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Il video, un mediatore per l’apprendimento

11 settembre 2012 | Laura Corazza, Università di Bologna
Abstract. Il mediatore è un ponte, un collegamento fra quello che un soggetto ha già e quello che l’altro gli porta (Canevaro, 2008). Un mediatore efficace deve corrispondere alle caratteristiche di multimodalità e multimedialità. Il video può essere un mediatore efficace, una forma di narrazione aperta e metacognitiva. I rischi sono la spettacolarizzazione e la manipolazione. Occorre pertanto sviluppare una modalità di fare video che consideri al centro la persona e che investa nel progetto scientifico e culturale.
 
Parole chiave: audiovisivo, comunicazione scientifica, lifelong learning, educazione democratica.
 
Summary. Mediator is like a bridge, a link between what a person already has and what is offered by another. An effective mediator must be multimedia and multimodal. Video can be an effective mediator, an open, metacognitive form of narration. The risks come from «spectacularization» and manipulation of the image. It is therefore necessary to develop a way to make video, that place the person at the center and that invests in scientific and cultural project.
 
Keywords: video, scientific communication, lifelong learning, democratic education.
 
 
Introduzione
All’Università di Bologna è attivo da alcuni anni un laboratorio che produce audiovisivi come attività di supporto alla ricerca scientifica e alla didattica, tradizionale e online. Il Media Education e-learning LAboratorio (MELA) è un centro di servizi integrati, unico nel suo genere, per l’erogazione di servizi tecnico/scientifici di supporto alle attività scientifiche del Dipartimento di Scienze dell’educazione e alle attività didattiche della Facoltà di Scienze della Formazione.
 
Fig. 1 – Media Education e-learning Laboratorio, Dipartimento di Scienze dell’educazione, Università di Bologna (1).
 
L’ambito di riferimento è quello della video ricerca. Alla base c’è la consapevolezza che l’immagine video è una forma di stimolazione culturale profondamente democratica, perché dotata di ampio potenziale di diffusione e facilmente assimilabile dall’ambiente comunicativo della rete Internet. Insieme, c’è la convinzione che siano possibili forme di elaborazione culturale e di comunicazione scientifica centrate sul video dal forte impatto sociale e di livello intellettuale elevato. MELA produce elaborati audiovisivi originali, realizzati anche sulla base di video riprese effettuate durante lo svolgimento delle singole ricerche; documentazioni di eventi, di attività formative e di ricerche nazionali e internazionali; audiovisivi per fini didattici, di divulgazione delle conoscenze scientifiche, di aggiornamento professionale e di educazione permanente. L’idea centrale che guida l’intero progetto è dunque la consapevolezza che un prodotto audiovisivo possa essere stimolo per la crescita culturale dell’individuo e per un apprendimento significativo. In questa direzione possono essere lette le parole che Martin Scorsese pronunciò a Bologna il 26 novembre 2005, durante la lezione magistrale in occasione della Laurea Honoris Causa in Cinema, televisione e produzione multimediale: «Imparare fa parte dei miei impegni. O forse potrei dire che imparare è il mio mestiere. Studio i film di continuo, anche mentre realizzo i miei e sono sempre sorpreso di quanto ci sia da imparare. Anche nei posti più impensati – film nuovi o vecchi, classici o dimenticati – trovo sempre qualcosa di inaspettato, di rivelatore, di emozionante. E il processo stesso di fare un film è per me una lezione, un percorso di apprendimento sotto pressione, è come un esame finale con molte domande tranello. E poi c’è il momento in cui il film è finito e siamo pronti a mostrarlo al pubblico. Come ogni cineasta io spero che la gente colga cosa ho cercato di fare in un modo particolare, che possa guardare i miei film come li vedo io. E ovviamente non è mai così. Ed è dunque nell’atto di realizzare un film che imparo qualcosa di nuovo, una ri-educazione e un ri-apprendimento».
 
