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Vedere (e ascoltare) le lettere. Didattica umanistica con la lavagna interattiva multimediale

19 novembre 2010 | di Daniele Barca

Abstract. L’articolo indaga sul rapporto esistente tra uso della lavagna interattiva multimediale (LIM) e insegnamento della lingua e della letteratura italiana. Nella prima parte l’autore analizza quattro libri che disegnano la cornice di introduzione della LIM come mezzo interattivo e dialogico nei confronti del linguaggio e dei generi letterari; in particolare è esaminato il rapporto esistente nell’insegnamento dell’italiano tra oralità, scrittura e digitale. Nella seconda parte vengono suggerite alcune tipologie di lezione sia per la grammatica che per la letteratura italiana con l’uso di molte e diverse fonti digitali.

Parole chiave: Lavagna interattiva multimediale, grammatica, letteratura, italiano, lezione, digitale.

Summary. The article explores the relationship between use of multimedia interactive whiteboard (IWB) and teaching of Italian language and literature. In the first part the author analyzes four books that form the frame for the introduction of the IWB as a means of interactive dialogue and in respect of language and literary forms; in particular, is examined the relationship in teaching between orality, writing and digital resources. The second part suggests some kind of lessons for grammar and for Italian literature with use of many different digital sources.

Keywords: IWB, grammar, literature, Italian, lesson, digital resources.

