipazione a reti di interessi
Dimensione privata Dimensione pubblica
Scrittura Oralità
Autore Lettore
Documentazione/espressione Sperimentazione/ricerca
Impostazione cronologica Ipertestualità
Disseminazione Conversazione

Tabella 1 Le mediazioni del blog (Fonte: Bruni, 2009, p. 27)

Da un lato, il blog trova la sua forza e originalità nell’esprimere un punto di vista personale: da qui la sua caratteristica di strumento caratterizzato dall’identità del suo autore. Il parallelo, spesso presentato in maniera troppo superficiale, tra blog e diario rinvia a una dimensione privata che, pur senza scadere necessariamente in forme di narcisismo, trova fondamento nella storia personale di chi usa il blog. Dall’altro, però, il blog implica e richiede, proprio per la sua dimensione pubblica, anche condivisione di interessi, partecipazione a comunità e forme di interazione.
Se il blog spesso riprende, avvicinandosi in questo alla chat, forme proprie della comunicazione orale, è anche vero che in un numero significativo di casi presenta forme di scrittura particolarmente curate (Zoppetti, 2003, p. 55; Bruni, 2009, pp. 53-59): di fronte a chi considera nella cultura digitale centrali immagini e video, il blog, pur in un contesto multimediale, continua ad assegnare al testo scritto un ruolo centrale. Del resto, esso attua una delle prospettive originarie del web: il read/write web. Come sostenuto da Berners-Lee (2007, p. 3) «un esempio attuale delle ridotte barriere tra leggere, scrivere e attivare collegamenti nel web è il mondo dei blog»: l’interazione tra autore e lettore ha raggiunto livelli tali da introdurre strumenti, come la possibilità di moderare i commenti, a tutela dell’autore.
Certamente il blog esprime una struttura ipertestuale, ma si tratta di un ipertesto in qualche modo elementare e semplificato, a seguito di una impostazione cronologica data dal succedersi in modo lineare dei post. Così, parallelamente a quanto appena rilevato, il blog può essere utilizzato per disseminare, in una tipologia di comunicazione uno-molti disattenta alla dimensione interattiva (Walker, 2008, p. 36) ed estranea ad attività di ricerca e sperimentazione.