Video per la ricerca e il lifelong learning
Quali strumenti comunicativi può utilizzare la scienza per partecipare alla creazione di una cultura collettiva, contribuire all’educazione democratica ed essere patrimonio della collettività? Se la letteratura scientifica è rivolta al ristretto gruppo degli specialisti, spesso lo stile meramente divulgativo impoverisce molto i contenuti e li frammenta a tal punto da far perdere di vista il tessuto connettivo e l’orizzonte di riferimento. Per comunicare con efficacia senza perdere la propria ricchezza, la scienza può ricorrere a linguaggi multimediali, in grado di rispettare la specializzazione dei contenuti e di rivolgersi al cittadino consapevole dei propri strumenti cognitivi.
Non esiste un unico modello per la comunicazione scientifica. Così come esistono vari stili espressivi, per il saggio o per la comunicazione a un convegno, per la rivista specializzata o per il quotidiano, esistono media differenti a servizio della divulgazione, dal libro a tutte le forme di produzione audiovisiva.
 
Fig. 2 – La scuola elementare durante il fascismo. Tratto da una ricerca dedicata alla memoria dell'infanzia e della scuola attraverso le testimonianze orali di allievi delle scuole bolognesi. A cura di Mirella D’Ascenzo, Università di Bologna (2).
 
Una caratteristica del video è la multidimensionalità: sono molti i mediatori utilizzati per la comunicazione (parole, immagini, suoni, musiche), plurimi i piani narrativi (tanti quanti sono i mediatori), varie le dimensioni della mente coinvolte (cognitiva, linguistica, emotiva). Il risultato dipende dal dosaggio di tutti gli elementi e anche dallo scopo che l’autore del video si propone. Conosciamo molto bene, ad esempio, i video di denuncia: molte trasmissioni televisive «rubano» immagini e utilizzano montaggi «furbi» per suscitare una precisa reazione, come l’indignazione o la rabbia, la commozione o il consenso. In questi casi, la reazione emotiva diventa il principale scopo del montaggio filmico, che sacrifica elementi di conoscenza per raggiungere i suoi obiettivi.
La produzione audiovisiva al servizio della comunicazione scientifica e del lifelong learning deve corrispondere a un rigore metodologico che non lasci pensare a manipolazioni e a secondi fini. Il rigore richiede che i criteri di riferimenti e le tecniche utilizzate vengano esplicitati e largamente condivisi; il sensazionalismo e la spettacolarizzazione devono lasciare il posto all’onestà intellettuale.
I video prodotti da MELA utili al lifelong learning sono interviste, narrazioni di storie, documentari, estratti di convegni, lezioni.
 
Fig. 3 – Gherardo Colombo, magistrato fino al 2007, fa una lezione su Costituzione e diritti (3).
 
A questi si aggiungono i video per la comunicazione dei risultati scientifici, che possono essere brevi spot caratterizzati da uno stile evocativo e aventi lo scopo di catturare l’attenzione sull’argomento, o video più lunghi che introducano all’argomento di ricerca, ne presentino la complessità e le sfumature, gli obiettivi raggiunti e le domande rimaste aperte.
 
Fig. 4 – Appunti dalla città invisibile. Rom a Bologna. A cura di Antonio Genovese (4).
 
Tutti i video prodotti da MELA sono pensati e strutturati per diffondere contenuti scientifici, favorire l’aggiornamento professionale, accrescere l’interesse per l’approfondimento culturale.John Dewey (1992) considerava la cultura come la «parola d’ordine della democrazia», riferendosi, però, non alla cultura superficiale «come l’impiallacciatura sul legno», ma a quella che dà gli strumenti per la vita e per la padronanza dei processi. La padronanza dei processi di produzione della conoscenza è necessaria per una vita sociale libera, attiva e responsabile. L’educazione democratica, di conseguenza, è quell’educazione che offre a tutti, in eguale misura, l’opportunità di accrescere e organizzare l’esperienza, di accedere agli strumenti della cultura e della scienza e di partecipare in maniera consapevole, da cittadini, alla vita attiva e alla vita delle istituzioni. La finalità ultima è la formazione di un cittadino libero nell’espressione delle sue idee e nella partecipazione ai processi di cambiamento e, perciò, utilizzatore consapevole degli strumenti cognitivi, socio/affettivi, etico/morali necessari a un processo formativo permanente.
 