«Dallo schizzo al fumetto, dal quadro alla statua, fino ad arrivare al cinema, alla rete, al videogioco: l’immagine esterna tradotta in “cosa”, si misura costantemente con i problemi posti dal movimento. per come è prodotta, ma anche per come è utilizzata, dunque per come si costituisce/costruisce sul piano materiale e agisce su/dentro l’uomo, in quanto matrice di senso e risorsa di comunicazione» (Maragliano, 2008, p. 107).
Questo articolo, in cui si delineano alcune attività possibili per l’insegnamento delle lettere anche con l’utilizzo della lavagna interattiva multimediale (da ora LIM), è debitore di quattro fonti. Nel titolo e nell’ispirazione il riferimento è al volume di Roberto Maragliano Parlare le immagini (2008, Milano, Apogeo). La LIM, pur con tutti i limiti didattici del suo essere frontale – fissa e, perciò, in sé trasmissiva – introduce in maniera significativa l’immagine in classe, con tutta la sua forza di comunicazione. «Lo voglio ripetere: anche quando è fissa, l’immagine muove, commuove, emoziona. Del resto, come sappiamo, la radice latina di questi termini è la stessa, e chiama in causa il movimento» (Maragliano, 2008, p. 37).
La LIM può essere il canale per una rivalutazione dell’immagine in primo luogo come veicolo dell’apprendimento (1), tanto in forte analogia «emozionale» con i contenuti della letteratura, quanto con le chances di semplificazione e chiarimento di cui è portatrice; ma anche come strumento di rappresentazione e racconto. Si tratta di una vera rivoluzione comunicativa perché l’insegnamento delle lettere, grammatica e letteratura, è da sempre, anche per motivi epistemologici, a dominanza scritto/orale, con una scarsa valorizzazione di quello che è il vedere e l’ascoltare. Invece lavorare con la lavagna sulle lettere (intese come format grammaticale letterario) diventa l’occasione per riflettere sui linguaggi attraverso i linguaggi; tanto più valido per l’opportunità di impiegare immagini fisse, in movimento, modificabili, ibridabili (2).
Per cui l’immagine come strumento di «ricezione e produzione» si propone come uno degli strumenti più attuali per gestire questo periodo di transizione verso saperi che si realizzano in forme diverse e si originano spesso in contesti non formali o informali (3). Proprio Maragliano, del resto, nel ragionare sul valore educativo dell’immagine moltiplica le dicotomie di analisi in interno/esterno, oralità/suono, visione/tatto, fissità/movimento, movimento interno/movimento esterno, arte/non arte, realtà/immaginario: e come non trovare una certa congruenza tra questi aspetti e l’educazione linguistica e letteraria? (Maragliano, 2008, p. 49).
Il secondo riferimento è un documento di studio dell’IPRASE del Trentino di Elvira Zuin, dal titolo Il docente di lettere e l’insegnamento dell’italiano nella scuola media (4). Trattandosi di una disanima a metà tra la programmazione didattica e la realtà dell’insegnamento della disciplina, è utile per delineare (e motivare) sinteticamente eventuali congruenze tra uso della LIM e ambiti di insegnamento disciplinare. Come, per esempio, nella considerazione iniziale che l’insegnante di lettere è anche un po’ colui che instrada all’acquisizione del metodo di studio: «come analizzare un testo, prendere e rielaborare appunti, impostare una ricerca disciplinare o pluridisciplinare, imparare ad esporre oralmente un argomento» (Zuin, 2006, p. 3). La LIM, strumento di visualizzazione, trasformazione, assemblaggio e comunicazione di contenuti per tutta la classe, offre molte opportunità a sostegno di tali processi.
Tra gli ambiti, sicuramente uno dei più significativi è quello dell’analisi testuale, sia grammaticale che letteraria, ma anche la ricostruzione di contesti storico-letterari con riferimento ai portati di tipo culturale trova un’applicazione significativa grazie alla ricchezza di documenti digitali e multimediali oggi presenti nel web, assemblabili tramite il PC black box e disponibili tramite il delivery LIM (5). Tale vocazione narrativa della lavagna si piega in maniera efficace al racconto dei generi, dalla favola fino all’epica: si osserverà, con detrimento della capacità di immaginazione insita lettura; si ribatterà, con la possibilità di moltiplicare i linguaggi narrativi che accompagnano la lettura, di proiettare all’esterno l’immagine che la lettura rappresenta interiormente.
E proprio il leggere, e in questo caso ad alta voce, è una delle potenzialità offerte dalla LIM: testo in grande sullo schermo – in corsivo o reso digitale -– e lettura ad alta voce; anche senza scomodare il riconoscimento vocale combinato con l’uso della lavagna, può essere un veicolo per reintrodurre una prassi «sociale» della lettura non sempre percorsa nel lavoro in classe.
«Riguardo alla scrittura, si osserva che tutti gli insegnanti oggi, al contrario che nel passato, sono convinti che insegnare a scrivere si può e che l’abilità di scrittura non è una dote naturale» (Zuin, 2006, p. 7). A sostegno di questa idea la LIM in molte esperienze si dimostra un supporto utile alle metodologie di apprendimento della scrittura: non perché ci si possa scrivere sopra, quanto perché la possibilità di schematizzare, intervenire sullo schermo, correggere e aut correggersi sono tutte esperienze di insegnamento/apprendimento che possono trovare l’avvio o la conclusione in un’attività con la lavagna. In sostanza come strumento di metacognizione, di riflessione pre o post sulla costruzione della frase e del pensiero; ciò vale, analogamente, per il riconoscimento delle strutture grammaticali, la deduzione di regole, le pratiche didattiche attive.
«L’oralità è la grande assente della riflessione sull’insegnamento dell’italiano» (Zuin, 2006, p. 8). È vero, e la LIM in sé non è la panacea, ma utilizzata in contesti dove viene richiesto di presentare un argomento o impostare una conversazione su registri, lessico, sintassi corretta può essere una base efficace non solo per esporre, ma anche per porre domande e formulare risposte. Non è un caso, infatti, se – come confermano gli studi – nella didattica di matrice anglosassone la sua diffusione è stata favorita dallo schema dialogico della lezione, in sigla IRF (Initiation, Response, Follow-up) in tre tempi (6): l’introduzione all’argomento, sotto la forma di presentazione e domanda del docente; la risposta degli studenti sotto forma di interventi più o meno lunghi e pensati; il follow-up, vale a dire la restituzione che il docente dà allo studente (spesso sotto forma di valutazione). Un modello, sebbene dialogico nel suo proporsi, ancora molto trasmissivo per certi versi: «teachers spent the majority of their time either explaining or using highly structured question and answer sequences» (Smith et al., 2006, p. 454). In sostanza, al tradizionale modello dello studio delle lettere come leggere, scrivere, parlare, ascoltare, riflettere, appare un arricchimento piuttosto che una privazione aggiungere il vedere. Non senza nascondere le implicazioni di educazione all’immagine che comporta.
