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Microblogging: quale valore per l’educazione?
Presentazione per il pubblico italiano

2 marzo 2011 | a cura di Filippo Bruni, Università del Molise
Questo numero di Form@re raccoglie, come indicato dall’editoriale di Carmen Holotescu e Gabriela Grosseck, sei interventi, tutti relativi al microblogging, in cui si documenta come a livello europeo esistano una serie di esperienze e di risorse da un lato consolidate, dall’altro in forte evoluzione.
In relazione al contesto italiano, quale tipo di pratiche e di osservazioni è possibile presentare? E quali stimoli è possibile trarre per ulteriori sperimentazioni? Il prossimo numero di Form@re offrirà una versione in lingua italiana dei contributi qui proposti, ma vorrebbe essere anche l’occasione per un’ulteriore riflessione attenta alle esperienze e ai dibattiti legati al contesto italiano. In tal senso i contributi presenti in questo numero aprono e offrono delle prime risposte a tutta una serie di questioni. Provando, sia pure con una modalità fin troppo sintetica, a individuare i punti essenziali, possono essere segnalate tre domande.
 
Sull’uso didattico dei social network: come legare la dimensione informale a quella formale?
Henry Jenkins, in un suo recente lavoro, ha sottolineato lo scarto esistente tra l’apprendimento informale e i percorsi scolastici, individuando una serie di antinomie. Dal lato dell’apprendimento formale, c’è un atteggiamento spesso conservatore, comprensibilmente istituzionalizzato, lento nella sua evoluzione, inevitabilmente di natura burocratica e prevalentemente legato ad un contesto nazionale. Dal lato della dimensione informale, in cui la partecipazione a social network ha un peso rilevante, implica atteggiamenti innovativi, con strutture provvisorie, veloci nel loro evolversi e attente ad esigenze specifiche e localizzate (Jenkins et al., 2010, p. 72). Il fatto stesso di utilizzare categorie concettuali contrapposte è un segnale significativo più della distanza che della continuità tra questi due approcci. Del resto un uso sempre più diffuso e coinvolgente dei social network pone l’urgente problema di trovare un raccordo che non sia estemporaneo con i percorsi formali di apprendimento. Le osservazioni proposte da Ilona Buchem (Serendipitous Learning: Recognizing and Fostering the Potential of Microblogging) partono proprio da una forma di apprendimento tipica della dimensione informale, quella legata alla serendipity, ovvero alla dimensione inaspettata dell’apprendimento. Come giustamente sottolineato, il contesto offerto dal microblogging offre un ambiente sotto alcuni aspetti ideale per una tale forma di apprendimento: la quantità di informazioni, la ricca rete di relazioni sono sicuramente elementi che lo favoriscono. Ma proprio perché apprendimento non pianificato né da parte di chi studia né da parte di chi insegna, si presenta il problema di un raccordo con i percorsi formali: si tratta di capire «quanta parte di questo “attivismo”, spesso immediato e istintivo, che si esprime con filmati su YouTube, fan fiction e fan art nei forum, post e link negli ambienti di social networking, possa essere ricondotto all’interno del perimetro dei contesti formali di apprendimento per essere valorizzato ed indirizzato verso finalità coerenti rispetto al percorso educativo» (Marinelli e Ferri, 2010, p. 20). Una prospettiva interessante è quella indicata da Buchem quando ricorda che «non è solo l’abbondanza di una informazione diversificata, ma eventualmente anche una serie di caratteristiche personali che favoriscono l’apprendimento centrato sulla serendipity». In altri termini, hanno un peso significativo non solo gli interessi personali, ma tutte le competenze già consolidate da parte dell’individuo. Come promuovere percorsi formativi formali che permettano a una ricerca non pianificata di essere la più feconda possibile? Quali le interazioni già presenti? Quali strategie e tattiche mettere in atto per rafforzarle?
 