Video per la promozione delle pratiche educative
Il video di documentazione è una forma di comunicazione possibile anche grazie a Deleuze (1989), il quale sviluppa l’idea di un cinema che non sia solo spettacolo e rivelazione dell’immaginario, ma anche forma di espressione del pensiero, per tradurre ed esprimere le proprie osservazioni esattamente come avviene con il saggio o con il romanzo. L’operazione non è priva di rischi. Le derive possibili sono quelle della spettacolarizzazione e della drammatizzazione, che troviamo anche in un certo modo di fare giornalismo. Per raccogliere consensi si può ricorrere a una forma di comunicazione che fa sensazione, riportando notizie in forma drammatica, enfatizzando alcuni aspetti a scapito di altri. Con un’accurata scelta delle immagini e delle musiche è relativamente semplice ottenere un effetto dal forte impatto emotivo per suscitare determinate reazioni. Un altro rischio è l’eccessiva semplificazione della realtà: è facile cadere in immagini stereotipate quando ci si preoccupa di ridurre la complessità invece di esprimerla, evitando di cogliere le opportunità offerte dal linguaggio audiovisivo, multidimensionale e pluricentrico.
 
Fig. 5 – aRtelier. Educazione estetica per la prima infanzia. Servizio Educativo Territoriale (S.E.T.) del Quartiere San Vitale, Comune di Bologna (5).
 
Perché allora affidare alle immagini in movimento il compito di documentare? Perché la narrazione audiovisiva può avere un impatto immediato e suscitare emozioni, consente contaminazioni e nuovi percorsi creativi, procede per associazione e per contrasto, apre al commento e a un rapporto dialettico con l’interlocutore. Come nel contrappunto musicale, la tecnica consente composizioni polifoniche preservando l’armonia. La documentazione educativa è una forma di comunicazione che consente di far emergere la conoscenza tacita, non espressa e non formalizzata, che ogni educatore si è creato con la propria esperienza, e di disseminare tale conoscenza affinché possa essere largamente condivisa. Oggetto della documentazione non è solamente l’esito del lavoro: ciò che viene comunicato è soprattutto il percorso, con le sue tappe, con i problemi insorti durante il cammino e le soluzioni studiate per superarli, le reti di relazioni, i contributi di ciascuno. Una riflessione sull’intera esperienza educativa è utile ai diversi attori di un progetto didattico. Consente, a chi l’ha programmata, di non svalutarla e di recuperare il senso delle cose fatte per poterci tornare sopra con spirito critico; a chi vi ha partecipato da protagonista (un adulto, un bambino, un adolescente), di rintracciare il proprio percorso e di rivisitarlo con consapevolezza; a chi deve valutare le esperienze, di conoscerle a fondo; a chi può appropriarsene (un insegnante, un educatore), di imparare dalle buone pratiche anche arricchendole con spunti e suggestioni personali. Documentare con una telecamera significa prediligere il linguaggio audiovisivo per raccontare una storia e scegliere uno stile narrativo che influenzi la ricerca delle inquadrature, delle immagini, dei commenti sonori.
 
Fig. 6 – Cl@ssi 2.0. Scuola e nuove tecnologie in Emilia Romagna (6).
 