Del resto, questa strada dell’ampliamento dei linguaggi possibili è quella tracciata dal terzo documento ispiratore, gli assi culturali per l’obbligo d’istruzione così come delineati in appendice al DM 139 del 22 agosto 2007. Il documento, a partire dalla sua fonte ispiratrice, la raccomandazione del 18 dicembre 2006 del Parlamento europeo e del consiglio, fino ad arrivare al suo cappello metodologico, le competenze chiave di cittadinanza, offre numerosi assist all’impiego della LIM. Il progettare, il comunicare, il collaborare e partecipare, tanto per selezionare alcune competenze chiave, trovano applicazione operativa nel lavoro di produzione, di esposizione, di costruzione che la lavagna permette di realizzare non tanto individualmente, quanto di fronte a tutta la classe e durante la lezione.
Per non dire l’asse di pertinenza delle lettere, quello dei linguaggi, in cui è sottolineata a più riprese nelle abilità/capacità e nelle conoscenze la necessità di appropriarsi di una molteplicità di codici, tradizionali e attuali, nessuno ancillare dell’altro, intendendo la comunicazione e i suoi contesti (formali e informali, letterari e metacognitivi) come un patrimonio unico in cui orientarsi, senza discriminazione testo-immagine-suono, e addirittura isolando come competenza specifica l’utilizzo e la produzione di testi multimediali. Utilizzo e produzione. Appunto, ciò che la lavagna permette, come mezzo, con il suo livello estremo – forse troppo per qualcuno – di amichevolezza (7). A supporto di approfondimenti, lezioni dialogate, sperimentazione attiva o riflessione trasformativa, ma sempre tramite oggetti digitali che compaiono a schermo.
La «pariteticità» tra gli oggetti digitali nel momento in cui si interagisce con la lavagna – che si tratti di un tratto, di una lettera o una parola manuale o digitale, di un’immagine, di un suono, di un filmato, di una cattura, di un’applicazione multimediale – è forse l’aspetto che appare più distante dalle lettere, soprattutto in una concezione di tipo scritto/orale, parola scritta/parola proferita. Per farla breve, all’interno di una concezione in cui l’insegnamento passa esclusivamente attraverso il testo, che sia letterario o frase grammaticale. Utilizzando la LIM il testo si fa immagine e l’immagine si fa testo; l’aveva già profetizzato a proposito del web Franco Carlini più di 10 anni fa (8), e ora il discorso si ripropone su più piani, se si pensa che la lavagna collegata a internet moltiplica le occasioni digitali. Moltiplica gli oggetti disponibili. Laddove un’analisi poetica partiva e finiva sul libro o sulla lavagna d’ardesia con necessarie evidenziazioni e chiarificazioni, con la lavagna è possibile ascoltare la lettura del fine dicitore, intervenire con colori ed evidenziatori sul manoscritto originale, aggiungere un link di contesto al sito dove è raffigurato il luogo evocato, oppure al vocabolario on line per sciogliere il dubbio lessicale, fino al registrare in podcast il file audio registrato in classe con «prove di lettura» degli studenti o al realizzare con un software per linee del tempo o con una mappa virtuale, la biografia dell’autore o le sue peregrinazioni nella penisola. Ecco, allora, affastellarsi confusamente sulla LIM una molteplicità di oggetti digitali, differenti come rilievo rispetto all’economia di ogni lezione, ma pari tra loro nel presentarsi sullo schermo; quanto più è partecipata la lezione, tanto più si pongono problemi di selezione, organizzazione, disposizione dei contenuti digitali. È come se si fosse passati da una sorta di sacralità del testo a una reificazione banalizzante di supporti esplicativi che rischiano di vanificare la forza del messaggio che «muove e commuove», secondo le considerazioni di Maragliano (9).
Su questa tematica il quarto riferimento è a un saggio, Documentalità, di Maurizio Ferraris (2009, Roma-Bari, Laterza), che ha, è evidente, ambizioni alte e altre rispetto alla coerenza tra insegnamento delle lettere e impiego della LIM, ma offre spunti interessanti per interpretare – da esperti di testualità – quello che è un dato di fatto nella nostra vita di tutti i giorni e che un uso quotidiano della lavagna introduce con il suo portato digitale: orientarsi nella selva di documenti digitali esistenti e producibili. Interessanti in questo senso alcune categorie che Ferraris esplicita, come, per esempio, l’importanza degli oggetti, per cui «siamo estremamente attrezzati», sin dalla più tenera età, «abbiamo per loro occhi molto migliori che per i concetti», più esposti a equivoci (Ferraris, 2009, p. 11). La nostra diffidenza per gli oggetti ricorda – per analogia – lo stesso rapporto che intercorre tra l’uso del touch screen e quello del mouse. Abituati come siamo alla coordinazione mano-occhio in uno spazio inesistente che è il tappetino, ci sembra anomalo l’uso della mano a schermo, che invece rappresenta una fruizione naturale. Una seconda parola d’ordine è esemplificare, cioè, di fronte all’abbondanza di fonti, selezionare oggetti che siano esempio, modello, che contengano in sé l’esemplarità: «Al deserto è preferibile la giungla, ma soprattutto il catalogo» (Ferraris, 2009, p. 13). Per dirla con i nostri studenti, è l’importanza della playlist, che facilita l’impiego delle risorse digitali e costituisce un banco di prova per le capacità di organizzazione. Il terzo e quarto concetto sono descrivere e esperienza (Ferraris, 2009, pp. 15-19): gli oggetti (e in particolar modo quelli digitali) aiutano a raccontare, ad ampliare (e diversificare, se si pensa che l’utilizzo di diverse tipologie di file, testo, audio, video, possono incrociare diversi stili di apprendimento) i dettagli di una conoscenza; ma, soprattutto, la loro selezione è legata all’esperienza che si ha della realtà, o alla rappresentazione che ci siamo costruiti della realtà. In sostanza, quando si punta sul valore simulativo della LIM, non si può dimenticare che esso è debitore degli oggetti digitali e, in quanto tale, impone strategie di selezione, presentazione e accumulo sullo schermo.
Tra le strategie per insegnare con la LIM si possono individuare le seguenti categorie.

