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Tra blog, Twitter e social network

26 maggio 2011 | Filippo Bruni, università degli studi del molise
Abstract. Quali sono gli scenari possibili per i blog didattici? I social network in generale e servizi di microblogging più in particolare costituiscono una radicale alternativa o sono pensabili processi di integrazione? Il tentativo di individuare similitudini e differenze tra blog e social network/microblogging apre la prospettiva di una valorizzazione del microblogging per le attività di formazione in una logica di integrazione con altri strumenti.
 
Parole chiave: edublog, microblog, social network.
 
Summary. What are the possible scenarios for edublogs? Social networking in general and microblogging services in particular represent a radical alternative or integration processes are conceivable? The attempt to identify similarities and differences between blogging and social networking/ microblogging opens the prospect of microblogging enhancement for education activities in a logic of integration with other tools.
 
Keywords: edublog, microblog, social network.
  
Una premessa: evoluzione del blog?
L’uso didattico del blog costituisce tanto nel contesto internazionale (Richardson, 2006) quanto nel contesto italiano (Mancini e Ligorio, 2007; Fiore e Formiconi, 2008; Bruni, 2009; Friso, 2009) un’esperienza consolidata che ha portato da tempo al formarsi di comunità ampie e attive. Quali possibili scenari è possibile ipotizzare per il suo sviluppo? I social network in generale, il microblogging e Twitter offrono esperienze significative dal punto di vista didattico? Possono rappresentare una prospettiva su cui lavorare ulteriormente? Che tipo di rapporto si è venuto a creare tra i blog e i nuovi servizi di social networking? È stato osservato che «il blog […] si trova in una fase di necessaria ri-definizione a fronte della pressione di nuove piattaforme web, come Twitter, Plurk, Facebook, Flickr, Friendfeed […] la progressiva specializzazione discorsiva delle diverse interfacce citate prefigura già un declino del genere blog a fronte del nostro interrogarci sulla sua ascesa» (Festi, 2009, p. 26). Va indubbiamente preso atto di come gli utenti della rete – principalmente le nuove generazioni, ma non solo – trovino il loro spazio più in servizi di social networking come Facebook piuttosto che nel blog. Non si tratta né semplicemente di recepire il successo più o meno momentaneo di uno strumento o di un servizio, né di difendere in modo aprioristico un «genere» come il blog, ma di cogliere eventuali nuove potenzialità in termini di processi di apprendimento e insegnamento.
 
