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Editoriale

11 settembre 2012 | Giovanni Bonaiuti, Università di Cagliari
I video rappresentano, sempre più, una importante risorsa per l’apprendimento. Accanto al tradizionale impiego dei video nell’ambito dell’informazione e dell’intrattenimento, si assiste oggi a un crescente interesse per l’uso di questa modalità comunicativa in molteplici aree della formazione sia in ambito scolastico che lavorativo. I video rendono snella e incisiva la presentazione di prodotti, strategie e concetti tanto che – solo per fare un esempio – buona parte della documentazione tecnica, un tempo affidata a manuali cartacei, viaggia ormai su YouTube per essere fruita in streaming sul computer o su dispositivi mobili. I recenti sviluppi tecnologici, dall’inserimento di apparati di videoripresa praticamente in ogni dispositivo elettronico, all’aumento degli spazi di condivisione in rete dei video digitali, hanno reso semplice, oltre che pervasiva, questa modalità di divulgazione delle conoscenze. In internet si moltiplicano gli spazi sociali finalizzati alla condivisione di risorse capaci di dare risposte ai molteplici problemi della vita quotidiana. Spazi specializzati si contendono i video pensati per dare risposta a specifiche domande del tipo «come fare a» (imparare a usare un nuovo game, assemblare un mobiletto, realizzare una ricetta regionale…), mentre centinaia di corsi di ogni tipo (dalle lingue straniere, alla musica, alla pittura con tempere acriliche…) si aggiungono quotidianamente in rete. Anche il mondo della scuola torna a interrogarsi sulle potenzialità offerte dai video. L’arrivo delle lavagne interattive multimediali nelle classi, ad esempio, rende estremamente facile il ricorso a documentati e filmati per introdurre e spiegare fatti e concetti, mentre la disponibilità di videocamere incoraggia gli insegnanti più intraprendenti ad avviare percorsi di filmmaking e di media education. Le possibilità di utilizzo dei video sono infatti molteplici e, conseguentemente, numerosi sono gli impieghi capaci di contribuire allo sviluppo dell’individuo.
Questo numero di Form@re prova ad aprire una finestra sul mondo dei video quali dispositivi per insegnare e apprendere concentrandosi, in particolare, su quelle che sono le opportunità che si prefigurano per la formazione degli insegnanti.
Apre il numero un contributo di Filippo Bruni, «Immagini dinamiche: appunti per un catalogo degli usi didattici», che a partire dalla classificazione operata da Clark e Lyons sulle funzioni svolte dalle immagini, illustra le potenzialità svolte dai video per la didattica. Laura Corazza arricchisce il quadro presentando l’esperienza del laboratorio MELA di produzione di audiovisivi dell’Università di Bologna. Il suo lavoro, dal titolo «Il video, un mediatore per l’apprendimento», parte dall’idea che un video rappresenti un mediatore efficace, ovvero una sorta di connettore in forma di narrazione aperta e metacognitiva di saperi. Un buon video, per svolgere adeguatamente la sua funzione di mediatore, deve però rifuggire il rischio della spettacolarizzazione, investendo in maniera adeguata nel progetto scientifico e culturale e, soprattutto, mettendo al centro la persona.
Gli articoli che seguono si occupano in maniera più specifica dell’uso dei video per la formazione degli insegnanti. L’esercizio del mestiere dell’insegnante, come e forse più di altre professioni, richiede capacità di integrare conoscenze teoriche e capacità pratiche. L’interazione con gli studenti esige competenze complesse che solo in parte possono essere presentate «a parole». I video rappresentano, in questo senso, un’interessante risorsa per avvicinare il «sapere» all’«essere» della professione. Giuseppe Tacconi e Gustavo Mejia Gomez, nell’articolo «Osservazione in classe e videoriprese come strumenti per lo sviluppo professionale dei docenti e per la ricerca didattica», presentano l’impianto metodologico di un progetto di ricerca in corso di realizzazione con un gruppo di docenti della formazione professionale in lingua italiana della Provincia Autonoma di Bolzano, basato sull’approccio dell’analisi narrativa delle pratiche educative, attraverso l’osservazione videoripresa di una lezione.
Sempre dall’ambito della formazione professionale provengono i due lavori scritti da Alberto Cattaneo e Anh Thu Nguyen dell’Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale della Svizzera italiana. In «Scuolavisione: ipervideo e formazione professionale» si presenta l’infrastruttura tecnica, il sistema e i singoli strumenti sviluppati nell’ambito del progetto «Scuolavisione», iniziativa finalizzata a favorire l’apprendimento attraverso la possibilità di manipolare, in maniera interattiva, brevi video didattici. Il secondo contributo «L’ipervideo nella formazione professionale: alcuni esempi», invece, fornisce alcune esemplificazioni sull’utilizzo concreto di video interattivi per ridurre il gap fra scuola e mondo del lavoro.
Rossella Santagata, della University of California – Irvine, in «Un modello per l’utilizzo del video nella formazione professionale degli insegnanti», presenta l’esperienza statunitense di uso dei video nella formazione universitaria introducendo un modello per la creazione di esperienze formative centrate sull’utilizzo del video e per la raccolta di dati sull’effetto del video sull’apprendimento degli insegnanti.
Ettore Felisatti e Pietro Tonegato, ne «Il laboratorio di Microteaching nel Tirocinio OnLine per la formazione iniziale degli insegnanti» presentano il laboratorio di Microteaching attivato per gli studenti del Corso di Laurea di Scienze della Formazione Primaria dell’Università di Padova e di come questa esperienza, che si avvale della videoripresa quale strumento per la presa di coscienza e il miglioramento delle capacità di insegnamento degli studenti in formazione, si integri all’interno di un percorso blended (presenza/distanza) di Tirocinio OnLine.
Segue un mio contributo, dal titolo «La video annotazione, strumenti per osservare e riflettere» all’interno del quale vengono tratteggiate le potenzialità pedagogiche di una specifica implementazione dei video digitali, la «video annotazione» appunto,  che verrà poi ripresa dall’ultimo contributo, quello di Patrizia Picci («Video annotazione per la formazione degli insegnanti»), dove vengono riportati i risultati di due ricerche empiriche svolte in Italia, tra gli insegnanti della scuola primaria, e finalizzate a testare l’efficacia degli strumenti di video annotazione all’interno di un percorso di riflessione sulla pratica dell’insegnamento.
Il numero è accompagnato da una comunicazione di Marco Guastavigna che rievoca i momenti appassionanti delle prime sperimentazioni effettuate nel nostro Paese sugli HyperFilm.

Buona lettura.


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