Blog, riflessione, identità e narrazione: la mediazione tra apprendimento formale e informale
Una ulteriore coppia di estremi tra cui il blog si trova a operare è data dall’apprendimento formale, legato come noto al conseguimento di diplomi o qualifiche, e dall’apprendimento informale. Prima di esaminarne l’uso intenzionalmente didattico, entrando nel campo dell’apprendimento formale, è opportuno soffermarsi sugli aspetti cognitivi che comunque il blog comporta. La pubblicazione di un post implica comunque processi di riflessione (Bartlett-Bragg, 2003) legati alla ripresa di quanto già conosciuto, a una sua interpretazione e riorganizzazione nella prospettiva di più elevati livelli di approfondimento.
È stato inoltre osservato che i blog «raggruppano i contenuti per persona, fornendo agli individui uno strumento di identificazione fortissimo» (Granieri, 2005, p. 30): il blog si presenta — ed è indubbiamente un suo elemento costitutivo — come uno strumento identitario. Dietro, ma sarebbe più adeguato dire dentro, i post di un blog, oltre a processi di riflessione e rielaborazione si trova una identità. Il rapporto tra blog e identità (Hevern e Pugliese, 2005; Di Fraia, 2007; Bruni, 2009) presuppone e rinvia a processi conoscitivi che contribuiscono alla formazione dell’identità (Ligorio, 2007, pp. 19-22). Proprio perché l’identità non può più essere intesa in termini statici, implica una dimensione progettuale e formativa, un processo continuo di ridefinizione dei criteri con cui interpretiamo la nostra esperienza nel contesto dato dalla rete delle relazioni in cui siamo inseriti (Wenger, 1998, p. 45). In tal senso il blog, rispetto ad altri strumenti digitali (Ligorio e Hermans, 2005), mostra particolari potenzialità, permettendo non semplicemente l’espressione ma anche forme di sperimentazione dell’identità. Se la costruzione dell’identità passa attraverso apprendimenti significativi, il blog, per le modalità di scrittura e i tempi che implica, si offre come strumento estremamente flessibile.
La costruzione dell’identità trova attuazione nel blog tramite strategie narrative: uno dei motivi del suo successo può essere individuato nell’esigenza di narrare, colmando così la distanza esistente tra, da un lato, le molteplici esperienze professionali e personali, fatti di cronaca, stati d’animo e, dall’altro, la cornice offerta dalla dimensione culturale condivisa. Il legame tra narrazione e blog è così stretto da poter utilizzare le diverse tipologie di narrazione per classificare i blog (Di Fraia, 2007, p. 35; Walker, 2008, pp. 111-126). L’essere narratori e, come può succedere anche in un blog legato a pratiche professionali, narrare di sé implica, pur rimanendo nella dimensione dell’informale, forme di apprendimento (Demetrio, 1996), e il blog si offre come strumento digitale che può ulteriormente valorizzarle (Di Fraia, 2007).
La coppia apprendimento formale e informale è stata anche utilizzata per descrivere lo sviluppo dell’e-learning (Bonaiuti, 2006): l’espressione «e-learning 2.0» è stata coniata (Downes, 2005) per segnalare la differenza e prendere le distanze delle prime forme di e-learning. Il fatto di aver privilegiato nel contesto delle attività formative online l’uso di piattaforme legate a percorsi temporalmente definiti e rigidi ha mostrato «l’incommensurabile distanza che necessariamente separa i setting artificiali dalle situazioni di vita in cui si sviluppano, naturalmente, le forme spontanee di apprendimento» (Bonaiuti e Calvani, 2007, p. 295). Il blog, in tal senso, si presenta come lo strumento che può meglio permettere il transito tra la dimensione formale e quella informale, tra l’e-learning 1.0 e quello 2.0. Per quanto il blog sia stato utilizzato all’interno di tradizionali piattaforme online (Bruni 2007), ha mostrato una serie di usi che ne indicano la continuità e la possibile ripresa in contesti non formali e informali. Oltre al blog come strumento utilizzato a supporto di comunità di ex corsisti va segnalato il nuovo e centrale ruolo svolto all’interno di nuove generazioni di piattaforme. La prospettiva è quella della creazione di Personal Learning Environments (Atwell, 2007) che accompagnino l’individuo nei suoi percorsi di apprendimento durante l’intero arco della vita: in tal senso andrebbe utilizzata tutta una serie di strumenti tra cui il blog. Un esempio di ambiente tecnologico contrapposto alle tradizionali piattaforme di e-learning è Elgg, realizzato da Tosh e Werdmuller, che, legando le attività di blogging a una riflessione sul portfolio, propone un «learning landscape» in cui si intrecciano apprendimento e processi di socializzazione (Tosh e Werdmuller, 2004). Nel contesto italiano una interessante esperienza basata su Elgg è costituita da «LTEever», una comunità virtuale collegata a Laboratorio di Tecnologie Educative dell’Università di Firenze. In un recente studio di caso ad essa dedicato è emersa la conferma che «sono proprio i blog l’elemento comunicativo principale del sistema: è attraverso i blog e i commenti che avvengono le interazioni tra i partecipanti» (Fini, 2009, p. 66).
Il rapporto tra blog e portfolio può fornire un ulteriore elemento di riflessione. Il portfolio, inteso come strumento formale di raccolta di lavori per mostrare l’avvenuto apprendimento, può, in prima battuta, essere visto come «un fastidioso obbligo da assolvere» (Bonaiuti, 2006, p. 65), ma può anche essere concepito come approdo finale di un percorso coerente che parta da un apprendimento informale. Partendo dal diario e dalla biografia è possibile passare a una progressiva documentazione strutturata del proprio apprendimento, e il blog può offrire la mediazione più adeguata per permettere forme di feconda contaminazione tra formale e informale fino ad assumere la funzione specifica di portfolio (Tosh e Werdmuller, 2004; Richardson, 2006, pp. 23-24; Warlick, 2007, p.151).