In un video, al linguaggio verbale si aggiunge la comunicazione non-verbale. Essa coinvolge più direttamente l’emotività delle persone e può suscitare reazioni molto differenti da quelle che provocano le parole. Occorre pertanto sviluppare una modalità di fare video che ponga al centro la persona, le sue idee, il suo sviluppo, il suo progetto di vita, la valorizzazione della sua cultura. Nel nostro caso, trattandosi di situazioni educative e didattiche, è molto importante avere il parere positivo di chi è stato ripreso, soprattutto se si tratta di bambini e di ragazzi. E’ importante anche contemporaneamente avviare una fase di dialogo e di confronto sulle immagini registrate, per giungere a decisioni condivise. La documentazione audiovisiva deve corrispondere a un rigore metodologico che non lasci pensare a manipolazioni e a secondi scopi. Il rigore richiede che i criteri di riferimento e le tecniche utilizzate vengano esplicitati e largamente condivisi. La riflessione collettiva sulle immagini girate può essere utile agli attori della situazione educativa per l’attività di meta-cognizione, per prendere le distanze da se stessi e osservare con spirito «scientifico», superando l’autoreferenzialità. Guardarsi in una registrazione video significa accettare un punto di vista diverso, quello dell’occhio della telecamera e della regia. A volte può essere un processo faticoso e sofferto, ma sempre aiuta a riconoscere i propri limiti e a individuare prospettive di miglioramento. La documentazione non è una descrizione oggettiva, così come non è oggettivo un documentario. Luigi Guerra (2009) definisce «documentario» uno strumento ideologico, utilizzando il termine ideologico in senso gramsciano e cioè in relazione a un preciso punto di vista. Anche la documentazione racconta un processo attraverso lo sguardo dell’autore, di chi costruisce i fili e gli intrecci di una trama scegliendo i momenti, le azioni, i personaggi. E’ sempre connotata culturalmente, ma non è scientifica se non dichiara apertamente il proprio punto di vista e il linguaggio che sta utilizzando.
 
Sitografia
(1) Reperibile all’URL: www.youtube.com/MelaUnibo.
(2) Reperibile all’URL: http://www.youtube.com/watch?v=VYmJ8fYOkeY&list=PLDC039E56C608D4A9&index=5&feature=plpp_video.
(3) Reperibile all’URL: http://www.youtube.com/watch?v=DP3yLANLG54&list=UUzjUsC-G2J6m6QQpJfXWGGw&index=3&feature=plpp_video.
(4) Reperibile all’URL: http://www.youtube.com/watch?v=W2_auFtAfOA&list=PL7EF1205612DA21A6&index=1&feature=plpp_video.
(5) Reperibile all’URL: http://www.youtube.com/watch?v=uogbfYgx2S4&list=PL7EF1205612DA21A6&index=5&feature=plpp_video.
(6) Reperibile all’URL: http://www.youtube.com/watch?v=8zbLnBcMAkY&feature=youtu.be.

Bibliografia
Breschand J. (2005), Il documentario. L’altra faccia del cinema, Torino, Lindau. Tit. orig.: Le documentaire. L’autre face du cinéma, Paris, Cahiers du Cinéma, 2002.
Bruner J.S. (2001), La cultura dell’educazione. Nuovi orizzonti per la scuola, Milano, Feltrinelli. Tit. orig.: The culture of education, Harvard University Press, 1996.
Canevaro A. (2008), Pietre che affiorano. I mediatori efficaci in educazione con la «logica del domino», Trento, Erickson.
Corazza L. (2008), Internet e la società conoscitiva. Cyberdemocrazia e sfide educative, Trento, Erickson
Deleuze G. (1989), L’immagine-tempo, Milano, Ubulibri.
Dewey J. (1992), Democrazia e educazione, Firenze, La Nuova Italia. Tit. orig.: Democracy and education: an introduction to the philosophy of education, New York, Macmillan, 1916.
Farnè R. (2003), Buona maestra TV. La RAI e l’educazione da Non è mai troppo tardi a Quark, Roma, Carocci.
Goldman R., Roy P., Barron B. e Derry S.J. (a cura di) (2009), Videoricerca nei contesti di apprendimento. Teorie e metodi, Milano, Raffaello Cortina Editore.
Guerra L. (2004), Tecnologie e educazione/Educazione e tecnologie, «La Rivista di pedagogia e didattica», vol. 1, n. 1, pp. 109-114.
Guerra L. (2009), Documentazione educativa e formazione degli insegnanti, Intervento al convegno: La documentazione educativa. Comunicazione, Formazione e Ricerca nel sistema formativo dell’Emilia-Romagna, Bologna, 5 novembre 2009, Sala Auditorium, Regione Emilia-Romagna, Video 3, Ottiche plurime dichiarate, URL: http://www.mela.scedu.unibo.it/?p=377.

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