Da blog al microblogging: continuità o frattura?
Come ricordato da Giuseppe Riva, riprendendo i dati della Nielsen, «il dicembre 2009 rappresenta un momento importante per la storia di Internet. Per la prima volta social network e blog sono diventati la destinazione più popolare sul Web in termini di tempo trascorso – ognuno degli utenti di Internet vi ha trascorso durante il mese circa 5 ore e mezzo – superando i motori di ricerca, i siti di informazione e di acquisto, i giochi on line e i portali che per anni sono stati il punto di riferimento del mondo di Internet» (Riva, 2010, p. 7). Social network e blog rappresentano modalità d’uso, o meglio di produzione, ormai diffuse. Una ulteriore evoluzione sembra essere quella di una importanza sempre maggiore, rispetto ai blog, dei siti di social network e di microblogging (Mapelli e Margiotta, 2009). Per quanto riguarda i blog esistono ormai, anche nel contesto italiano, utilizzi didattici diffusi e consolidati che hanno dato origine a comunità ormai stabili (Mancini e Ligorio, 2007, pp. 52-54). Quale ulteriore apporto possono offrire i servizi di microblogging – Twitter in primo luogo, ma anche nuove piattaforme come Cirip – rispetto a strumenti già maturi come il blog? Il fatto di permettere solo messaggi con un numero limitato di caratteri costituisce un vantaggio? Anche solo limitandosi al dibattito nella blogosfera italiana, dibattito che in parte è già stato ricostruito (Spadavecchia, 2010), è possibile reperire una serie di interventi che meriterebbero di essere ripresi in relazione ai contributi offerti in questo numero di Form@re. In tal senso va in primo luogo segnalata la presentazione da parte di Carmen Holotescu e Gabriela Grossek (Cirip.eu – an educational microblogging platform around objects2.0) di una piattaforma di microblogging (URL: http://www.cirip.ro/?lg=en) che, per le sue le specifiche finalità educative e per l’articolazione dei suoi elementi, viene proposta come un ambiente di apprendimento capace di conciliare, nella logica della creazione di una personale rete di relazioni finalizzata all’apprendimento, sia il ruolo del soggetto sia quello degli oggetti di apprendimento. Alla sperimentazione di una nuova piattaforma come Cirip, può essere affiancata anche un’altra prospettiva legata all’uso dell’hashtag a cui fanno riferimento i contributi di Malinka Ivanova(Understanding Microblogging Hashtags for Learning Enhancement) e di Martin Ebner, Thomas Altmann, Selver Softic (@twitter analysis of #edmedia10– is the #informationstream usable for the #mass). Se il moltiplicarsi dei messaggi, legato al fatto di essere più brevi, rende più complessa la ricerca di quanto interessa, riprendendo l’utilizzo delle etichette già presente nei blog, l’uso dell’hashtag permette in Twitter di catalogare e reperire quanto ricercato, come di effettuare forme di analisi automatica dei contenuti.
 
Come usare il microblogging per la formazione?
Sono già stati elaborati dettagliati elenchi, reperibili in rete, sui possibili usi didattici di Twitter e di altri servizi di microblogging. Il contributo di Terry Freedman (The Value of Microblogging in Education) presenta una serie di progetti scolastici in cui sia Twitter, sia di altri servizi di microblogging come Edmodo e Cirip, vengono utilizzati con successo. Sicuramente è indispensabile indagare, esaminando le buone pratiche realizzate, gli specifici usi attivati. Partendo proprio da tali usi va posta la questione se i servizi di microblogging possano costituire un ambiente di apprendimento in qualche modo autonomo, rispondendo in modo adeguato alle esigenze presenti, o se il loro utilizzo sia da integrare con altri strumenti. Nei confronti di un servizio come Twitter potrebbero essere riprese una serie di riserve critiche formulate nei confronti di Facebook, come la difficoltà a costruire argomentazioni (Mapelli, 2009, pp. 44-45). Una interessante prospettiva è quindi quella proposta da Wolfgang Reinhardt, Matthias Moi e Nina Heinze (Analysis of Twitter usage in an exploratory seminar setting) nel loro contributo, in cui l’uso di Twitter è inserito in modo integrato all’interno di una rosa di servizi propri del web2.0: sin dalla fase di progettazione Twitter è stato pensato come uno degli strumenti da utilizzare nel percorso, ma non certo l’unico. L’intento, sicuramente condivisibile, formulato dagli autori di «integrare le condizioni di lavoro reali nel settore dell'istruzione superiore che a sua volta favorisce lo sviluppo delle competenze necessarie dei nostri studenti» rinvia ad una visione articolata tanto delle competenze da sviluppare quanto degli strumenti e delle strategie da utilizzare.
 
Bibliografia
Jenkins H., Purushotma R., Weigel M., Clinton K. e Robinson A. (2010), Culture partecipative e competenze digitali. Media education per il XXI secolo, Milano, Guerini.
Mancini I. e Ligorio M.L. (2007), Progettare scuola con i blog. Riflessioni ed esperienze per una didattica innovativa nella scuola dell’obbligo, Milano, Franco Angeli.
Mapelli M.D. e Margiotta U. (a cura di) (2009), Dai blog ai social network. Arti della connessione nel virtuale, Milano-Udine, Mimesis.
Mapelli M.D. (2009), «Non so che twitt/friendfeed/post/arvi». In Mapelli M.D. e Margiotta U. (a cura di), Dai blog ai social network. Arti della connessione nel virtuale, Milano-Udine, Mimesis, pp. 43-47.  
Marinelli A. e Ferri P. (2010), Introduzione. In H. Jenkins et. al., Culture partecipative e competenze digitali. Media education per il XXI secolo, Milano, Guerini, pp. 7-53.
Riva G. (2010), I social network, Bologna, Il Mulino.
Spadavecchia E. (2010), L’uso di Twitter a scuola: dimensioni e implicazioni. In A. Andronico, A. Labella e F. Patini (a cura), Didamatica 2010, URL: http://didamatica2010.di.uniroma1.it/sito/lavori/69-424-1-DR.pdf

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