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Effetti della figura decorativa sulla comprensione

6 dicembre 2012 | Gisella Paoletti, Università degli Studi di Trieste
Abstract. Talvolta la figura decorativa è solo tale ― non chiarisce o aggiunge contenuto, non guida l’elaborazione del testo. Anche così svolge spesso una funzione utile per i lettori light, alleggerendo la pagina, scandendola in segmenti significativi. Ma più spesso fornisce una chiave di interpretazione, suggerendo il tema del testo e così facendo attivando conoscenze precedenti utili per l’interpretazione.
 
Parole chiave: figure decorative, figure interpretative, lettori light, comprensione.
 
Summary. Sometimes a decorative figure is really that ― it does not clarify or add content, does not guide the processing of the text. Even so often it plays a useful function for light readers, making the page easer, more readable, structuring and segmenting the page in a significant way. But more often it provides a key to interpretation, suggesting the theme of the text and thereby activating prior knowledge useful for the text interpretation.
 
Keywords: decorative picture, interpretative picture, light reader, comprehension.
 
Presentando una ricerca sulla concettualizzazione delle figure complesse (come diagrammi e grafici) posseduta da due gruppi di insegnanti, de Vries e Ashraf (2011) hanno rilevato delle lacune sia nella capacità di denominarle sia in quella di prevedere la loro comprensibilità per gli studenti. Di conseguenza hanno accusato i ricercatori che hanno studiato l’effetto delle figure nella comprensione/apprendimento di testi di aver preso in considerazione solo un versante del problema, quello che riguarda le modalità di presentazione delle figure (rispondendo a domande quali: Dove va nella pagina? Quando va presentato?) (Mayer, 2001; Sweller, 1988), prestando invece poca attenzione al problema dell’efficacia dei diversi tipi di figure (Quale è più utile?). Né questa distinzione può già fare parte della conoscenza professionale degli insegnanti.
Certo è che il riferimento ai tipi di figura risulta essere critico nell’analisi dell’efficacia dei Multimedia, come proposto ad esempio da Carney e Levin (2002). In un testo recente (Paoletti, 2011) ho cercato di approfondire una delle categorizzazioni presenti da anni in letteratura: quella che si interessa dei tipi di relazione che legano figure e informazioni verbali (figure che decorano il testo, lo riformulano, lo organizzano o aiutano a interpretarlo, cfr. Carney e Levin, 2002), collegandola a risultati recenti delle ricerche sui multimedia. Il presupposto era che questo approfondimento permettesse di individuare le condizioni che rendono efficace una figura-di-supporto-al-testo (adjunct aid). Qui parlerò delle figure decorative, che sono le più criticate. La tesi che sosterrò è che si assume che le figure decorative abbiano sempre una funzione negativa su apprendimento e comprensione, ma in realtà questa presa di posizione è troppo radicale. In alcuni casi e sotto certi aspetti la figura decorativa può avere delle funzioni positive. Oltre ad esplorare le variabili che in alcuni casi la rendono utile, qui si fa l’ipotesi che siano tanto più utili quanto più si avvicinano ad una figura con funzione di interpretazione, come ad esempio una metafora o una analogia visiva: saranno utili se e quando contribuiranno a dare precisi indizi per l’interpretazione del testo, per attivare uno schema che il testo non riesce a richiamare con altrettanta efficacia.
 