Formale, informale e altri usi didattici del blog
Oltre ai casi appena indicati, è possibile utilizzare la coppia formale-informale anche per esaminare altri usi del blog al punto da costruirne tassonomie (Friso, 2009, pp. 161-166). Certamente un uso didattico del blog implica una esplicita collocazione all’interno di percorsi formali, ma la possibilità di uno sviluppo o comunque di un intreccio con le altre dimensioni dell’apprendimento costituisce non solo un criterio di analisi ma anche di progettazione e gestione.
Può essere in tal senso presa in esame la classificazione di Richardson che distingue, all’interno dei blog didattici, tra class portal, online filling cabinet, e-portfolio, collaborative space, knowledge management e school website (Richardson, 2006, pp. 21-26). Il criterio che guida Richardson è dato dalla distinzione tra blog promossi da un singolo autore e blog gestiti da un soggetto plurale/istituzionale. In tal senso, il class portal, cioè il blog di classe, trova il suo promotore nell’insegnante, similmente l’online filling cabinet (tipologia di blog finalizzata alla archiviazione dei propri lavori e materiali)e l’e-portfolio vedono come principale protagonista lo studente. I blog come collaborative space (blog destinati a specifici progetti o attività, in cui oltre al docente e agli studenti sono coinvolti esperti di varia natura) e come knowledge management (blog come strumento per gruppi e commissioni di docenti e che permettono la documentazione e la condivisione dei più diversi materiali: dagli appunti alle migliori pratiche) vedono come autori i docenti, per arrivare infine al blog come school website che implica un autore di natura istituzionale.
Indubbiamente, alcune tipologie di usi rientrano in contesti esplicitamente formali: il blog/sito di un istituto ha certamente a che fare con forme di comunicazione istituzionale, per quanto interattivo e aperto, ad esempio, ai commenti dei genitori. Similmente, il blog come collaborative space rinvia principalmente alla dimensione formale presupponendo tempi definiti e forme precise di gestione da parte dell’insegnante. L’apertura verso la dimensione non formale e informale, tuttavia, traspare ed emerge progressivamente nelle altre tipologie. Senza procedere a una elencazione esaustiva, la maggior parte degli usi di un blog come portal class rientra in attività connesse alla dimensione formale come l’indicazione dei compiti da svolgere a casa, avvisi ai genitori, materiali didattici, segnalazioni di risorse online, diario delle attività svolte, gemellaggi con altre classi. Partendo da aspetti secondari come certi tipi di avvisi (gli auguri, la segnalazione di eventi e iniziative non strettamente didattiche, ecc.) emerge un progressivo legame con la dimensione non formale e informale. La stessa segnalazione di risorse online e l’invito a consultarle, ad esempio, rinvia a un uso del web appreso nei contesti informali della vita quotidiana e ne propone un uso consapevole. La caratteristica di essere uno strumento identitario e narrativo implica livelli di espressione e coinvolgimento che difficilmente si limitano alla dimensione puramente formale. I blog aperti dagli studenti, per quanto supervisionati dai docenti, vivono spesso anche di post e commenti che con difficoltà sono riconducibili ai soli compiti assegnati e ciò costituisce, terminato il percorso di studi, la premessa per un uso ancor più personale. Procedendo in tale direzione, il blog come knowledge management si pone al di fuori di un percorso formale, rientrando nella dimensione lavorativa e quindi nell’apprendimento non formale: il blog può costruire uno degli strumenti che un gruppo di insegnanti utilizza, ad esempio, nella logica propria delle comunità di pratica (Wenger, 1998) in cui esperienze come quella di Blog didattici… AppassionataMente odi altri portali/comunità di edublog potrebbero essere fatte rientrare. Alimentare una consapevole transizione dal formale, al non formale e all’informale può costituire un criterio di progettazione e gestione dei blog didattici.

Conclusione: blog e social networking
I tempi dell’enfasi sul blog sono ormai trascorsi e ciò può favorire una riflessione anche sui suoi limiti: il tema dell’usabilità, ad esempio, può fornire importanti indicazioni su usi non ottimali del blog (Rigutti e Paoletti, 2009).
Ciò non toglie che, per la sua natura ibrida — e grazie allo spazio offerto alla narrazione e alla costruzione identitaria — riesca a fungere da mediatore ancora ricco di possibilità, lontano dall’essere strumento obsoleto. È significativo che, all’interno degli studi sul rapporto tra formazione e social networking, il blog non susciti le perplessità legate a ben più noti strumenti come Facebook. Nei confronti di Facebook, è stato osservato che il suo successo è legato al «nostro istinto di collezionisti» (Walker, 2008, p. 72): una situazione che, tenendo conto che il collezionare implica il primato del possesso nei confronti delle relazioni, ha del paradossale. Non solo: è stata rilevata una forma di «comunicazione sempre più breve, basata su rapide frasi» (Fini, 2009, p. 86) che si attua in universo chiuso. È stato osservato che «Facebook è un organismo chiuso all’esterno, una sorta di isola […] riproposizione webbica del “country club” nel quale, per filogenesi, vanno a ritrovarsi persone che più o meno fanno le stesse cose e amano le stesse cose» (Krauspenhaar, 2009, pp. 165-166). Il recupero di una dimensione narrativa, la centralità del testo scritto rendono il blog in qualche modo inattuale rispetto ad alcune interpretazioni dei cambiamenti introdotti dalle tecnologie digitali. Ciò non toglie che in una logica di mediazione e rimediazione il blog possa ulteriormente offrirsi come risorsa.

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