Blog e social network
In tal senso una prima questione da affrontare è data dalle similitudini/differenze tra blog e social networking. I siti di social network sono stati definiti come «servizi web-based che permettono agli individui di (1) costruire un profilo pubblico o semi pubblico all’interno di un sistema delimitato, (2) articolare una lista di altri utenti con cui condividere una connessione, e (3) vedere e attraversare le loro liste di connessione e quelle fatte da altri all’interno del sistema»: ciò che in definitiva li caratterizza, più che la capacità di promuovere ulteriori relazioni, è che «rendono capaci gli utenti di articolare e rendere visibile le loro reti sociali» (Boyd e Ellison, 2007). Il blog non nasce con tale finalità, o meglio non ha come scopo primario quello di rendere esplicita la rete sociale del suo autore: senza ripercorrere il suo sviluppo, il blog si propone come strumento identitario, che offre, pur con una molteplicità di funzioni, uno spazio virtuale per esprimere un personale punto di vista, a prescindere dalla rete di relazioni sociali instaurate. E’ pur vero che, sin dalle origini, tramite il rinvio ad altri blog, spesso reso stabile ed evidenziato tramite un blogroll, una qualche forma di visibilità della rete sociale viene messa in atto. Del resto, sia pure in un senso diverso, anche i social network offrono una modalità per rendere visibile ed esprimere la propria identità. Come ricordato da Riva «il social networking nasce come punto di incontro tra queste tendenze: l’uso dei nuovi media sia come strumento di supporto alla propria rete sociale (organizzazione ed estensione), sia come strumento di espressione della propria identità sociale (descrizione e definizione), sia come strumento di analisi dell’identità sociale degli altri membri della rete (esplorazione e confronto)» (Riva, 2010). Una dimensione, quella dell’espressione della propria identità, accomuna blog e social network. Diventano così significative alcune forme di contaminazione. Prendendo, a solo titolo di esempio, un servizio come Blogger, viene offerta di default la possibilità di diventare follower del blog e, tramite Google friend connect, di esplorare le reti dei follower del blog. In tal modo le icone dei follower di un blog rendono sia visibile la rete – o, forse meglio, parte della rete – sociale del suo autore, sia possibile l’esplorazione di altre reti. Tutto ciò, grazie alla possibilità di costruire un profilo, rende il blog, almeno potenzialmente, molto simile a un social network. Certamente conta la volontà, resa esplicita da termini come follower e friend, di rincorrere, anche in termini commerciali, il successo di servizi come Facebook e Twitter. Dall’altro lato va comunque ricordato che i messaggi di Facebook e Twitter riprendono, semplificandola, la logica cronologica che ha caratterizzato il blog. 
La coppia concettuale che può forse meglio rendere, a patto che non sia estremizzata, lo scarto tra blog e social network è quella utilizzata da Ito e dai suoi collaboratori. Partendo dalla nozione di tipologia di partecipazione (genres of partecipation) per indicare le diverse modalità di coinvolgimento con i nuovi media, distingue tra «friendship-driven and interest-driven genres of partecipation» (Ito, 2010, p. 15). La partecipazione guidata dall’amicizia fa riferimento alle reti di relazioni principalmente tra pari e amici: «MySpace and Facebook are the emblematic online sites for these sets of practices» (Ito, 2010, p. 16). La partecipazione guidata dagli interessi riguarda «specialized activities, interests, or niche and marginalized identities» (Ito, 2010, p. 16). Per quanto debba essere utilizzata con cautela – si pensi alla funzione dei gruppi in Facebook – la coppia concettuale amicizia/interesse può essere affiancata a quella social network/blog, tenendo conto che gli estremi di ciascuna coppia più che da un rapporto di contrapposizione sono legati da forme di continuità che trovano nella cura della propria identità il punto comune.
 