1. Esistono coloro che utilizzano il software proprietario della propria lavagna per assemblare i contenuti e fanno un ampio uso della galleria di contenuti digitali da esso proposta. È il caso, per esempio, dell’impiego di Vortex, un’applicazione multimediale che permette di realizzare esercizi interattivi di associazione concetti.

2. Esistono, poi coloro che utilizzano altri software a loro familiari coniugando l’interattività e la visione in grande offerta dalla LIM; è il caso di quanti combinano per gli esercizi di grammatica un’applicazione on line come Gram Flash (http://digilander.libero.it/sussidi.didattici/gr_flash_rete/index_gram.html ) con la LIM.

3. Esistono, infine, coloro che utilizzano le risorse già esistenti nel web, surfando, copiando, incollando, catturando, e assemblando il tutto su fogli di scrittura o di disegno (tipo word o openoffice draw). Basta collegarsi a un sito che presenta molteplici risorse testuali, video, audio, interattive, come italiano in famiglia (http://www.italianoinfamiglia.it) e sfruttarne le potenzialità per il chiarimento di regole o per l’esercitazione collettiva.

Naturalmente vi sono anche quelli che integrano tutte le modalità a seconda dell’esigenza, ma si tratta, probabilmente, di una categoria minoritaria anche se molto esperta. Infatti, una distinzione significativa a qualche anno dalla loro introduzione nelle classi italiane, riguarda l’impiego della LIM e quello, attraverso essa, dei software di presentazione, proprietari o non. Formarsi all’impiego della LIM tocca, quindi due aspetti distinti di cui è necessario esser consapevoli per evitare che la formazione alla LIM per metonimia diventi formazione al software di presentazione.
Indipendentemente, quindi, dalle tipologie dei prodotti e dal software di presentazione, le peculiarità della LIM (intendendo così il kit lavagna + PC + proiettore e comprendendo, per esempio, la risorsa audio) qui tradotte in idee per l’insegnamento/apprendimento delle lettere, sono:

1. Vedere, leggere, ascoltare e navigare nel web in grande, ad alto volume e di fronte a tutta la classe; è importante fidelizzarsi a qualche sito (come InnovaScuola http://www.innovascuola.gov.it) che cataloghi risorse nel web di facile ed immediato accesso.