Talvolta non è coerente con il testo
Secondo la definizione proposta da Carney e Levin, la figura decorativa si differenzia dalle altre perché non riproduce le informazioni più importanti del testo, non lo organizza, non ne rappresenta in modo sintetico i dati ed anzi ha un legame generale e vago con il testo, basato più sull’estetica che sul contenuto (la pagina è meno “pesante”, è più attraente, sembra meno impegnativa al lettore soprattutto se debole o light). Aggiunge elementi visivi esornativi, ornamentali, come potrebbero essere lo schizzo di un bambino che gioca posto su un pieghevole che descrive le strutture ricettive di una località del Salento, la foto di una vela a margine di un racconto di pirati, il filmato della corsa di dromedari in un documentario che narra della storia e delle condizioni economiche attuali di una zona del Maghreb.
È opinione diffusa che la figura decorativa abbia un effetto irrilevante o negativo sulla comprensione (Carney e Levin, 2002; Slykhuis et al. 2005). Infatti, da un lato, non è sicuro che contribuisca ad attivare le conoscenze precedenti utili per interpretare correttamente il testo (gli schemi di conoscenza pertinenti), ma dall’altro si può esser certi che richieda al lettore delle risorse cognitive per l’elaborazione e distolga l’attenzione dalle informazioni importanti, talvolta interrompendo la continuità tematica del testo o messaggio. E infatti per esempio le ricerche di Mayer sui dettagli seduttivi (Mayer, 2001) e quelle di Paoletti sugli e-book (Paoletti, 2007) mostrano l’effetto delle divagazioni visive divertenti ma non pertinenti sulla comprensione. Nel processo di comprensione, trovarsi ad elaborare dettagli curiosi (la foto di un elmetto bucato in una spiegazione sui meccanismi di formazione dei fulmini; girandole animate nel racconto su un ragazzino che ha problemi di relazione a scuola) può interferire con la costruzione di una rappresentazione mentale della catena di cause ed effetti esposta nel testo, riducendo la possibilità di capire e ricordare gli eventi.
Non è raro trovare esempi di immagini decorative che possono avere un effetto negativo. Pensiamo ai documentari e ai servizi giornalistici che utilizzano immagini di repertorio. L’argomento può essere poco facilmente visualizzabile, astratto (l’andamento dell’economia, i diritti umani) o troppo recente perché si posseggano dei filmati pertinenti. Nonostante questo, pur di dare anche un’informazione visiva si usano spezzoni o immagini che non corrispondono all’evento attuale, al commento orale. Ora è chiaro che se l’attenzione dell’utente è soprattutto verso le immagini (che sono poco pertinenti) a discapito del messaggio, non ne possono che derivare conseguenze negative per la comprensione. Ci ricorda Lumbelli (2008) che il testo televisivo viene percepito come un messaggio che si può capire senza uno sforzo mentale elevato; è associato normalmente con il divertimento, può dar luogo a delle strategie di elaborazione inappropriate: come si dice «text is though, television is easy» (Salomon, 1984). È possibile quindi che nella visione di messaggi televisivi che presentino delle incoerenze tra messaggio e materiale visivo, chi guarda elabori solo superficialmente ciò che sente e che vede e si costruisca una rappresentazione mentale scorretta ma per lui accettabile (Schnotz, 1991).
 
Può aumentare Attenzione e Permanenza
E tuttavia la figura decorativa ha anche delle funzioni positive. Innanzitutto essa aumenta la probabilità che il testo sia letto/ascoltato, come viene più ampiamente argomentato a proposito dell’estetica del web nel saggio di Maurizio Boscarol, in questo numero di form@re. Prendiamo come esempio una ricerca esposta nel sito del laboratorio di ricerca sull’usabilità dell’Università di Wichita (Phillips e Chaparro, 2009), che ha usato i siti riprodotti nella figura seguente.
 
 
Fig. 1 Un sito attraente e poco attraente (Phillips e Chaparro, 2009). http://www.surl.org/usabilitynews/112/aesthetic.asp
 
Lo studio ha dimostrato che i lettori preferiscono e ritengono più interessante, più facile da usare, da navigare, più accurato e affidabile un sito che abbia un aspetto decorato, illustrato e attraente, rispetto a un sito più «verbale». Questo giudizio viene espresso durante il primo incontro con i siti e viene mantenuto e ribadito anche dopo l’uso, perfino quando i ricercatori hanno manipolato i siti «attraenti» in modo da renderli difficili da usare, molto più difficili di quelli meno attraenti.
Risulta cioè che ci formiamo una prima impressione (quella che ci fa decidere se restare su un sito o aprirne un altro) di un sito in 50 millisecondi, basandoci principalmente su fattori estetici e questa impressione causa la permanenza sul sito. Se il sito risulta attraente da un punto di vista estetico, si è visto che l’utente ritiene il sito anche più facile da consultare, rispetto a un sito efficiente ma non altrettanto attraente.
La figura decorativa può essere utile in quanto può aumentare l’attenzione verso il messaggio e stimolare la lettura delle informazioni, soprattutto da parte di chi non è un buon lettore. Pensiamo ai lettori adulti studiati nel campo dell’Educazione alla Salute. È stato accertato che tali lettori preferiscono affrontare la lettura di pagine (opuscoli, istruzioni) che contengono illustrazioni, in parte perché la presenza di un’illustrazione rende il testo meno compatto e denso. Se il testo, ben spaziato, è accompagnato da un’illustrazione, da una vignetta, rappresentativa, ma anche decorativa, aumenta la probabilità che il testo venga letto e dunque compreso e quella che le indicazioni e descrizioni che contiene vengano ricordate e messe in opera; l’effetto è stato particolarmente rilevante nel caso di pazienti che non avevano buone abilità di lettura (Houts et al., 2006). Non è un risultato da trascurare in quanto sappiamo, dalle indagini PISA e SIALS, che le capacità di lettura di molti quindicenni e lettori adulti non raggiungono i livelli di competenza che spereremmo e che sono necessari per capire gran parte dei testi: il 20% degli studenti italiani arriva solo al secondo livello (su 7) di capacità di lettura (vedi fig. 2).
 