Twitter tra pratiche e riflessione teorica
Twitter (1) e gli altri servizi di microblogging rappresentano una modalità particolare di social network. Alla visibilità della rete di relazioni – realizzata con una modalità asimmetrica che «distingue esplicitamente tra emittente e ricevente» (Riva, 2010, p. 18) – si unisce la possibilità di inviare brevi messaggi a metà tra forme di blogging e servizi di messaggistica. Sin dalla sua attivazione è sorto, tra edublogger, un confronto sulle potenzialità didattiche: senza avere alcuna pretesa di esaustività possono essere segnalati una serie di interventi che partono dall’indicazione di singoli usi – ricordare agli studenti i compiti assegnati (Belshaw, 2007), informare i genitori (McIntosh, 2007) – per arrivare a puntuali e articolate elencazioni (Parry, 2008; Barret, 2009). La riflessione è stata ripresa e sviluppata anche nel contesto degli edublogger italiani (Policaro, 2007; Sofi, 2007; Marconato, 2008; Policaro, 2008). Oltre all’individuazione di specifici usi didattici, la discussione si è mossa nella direzione dell’individuazione di aspetti positivi e limiti del microblogging, approccio che è stato recepito anche in alcuni significativi studi (Grosseck e Holotescu, 2008; Spadavecchia, 2010). Più che una puntuale ricostruzione degli interventi, che richiederebbe altro spazio, può essere utile tentare di individuare il motivo all’origine di tanta attenzione nei confronti del microblogging e di Twitter.
In tal senso può essere utile far riferimento, tra le tante, a due sperimentazioni. La prima è quella promossa da Rankin all’università di Dallas. La sperimentazione è nata dall’esigenza di individuare forme di discussione efficaci in un corso frequentato da circa novanta studenti. Delle tre ore settimanali, distribuite in tre giorni diversi, l’ultima è stata utilizzata per una discussione tramite Twitter. La strutturazione dell’esperimento è stata, nei suoi aspetti essenziali, la seguente: aperto un apposito canale su Twitter (2) e presentata l’iniziativa, sono state fornite, prima di ciascun incontro, le indicazioni di alcune letture e una serie di domande. Durante l’ora in presenza, dopo una breve presentazione, gli studenti, organizzati in piccoli gruppi, hanno alternato la discussione in presenza all’uso di Twitter più volte durante l’ora. Tramite un video proiettore è stato possibile per gli studenti seguire il flusso dei messaggi, mentre il docente offriva supporto ai gruppi. Gli ultimi cinque-dieci minuti dell’incontro, infine, sono stati lasciati per le considerazioni conclusive del docente e per domande di chiarimento presentate dagli studenti (Rankin, 2009). Un approccio, si potrebbe osservare, per certi aspetti semplice: è comunque significativo che il video predisposto per documentare l’esperienza, titolato Twitter experiment e pubblicato su Youtube (3), sia stato visionato oltre 75.000 volte. Perché tanta attenzione? Una discussione on line poteva essere realizzata tramite un blog tradizionale, che avrebbe permesso interventi più articolati, senza il limite dei 140 caratteri. Un ulteriore strumento, ampiamente testato, poteva essere un tradizionale web forum. Perché Twitter? Una motivazione esplicitamente fornita da Rankin è data dalla possibilità, da parte degli studenti, di poter utilizzare il cellulare per inviare messaggi. Certamente la familiarità degli studenti con il cellulare e con l’uso di SMS ha contribuito alla riuscita della sperimentazione. Ma se l’esito finale è dato dal fatto che «Twitter non ha sostituito modalità più convenzionali di discussione; invece ha rafforzato le discussioni e portato a una maggiore interazione tra gli studenti» (Rankin, 2009), la riflessione va rivolta in un’altra direzione. Rispetto alle consolidate modalità blended con cui si è operato per anni, alternando incontri in presenza e lavoro on line, Rankin ha sperimentato una loro sovrapposizione con una commistione di realtà/virtualità legate tra loro da un continuo rilancio. Ciò ha permesso di velocizzare e incrementare le interazioni: in tal senso i limiti alla lunghezza del messaggio risultano in definitiva funzionali. La velocità del feedback, il reciproco rinforzo tra quanto detto in presenza e quanto visualizzato on line, ma anche una certa semplificazione dei messaggi, sembra avere un effetto positivo sul coinvolgimento e sull’impegno degli studenti, elementi che sono oggetto di specifiche esperienze ed analisi (Junco, Heiberger e Loken, 2010).             
Una seconda esperienza può essere segnalata proprio in relazione alla ricerca di una maggiore interazione legata a una semplificazione e a una moltiplicazione dei messaggi. In una scuola elementare statunitense, l’insegnante Jeff Kurtz, proprio a seguito di una esperienza di blog di classe non pienamente soddisfacente, ha utilizzato Twitter come alternativa al blog (Kurtz, 2009). Il canale di Twitter aperto (4) viene gestito come un blog di classe: ai messaggi dell’insegnante, composti e inseriti di fronte e con il contributo della classe, si sono aggiunti quelli degli studenti. A integrare l’essenzialità di quanto scritto, Kurtz ha utilizzato Twitpic per pubblicare fotografie (5) e Chirbit per pubblicare brevi file audio realizzati dagli allievi (6). Da un lato vengono riprese le più note finalità del blog didattico – l’attivo coinvolgimento degli allievi in una logica di documentazione delle attività svolte anche nella prospettiva di una adeguata informazione rivolta ai genitori – con modalità multimediale, dall’altro diventa evidente la sinteticità dei messaggi che permette, nonostante la molteplicità degli strumenti utilizzati, una visione più unitaria. Per quanto non sia stato attivato un apparato valutativo, anche in questo caso la sperimentazione viene presentata come una buona pratica alla luce della soddisfazione degli studenti e del docente.
 