2. Interagire (scrivere, toccare, cliccare) in grande su una superficie (con il conseguente coinvolgimento degli studenti alla lavagna); è il regno delle applicazioni in Flash, come quelle del sito Baby Flash (http://www.baby-flash.com ) una rassegna di esercizi in tutte le discipline per gli studenti di scuola primaria e secondaria di I grado.

3. Costruire contenuti mentre si illustrano, per cui tutto quanto appare a schermo, suono, video, immagine, è oggetto, rigenerando il ruolo della scuola come luogo di indirizzo e selezione dei contenuti e dei saperi e delle relazioni tra loro; l’analisi del testo poetico si presta bene a questa modalità: partendo dal manoscritto intellegibile, l’Infinito leopardiano può assumere connotazioni multimediali, sia per spiegare il senso che per rappresentare le immagini.

4. Accumulare e salvare tutto quello che scorre sullo schermo; è quella funzione assolta dal PC che Henry Jenkins definisce di Black box, scatola nera che nel flusso on line di contenuti li intercetti, li conservi, li renda usabili e riusabili e permetta l’accesso ad altri strumenti e media: software, audio, video, testi, tv, radio. Realizzare uno spazio web in cui far convergere quel flusso per facilitare l’orientamento e disporre di modelli e siti immediatamente utilizzabili in contesto didattico: questo è Irrinunciabilim (http://knol.google.com/k/daniele-barca/gli-irrinunciabilim/1agb2umxw3j71/5# ) .

Entrando, poi, nel dettaglio di possibili attività, le opportunità sono tante e legate alle proprie competenze tecnologiche:

1. Leggere (ed evidenziare, trasformare, imitare) ebook in pdf:

  1. iIl quaderno della Costituzione è un fascicolo della Presidenza della Repubblica che si trova in Internet in formato pdf: leggerlo, annotarlo, catturarne parti, imitarlo, può essere un’attività di lancio sul testo della costituzione!.

2. Pensare la LIM in funzione del web, non solo come sfruttamento diretto delle risorse dei siti, ma anche come riproposizione off line di contenuti, modalità, schemi presenti in internet:

  1. navigazioni su wikipedia;
  2. realizzazione di un blog;
  3. utilizzo dei canali video;
  4. scrittura a più mani con wiki;
  5. realizzazione (e costruzione) di webquest;
  6. si può progettare in maniera condivisa un minisito la cui struttura è data dalle slide della presentazione LIM;
  7. si possono realizzare dal vivo podcast di natura letteraria, anche leggendo ad alta voce e registrando ciò che in grande si vede a schermo.

3. Lavorare sul testo. Oltre che per l’analisi, la riproducibilità e il leggere in grande rende adatta la LIM a lavori di sinossi e sequenze.

4. Sfruttare l’interazione per esercitarsi:

  1. esercizi flash presi dalla rete;
  2. esercizi flash in dotazione alla LIM;
  3. proposizione di frasi stimolo;
  4. prove di autocorrezione, anche a partire da compiti in classe scansionati e digitalizzati.

 5. Creazione di percorsi e di mondi:

  1. il net viaggio: Goethe, il viaggio in Italia e i grand tour sono un’occasione per costruire percorsi storico-letterari attraverso mappe e contenuti audio video;
  2. antologie ipermediali (testi, foto, film);
  3. ricostruire un mondo, un’epoca, un clima (si immaginino periodizzazioni di impatto estetico come Futurismo e Decadentismo, la biografia di un autore, lo svolgersi di un romanzo, anche attraverso i suoi  luoghi).

