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Editoriale

26 gennaio 2011 | a cura di Maria Ranieri e Pierfranco Ravotto
Cos’è il mobile learning a cui è dedicato questo numero di Form@re? I lettori troveranno diverse definizioni offerte dagli autori dei vari articoli che pubblichiamo. Del resto, non sarebbe univoca nemmeno una definizione di learning.
L’aggiunta dell’aggettivo «mobile» al termine «apprendimento» – o, da parte di altri, l’aggiunta dell’aggettivo «ubiquitario»: ubiquitus learning – è la presa d’atto, nel campo dell’educazione e della formazione, della novità di essere sempre connessi. Potremmo, in modo analogo, parlare di mobile working, che non è riferito al vecchio telelavoro, ma bensì a quanto salta agli occhi su un treno Frecciarossa, nella sala d’aspetto di un aereoporto, in metropolitana o per strada: portatili con chiavette internet, smartphone, cellulari… In un ambiente comodo come il treno – sedile, tavolinetto, presa di corrente – i dispositivi in funzione sono generalmente più d’uno, spesso tre: computer acceso con aperti vari programmi, iPod o Blackberry per la posta, un cellulare per parlare a voce. In altre condizioni ci si limita ad un cellulare o ad uno smartphone alternando voce, messaggi, e-mail, navigazione.
 
Ragionare sul mobile learning significa chiedersi come l’apprendimento e l’insegnamento possano mutare dal momento che dispositivi di connessione e di elaborazione, di potenza crescente, sono sempre più diffusi. Significa inoltre ragionare su come, in tale scenario, si possano rendere più attrattive e più efficaci le iniziative formative.
Per alcuni versi è una nuova tappa della ricerca, della sperimentazione, del confronto di idee sull’uso delle tecnologie a supporto della didattica, il Technology Enhanced Learning: ieri le tecnologie erano la radio, la TV, il computer, la rete…, oggi, oltre a queste, ci sono i nuovi strumenti «mobili».
Per altri aspetti c’è qualcosa di radicalmente nuovo: la novità non sta tanto nel singolo strumento quanto nel configurarsi di un nuovo «ambiente» di comunicazione e interazione. Un ambiente in cui si è (potenzialmente) sempre connessi, in cui tutte le informazioni e tutto il bagaglio di conoscenze del genere umano sono (potenzialmente) accessibili da chiunque in pochi click, in cui ciascuno può (potenzialmente) essere non solo fruitore, ma produttore di informazioni e di contenuti testuali, audio, video, etc. Un nuovo ambiente di cui i nostri studenti sono, oltretutto, «nativi»; il termine indica il loro muoversi a proprio agio, in modo naturale, in tale ambiente, ma non significa – ed è qui il ruolo di chi si occupa di istruzione e di educazione – saperne utilizzare le potenzialità.
 
Pensiamo che il modo migliore di affrontare questo tema sia quello di far conoscere ricerche e pratiche concrete da cui partire per confronti e discussioni. E’ in questo senso che abbiamo chiesto contributi per questo numero: articoli che fanno riferimento ad esperienze diversificate per tecnologie usate, per target di riferimento, per numero di persone coinvolte. Proprio questa varietà offre un panorama della ricerca e della sperimentazione in atto.
 
Ben Bachmair, John Cook e Norbert Pachler si occupano, nel loro articolo, dell’uso dei telefoni cellulari e del loro possibile utilizzo in percorsi formativi formali, aprendoli all’integrazione con l’apprendimento informale. Un’interessante presentazione teorica è accompagnata dal resoconto di un’esperienza condotta in una scuola tedesca con l’utilizzo dei cellulari per l’apprendimento della matematica. In particolare, i cellulari sono utilizzati per scattare fotografie e riprendere video e, ancora una volta, per le funzioni GPS.
 
Luciano Seta, Davide Taibi e altri ricercatori dell’ITD-CNR di Palermo presentano il progetto MoULe, in cui hanno sviluppato un ambiente accessibile da computer e da smatphone, con al centro un wiki su Moodle e modalità di geo-tagging. Tale ambiente è stato sperimentato con studenti delle scuole superiori, con classi divise fra chi si trovava in laboratorio con i computer e chi in città con gli smartphone dotati di GPS.
 
Michelle Pieri e Davide Diamantini, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, raccontano un’esperienza basata sul modello Moule che ha visto il coinvolgimento di 10 studenti universitari in un’attività di produzione collaborativa di materiali didattici basata sulla geo-localizzazione.
 
Maria Cinque illustra l’uso del mobile learning in relazione ad attività di apprendimento on the job in progetti svolti presso l’Università Campus Bio-Medico e l’IPSAR Safi di Roma; progetti che, nel corso di sei anni, hanno coinvolto circa 500 utenti in ambito sanitario e alberghiero. Le tecnologie mobili sono state usate, in questo caso, per stimolare la motivazione degli studenti, la loro collaborazione, l’interazione fra studenti e tutor e il processo meta-cognitivo.
 
Rosanna De Rosa, dell’Università Federico II di Napoli, presenta, in collaborazione con Aida Riccio, il progetto Federica – un progetto che intende affrontare globalmente il nuovo ambiente di cui parlavamo all’inizio e che qui è definito «nuovo ecosistema mediale» – e la sua evoluzione verso il mobile learning. Ci spiega come l’apertura di un vero e proprio canale dedicato alla diffusione di lezioni in formato podcast enhanced – (formato audio-video fruibile con lettori mp4 o smartphone) – abbia portato all’avvio di una ricerca sull’uso della musica e del colore.
 
Marco Arrigo, Luciano Seta, Giovanni Fulantelli e altri ricercatori dell’ITD-CNR di Palermo presentano, infine, i risultati del progetto MOTILL, teso ad individuare le buone pratiche nel campo del mobile learning con riferimento, in particolare, alle problematiche del lifelong learning.
Fra i risultati del progetto ci sono il SARD, un database di articoli scientifici finalizzato a fornire una visione d’insieme delle maggiori iniziative di ricerca nel settore delle tecnologie mobili per l’apprendimento permanente, e una collezione di best practice.
 
Da parte nostra – Maria Ranieri, Pierfranco Ravotto e Giovanni Bonaiuti – presentiamo il progetto Ensemble, di cui è stato promotore il Dipartimento di Scienze dell’Educazione e dei Processi culturali e formativi dell’Università di Firenze, e il cui Direttore Scientifico è stato il prof. Antonio Calvani. Ensemble aveva l’obiettivo di sperimentare l’uso degli MMS (una sorta di SMS multimediali) e dei podcast per favorire l’inclusione sociale in contesti svantaggiati. Ci siamo trovati a sperimentare anche l'uso dei netbook.

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