Twitter: quali vantaggi rispetto al blog?
Marconato (Marconato, 2008) ha posto una domanda diretta ed esplicita che merita di essere ripresa: quali sono i benefici offerti da Twitter per chi usa un blog? Una prima risposta potrebbe venire da Kurtz quanto afferma di aver abbandonato, a favore di Twitter, il blog e il tradizionale sito web perché «entrambi erano troppo impegnativi […] per il tempo richiesto a curarli e non offrivano facili modalità di partecipazione alle famiglie» (Kurtz, 2009). Rispetto all’impegno richiesto dalla gestione di un blog, e al fatto che molto spesso una volta aperti siano abbandonati, Twitter può offrire una ragionevole alternativa. In tal senso la leggerezza del microblogging può essere una risorsa, forse anche propedeutica rispetto a forme in qualche modo più pesanti e impegnative rappresentate dall’uso del blog.
Del resto il rapporto tra blog da un lato e social network/microblogging dall’altro non va necessariamente pensato in termini di reciproca esclusione. Prestare attenzione alle diverse funzioni permette di ridefinire gli spazi e le modalità di uso: «il blog finisce per sottrarsi alle logiche dell’immediatezza e della rapidità, fagocitate dalle piattaforme come Twitter, diventando un luogo in cui la mediazione e il filtro del mezzo diventano particolarmente trasparenti. […]. Le nuove possibilità del web ci consentono allora di affermare che cosa non è più destinato all’universo blog (non è più uno spazio di condivisione di foto, transitate su Flickr, non è più spazio di conversazione in praesentia, meglio Skype, non è più…), mentre in precedenza il blog fungeva maggiormente da agente di totalizzazione delle proprie esperienze di rete» (Festi, 2009, p. 26).
Un esempio di diversificazione delle funzioni tra blog e microblogging può essere dato proprio dal diverso utilizzo didattico dei post e dei tweet. Il limite di 140 caratteri, comprensibilmente temuto come fonte di modalità di scrittura approssimative se non scorrette, può costituire un’interessante sfida: tale limite «fornisce una modalità autentica e potente […] per insegnare la scelta dei termini, le idee, la punteggiatura» (Kurtz, 2009) tanto più se nella formulazione del tweet è coinvolta l’intera classe. Messaggi brevi e veloci possono favorire inoltre forme di partecipazione tra pari (Spadavecchia, 2010): è questo probabilmente, nella prospettiva didattica, l’aspetto più significativo, come social network, di Twitter che non modifica altri elementi (la struttura a stella delle relazioni in Twitter riconosce un ruolo centrale al docente; la rete delle relazioni, nel momento in cui si apre uno specifico canale dedicato alla classe, è definita a priori, ecc.). L’uso di hastag (si rinvia al contributo di Malinka Ivanova) può costituire non solo un ulteriore strumento di gestione dei messaggi, ma anche un esercizio didattico.
Se una prospettiva in cui muoversi è quella del Personal Learning Environment, di un ambiente di apprendimento che unisca la dimensione formale a quella informale durante l’intero percorso della vita (Attwell, 2007), è inevitabile pensare a una logica di integrazione tra diversi strumenti. Al di là di un uso occasionale e mirato, come mostrato da Kurtz (ma anche dalla sperimentazione realizzata da Reinhardt e Moi al cui contributo si rinvia) la possibile valorizzazione di Twitter, in termini di processi di insegnamento apprendimento, passa tramite forme di commistione con altri strumenti, forme di commistione in gran parte ancora da sperimentare.    
 
Note
(1) Per una presentazione di Twitter e dei suoi usi didattici si segnala Spadavecchia, 2010.
(2) Reperibile all’URL: http://twitter.com/ushistoryII
(3) Reperibile all’URL: http://www.youtube.com/watch?v=6WPVWDkF7U8
(4) Reperibile all’URL: http://twitter.com/room302
(5) Reperibile all’URL: http://twitpic.com/photos/room302
(6) Reperibile all’URL: http://www.chirbit.com/room302

Bibliografia
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