6. La relazione: se uno dei compiti dell’insegnante di lettere, vista la natura maggioritaria del suo quadro orario, è la relazione sociale, allora la LIM  offre numerose opportunità di supporto:

  1. attività di conoscenza;
  2. attività di contrattazione delle regole;
  3. attività di brainstorming.

7. Allestire un museo virtuale e l’audioguida: la semplicità delle combinazioni immagini-audio-film permette di lavorare su monumenti e luoghi realizzando lavori individuali o di gruppo.

8. Digital storytelling: un’opportunità utile sia in chiave creativa che di analisi, è la possibilità di costruire storyboard condivisi per riflettere su come nasce un racconto, una favola, o anche un film.

             
In ogni caso, qualsiasi attività si abbia intenzione di proporre, va prima sottoposta alla «prova sceneggiatura»: ovvero, inserire l’impiego dello strumento in maniera coerente all’interno della propria lezione, partendo dalla propria lezione tradizionale di cui si possiedono in maniera salda contenuti e tempi. In quest’ottica va progettato:

  1. quale sequenza della lezione «tradurre» con la LIM;
  2. quando inserirla all’interno della propria sceneggiatura di lezione;
  3. le modalità di lavoro con i ragazzi durante e dopo la lezione: a schermo, in laboratorio, individuale, di gruppo.

Daniele Barca, dottore di ricerca, giornalista pubblicista e docente, è formatore e responsabile di numerosi progetti ministeriali relativi all’uso delle tecnologie nella didattica.

Note
(1) Malavasi, 2007, p. 30: «La progettualità formativa è sollecitata dall’invenzione di immagini frutto delle tecnologie multimediali sia a esercitare una continua vis critica sia a sperimentare il potenziamento della fantasia e della creatività […] la realtà dell’immagine è un caleidoscopio di sensazioni, vissuti, rappresentazioni simboliche che si colloca di diritto nell’universo dell’immaginario e del desiderio».
(2) Maragliano, 2008, pp.  55-57. Sul concetto di ibridazione si veda Bolter e Grusin, 2003, p. 85.
(3) Maragliano, 2008, p. 162: « […] ricezione e produzione sono due facce della stessa medaglia: l’immagine è colta e vissuta dentro un quadro di potenziali metamorfosi, anche di tipo personale […] ogni distinzione tra dentro e fuori, tra istituzionale e non istituzionale, tra cognizione e affettività tende lì a cadere».
(4) Si veda http://www.iprase.tn.it/prodotti/materiali_di_lavoro/italiano/download/03.pdf
(5) Concetti sviluppati da Jenkins, 2007, pp. XXXVI-XXXVII.
(6) Il modello altrove è denominato anche IRE (Initiate-Respond-Evaluate), Schuck, 2007, p. 74.
(7) Simone, 2000, p. 84: «Un medium è amichevole se è facile avervi accesso, se è possibile interrompere il contatto e riprenderlo senza grande perdita di informazione, se le elaborazioni che esso richiede sono relativamente poco onerose».
(8) Carlini F. (1999), Lo stile del web, Torino, Einaudi.
(9) Si veda la nota 1.

Bibliografia
Bolter J.D. e Grusin R. (2003), Remediation, Milano, Guerini.
Carlini F. (1999), Lo stile del web, Torino, Einaudi.
Ferraris M. (2009), Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce, Roma-Bari, Laterza.
Malavasi P. (2007), Pedagogia, culture dell’immagine, mediazione educativa. In P. Malavasi (a cura di), Culture dell’immagine, valori, educazione, Milano, Università Cattolica, pp. 25-30.
Maragliano R. (2008), Parlare le immagini, Milano, Apogeo.
Schuck S. e Kearney M. (2007), Exploring pedagogy with interactive whiteboards: A case study of six schools 2005-2006, Sydney, University of Ttechnology.
Simone R. (2000), La terza fase, Roma-Bari, Laterza.
Smith F. et al. (2006), The impact of interactive whiteboards on teacher-pupil interaction in the National Literacy and Numeracy Strategies, «British Educational Research Journal», vol. 32, n. 3, pp. 443-457.
Zuin E. (2006), Il docente di lettere e l’insegnamento dell’italiano nella scuola media, Trento, Iprase.


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