 
Fig. 2 Proporzione di studenti che non raggiungono un livello funzionale di lettura (Invalsi, PISA 2009).
 
E la situazione non è migliore per gli adulti: più di un terzo raggiunge solo la soglia minima di competenza di lettura. Se ne può concludere che ogni strumento che facilita la comprensione, o almeno stimola la volontà di approcciarsi al testo, va considerato favorevolmente.
 
Un aiuto all’interpretazione
Un altro aspetto da considerare è la possibilità che la figura decorativa consenta l’attivazione di uno schema di interpretazione, come farebbe un titolo che suggerisce il tema del testo (Sulin e Dooling, 1974; Kozminsky, 1977). Nel leggere un testo difficile o dal tema poco familiare, si può venire aiutati da un esempio o da un’illustrazione che concretizzano la descrizione, consentono di individuare un possibile campo tematico all’interno del quale interpretare il testo. Quando la figura, anche quella decorativa, fornisce un indizio rispetto all’argomento trattato dal testo e consente di attivare delle aspettative e delle chiavi di lettura corrette, allora avrà un ruolo positivo nella comprensione.
Una serie di ricerche condotte da Neil Schwartz ha esaminato proprio questo effetto. Ad esempio, in una ricerca presentata nel 2008 è stato chiesto a tre gruppi di studenti di leggere un testo argomentativo sull’educazione sessuale, preceduto da una figura decorativa (di tre tipi: provocatoria, che descriveva impulsi e istinti, scolastica/educativa, che mostrava ambienti studenteschi, di tipo romantico). Completata la lettura, agli studenti veniva chiesto di scrivere un breve testo sull’argomento letto.È risultato che, nel saggio scritto dagli studenti, erano state riferite e riassunte informazioni diverse a seconda del tipo di figura vista in precedenza. In particolare, gli studenti che avevano ricevuto una figura che presentava uno scenario accademico o romantico facevano maggiormente riferimento ad aspetti che potremmo chiamare di responsabilizzazione e alle «conseguenze» dell’attività sessuale, quasi assenti invece nei testi degli studenti che avevano visto la figura provocatoria (Paoletti, 2011).
 
Decorativa o interpretativa?
Nel caso in cui la figura decorativa dia una chiave di lettura suggerendo il tema/schema di lettura del testo sconfiniamo forse in un altro tipo di figure, quelle che Carney e Levin chiamano figura interpretativa. Gli esempi più eclatanti di figura interpretativa si hanno in certi esperimenti in cui al lettore viene fornito un testo volutamente ambiguo, incomprensibile fintanto che non si suggerisce l’argomento mediante una figura (Bransford e Johnson, 1973). In questi testi la figura fornisce una chiave di interpretazione che consente di risolvere una situazione di stallo, di non comprensione, causata dall’incapacità del lettore di individuare una struttura di conoscenza adeguata, uno schema (Rumelhart, 1980).
 Altri esempi di figura interpretativa riguardano le analogie e le metafore visive. Già nella vita quotidiana noi tendiamo a pensare analogicamente: comprendiamo molti concetti ponendoli in relazione con concetti già noti (leggiamo che la storia di West Side Story è come quella di Romeo e Giulietta, e decidiamo di vedere il film). Anche in contesti educativi l’analogia visiva è uno strumento utile per attivare, trasferire e applicare conoscenze già possedute a contesti nuovi (l’atomo è come un sistema solare, la macchina fotografica è come l’occhio).
Se si riescono ad individuare concetti che hanno molte caratteristiche abbinabili, è possibile utilizzare le conoscenze legate ad un concetto noto (il sistema solare) per aiutare la comprensione di quello nuovo (l’atomo). Risulta che se l’associazione tra concetti viene compresa dal destinatario, l’espediente è efficace e potente: l’analogia e la metafora visiva attirano l’attenzione, stimolano la curiosità, aumentano l’attivazione e il ricordo. Certo, come dicono Glynn e colleghi, occorre accertarsi di due cose: che il concetto di appoggio sia veramente noto, che l’abbinamento e la mappatura siano basate su un numero sostanzioso di analogie (Glynn, Law e Doster, 1998). Il pericolo è che neanche il concetto di appoggio sia veramente ben conosciuto (si chiederà allora di apprendere due concetti nuovi) e che l’analogia si basi su troppi pochi elementi (e allora saranno le differenze a prevalere, con possibilità negative per la comprensione). Si può ipotizzare che questo tipo di figure possa essere efficace quando la corrispondenza tra concetti e tra testo e figura sono molte ed evidenti e, viceversa, che non sia efficace quando i collegamenti sono pochi e difficili da individuare.
Quanto detto delle figure interpretative ci può essere utile anche per capire se e quando la figura decorativa può facilitare o all'inverso ostacolare la comprensione del testo. Al di là delle facilitazioni causate dall’attrattività, dell’alleggerimento della pagina, è principalmente quando la figura decorativa si riferisce e riesce a attivare uno schema di interpretazione corretto che potrà essere veramente utile alla comprensione.
 
 
Bibliografia
Bransford J. e Johnson M. (1973), Considerations of some problems of comprehension. In W. Chase (a cura di), Visual information processing, Orlando, Academic Press, pp. 383-438.
Carney R. e Levin J. (2002), Pictorial illustrations still improve student’s learning from text, «Educational Psychology Review», vol. 1, pp. 5-26.
De Vies E. e Ashraf M. (2011), Unpacking Visualisations: A Study of Teacher Conceptions, Symposium: On the Design of Visualizations for Learning, XI Conferenza EARLI, Exeter, 29 Agosto-3 Settembre.
Glynn S., Law M. e Doster E. (1998), Making text meaningful: The role of analogies. In C. Hynd (a cura di), Learning from text across contextual domain, Mahwah, NJ, Erlbaum, pp. 193-208.
Houts P., Doak C., Doak L. e Loscalzo M. (2006), The role of pictures in improving health communication: A review of research on attention, comprehension, recall, and adherence, «Patient Education and Counseling», pp. 173-190.
Kozminsky E. (1977), Altering comprehension: the effect of biasing titles on text comprehension, «Memory & Cognition», vol. 4, pp. 482-490.
Lumbelli L. (2008), From film and television to multimedia cognitive effects. In J. Rouet, R. Lowe e W. Schnotz (a cura di), Understanding multimedia documents, New York, Springer, pp. 223-247.
Mayer R. (2001), Multimedia Learning, Cambridge, Cambridge University Press.
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Paoletti G. (2007), Comprendere le storie con gli e-book: Una questione di dettagli, «Età Evolutiva», vol. 87, pp. 18-33.
Paoletti G. (2011), Comprendere testi con figure, Milano, Angeli Editore.
Phillips C. e Chaparro B. (2009), Visual appeal vs Usability: Which one influences user perception of a website more? «Usability Issues», vol. 11, http://www.surl.org/usabilitynews/112/aesthetic.asp.
Rumelhart E.E. (1980), Schemata: The building blocks of cognition. In R.J. Spiro (a cura di), Theoretical Issues in Reading Comprehension, Hillsdale, Erlbaum.
Salomon G. (1984), Television is easy and print is «tough»: The differential investment of mental effort in learning as a function of perceptions and attributions, «Journal of Educational Psychology», vol. 76, pp. 647-658.
Schnotz W. (1991), Metacognition and self regulation in text processing: Some comments. In M. Carretero, M. Pope, R.J. Simons e T.L. Pozo (a cura di), Learning and instruction: European research in an international context (vol. 3), Oxford, Pergamon, pp. 365-375.
Schwartz N. e Collins C. (2008), Arguing a position from text: The influence of graphic themes on schema activation. In J. Zumbach, N. Schwartz, T. Seufert e L. Kester (a cura di), Beyond knowledge: The legacy of competence, Berlino, Springer, pp. 227-236.
Slykhuis D., Wiebe E. e Annetta L. (2005), Eye-Tracking Students’ Attention to PowerPoint Photographs in a Science Education Setting, «Journal of Science Education and Technology», vol. 14, nn. 5/6, pp. 509-520.
Sulin R. e Dooling J. (1974), Intrusion of a thematic idea in retention of prose, «Journal of Experimental Psychology», vol. 2, pp. 255-262.
Sweller J. (1988), Cognitive load during problem solving: Effects of learning, «Cognitive Science», vol. 12, pp. 257-285.

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